Avere 16 anni a Modena: Diego e i suoi “fratelli”

Avere 16 anni a Modena: Diego e i suoi “fratelli”

Seconda puntata del nostro reportage sul mondo giovanile modenese. Dopo i blitz antidroga che ha visto coinvolti numerosi istituti superiori in città, oggi parliamo con quelli per cui la canna è una consuetudine quasi quotidiana. Ragazzi dai 16 ai 18 anni i quali, di certe operazioni tanto appariscenti quanto discutibili in termini di efficacia, si fanno beffe: “Il problema degli sbirri è che credono che siamo scemi quanto loro”.

0
CONDIVIDI

La seconda parte del nostro reportage sui giovani di Modena non parte da un questionario distribuito in alcune scuole della città (vedi la prima puntata) ma dall’area bambini del parco X in centro. In questi pomeriggi tiepidi pre-primaverili incontriamo Diego e i suoi “fratelli” (nomi di fantasia per garantir loro l’anonimato). Hanno dai 16 ai 18 anni appena compiuti. Si vestono diversamente dagli altri giovani. Niente risvoltini né caviglie nude o pantaloni aderenti ma giacconi da snowboard con il cappuccio, cappellini da baseball, felpe verdi Carlsberg, pantaloni da rapper a vita bassa e larghi e scarpe da skate Vans ma anche Adidas e Nike.

“Per quanto mi riguarda gli sbirri possono tornare anche domani nella mia scuola” attacca Diego mentre avvolge con sapienza, in una cartina “King size”, la mista, ovvero il tabacco e l’hashish miscelato prima manualmente. “Il problema degli sbirri è che credono che siamo scemi quanto loro”, continua con aria divertita. Diego parla del blitz della Municipale in tre istituti superiori modenesi e dell’unico pezzetto di hashish trovato alcuni giorni fa in maniera sprezzante: ”E’ ridicolo, ci vuole ben altro per beccare gente come me, anche se ho 17 anni”.

toxic01

Diego è uno studente di liceo con buone prospettive: non ha mai ripetuto o perso anni. Dice di non essere molto studioso, ma sveglio e rivendica un anonimato totale, un’omogeneità sociale superficiale in cui passare inosservato, senza farsi notare. Perché Diego fuma e spaccia cannabis al dettaglio. Non ne avrebbe bisogno, essendo figlio di professionisti benestanti. Afferma di procurarsi l’hashish in Olanda che raggiunge con tutti i mezzi: in treno, in macchina, o in aereo. Racconta le sue giornate di ordinario piccolo spaccio e consumo: “Quando giro per il centro non porto mai con me grosse quantità, tengo con me un paio di grammi di fumo che posso gettare a terra in caso di allarme: col c**** che mi beccano. Una volta, preso dal panico, ho pure ingerito un paio di grammi, dopo sono stato ko per tutta la serata ma almeno non mi hanno preso. Il massimo resta quando ti fermano e hai già gettato tutto e, dopo i soliti controlli formali, quando tutti vanno via, vai a riprenderti i pochi grammi di hashish gettati nei dintorni e te li fumi”.

Ribelli senza causa, Diego e i suoi amici si arrampicano sugli scivoli dei bambini, sulle altalene, fanno graffiti sui muri dei castelli per infanti e fumano grossi spinelli che sollevano nubi spesse nell’aria tersa di questo marzo quasi primaverile. Per terra, i resti dello sballo: frammenti di cartine, resti di sigarette sventrate, filtri di cartone bruciacchiati.

toxic02

A cento metri di distanza ci sono le famiglie con i neonati nel passeggino. “Veniamo qui per ammazzare il tempo nei pomeriggi infrasettimanali. D’inverno ci ritroviamo al caldo in case private ma d’estate vogliamo sballarci all’aria aperta, outdoor!”, esclama euforico Pablo, amico di Diego , 16 anni. Per metà sudamericano, studente di un istituto tecnico è la testa calda del gruppo, quello sfrontato dalla “fuck you attitude”. Aggrotta le ciglia e digrigna i denti fino a far pulsare la mascella ancora imberbe quando Diego gli passa la canna. Un’ostentazione ruvida della propria personalità, resiliente, più che vincente nella vita. Un ragazzo infatti che può contare solo sulla madre e una vecchia zia, confessa.

Diego e i suoi amici rappresentano una minoranza nel panorama adolescenziale modenese. Certo bisogna saper leggere le statistiche: 4 milioni di persone consumano droghe in Italia, la metà di essi sono giovanissimi. La prima sostanza stupefacente consumata è la cannabis, poi la cocaina. Nel 2015 fra quelli che hanno fatto uso di droghe l’87 % ha consumato cannabis mentre si stimano che circa 430mila italiani facciano uso di cocaina e 320mila altre persone consumino eroina regolarmente. A livello nazionale uno studente su 3 ha almeno una volta nella vita consumato una sostanza illecita e 50mila giovani non sa di preciso cosa consuma quando assume droghe. I numeri sono simili anche a Modena. Per combattere il fenomeno in Italia, a livello di servizio pubblico, ci sono solo i Sert (Servizi per le Tossicodipendenze) che contano 7mila operatori per (soltanto) 300mila utenti. Chi si droga non vuole farlo sapere o non vuole affrontare il problema. Comunque le strutture dello Stato sono evidentemente insufficienti.

