Avocadoz, “cantantessa” di cibo e nebbia

“Tu come lo fai il ragù? Manzo o maiale, scegli tu”. “Sono l’ultimo bignè nella pasticceria nell’orario del thè”. “Il tuo iphone è più importante di me: lui non lo lasci mai sul treno”. Nel mondo musicale di Avocadoz la ricetta del ragù si mischia a frammenti di vita, stralci quotidiani, rigorosamente in acustico: voce, chitarra e una manciata di canzoni caricate in rete. Essenziali e immediate.

Ma chi è, in realtà, Avocadoz? Il suo vero nome è Valentina Gallini, è tatuatrice e musicista. “Ho 24 anni, ma a quanto pare ne dimostro meno: quando vado alla Coop a comprare la birra mi chiedono sempre i documenti. – Racconta – Abito in provincia di Modena, in un paese bruttissimo che si chiama San Felice sul Panaro: anche se si chiama San Felice, non è tanto felice.”

Il progetto solista Avocadoz è nato circa un anno fa. Pur non essendo sfociato ancora in un album registrato, Valentina ha portato live le sue canzoni sia in area modenese sia fuori, arrivando fino in Polonia, a Lodz, dove si è esibita nell’ambito di un festival organizzato da associazioni di lavoratori all’estero. Il tutto, mosso dalla voglia di fare qualcosa di diverso con un pizzico di casualità perché, come dice lei stessa, “non so perché, ma a me le cose succedono sempre per caso”.

foto-avocadoz-3

Avocadoz” è il tuo unico progetto musicale?
No, il mio gruppo storico si chiama Camera Bordeaux, il primo con cui ho iniziato a fare musica e suonare in giro. È da tanto che ci siamo, facciamo rock alternativo. Ho anche un altro gruppo, i Lomax, e siamo più sul punk, più “cattivi”. Io suono la chitarra e canto in entrambi i gruppi. Poi, più o meno un annetto fa, nello stesso periodo dei Lomax, è nato Avocadoz: il mio progetto solista.

Come mai il nome Avocadoz?
È una storia un po’ strana perché è nato prima il nome: ho scritto delle canzoni perché volevo chiamarmi Avocadoz. Un giorno stavo cercando su internet una ricetta per fare un’insalata con l’avocado e mi è apparsa l’immagine di una Madonna in mezzo a due avocado. Allora mi sono detta che se mai avessi voluto fare un progetto solista mi sarei chiamata Avocados. Da lì ho scritto un po’ di canzoni a caso e le ho caricate su internet con il nome Avocadoz, perché “Avocados” c’era già. In realtà, dopo, ho scoperto che anche “Avocadoz” esiste già: è una band messicana country folk, ma ormai pazienza, va bene così.

foto-avocadoz-1A proposito di ricette, il cibo è una costante nei tuoi pezzi: c’è Ragù, Bigné, Pizza Pasta Pesce… come mai questo fil rouge, che tra l’altro è anche nel tuo nome?
Quando ho scritto queste canzoni – come dicevo, a caso – è andata così: mi sono messa lì e ho provato a scrivere un pezzo sulla prima cosa che mi veniva in mente. E siccome a me piace mangiare e cucinare – vengo dalla Bassa e qui viviamo di ragù e gnocco fritto -, effettivamente la prima cosa è stato il cibo. Mi è venuto così, ho scritto tre canzoni in un giorno. È stato un momento di pazzia! Poi, nei giorni successivi, riascoltandole, mi sono piaciute e ho deciso di scriverne altre. Ho capito che questa cosa un po’ piaceva, i miei amici canticchiavano le canzoni… Si vede che per caso ho fatto una cosa carina.

Tra l’altro “Ragù”, dove canti la ricetta, ha un’atmosfera quasi dark…
Sì, fare il ragù sembra proprio una cosa seria! Che poi è vero, bisogna saperlo fare, ci vuole concentrazione. Secondo me l’atmosfera della canzone è azzeccata. Per quanto sia rudimentale, perché alla fine è solo chitarra e voce.

