Café wars: quando curdi e turchi se le davano nei bar di Modena

“Se sconfiggeremo l’Isis avremo più forza negoziale per arrivare a un accordo e ottenere l’autonomia del popolo curdo, Assad non può permettersi un’altra guerra”. Parla Kenan Gorgulu, portavoce di Azad, un’associazione informale, senza sede, di cittadini curdi impiantata da oltre 20 anni in Emilia Romagna e legata alla rete Kurdistan, un network con ramificazioni internazionali.

Il nostro appuntamento si svolge in un bar di infimo ordine nella zona della stazione delle corriere: fra slot machine, un paio di prostitute e gli immancabili spacciatori sorvegliati a vista dal barista cinese. Kenan arriva puntuale con un altro uomo. Entrambi vestono di scuro, portano giacche di pelle. Entrambi, fisicamente, sono massicci, alti e robusti, con il viso severo e lo sguardo fiero. Il portavoce dei curdi d’Emilia si siede di fronte a me e mi fissa negli occhi, mentre il secondo uomo prende posto al tavolino accanto e con aria vigile scruta le persone che entrano nel locale. Gli chiedo se l’uomo sia la sua guardia del corpo ma Kenan scoppia in una risata e dice: ”No, macché guardia del corpo, è un amico, siamo in Italia e ci è permesso di fare politica per la nostra causa”. Il dubbio rimane, Kenan prima di cominciare l’intervista pone come condizione di non essere registrato e anche per le foto è molto reticente: ”Quando le scattiamo in manifestazione le cancelliamo subito dopo averle fatte circolare fra i compagni”, mi spiega.

Kenan Gorgulu
Kenan Gorgulu

Nazione senza Stato, è difficile quantificare la presenza dei curdi a Modena e provincia. I censimenti ufficiali in base alla nazionalità del residente li annoverano come turchi. “Fino agli anni ’90 c’erano oltre un migliaio di curdi nel territorio, oggi a causa delle migrazioni verso la Germania e il nord Europa ne sono rimasti circa la metà”. La maggior parte di loro è originaria del Kurdistan turco, Kenan è di Konya, la città santa situata nel cuore dell’Anatolia. Arrivato a Carpi 15 anni fa, Kenan è sposato e ha due figli, di lavoro fa il commerciante di tessuti.”Quasi tutti i curdi di Modena e provincia vengono dalla Turchia, molti fanno lavori manuali, sono operai, muratori e ristoratori, la maggior parte dei ristoranti di kebab è infatti gestita da curdi e non da turchi”, dichiara il portavoce di Azad.

I curdi, come nazione, lottano per la loro indipendenza sin dalla disgregazione dell’Impero ottomano. Popolo dall’identità forte, non araba, sono la nazione più numerosa al mondo senza uno Stato. 40 milioni di abitanti con una loro lingua e una terra, il Kurdistan, un territorio grande quanto la Francia che si estende dalle pianure dell’Anatolia fino ai monti Zagros in Persia. La Storia è stata inclemente con i curdi: ”In nessuno stato in cui siamo minoranza etnica ci concedono quei diritti indispensabili a proteggere la nostra identità: la nostra è una storia di persecuzioni, di lotte per la sopravvivenza e di esperimenti politici come il confederalismo democratico in Rojavà (ndr: Kurdistan siriano)”, spiega Kenan.

 

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Il portavoce di Azad rivela che l’obiettivo politico primario per i curdi è ottenere un’autonomia politica all’interno degli stati dove essi vivono: ”Vogliamo che la Turchia cambi la sua costituzione e riconosca i diritti alla minoranza curda”, dichiara Kenan. Secondo Azad la maggioranza dei curdi residenti sul nostro territorio è simpatizzante del partito di sinistra filo-curdo HDP e considera ancora Abdullah Ocalan il proprio leader. Quest’ultimo è il fondatore del PKK, organizzazione armata sorta negli anni ’80 considerata dagli Stati Uniti e dall’Ue una banda terrorista. Nel 1999 il governo di Massimo D’Alema sembrava garantirgli lo status di rifugiato politico, invece fece una figura di merda cosmica. Il resto è storia nota, Ocalan è espulso dall’Italia e sequestrato dai servizi servizi segreti turchi sostenuti da Cia e Mossad, a Nairobi in Kenya. Un angolo da favola con le spiagge bianche.

“E’ stato un vero tradimento; per noi curdi è stato duro riconoscere che Ocalan era stato infamato dall’Italia. Ma non ci consideriamo terroristi, siamo un’associazione non violenta che lotta per i diritti umani”, ripete Kenan.
In Italia come nel mondo la causa curda attrae e affascina una nuova generazioni di militanti della sinistra radicale, foreign fighters per la causa curda come Davide Grasso, il giovane torinese studioso di filosofia e Karim Franceschi, un attivista marchigiano legato ai centri sociali:”Non facciamo proselitismo armato né reclutamento ma siamo orgogliosi dei nostri compagni stranieri che combattono al nostro fianco: questi militanti sono sempre esistiti, dalle brigate internazionali attive in Spagna nella guerra civile ai militanti internazionalisti in Chiapas”, ricorda Gorgulu.

Kenan narra dei rapporti con i turchi e spiega che un certo livello di violenza politica è sempre esistito a Modena. Anche la comunità turca è molto politicizzata, e l’affaire Milad ne è una dimostrazione. La stragrande maggioranza di essi è affiliata all’AKP, il partito del presidente Erdogan. Kenan ricorda le “guerre dei café” a Modena del 2006-2007 con gruppi di turchi organizzati che tentavano dei raid contro bar e locali di proprietà di cittadini curdi: ”Hanno tentato di assaltare più volte un bar nei pressi del teatro Storchi ma ci siamo difesi: noi curdi non nutriamo nessuna animosità nei confronti dei turchi, per secoli abbiamo condiviso la stessa terra, la nostra ostilità riguarda il sistema politico turco che non esitiamo a definire fascista”. Ed è questo anti-fascismo dichiarato il collante con le realtà della sinistra più dura: ”Ci consideriamo anti-capitalisti e anti-imperialisti, la guerra contro i curdi è una guerra sporca per la terra ma anche di interessi economici contrapposti e di un business sulle armi molto lucrativo. Ci identifichiamo con la sinistra perché tradizionalmente è la realtà politica che si è sempre distinta per la difesa dei popoli oppressi”.

Per questo stesso motivo i curdi simpatizzano con i palestinesi, altro popolo senza patria al centro di giochi politici mondiali. “In generale andiamo d’accordo con tutti, turchi inclusi, siamo lavoratori immigrati sarebbe ridicolo farsi la guerra qui in Italia, certo se fossi rimasto in Turchia probabilmente oggi sarei un guerrigliero”, ammette Kenan che è scappato dalla Turchia da disertore, come molti suoi connazionali: ”Dovevo fare il servizio militare obbligatorio ma non sopportavo l’idea di sparare contro il mio popolo, così sono fuggito”.

Nella complessa identità di questo popolo trova spazio anche l’Islam. Kenan è musulmano praticante e come lui quasi tutti i curdi di Modena. D’altra parte lo stesso Saladino, comandante di origine curde, era musulmano e difensore dell’Islam. “Noi crediamo in un Islam moderato, moderno e democratico, quelli dell’Isis sono degli eretici assassini, ma l’Islam è una religione di pace e fratellanza”, conclude il portavoce di Azad.

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