Bruxelles, 22 marzo 2016: un’altra data da ricordare. Testimonianze dalla città, analisi e riflessioni sugli attentati

Ancora sangue a Bruxelles, capitale d’Europa, dove una serie di attacchi di marca jihadista ha causato la morte di almeno 31 persone e il ferimento di altre 250. L’Isis ha rivendicato gli attentati. Un uomo è ricercato. Abbiamo parlato con un funzionario Nato di origine emiliana in congedo, con il presidente della moschea di via del Portogallo e con l’ex imam della moschea di via delle Suore ora residente nella capitale belga.

bxl8Sparatorie per strada, jihadisti in fuga sui tetti, cacce all’uomo, cecchini appostati sui palazzi, blitz, perquisizioni e quartieri interamente rastrellati, cani poliziotti anti-esplosivo liberi di pascolare allo stato brado negli angoli della città, e poi bombe e kamikaze nell’aeroporto internazionale e nella metro in pieno orario di punta, mezzi pubblici fermi, reti telefoniche in tilt, stato di assedio e allerta alzata al livello massimo, e metropoli isolata, collegamenti con la capitale belga saltati, città paralizzata dal terrore, coprifuoco, frontiere sigillate, trattato di Schengen sospeso, centrali nucleari, stazioni ferroviarie e dei pulman evacuate, presidi dell’esercito, entrate della metropolitana murate.

Tutto questo è successo negli ultimi giorni a Bruxelles con il climax di brutalità raggiunto nella mattinata di martedì 22 marzo. Che ci fosse del marcio in Belgio non era un mistero. Il Belgio è il paese europeo con più foreign fighters formati in Siria all’attivo, Note Modenesi ha dedicato alcuni articoli sull’argomento all’indomani degli attacchi simultanei di Parigi quando la pista degli attentatori portava gli inquirenti in Benelux e più precisamente nei quartieri popolari e multietnici della capitale Bruxelles: Scharbeek, Molenbeek e Anderlecht.

Da oggi c’è un’altra data da ricordare nella lotta al terrorismo e nel triste novero delle stragi jihadiste in Europa. E’ il 22 marzo brussellese. Gli abitanti si sono svegliati con la terrificante notizia che almeno tre bombe sono esplose in punti della città delicatissimi causando la morte di 31 persone e il ferimento di altre 200. Verso le 8 del mattino sono scoppiate le prime due bombe, azionate secondo gli inquirenti da altrettanti attentatori suicidi, nella hall delle partenze dell’aeroporto internazionale di Bruxelles National che si trova a pochi chilometri di distanza dal quartier generale della Nato, a Zaventem, prima periferia nord della capitale. Un’altra bomba è esplosa invece a Maelbeek, centralissima stazione della metropolitana in rue de la Loi, una delle arterie principali della città, il boulevard che collega i quartieri europei, benestanti e borghesi di Etterbeek e Woluwe al centro storico, passando per la Commissione e il Parlamento europeo e le istituzioni governative nazionali. Nel primo pomeriggio è arrivato il lugubre comunicato di rivendicazione dell’Isis ritenuto credibile e avvalorato anche dai servizi di intelligence americani. Il re Filippo ha parlato poi alla nazione con la voce rotta dall’emozione, rassicurando la popolazione e garantendo il pugno di ferro contro i terroristi.

Le foto da Bruxelles

I jihadisti hanno colpito nel cuore d’Europa diventato zona di guerra. Bruxelles non è solo la capitale del piccolo Regno del Belgio. E’ una metropoli fra le più cosmopolite del Continente. Hanno attaccato al cuore delle istituzioni europee: la fermata di Maelbeek è quella usata per recarsi al Parlamento e alla Commissione europea. Non si tratta dei “rioni difficili” come Moleenbeek o Scharbeek: siamo nel quartiere europeo, una zona molto chic della città con negozi di moda e take away di cucina internazionale. Anche la scelta dell’aeroporto non è causale, i jihadisti volevano colpire per fare male e per fare molto rumore. Non hanno scelto l’aeroporto dei voli low cost di Bruxelles Charleroi ma quello di Zaventem. Obiettivi significativi: all’aeroporto di Bruxelles Capitale non decollano né atterrano voli low cost, è lo scalo dei funzionari e dei diplomatici in perenne spostamento fra Bruxelles e le rispettive capitali.

