Note da quel piccolissimo palco nella vasta arena cosmica

Secondo il calendario cosmico del grande astronomo Carl Sagan, con cui in un anno terrestre viene misurata tutta la cronologia dell’universo, il momento che occupiamo noi coincide con l’ultimo secondo dell’ultimo giorno dell’anno, ovvero il 31 dicembre. In questo secondo è compresa tutta la storia moderna, e verosimilmente, in qualche nano o picosecondo, ci siamo pure noi. Nei 12 mesi del calendario cosmico, che corrispondono ai 14 miliardi di anni circa dell’universo, noi facciamo parte dell’ultimo istante (insieme ad altri 5 secoli di storia). In questo tempo infinitesimale, in qualche punto dello spazio, precisamente a Modena, in un anno, il 2016, che non è nulla comparato ai 444 anni terrestri che corrispondono a un solo secondo del calendario cosmico, precisamente il 17 e il 24 novembre alle ore 21, il Planetario F. Martini di Modena propone due conferenze divulgative. Su cosa? Proprio sull’universo.

Il 17 novembre l’ingegnere Pier Paolo Lugli terrà una conferenza sulle costellazioni viste dai diversi continenti, “Giro del mondo con le stelle”, mentre il 24, il professor Vittorio Mascellani, parlerà della poesia dell’universo, con la conferenza “M’illumino d’immenso”, una citazione della celebre poesia Mattina di Giuseppe Ungaretti. Per assistere a questi due eventi è sufficiente prenotare tramite il sito del Planetario qualche ora prima dell’inizio. I biglietti interi costano 5 euro, mentre quelli ridotti 3. Entrambi gli oratori tratteranno argomenti di astronomia generale proprio nella cupola emisferica, in una chiave chiara e semplice, tanto che entrambe le conferenze possono essere seguite anche da bambini sopra i 12 anni.

Il Planetario modenese è una struttura di poco più di 40 anni, fondata da due fisici che avevano a cuore l’insegnamento dell’astronomia. Proprio con l’intento di creare un luogo “in cui potessero trovare stimolo ed alimento le didattiche di tutte quelle discipline che all’astronomia in qualche modo sono correlate” nasce il F.Martino, che prende il nome proprio in onore di uno dei suoi due fondatori, Francesco Martino. Modena, come abbiamo già dimostrato, ama guardare verso il cielo. D’altronde, lo sguardo aperto sull’universo che sta sopra, sotto (anche se sopra e sotto nello spazio non esistono) di noi, spesso muove l’animo umano e, dagli albori della civiltà lo induce a porsi delle domande, indagando il perché e percome ci troviamo su questa terra.

Fonte immagine: Moriah Hayes. 
Fonte immagine: Moriah Hayes

Nella nostra epoca, in cui internet e la tecnologia, per quanto gloriosi, danno un potere sempre maggiore alla specie umana, la cui prossima tappa è quella di sbarcare su Marte (Elon Musk, cofondatore di PayPal, amministratore delegato di Tesla Motors, e famoso per essere proprietario della società SpaceX – spacex.com – , che anche in questo momento sta cercando la maniera di rendere possibili i viaggi spaziali e studia un modo di ormeggiare l’uomo sul quarto pianeta del sistema solare, appunto), forse è tornato il momento di guardare alle stelle con uno spirito diverso, non solo con la volontà di conquistarle, ma anche di sentirci di nuovo piccoli di fronte all’immensità del cosmo.

Di nuovo Carl Sagan, uomo che ha dedicato tutta la propria vita allo studio dello spazio, infatti diceva: “Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. Siamo noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di presuntuose religioni, ideologie e dottrine economiche, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un granello di polvere sospeso dentro a un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odii. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.”

Se torniamo al nostro calendario cosmico, l’uomo e tutte le sue aspirazioni, incluso andare su Marte, sembrano ridicolmente piccole di fronte all’incommensurabilità dell’universo. Solo il 14 settembre del calendario è nato il nostro pianeta, il 2 ottobre nasce la vita, il 24 dicembre i dinosauri, il 29 dicembre il primo primate, il 31 dicembre, alle 23:59:59, l’Europa viveva il Rinascimento. Ma è proprio grazie all’universo che possiamo capire la materia di cui siamo fatti che, sempre per citare Carl Sagan, non è altro che “polvere di stelle”.

Nonostante i tempi del cosmo siano immensamente lunghi, le conferenze al Planetario modenese però hanno entrambe una data e un orario precisi, quindi siate puntuali.

Fonte immagine di copertina

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