Avere 16 anni a Modena: aspirazioni, sogni e realtà di una generazione

Fabrizio ha quasi 17 anni. E’ basso e sul volto glabro i foruncoli dell’acne si alternano ai primi peli della barba che ancora non c’è. “Non posso farmi la barba in queste condizioni, rischierei di raschiare via i brufoli e causarmi piccole cicatrici permanenti”. Spiega il ragazzo condividendo subito le sue preoccupazioni quotidiane. Fabrizio è uno studente di liceo come tanti: porta giacche bomber da aviatore, felpe con il cappuccio (“Mi sento protetto con la testa coperta, camuffato, anonimo”) e doc Martens rosse ai piedi sopra le quali arrotola coscienziosamente il risvolto dei jeans slavati. Potrebbe essere la descrizione di una divisa giovanile vintage lontana, un passato che ritorna: negli anni ’80 i giovani di mezza Europa, sotto l’influenza della cultura punk e skin, vestivano così. Ma Fabrizio non è un punk né uno skin. I capelli rasati ai lati lasciano libero un buffo ciuffo informe nella parte centrale del capo che invade metà della fronte. Roba da divi del pallone che probabilmente nemmeno sanno chi fossero i punk e gli skin.

In un mondo tanto globalizzato quanto uniforme, avere 16 anni a Modena non costituisce una categoria a sé. Ma la gioventù non è un monolite culturale, non esiste un archetipo per definire una buona volta per tutte “i giovani di oggi”, formula facile e passepartout per parlare impunemente di una generazione ancora in costruzione. Perché i 16 anni di età coincidono in generale con la formazione della personalità e dello spirito critico, un passaggio delicato fra adolescenza e età adulta.

Fonte immagine: Josh Jannsen
Fonte immagine: Josh Jannsen

Fabrizio è considerato un “nerd” dai suoi coetanei. Un ragazzo solitario con pochi amici, poca dimestichezza con il sesso opposto, “secchione” e esperto di computer e tecnologia, di giochi di ruolo e di film di fantasy.

Fino a qualche generazione fa la gioventù si divideva in base alla moda e alla musica laddove la politica non arrivava. Così negli anni ’60 e ’70 la contrapposizione era fra “Hippies” e “Mods” e poi fra “Hippies” e “Skin”, i primi figli di papà, i secondi espressione diretta delle classi popolari. Negli anni ’70 e ’80 la frattura era fra “Punk” e “Metallari” e fra cultori del rock duro e della pop music sponsorizzata dalla neonata MTV. Negli anni ’90 la rivalità era fra “Metallari” e “Grunge”. Il down del grunge con la morte di Cobain nel 1994 ha trascinato tutto il movimento giù, scomparso poi nel giro di qualche anno verso la fine degli anni ’90 quando esplodono i rave illegali con le loro “zone temporaneamente autonome”, le “Taz”, e la cultura tecno-nomade. Il conflitto intragenerazionale negli anni ’90 e 2000 è fra “Ravers” e “Rappers” mentre la decade 2010 vede i “Nerd” contrapporsi agli “Hipster”.

Erano contrapposizioni dettate da stili e visioni di vita alternativi. Ogni generazione aveva la sua colonna sonora e ogni musica aveva il suo modello di abbigliamento peculiare, un’ identità precisa e un codice di comportamento definito. In fondo, il conflitto giovanile è sempre stato fra cultura mainstream e di massa e sottoculture underground. In Italia la scena giovanile ha seguito un suo percorso particolare. Se in gran parte d’Europa la politica ha avuto poco spazio nella caratterizzazione delle sottoculture originali che solo dopo vennero strumentalizzate e ideologizzate (con i gruppi skin infiltrati nelle curve degli stadi nella metà degli anni 80, per esempio), in Italia, appena una generazione fa, le linee di demarcazione erano ancora prettamente politiche.

Fuori dall’Italia i giovani cominciano a politicizzarsi verso l’inizio degli anni ’80, in Inghilterra con il movimento skinhead e lo sviluppo di una cultura dell’odio giovanile già presente in Italia. In Europa è esistita una storia giovanile diversa in cui la politica entra nelle mentalità dei giovanissimi attraverso la musica e in cui una parte della gioventù, nel tempo, si sposta sempre più a destra e lo ostenta: teste rasate, bomber verdi, doc Martens rosse, saluti romani, svastiche e croci celtiche. Skinheads e punk si fanno la guerra in Germania, in Olanda e in Inghilterra, la terra delle sottoculture giovanili per eccellenza.

Negli anni ’80 in Francia davanti all’ascesa del fascismo del Fronte Nazionale fra i giovanissimi si diffondono i redskin e i “cacciatori di skin” (“Chasseurs de skin”), la loro colonna sonora era il primo hip-hop di banlieue “antifa” dei Supreme NTM e canzoni-simbolo quali “La jeunesse emmerde le Front National” del gruppo punk Béruriers Noirs. In Italia è tutt’altra storia. Secondo alcuni attenti osservatori, in Italia è esistita soltanto una vera e propria sottocultura giovanile originale, quella legata ai movimenti del 1977.

Fonte immagine: Tijmen Gombert
Fonte immagine: Tijmen Gombert

Un’ondata creativa libertaria e contestatrice a tutti i livelli. A quei tempi c’erano scontri di piazza ogni settimana e il clima di insurrezione a ogni corteo era palpabile. La tendenza a politicizzare le giovani generazioni è poi continuata con i “Centri sociali”, un fenomeno ormai superato e in declino dall’inizio del nuovo millenio (vedi G8 di Genova 2001). In Italia nel 1977 e lungo gli anni ’80 la strada era il campo di battaglia dei giovani, la piazza il teatro ideale dello scontro politico. “Oggi al massimo i giovani si fanno le “vasche” per le strade del centro”, osserva amaramente un professore di liceo che quegli anni li ha vissuti in prima persona. “In italia la gioventù era in guerra: fra giovani di destra e di sinistra non si contavano più gli agguati, le rappresaglie, le spedizioni punitive e poi gli omicidi veri e propri, gli attentati. Un conflitto intragenerazionale che ha dominato gli anni ’70 e gli anni ’80 protraendosi lungo la decade dei ’90 in una sorta di guerra a bassa intensità”, ricorda il professore.

Oggi quell’epoca è finita nonostante la presenza residuale, quasi archeologica, dei centri sociali. All’età delle contrapposizioni si è sostituita quella delle sovrapposizioni. Le vecchie fratture ricomposte, le mode si mischiano e non esprimono nessuna inclinazione ideologica: un neo-hipster è connesso e appassionato a internet quanto un nerd, ovvero 24 ore al giorno.

Nel giro di cinquant’anni i motti giovanili sono cambiati: da “Sex, drugs and rock and roll” a “Dio, Patria e Famiglia”, passando per “Il mio Dio è la rissa, la mia casa è la strada”. Oggi molti giovani modenesi mettono le mani avanti e davanti a un nostro breve questionario distribuito nelle scuole per capire il mondo degli adolescenti esprimono esplicitamente un bisogno di “normalità”. Nelle loro risposte l’incipit è quasi sempre lo stesso:“Sono contro la droga e per la famiglia”. Si tratta soprattutto di ragazzi maschi che frequentano gli istituti tecnici e professionali. “Il mio sogno è fondare una famiglia, avere dei figli e fare il capo-cantiere”, scrive Filippo, 16 anni.

La “gioventù senza limiti” di cui parlano i giornali locali dopo le recenti retate della polizia nelle scuole della città esiste ma non corrisponde alla maggioranza dei giovani di Modena. “E comunque il concetto stesso di sballo è stato sdoganato da tempo”, dice il professore, per molti “la cannabis non è una droga e andrebbe legalizzata subito”. Una gioventù con alcol e droga a portata di mano così come il porno, altro tema delicato se interpretato come educazione sessuale individuale, “fai da te”. Il “porno facile” condiziona il rapporto con il sesso degli adolescenti modenesi maschi. Questi ultimi riconoscono di passare in media 20 minuti al giorno sui siti pornografici:“I miei modelli sessuali non li trovo su internet anche se capisco che alcuni adolescenti prendano spunto dai video di youporn e dai mille altri siti a carattere esplicito”, dice Alessandro, 17 anni.
I luoghi dello spaccio di sostanze stupefacenti, soprattutto la marijuana e l’hashish, sono la stazione ferroviaria, quella degli autobus, i parchi Novi Sad, Pertini e XXII Aprile, la zona Pomposa e quella di viale Gramsci: oltre il cavalcavia di via Mazzoni, sotto i portici della Coop e nei pressi dei negozi di alimentari etnici dell’area fino al rione Sacca, il quartiere dormitorio abitato prevalentemente da migranti vecchi e nuovi: algerini e ghanesi in coabitazione con italiani originari del Meridione.