Come ti sei avvicinata alla musica?
Suono la chitarra da quando avevo 14 anni. Ho iniziato perché tutti i miei amici avevano un hobby e io no. Prima ho provato con lo sport, ma non era proprio il mio. Poi un amico mi ha detto di comprarmi una chitarra da 40 euro e andare a fare lezione con lui, sono andata e da lì è nato tutto. Ho avuto un buon maestro. Voleva insegnarmi la teoria, come si legge uno spartito, ma a me non interessava, mi annoiava tantissimo. Lui l’ha capito e quindi mi ha insegnato altre cose e da queste, da sola, sono riuscita a sviluppare il resto, a fare quello che volevo, a trasportare l’idea sulla chitarra pur non sapendo leggere o scrivere la musica. Dopo tre anni di lezione ho continuato come autodidatta.

Ci racconti la prima esibizione live di Avocadoz?
È stato terribile! Io sono timida e mi sembrava una cosa molto stupida cantare il ragù. Non è così semplice come sembra, non è come cantare una canzone sull’amore, che dici va beh, è normale. Ero alla Fermata 23, un locale qui vicino casa mia. C’era stato un “festivalino” e verso la fine eravamo rimasti in pochi, fra cui degli amici che sapevano del progetto Avocadoz. Hanno insistito per farmi suonare e mi sono vergognata tantissimo, è stata la prima volta che ho fatto i pezzi di Avocadoz davanti a qualcuno. Non avevo mai avuto il coraggio di suonare da sola, perché è diverso rispetto a suonare con la band: sei più “scoperto” e tutto quello che fai è tuo, ti metti a nudo davanti alle persone. Però ho avuto delle ripercussioni positive: quella serata mi ha sbloccata e mi ha dato il coraggio di fare un vero live con Avocadoz.

foto-avocadoz-2E…?
Il primo vero live l’ho fatto sempre alla Fermata 23, qualche tempo dopo. Nel bagno. Mi sono detta, “Siamo arrivati a questo punto, possiamo anche andare oltre. Faccio canzoni sul maiale, quindi anche se sono nel bagno… ci sta: nella pazzia, facciamone anche un’altra!”. In realtà volevo fare qualcosa di diverso, sia come live sia come canzoni, perché mi ero un po’ annoiata di fare sempre cose standard. Tra l’altro ho scoperto che nei bagni c’è una gran acustica, si sente proprio bene!

Ci sono poche ragazze che suonano, molte band sono composte solo da maschi. Secondo te perchè?
Fra le persone che conosco io in realtà ci sono abbastanza donne che suonano. Nei Lomax, per esempio, siamo due donne e un maschio. Però è vero, maggiormente ci sono uomini, non so perché. Io non l’ho mai visto come un limite, secondo me se un artista è bravo a suonare può essere uomo o donna, è uguale. E non è vero che le donne suonino peggio: hanno delle altre idee e vedono la musica in modo diverso. Magari è più difficile trovare donne molto brave a livello tecnico, quello sì, però dal punto di vista dello scrivere una canzone hanno una sensibilità diversa, anche sui testi.

Per finire, la maggiore fonte di ispirazione della Bassa, a parte il cibo, qual è?
…Ho fatto una canzone anche sulla nebbia, vale? La nebbia di sicuro! Ma a parte tutto le mie canzoni parlano anche di storie vissute: situazioni, amori – finiti bene o finiti male – , in sostanza scrivo di quello che vedo. È un meccanismo abbastanza semplice: mi succede una cosa e io scrivo una canzone, come se te la raccontassi. Molti mi dicono che sembro un po’ Setti quando canto, e forse è vero. Infatti, a parte Setti, non ascolto musica acustica, cioè simile a quello che faccio io. Se vogliamo è una specie di omaggio perché altrimenti non avrei mai pensato di fare questa musica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *