Brexit? Perhaps!

Brexit? Perhaps!

Il prof. Marco Piantini al Centro Ferrari ha condiviso una analisi sulla situazione della Comunità Europea e gli sviluppi dei rapporti con la Gran Bretagna, dopo il referendum del 23 giugno. Direzione Europa, sostiene Piantini. Il futuro è fatto di connessioni, non di confini.

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Non è affatto persuaso che tutto sia compiuto riguardo l’uscita del Regno Unito dalla Unione Europea. Marco Piantini, consigliere per gli affari europei del presidente del consiglio italiano. Lo ha spiegato ieri a Modena presso il Centro Culturale F.L.Ferrari al palazzo Europa. Un incontro partecipato da numerose persone interessate a capire cosa succede ora nei rapporti con la Gran Bretagna e quale ruolo può svolgere anche la politica estera italiana a questo proposito. Oltremanica si è tenuto un referendum consultivo che ha espresso la volontà maggioritaria del popolo britannico di svincolarsi dai legami con la Unione Europea. Una indicazione politica forte, anche se non fortissima. Sia per i numeri di una maggioranza non eclatante, sia per lo stupore con il quale parte degli stessi votanti pare avere reagito ad un esito che nemmeno i più accesi sostenitori del “leave” credevano davvero potesse realizzarsi. Ora tocca ai poteri istituzionali decidere, avviando le procedure di revisione previste dai trattati comunitari che porterebbero ad una effettiva ricollocazione della Gran Bretagna nel contesto europeo. Potrebbero, per assurdo, perfino prendere decisioni difformi dalla volontà popolare espressa dal referendum e, comunque, finché non vengono avviate tali procedure formali, di fatto, nulla è ancora accaduto.

In effetti, Theresa May, neo primoministro britannico, appena varcata la soglia di Downing Street, ha subito cominciato a prendere tempo e non pare intenzionata a passi decisi prima del nuovo anno. Ma è un’altra la motivazione ancora più forte che spinge Piantini ad una analisi scettica sullo strappo inglese e il suo effettivo compimento. Il destino è insieme. E la Comunità Europea in tutta la sua evoluzione storica è stata ed è un processo concreto di condivisione, di cultura dei diritti, di politiche transazionali, di dialogo costruttivo verso un mondo fatto più di connessioni che di confini. Si parla con facilità dei limiti di una Unione Europea che non riesce ancora, dopo decenni, a fare davvero il suo mestiere ma va riconosciuto un grande successo a questo progetto di comunità continentale che è quello di avere ammansito i nazionalismi, costruendo spazi di elaborazione comune. Nel dibattito che ha seguito la sua presentazione, il prof. Piantini si è confrontato con una batteria di domande ed interventi dei partecipanti all’incontro, tra i quali numerosi amministratori ed esponenti politici locali, spiegando che i modelli di “relazione alternativa” che Londra potrebbe instaurare con la UE (stile Norvegia o Svizzera, ad esempio) non sembrano offrire migliori condizioni di coabitazione e collaborazione e, di fatto, non c’è nessuno che abbia fin qui elaborato ipotesi migliori.

La velocità con la quale si studiano soluzioni è inadeguata ed i ritardi molto gravi. Lo dimostra anche la difficile situazione della Turchia, con la quale la UE tarda da troppi anni a definire uno schema di relazioni inclusivo, capace di coinvolgere anche quel Paese in uno stile di equilibri democratici più robusti.
Non possiamo passare i prossimi mesi ad occuparci dei problemi inglesi. E’ tempo di costruire i prossimi passi di una nuova e più forte cultura europea.

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Consulente finanziario, mi occupo di economia solidale e finanza etica.

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