Come commemorare tutti i giorni Paolo Borsellino

Come commemorare tutti i giorni Paolo Borsellino

In occasione dell'anniversario della nascita di Paolo Borsellino, abbiamo intervistato Sara Donatelli, referente del Movimento Agende Rosse - gruppo Mauro Rostagno - di Modena e provincia, per capire meglio quanto è importante promuovere la cultura della legalità in una città come la nostra. "Essere Agende Rosse qui è molto difficile. Più complicato che al sud che ha visto tanti morti ammazzati dalla mafia, ha visto il sangue, le lotte vere. L’Emilia Romagna non è pronta ad accettare che anche qui la mafia esiste da più di 30 anni".

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La sera del 19 luglio 1992 l’Italia apprende incredula, ancora una volta dopo quel tragico 23 maggio dello stesso anno, un’agghiacciante notizia al tg della sera. Il magistrato antimafia Paolo Borsellino è stato ucciso in un’esplosione in via D’Amelio a Palermo, insieme agli agenti della sua scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Fabio Li Muli. Lo Stato italiano impotente.

Nei mesi precedenti alla strage, Paolo Borsellino utilizzava due agende: una di colore grigio ed una di colore rosso. La prima era un normale diario in cui il magistrato annotava gli impegni, le spese e gli spostamenti. L’agenda di colore rosso, ricevuta in dono dall’Arma dei Carabinieri, era invece utilizzata per appuntare pensieri e riflessioni, specialmente dopo la morte del suo collega ed amico fraterno Giovanni Falcone. Da quella agenda Paolo Borsellino non si separava mai, nemmeno il 19 luglio 1992. I familiari del giudice sostengono di aver visto quel giorno il loro caro riporre l’oggetto, come sempre, nella sua borsa. Dopo l’esplosione di via D’Amelio fu rinvenuta intatta la valigetta del giudice, ma nessuna traccia dell’agenda rossa. Chi l’ha fatta prontamente sparire? Quali nomi aveva annotato Borsellino su quell’agenda?

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Nel 1992 avevo solo 9 anni, ma ricordo che la notizia dell’uccisione di quei magistrati a Palermo, città che avevo già visitato 2 volte, mi aveva terribilmente inquietata. L’estate successiva insieme ai miei genitori tornammo in Sicilia in vacanza, andammo anche a Palermo. Non riesco a spiegare a parole quello che provai osservando i luoghi delle stragi, Capaci e via D’Amelio… forse compresi realmente per la prima volta in vita mia il significato del “male”. Ingenuamente poi fui sollevata quando mi dissero che il “cattivo” (Totò Riina) era da poco stato catturato. Oggi a distanza di molti anni, tornando da adulta in quei luoghi, sono profondamente commossa pensando al sacrificio fatto da quelle persone, uccise nelle stragi. Spesso li ricordiamo solo nei giorni tragici in cui li abbiamo persi apparentemente, dimenticando che il loro esempio deve essere vivo nelle nostre azioni quotidiane. I loro insegnamenti continuano a vivere nei cuori delle persone oneste, le loro idee camminano sulle nostre gambe.

Il 19 gennaio 2016, sarebbe stato il settantaseiesimo compleanno del magistrato, e proprio in questa data, si è tenuta una serata importante a Formigine, in ricordo del giudice ucciso dalla mafia, a cura del Movimento Agende Rosse di Modena – gruppo Mauro Rostagno – cha ha voluto commemorare l’uomo ed il magistrato nel giorno del suo compleanno, ricordandone la vita ed il lavoro. Durante la serata si sono succeduti filmati, letture, stralci di interviste, ed il contributo del professor Enzo Guidotto, presidente dell’ “Osservatorio veneto sul fenomeno mafioso”, membro del “Gruppo di lavoro finalizzato a promuovere iniziative ed attività volte a sostenere la cultura della legalità tra i giovani” del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, presidente onorario dell’associazione “Ossermafia Italia – Uniti in memoria di Paolo e Agnese Borsellino”, creata dai familiari e da parenti del magistrato e della moglie. Il professor Guidotto ha ricordato con episodi molto toccanti e personali Paolo Borsellino uomo, amico, padre e marito, prima che magistrato antimafia.

Sara Donatelli e Vincenzo Guidotto
Sara Donatelli e Vincenzo Guidotto

Abbiamo intervistato Sara Donatelli, referente del Movimento Agende Rosse – gruppo Mauro Rostagno – di Modena e provincia, per capire meglio quanto è importante promuovere la cultura della legalità e la lotta contro la mafia, in una città come Modena.

Cosa significa oggi, far parte delle Agende Rosse a Modena e quanto è importante promuovere la cultura della legalità, nella nostra città?

