Caserme vuote, strade piene

Caserme vuote, strade piene

“La situazione si risolve stando nella strada, facendo comunità”. Ieri Modena ci ha provato. Da Facebook all’asfalto, dalla tastiera solidale alla stretta di mano, la vicinanza online espressa sui social network da numerosi modenesi nei giorni scorsi dopo gli sgomberi di Sant'Eufemia, via Carteria e via Bonacorsa, nella giornata di ieri ha preso i colori, gli odori e le voci di un corteo di 400 persone che lungo la via Emilia ha manifestato in nome di casa, reddito, dignità. E non erano di certo solo attivisti...

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Semplici cittadini (ed erano tanti), ex occupanti, attivisti con la loro presenza interrogano la città su una questione complessa che necessita di risposte complesse anche se per Giorgio, 26 anni, “non c’è bisogno di politiche particolarmente innovative, basterebbe lasciare spazio a queste iniziative che nascono dal basso”.

L’esserci è stato un modo per grattare la crosta di superficialità che ovatta le dinamiche con cui in questi giorni è stata gestita la faccenda.

“Le persone erano tutte a posto, prima, e questo senza chiedere un soldo. Il comune sta spendendo un sacco di soldi per mettere la gente nella disperazione. Una donna con tre bambini non è nemmeno riuscita a portare via i suoi vestiti per avere un cambio e in questi giorni fa come può, cioè male” racconta un attivista.

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Rispetto e concertazione sono le due parole che mi pare possano dare un senso al percorso da intraprendere da qui in avanti. A suggerirle sono gli stessi cittadini in un clima pacifico e disteso, squarciato dall’asimmetria dell’altezza degli sguardi dei bambini sulle spalle dei genitori, che si incrociano con quelli delle Forze dell’Ordine muniti di scudi e manganelli.

Alcuni dei presenti ricordano gli sgomberi avvenuti negli anni Novanta in città, tra cui quello di via Toscanini, dove si trovò collocazione a una settantina di famiglie in maniera assolutamente tranquilla e pacifica, “mentre nella gestione odierna ci hanno messo un po’ una pezza”.

“Non siamo giuristi, siamo persone bisognose, che cercano di mangiare la cosa che costa di meno, di meno. Non siamo animali, non siamo spacciatori di droga. Prima di venire qui, anche noi abbiamo fatto l’università. Dov’è la dignità in questo Paese? I nostri figli di notte si svegliano terrorizzati dopo gli eventi dei giorni scorsi”.

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Risuona nelle orecchie, più che gli slogan concitati gridati al microfono, la voce di un bambino in braccio al padre gridare “vergogna”. A occhio mi pare abbia otto anni e di nuovo colpisce l’asimmetria di una società, la stessa che mercoledì riporta le cronache della quindicenne manifestante presa a manganellate in faccia, che accetta di indignare anche i più piccoli (che, loro sì, avrebbero di meglio da fare).

La voce cristallina di una giovane ex occupante di via Bonacorsa giura che “non ci fermeremo, tutti sappiamo che non lottando non otterremo niente e io dico solo che la partita non è ancora finita”.

“Non sono certo una rivoluzionaria, anzi… Ma abito in centro storico da una vita e penso che il Guernica facesse un ottimo servizio a favore dell’abitabilità e della vivibilità delle zone sgomberate, sia per le persone che avevano bisogno sia per i cittadini modenesi che quotidianamente vivono il nostro centro bellissimo. Ritengo che non è sgomberando queste situazioni che si risolvono le emergenze di questa società” dice Alice.
“Sono qua per curiosità anche se temo che la giornata di oggi risolva poco. Fare funzionare una città è problematico ma non siamo mica scemi: prima di arrivare a fare lo sgombero, perché l’amministrazione non ci ha pensato? Bisognava prevenire – sostiene Massimo – Se queste persone non hanno nulla, non hanno nulla, punto. Non è buttandole in mezzo alla strada che si risolve qualcosa. Vogliamo sapere questi occupanti dove vanno poi a finire. Se in Italia non fai un bel casino, non ottieni nulla. E oggi queste persone sono giustificate a fare sentire la loro voce”.

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“Il corteo è concesso – annuncia a un certo punto un attivista (il corteo aveva ottenuto il permesso di tenersi al mattino e non al pomeriggio come è avvenuto – Però ci è stato detto che non dobbiamo disturbare lo shopping”.

“Oggi dovevano stare a casa tutti” mi dice Mario. “Se c’è volontà politica si risolve tutto – aggiunge – È impossibile che non ci siano spazi per questi poveretti. Persone che arrivano qua con il barcone trovano subito collocazione, mentre persone che sono qui da una vita e si trovano a un certo punto in difficoltà devono andare ad occupare per trovare una soluzione abitativa. È assurdo”.

“Quando l’approccio ai problemi è disciplinare non si conclude niente –dice un altro cittadino – I problemi trattati in modo inefficiente restano tali. Bisognerebbe, a mio parere, che questa amministrazione non facesse delle varie “eccellenze” la sua sola missione politica”.

“Mercoledì mattina avrei dovuto sostenere un esame all’università, rimandato al pomeriggio a causa della situazione in Sant’Eufemia, dove appunto ha sede la mia facoltà – spiega Alessandro – Penso che lo sgombero sia stata una militarizzazione inaccettabile, il collettivo era riuscito a creare un clima di coesione prezioso. La trasversalità della piazza di oggi si commenta da sola e spero sia una prima risposta all’evoluzione di questa vicenda”.
A Marcello infastidisce chi “contrappone la legalità dello sgombero all’illegalità dell’occupazione. La legalità di cui hanno parlato le istituzioni è una legalità smunta, a scartamento ridotto: un tempo si sarebbe detto borghese. Esiste un diritto alla casa: attuarlo è una missione dello Stato e della politica, e la sua realizzazione dovrebbe eccitare i nostri amministratori ben più della Notte bianca”.

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Giornalista pubblicista e addetta stampa, collaboro a diverse testate, locali e non. Scrivendo poesie sono arrivata a scrivere articoli, due mo(n)di diversi per rispondere alla mia passione per l'evoluzione del circostante. Tra versi e numeri di battute da rispettare, scrivo ciò che vedo e sento attorno a me, mi racconto, vi racconto.

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