Avere 16 anni a Modena: St Patrick’s day, l’alcol, la droga, il bullismo, i soldi, la politica, la religione, la follia e la resilienza

E’ quasi sera, ho appuntamento con Diego e i suoi amici al pub X, non più nell’area bambini del parco Y. E’ il 17 marzo, il giorno della festa di San Patrizio, giornata speciale per tutti gli irlandesi del mondo. E per gli amanti del buon whisky dal profumo di bosco e di muschio selvatico e di pinte da mezzo litro di birra nera. Fino a una quindicina di anni fa nessuno festeggiava la festa di San Patrizio a Modena, grazie alla globalizzazione alcune usanze hanno cambiato le abitudini delle giovani generazioni.

In contesti provinciali la globalizzazione ha salvato, in parte, i giovani da mode nazionali come quella dei “paninari”, ha fornito alternative alle tendenze dei primi anni ’90 dei giovani con le superga bianche ai piedi, le invicta in spalla, Vasco Rossi e gli 883 nelle orecchie; e poi i motorini, la patente a 18 anni appena compiuti per scappare dalla provincia, per amoreggiare con la fidanzatina o con la mignotta oltre le mura della città. La globalizzazione non ha però risparmiato la gioventù di oggi dai risvoltini e dai pantaloni stretti a forma di carota, corti e funzionali all’esibizione di calzini colorati e caviglie nude depilate.

Dentro al pub c’è un forte odore di minestrone di cavolo, misto all’alcol e al fritto. Diego e i suoi tre amici, mi presentano altri tre ragazzi più grandi. “Se sei venuto a fare foto puoi anche andartene subito, a noi non piace la pubblicità e non abbiamo nessuna smania di apparire sui social”. Mi dice in modo duro, guardandomi le mani, Luca, modenese di 22 anni, studente universitario a Bologna. Siedono intorno a un tavolaccio di legno ovale unto da mille birre e dal grasso di altrettante porzioni di patatine fritte con maionese. Anche questa è globalizzazione.

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I giovani celebrano San Patrizio, patrono d’Irlanda, con un loro amico irlandese: ”Fa l’Erasmus a Bologna con me, ci ha insegnato che questa è, in origine, una festa religiosa con un significato anche culturale e politico”, dice Luca. “E’ la festa dell’orgoglio irlandese e alcuni canti sono prettamente anti-britannici, eredità dell’occupazione coloniale dell’Isola Verde e del livore legato all’Ulster”, precisa Danny, 23enne di Cork, la seconda città d’Irlanda.

Tutti lo ascoltano con attenzione, vogliono capire perché stanno ubriacandosi. Perché davanti a loro ci sono uno shot di Jameson e una pinta di Guiness a fianco. “Si fa così – mostra Danny – prima si trangugia tutto d’un fiato il bicchierino di liquore e subito dopo ci si sciacqua la gola con della Guiness, in seguito si ordina un altro giro, fino a che reggi, il massimo sarebbe cambiare bar dopo ogni ordinazione, ma di pub a Modena non ce ne sono tanti e noi ci accontentiamo di questo”, spiega Danny, un giovane dall’aria cordiale, dalla carnagione chiarissima, gli occhi azzurri e i capelli rossicci. “Abbiamo la fortuna di imparare cose nuove ubriacandoci, che cosa possiamo chiedere di più in questa vita?”, ride Pablo, il sedicenne sudamericano che non ha nessun legame neanche ideale con l’Isola di Smeraldo.

Leggi la prima parte del reportage: Avere 16 anni a Modena: aspirazioni, sogni e realtà di una generazione.

I ragazzi, braccia conserte e gomiti sul tavolo parlano ad alta voce. La loro uniforme si compone di baggy jeans loose fit (jeans larghi dal cavallo basso), felpe con il cappuccio, giacche di pelle e cappellini da baseball calati sulla fronte. Vicino al loro tavolo c’è un altro gruppo di ragazzi, all’apparenza coetanei. Questi ultimi sono vestiti diversamente, alla moda di oggi. Le caviglie arrossate dal freddo, bevono birre piccole e alcuni di loro del succo di mirtillo mentre spizzicano delle patatine fritte. Pablo li guarda con disprezzo e cerca lo scontro: ”Avete le mestruazioni che bevete il succo di mirtillo? Volete fare l’aperitivo, ragazze? Non sapete che è San Patrizio oggi? Andate via, voi e le vostre birre piccole!”. Il gruppo di Diego e Luca scoppia in una risata scomposta, l’altro gruppo resta in silenzio, gli occhi bassi, cercando di capire cosa c’è che non va in loro, dove hanno sbagliato. “Non fare il bullo”, lo riprende Luca posandogli la mano sulla spalla.

Fonte immagine: Erre
Fonte immagine: Erre

“Non ci piacciono le ingiustizie, non ci piacciono i bulli – precisa Diego – perché se la prendono con i più deboli, è troppo facile, io non torcerei mai un capello a nessuno, tanto meno a ragazzi fragili e inermi”. Il gruppo parla di bullismo e di nuovo bullismo quello fatto su internet, attraverso gli sfottò, le offese e le umiliazioni online che corrono sugli smartphone di tutti i ragazzi alla velocità della luce: ”Dannati vigliacchi, leoni da tastiera, appena ne incontro uno per strada, cambia subito marciapiede: non è la nostra missione quotidiana ma per quanto possibile cerchiamo di proteggere chi non è in grado di difendersi – dice Emilio – istigandolo a reagire”.

La banda continua a bere forte, c’è chi da evidenti segni di ubriachezza. A un certo punto Luca si alza e va in bagno. Esce cinque minuti dopo con una canna in bocca: ”Chi mi ama mi segua”, dice strizzando l’occhio al gruppo. Seguo gli altri fuori dal locale, Luca accende lo spinello e lo fa girare, Pablo barcolla e impreca in spagnolo: “Carajo, su puta madre”, borbotta.

“Di solito i fighetti vanno in bagno a farsi le righe di coca, noi “rolliamo” spinelli in cesso e poi li fumiamo fuori dal locale senza dare fastidio a nessuno; se dobbiamo prendere qualcosa di più duro, lo meditiamo bene e optiamo per gli allucinogeni, l’unica droga in grado di darci qualcosa in più, in termini di visione del presente e di esperienze extracorporee. Talvolta prendiamo quindi l’LSD o i funghi allucinogeni, nessuno di noi tocca all’ecstasy o a altre schifezze anfetaminiche che consideriamo droghe infantili, per illusi e ingenui a cui piace saltellare come pupi tutta la notte al ritmo di musica techno aggressiva e malsana, socializzando e ridendo senza senso con tutti, una gioia misera e effimera”, sentenzia Luca, il più grande, che sembra aver riflettuto a lungo sull’argomento.

Leggi la seconda parte del reportage: Avere 16 anni a Modena: Diego e i suoi “fratelli”.

Chiedo un po’ a tutti come fanno a garantirsi sbronze così astronomiche, che al pub costano care, e tanta marijuana da fumare: ”Intanto, fumiamo solo hashish, non erba, non siamo mica degli hippie – puntualizza Diego – poi io di soldi ne ho sempre avuti, ho concluso anche un buon affare il weekend scorso, e per un po’ sono a posto sia con il mio consumo personale che con i soldi delle uscite”. Poi c’è Pablo: “Ha vinto 220 euro alla Snai, giocando sul 2-2 fra Bayern Monaco e Juventus nella partita di Champions League del 16 marzo. Ha scommesso sul risultato esatto sui 90 minuti di gioco, quel figlio di puttana se ne intende e ha sempre un culo pazzesco”, dice Diego.