Durante il pomeriggio e in serata le retata della polizia belga si sono susseguite a Schaerbeek, il quartiere dei souk, dei mercati, delle moschee, e dello spaccio, della piccola delinquenza e della prostituzione. Al momento le autorità belghe cercano un uomo, individuato dalle telecamere a circuito chiuso dell’aeroporto e ritenuto un componente del commando suicida, forse l’ultimo rimasto in vita.

Come era presumibilmente l’ultimo superstite dei commando che hanno insanguinato la capitale francese lo scorso 13 novembre Abdessalam Salah, giovane franco-belga di origine marocchina, affiliato all’Isis e già foreign fighter in Siria, ricercato per la sua partecipazione agli attentati multipli di Parigi. E’ stato arrestato dopo quattro mesi latitanza, il 18 marzo scorso, nel suo quartiere, a Molenbeek.

Abbiamo parlato con un funzionario Nato di origine emiliana ora in congedo che spiega:”Hanno usato esplosivi e kalashnikov, non è possibile che questi attentati siano stati improvvisati da “cani sciolti”, poco probabile che siano un colpo di testa per l’arresto di Salah. Operazioni del genere hanno uno spessore militare considerevole, sono state per forza studiate e pianificate nei dettagli da diverso tempo, l’arresto del compare ha rafforzato la determinazione ad entrare in azione in quel momento preciso ma erano pronti a colpire a prescindere. Hanno messo in mostra le loro capacità di reazione alle retate, alle perquisizioni e agli arresti che hanno segnato Bruxelles negli ultimi mesi e hanno colpito per ammazzare il maggior numero di persone e per avere una risonanza mediatica massima e immediata. Magari speravano di colpire qualche funzionario UE ma i burosauri dell’Unione lavorano poco e difficilmente si recano in ufficio prima delle 11”.

Abbiamo cercato di parlare con Abdesslam Sine, ex imam della moschea di via delle Suore ora trasferitosi per motivi di lavoro a Bruxelles, mentre era in corso un’operazione di polizia nel quartiere in cui risiede, Schaerbeek. Non ha rilasciato nessuna dichiarazione ma ha lasciato intendere l’esistenza di un clima estremamente teso nei quartieri popolari come il suo dove i blitz e le perquisizioni sono praticamente all’ordine del giorno dopo il 13 novembre parigino. A Schaerbeek, in serata, sono stati trovati in un covo altri esplosivi, materiale chimico, armi e bandiere dell’Isis.

Il funzionario di origine emiliana è stato in servizio per oltre 30 anni nel quartier generale della Nato e conosce bene la realtà di Bruxelles. “Da decenni c’è un clima di illegalità diffusa in alcuni quartieri della città dove la popolazione immigrata e musulmana in particolare è maggioritaria. Sono quartieri fuori controllo con un tasso di disoccupazione alle stelle, segnato dalla microcriminalità e dalla marginalità sociale dove il radicalismo islamico non ha avuto difficoltà a mettere radici”. In un sobborgo come Molenbeek ci sono oltre 20 moschee regolari “oltre a decine di altre sale e centri clandestini dove l’ideologia dell’odio viene trasmessa alle nuove generazioni di quarta o quinta generazione, si tratta di porzioni di popolazione che ormai non possono più essere “recuperate” e integrate in un processo sociale e civico condiviso”, aggiunge il funzionario. “In questi rioni la polizia entra poco volentieri e quando lo fa per eseguire perquisizioni e arresti, come negli ultimi mesi, viene sistematicamente osteggiata dai residenti con le donne che scendono per strada e urlano e i ragazzini che imprecano all’indirizzo delle forze dell’ordine: scene che ricordano tristemente gli arresti degli affiliati di camorra a Forcella con la popolazione locale sull’orlo della sommossa popolare e in difesa dei malavitosi”.

Secondo l’ex analista della Nato “Siamo in guerra: la prima cosa da fare è liberarsi del complesso del politicamente corretto, del pietismo, non ci si può nascondere sempre dietro al disagio sociale: rendiamoci conto che costoro mettono le bombe nelle metropolitane e negli aeroporti. E’ dunque necessario procedere a rastrellamenti, mettere a soqquadro tutti i luoghi di frequentazione dei musulmani e rivoltare come un calzino i diversi quartieri critici della città, controllare a tappetto il territorio appartamento per appartamento, casa per casa e favorire un clima di delazione interno nei rioni a maggioranza islamica”. La soluzione al problema secondo l’ex dirigente dell’organizzazione militare del Patto Atlantico passa anche dalla chiusura temporanea dei confini e dall’innalzamento dei livelli di allerta in tutta Europa:” Bisogna cominciare a cacciare i simpatizzanti del Califfato, a espellere dal paese anche solo chi è in odore di affiliazione: non possiamo più permetterci il lusso di operare fini distinzioni”.

In giro per Bruxelles c’è anche Cian Iremonger, un amico di Note Modenesi residente a Woluwe a tre fermate di metropolitana da Maelbeek, la stazione presa di mira martedì mattina in piena ora di punta mentre la gente andava a lavorare. In quell’attentato, sopraggiunto alcune decine di minuti dopo l’attacco all’aeroporto, hanno perso la vita 20 persone e altre cento sono rimaste ferite di cui una ventina in maniera molto grave.

Cian ci dà conto delle violente perquisizioni e dei modi spicci usati dalla polizia nelle ultime settimane a Molenbeek e a Schaerbeek:”E’ stato un crescendo di soprusi polizieschi. Entrambi i rioni erano sul piede di guerra, le forze dell’ordine hanno usato le maniere forti e non si sono fatti nuovi amici nel quartiere”, ironizza il nostro “corrispondente”.

Cian testimonia di una città spettrale, ferita e sfregiata, trasfigurata dalla paura, paralizzata dal terrore. I boulevard sono deserti, non c’è traffico, solo il defilé delle camionette dei militari e della polizia come in una macabra parata. Mentre il governo alzava il livello d’allerta Cian si è avvicinato alle zone colpite, transennate e militarizzate:” Tutte le metropolitane sono chiuse, c’è un dispiegamento eccezionale di forze di polizia, l’esercito è sceso in strada, le poche persone che ho incontrato erano incazzate e ripetevano che erano gli auguri di Pasqua dell’Isis e che al posto delle uova di cioccolato c’erano le bombe”. Intanto sulla twittosfera, su Facebook e sugli altri social circolava un post feroce:”Je suis sick of this shit” che fa il verso ai post di cordoglio di “Je suis Paris” et di “Je suis Charlie”, ma che in versione bilingue franco-inglese, nel vernacolo contaminato della metropoli belga significa una sola cosa:”Sono stanco di questa merda”.

A Modena Adil Laamane, presidente della Casa della Saggezza, della Misericordia e della Convivenza, la seconda “moschea” della città per dimensioni, esprime il suo cordoglio per le vittime e le loro famiglie e riflette: “E’ una spirale di violenza che non può continuare in eterno, credo che questi attentati dimostrino, in fondo, che l’Isis è in difficoltà sul suo terreno, in Siria soprattutto, e che vuole portare la guerra altrove, mostrando al mondo di essere ancora capace di colpi mortali”. Il responsabile della moschea di via Portogallo tiene a sottolineare l’anti-islamicità dei terroristi:”L’umanità merita di meglio perciò noi continueremo a batterci, nel nostro piccolo, per una società migliore ma la gente, a Modena almeno, ha capito che queste barbarie non hanno niente di “islamico”, che sono e restano degli atti criminali gravissimi con falsi connotati religiosi”.

Se l’opinione dell’ex funzionario Nato rappresenta la disponibilità di una parte della società occidentale a rinunciare ai propri diritti costituzionali come accadde negli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001 con il Patriot Act e in parte in Francia dopo il 13 novembre 2015 con la sospensione del diritto a manifestare, Adil Laamane, il responsabile della moschea di via Portogallo, esprime lo sdegno e la determinazione di quell’Islam maggioritario e pacifico, benché silenzioso, che non si arrende ai violenti. Mentre Cian e Abdesslam ci forniscono una testimonianza diretta del clima di guerra che si respirava a Bruxelles, capitale d’Europa, segnata a vita nel secondo giorno di primavera dell’anno 2016. Una data in più da ricordare.

(foto da Bruxelles di Cian Iremonger)

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