Il nostro gruppo esiste attivamente sul territorio da circa due anni, il Movimento Agende Rosse nasce grazie a Salvatore Borsellino nel 2009 che scelto come simbolo della nostra lotta, la famosa agenda rossa che scomparì misteriosamente durante l’attentato di via D’Amelio il 19 luglio 1992, simbolo attraverso il quale noi chiediamo attraverso le Istituzioni di fare luce su quanto realmente avvenne riguardo le stragi dove persero la vita Borsellino, Falcone e le rispettive scorte. Essere Agende Rosse a Modena è molto difficile, paradossalmente, più complicato qui che al sud. La Sicilia è una terra che ha visto tanti morti ammazzati dalla mafia, ha visto il sangue, le lotte vere. L’Emilia Romagna non è pronta ad accettare che anche qui la mafia esiste da più di 30 anni, è diversa perché non uccide e toglie il respiro pian piano, ma è mafia comunque. Promuovere la cultura della legalità è fondamentale a Modena e in tutto il resto d’Italia e deve partire dalle scuole, noi proviamo a farci sentire presso le medie inferiori e superiori, per far capire ai ragazzi che il futuro sono loro, la legalità è nelle loro mani, spigandogli che non è qualcosa di astratto bensì di concreto, che passa attraverso la vita di tutti i giorni, in base alle scelte che si fanno quotidianamente, solo così i bambini ed i ragazzi faranno della legalità il loro bene primario e saranno adulti migliori.

Modena qualche mese fa ha consegnato la cittadinanza onoraria ad Antonino Di Matteo, magistrato in prima linea nella lotta contro la mafia. Oltre a questo atto simbolico, cosa dovrebbe fare la politica modenese, per sostenere il suo lavoro e quello degli altri magistrati antimafia?

Aver dato la cittadinanza onoraria simbolica a Di Matteo è stato un gesto importantissimo, però non basta, poiché nel momento in cui un cittadino della propria città viene minacciato di morte, bisogna farsi avanti e manifestare in piazza, mantenere alta e costante l’attenzione… cosa che a mio parere non viene fatta. Ovviamente la città di Modena, come tutte, ha i suoi problemi locali ed è giusto che la classe politica modenese se ne occupi, ma nel momento in cui la città sceglie di “prendersi cura” del magistrato Di Matteo scegliendo di consegnare a lui la cittadinanza onoraria, deve anche seguire quelli che sono gli accadimenti che avvengono a Palermo. Nel concreto, ad esempio, si possono aiutare le associazioni che si occupano di antimafia a farsi conoscere sul territorio, creare sinergie, dare loro degli spazi non a pagamento per parlare di lotta alla mafia, poiché molte associazioni non prendono sovvenzioni dallo Stato, quindi sarebbe un ottimo segnale da parte della politica modenese venirci incontro, e soprattutto mantenersi sempre coerenti.

Borsellino vive 2

Formigine, luogo dove si è tenuto l’evento dedicato a Paolo Borsellino, è tra i comuni sottoscrittori della “Carta di Avviso Pubblico”. Il 21 gennaio in Consiglio Comunale l’Assessore Regionale alla legalità Massimo Mezzetti illustrerà in anteprima a livello provinciale, la proposta di legge regionale relativa al Testo Unico sulla legalità. Trovate utile, la sottoscrizione di tali carte di buoni intenti, o sono altri gli strumenti che rendono effettiva l’affermazione della legalità?

Anche se sono proposte utili ed importanti, tutto questo non basta. Io sono cresciuta in Sicilia, ed impari a riconoscere l’odore di mafia, la puzza, ho gli anticorpi dentro di me. Qui gli anticorpi non ci sono, ed il modo per prevenire tutto questo non è una legge o un’iniziativa che proviene “dall’alto”. Chi ha il compito di gestire a livello politico le questioni riguardo la mafia, deve togliersi la cravatta, scendere in piazza, deve metterci la faccia, essere coerente e tempestivo con le proprie azioni. Basta comunicati stampa anonimi in cui quando si parla di lotta alla mafia si usano parole svuotate di senso, noi abbiamo bisogno di persone che abbiano un ruolo attivo all’interno della politica e che vengano in piazza con noi, purtroppo questo ancora oggi non avviene.

Cosa significa chiedere verità e giustizia, riguardo l’uccisione di Borsellino?

Bisogna accettare l’idea che l’uccisione di Paolo Borsellino non è stato un omicidio di mafia, bensì un omicidio di Stato. Accettare l’idea che lo Stato ha avuto, purtroppo, una parte molto attiva nelle stragi di entrambi i magistrati. E’ importante mantenere alta l’attenzione sul processo che sta avvenendo a Caltanissetta, capire quale è stato il ruolo dei servizi segreti, rendersi conto che Borsellino dopo il 23 maggio sapeva che il prossimo ad essere ucciso sarebbe stato lui… quindi la domanda che noi ci facciamo è perché non è stato protetto? Perché coloro che potevano tutelarlo non hanno agito in tempo? Probabilmente perché c’era proprio la volontà di isolarlo. Cercare la verità per noi è fondamentale… una verità che forse già sappiamo, ma che anche lo Stato deve riconoscere ed ammettere le proprie colpe, cosa che ad oggi non sta avvenendo.

“Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.”

Paolo Borsellino

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