Fonte immagine: Rob Shepparda
Fonte immagine: Rob Shepparda

Benché minorenni Pablo e Diego giocano nelle sale scommesse: ”Niente videopoker o cose del genere, neanche il lotto o i grattaevinci: facciamo solo scommesse sportive, abbiamo un po’ di fiuto e talvolta la fortuna ci assiste”, spiega Pablo ridendo e facendosi il segno della croce da ubriaco. Mi spiegano che appena qualcuno ha un po’ di soldi li divide con i compagni meno fortunati: ”Viviamo una forma di comunismo di gruppo, dividiamo quasi tutto: che gusto c’è ad ubriacarsi o a sballarsi da soli?”, chiede retoricamente Diego mentre calpesta il filtro a terra, “uccidendo” la canna.
Torniamo dentro al caldo, dove l’odore di verdura rancida, fritto e etanolo sembra essersi fatto ancora più insistente. La barista ha lasciato whiskey e Guiness sul tavolo. “Noi non siamo un collettivo o una comunità, perché ci fa schifo la collettività che ha le stesse regole gerarchiche della società da cui vuole differenziarsi, credo che nessuno di noi abbia mai fatto parte di un centro sociale, per noi quelli del “Guernica” sono dei burattini, eseguono ordini, fanno quello che gli viene chiesto di fare dai più grandi, non pensano con la loro testa: a noi non ce lo deve dire nessuno cosa dobbiamo fare”, dice Emilio guardandomi fisso negli occhi.

Sul tavolo ci sono i boccali da mezzo litro di birra nera e i bicchierini colmi di whisky a lato. “Alla salute del glorioso popolo irlandese, alla nostra salute”, dice ridendo Danny tutto rosso in viso, con le labbra spaccate dall’incuria e dall’inverno. “Non abbiamo idee politiche, posso solo dire che non siamo con i razzisti – dice Diego guardando Pablo, il sudamericano. “Non ci interessa neanche la religione – continua Emilio – Islam, Cristianesimo sono tutte palle, la gente è mossa dai soldi e dal potere: a noi ci fa schifo sia l’uno che l’altro ma sappiamo bene che non possiamo prescindere dalla “grana”. I soldi servono ad emanciparsi dalla società, non nella società”.

Diego sputacchia a terra residui di tabacco rimasti appiccicati alle sue labbra umide e dice che “fra di noi non abbiamo mai avuto alcun desiderio di reinventare un mondo che non cambierà mai, non abbiamo nessun pianeta utopico ne politico ne allucinato”. Luca, il più grande, lo studente universitario, annuisce: ”Sono d’accordo, mi hanno espulso dal movimento perché rimorchiavo le ragazze e non rispettavo le ‘regole’, ora non ne voglio più sapere di impostazioni ideologiche, mi basto io e il mio gruppo. Non voglio partecipare al circo sociale e politico di oggi, è un mio diritto non partecipare. Sono anti-borghese e anti-autoritario e festeggio più volentieri San Patrizio che il Primo maggio”.

Alcol, droga leggera e talvolta pesante, spaccio al dettaglio, scommesse, sfida all’autorità, désangagement e disprezzo per le mode attuali e il presente in generale. Ma la cultura di questa nicchia di giovani spazia dall’hip hop duro e vintage franco-americano a registi come Kubrick e a letture come Dostoevskij perché, dicono loro: “I giovani maneschi leggono tutti Dostoevskij”.

fonte immagine: summonedbyfells.
fonte immagine: summonedbyfells.

Questo è il gruppo di Diego, modenese doc, allargato agli amici più grandi, già universitari e definitivamente disincantati come Luca che dice: “Diego ed io siamo vicini di casa, ci conosciamo da sempre. Non possiamo negare che alcuni di noi hanno ferite nell’anima, situazioni familiari difficili incancrenite, madri infelici, depresse e divorziate, padri assenti, fratelli o sorelle impazziti o in cura al Sert. Il conformismo in provincia è poi spietato e non perdona, ma noi cerchiamo sempre di aiutarci l’un l’altro”.

Nonostante genitori, parenti e professori ci abbiano provato “nessuno di noi è mai andato in analisi o cazzate simili: con noi non funziona, come facevano gli antichi romani, all’epoca, se avevano delle “turbe” psicologiche? Oggi tutti hanno bisogno di un counsellor, di un coach, di uno strizzacervelli per parlare dei propri problemi e piagnucolarsi addosso; di un guru che ti spiega le teorie sull’armonia fra te e la natura o altre stronzate new age da vecchio hippie. Io già faccio fatica a fare la raccolta differenziata”, dice Luca ordinando un altro giro con un brusco gesto circolare della mano.

“Ma che fine ha fatto…Gary Cooper? Il tipo duro e taciturno, senza fronzoli, che non si lamentava mai?”, chiede barcollando verso il bagno Danny l’irlandese, il protagonista silenzioso della “sua” festa di San Patrizio con la gioventù modenese.

Fonte immagine di copertina: Transformer18.

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