All’età di Diego , Pablo e gli altri è difficile diventare un “vero” tossico. Ci vogliono anni di “apprendistato” con le droghe pesanti per diventare un drogato a tutti gli effetti. Una differenza che questi giovani conoscono molto bene: ”Con le canne, lo sballo è tangibile ma sotto controllo, con le droghe pesanti no, devi affidarti al tuo destino: non è per tutti prendere una micropunta di Lsd e viaggiare per 10 ore consecutive, devi essere forte”. Diego ha i suoi codici per definire il mondo, le persone, le droghe. Sia quelle extracorporee che quelli di routine, come le canne, il popper, le birre, il whisky. Il popper è una sostanza liquida di rapida evaporazione dall’effetto fortemente inebriante e esilarante che si sniffa da una bottiglietta, l’effetto di una sniffata dura al massimo un paio di minuti. Si trova nei sexy shop poiché tradizionalmente è usata dal mondo omosessuale per la sua sedicente “azione rilassante”.

toxic03

La micropunta di Lsd è una micro porzione di puro acido lisergico solidificato di colore nero o grigio-nero della grandezza di una piccola punta di mina di matita delle dimensioni di 1cm e mezzo. E’ impossibile tagliarla talmente è compatta ed è molto più potente dei classici francobolli di cartone semplicemente imbevuti di Lsd. “E’ un po’ il vecchio metodo che ritorna, quello degli hippie degli anni ’60 di ingerire zollette di zucchero inzuppate di una sola goccia di Lsd, mai due. Ecco la micropunta corrisponde al metro quantitativo degli hippie ovvero una rarità nel mercato undergound per gli acidi di cartone fatti dagli zingari nelle loro roulotte in Olanda”, dice Emilio, 18 anni, uno del gruppo che pare molto informato, ricordando che “una micropunta non la puoi dividere te la devi sparare intera, e…buon viaggio”, ride il ragazzo. Si tratta di viaggi letteralmente allucinanti che possono durare oltre otto ore. Per qualcuno, durano tutta la vita.

“Ora rifornisco metà delle scuole della città e alcune della provincia con hashish di prima qualità”, alza il cappellino da baseball e mi guarda beffardo, Diego, 100% modenese, figlio della buona borghesia cittadina. La formazione di Diego è cominciata con gli insegnamenti dei due fratelli 30enni in materia di droga, spaccio e contrabbando:”Mio fratello mi raccontava di quando 15 anni fa una pasticca di ecstasy costava il triplo di quanto costi adesso, a livello di affari avrei dovuto nascere nella generazione precedente, so come procurarmi grossi quantitativi”. Diego mi spiega che per le grosse quantità chiaramente non puoi pensare di tenerle in mano e gettarle in caso di pericolo. Ci vuole inventiva e tanto sangue freddo:” Se fanno il controllo del cane non fanno quello della valigia e viceversa. Nel caso degli aeroporti bisogna mettere tutto “sottovuoto””, dice sorridendo sornione aspirando quello che rimane dello spinello che dopo più di un giro tra tutto il gruppo si è un po’ deformato.

toxic04

“Il punto è che i cani non possono sentire tutto, quindi se devi prendere l’aereo adoperi l’immaginazione per dissimulare il fumo nel caffè, negli shampoo, nei deodoranti, ci sono mille varianti. Poi ti lavi bene, ti aspergi di deodorante, e ti metti vestiti puliti…insomma non quelli con cui ti facevi le canne prima, poi prepari i bagagli con la droga stra-sigillata con cellophane e nastro isolante in qualche contenitore di tua scelta. Impossibile che i cani riescano a sentire niente, te lo garantisco personalmente”.

Ma gli insegnamenti dei fratelli comprendevano anche la cultura associata a questo consumo precoce di cannabinoidi, quella sottocultura fatta di ammirazione per il maledetto, di “sympathy for the devil”, di pensieri crepuscolari, di uso “creativo” della sostanza, di romanticismo nero, di inclinazione all’autodistruzione. Un decadentismo sempre aggiornato e che sembra la costante sicura di una minoranza piccola ma che non manca mai in ogni generazione. “Non mi sono mai accontentato della musica di oggi, con i miei fratelli ho approfondito ogni genere musicale cercando la radice e le varianti del passato della musica che mi piace adesso, ovvero dall’hip hop duro alla musica death metal: al mattino ascolto volentieri gli Slayer anche se la mia colonna sonora quotidiana è l’hip hop”. Diego ascolta Public Enemy e Tribe called Quest ma anche NWA e Wu Tang Clan, ovvero la crème de la crème del rap degli esordi a cavallo fra anni ’80 e ’90.

Nel nostro questionario la percentuale di coloro che si identificavano nel motto “Dio, Patria e Famiglia”, sfiorava l’80%. Una maggioranza silenziosa e tendenzialmente conservatrice. Diego e i suoi amici invece, se ne fottono dei selfie, dei like su facebook e di altre piazze virtuali. Con Diego e i suoi amici raggiungiamo una nicchia speciale: ragazzi che rifiutano, a loro modo, ogni forma di conformismo. Sicuramente svegli, fanno di un pragmatismo nichilista la loro religione. Rifiutano ogni tipo di inquadramento sociale e men che meno in qualche gruppo politico. “Il mio sogno è di fare tanti soldi” – sibila Diego trattenendo il fumo, affogando le parole e rilasciandole infine dai polmoni insieme al fumo. “In questa vita vale solo questo, i soldi e ancora i soldi, non è colpa mia se è così, ci chiedono sempre di essere flessibili? Ebbene io voglio soldi a palate per affrancarmi dalla società, per liberarmi da essa e i suoi pesi e per niente altro: non mi sogno di far carriera, di scalare vette, di entrare in giri e salotti ricchi, ne tanto meno di creare un mondo migliore, mi basta salvarmi”.

Tutte le immagini sono screenshot tratti dal video-reportage “L’amante“.

CONDIVIDI
Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

NESSUN COMMENTO

Rispondi