Che brutti voti! L’Italia e l’Emilia-Romagna dopo le elezioni amministrative

Il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari promuove lunedì 25 luglio 2016 alle ore 18 al Palazzo Europa (in via Emilia Ovest 101 – Modena) il dibattito “Che brutti voti! L’Italia e l’Emilia-Romagna dopo le elezioni amministrative”.

Interverranno: Massimiliano Panarari, docente di Marketing politico alla LUISS di Roma ed editorialista de La Stampa, e Marco Valbruzzi, Ph.D Researcher all’Istituto Universitario Europeo e analista dell’Istituto Cattaneo. Dopo le introduzioni sarà lasciato ampio spazio per gli interventi del pubblico e degli esponenti politici invitati. L’incontro è moderato da Ettore Tazzioli, direttore di TRC.

«Certo che il voto conta. Ma ormai conta di più l’interpretazione che si dà a quel voto» ha spiegato Paolo Tomassone, presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari.
Qual è quindi il risultato delle recenti elezioni amministrative che hanno interessato anche diversi comuni del nostro territorio? «L’interpretazione prevalente – ha proseguito il presidente – è che sia stata una rivoluzione, ma è davvero così? I media nazionali hanno salutato la grande vittoria del “grillismo” in diversi città italiane, ma siamo sicuri che dietro i risultati ci sia davvero un predominio dei Cinquestelle? Forse la cosa più certa, tra tanti interrogativi, è che il cittadino che va a votare è un elettore infedele. È forse questa una cattiva notizia per la democrazia? Vista anche l’attuale situazione sociale in cui viviamo, non ci vogliono visioni pre-concette, ma uno spazio libero per riflettere. È questo il senso dell’incontro di lunedì aperto a tutta la cittadinanza e a tutte le persone impegnate in politica e nelle istituzioni».

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Deve essere “rivista” la definizione dell’Emilia-Romagna come “roccaforte rossa e di sinistra”. Lo sostiene un’analisi dell’Istituto Cattaneo (lo stesso che Beppe Grillo ha recentemente definito “piddino”) che ha spulciato i dati delle 50 elezioni comunali che si sono svolte in Regione (…).

Non più un modello. “Innanzitutto – spiega Marco Valbruzzi, ricercatore dell’istituto bolognese che ha curato l’analisi – l’Emilia-Romagna difficilmente può continuare ad essere considerata il punto di riferimento indiscusso, per non dire il modello, di una partecipazione politica ed elettorale ampia, diffusa e stabile nel tempo. Anche l’elettorato emiliano-romagnolo mostra segni evidenti di disaffezione e distacco nei confronti della politica e dei suoi riti democratici”.

Addio al mito dell’Emilia “rossa”. Il Cattaneo: “Definizione da rivedere”.

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