Gli ultimi dati diffusi dalla Regione e trasmessi al Sert di Modena relativi al 2014 indicano che un giovane modenese su tre ha fumato almeno una volta nella vita uno spinello. Niente di particolarmente allarmante poiché non si tratta di consumo abituale o quotidiano. Per quanto riguardo l’alcol, sempre secondo i numeri della Regione, l’87,2% dei ragazzi modenesi (fra i 15 e i 19 anni) ha bevuto bevande alcoliche almeno una volta nella vita e l’80% ha bevuto nell’arco dell’ultimo anno. Sono dati in linea con il consumo giovanile a livello regionale.

Photo credit: Debut Album? Autobiography Cover? via photopin (license)
Photo credit: Debut Album? Autobiography Cover? via photopin (license)

“Fumiamo canne prima di entrare in classe, al mattino, oppure nelle pause. Le consumiamo spesso all’interno della scuola, nei bagni o nel cortile dell’istituto perché ci sentiamo più sicuri, all’esterno della scuola c’è sempre il rischio di controlli della polizia”, spiega Samuele, 17 anni, liceale. “La compriamo da amici di amici o da conoscenti, solo quando siamo disperati ci avventuriamo nelle zone pericolose della città: la strada, le piazze e i parchi sono l’extrema ratio per chi compra hashish. La qualità è infatti scarsa e se l’erba venisse legalizzata non ci sarebbero episodi di svenimento o malori dovuti a manipolazioni degli spacciatori che tendono a “tagliare” la marijuana in modo scellerato”.

Per bere e divertirsi i luoghi sono più o meno gli stessi per tutti i giovani. Fanno eccezione la minoranza dei giovani politicizzati legati al Collettivo Studentesco Autonomo e al centro sociale Guernica i quali organizzano serate a tema nei propri “spazi sociali” per coltivare una coscienza politica precoce presso le nuove generazioni. “Di solito per la birra andiamo nei pub come il Red Lion, o il 3A, per ballare andiamo allo Snoopy e al Vox di Nonantola quando siamo già belli carichi”, precisa Davide, 16 anni, studente di un Istituto tecnico.

Sul fronte social gli adolescenti dicono di passare almeno tre ore sugli account dei loro social network preferiti. In realtà si tratta di una generazione iperconnessa 24 ore al giorno grazie agli smartphone. Gli occhi fissi sul mini-monitor, basta prendere un mezzo pubblico o un treno per accorgersi di questa generazione per cui il cellulare è diventato un’estensione del proprio braccio. Una modernità tecnologica in cui il senso di appartenenza giovanile tipico del passato è stato sostituito dai gruppi Facebook e da Whatsapp, dalle condivisioni virtuali e dai video virali, dalle cerchie di twitter, dai followers di Instagram. Una generazione per la quale un “Like” può fare la differenza:”Fa sempre piacere ricevere un apprezzamento, anche se virtuale, talvolta incide cosi tanto sull’umore da cambiarti la giornata”, dice Elisabetta, 16 anni.

Dal nostro questionario emerge una gioventù in maggioranza omologata e conformista, alla ricerca di qualcosa che chiamano “normalità”. Dei giovani apolitici sebbene un po’ conservatori; timidi ma vanitosi con i loro “selfie” e profili Instagram infarciti di autoritratti; ribelli ma rispettosi dell’autorità; talvolta un po’ bacchettoni e perbenisti. I sedicenni di Modena crescono e riflettono il contesto di una città benestante, una società poco conflittuale in cui crescere e “sperimentare” la vita nella tranquillità della provincia borghese.

Fonte immagine di copertina: Pixabay.

2 risposte a “Avere 16 anni a Modena: aspirazioni, sogni e realtà di una generazione”

  1. Interessante lo spaccato della gioventù attuale. Poco convincente quella degli anni ottanta-novanta, schiacciati dagli anni settanta. Infatti manca completamente il fenomeno del riflusso e della depoliticizzazione proprio di quel periodo.

  2. Giusta osservazione, ho dimenticato anche i “paninari” fenomeno tutto italiano come esempio del “riflusso e della depoliticizzazione degli anni 80-90” come dici tu. Ma non ho citato anche altri fenomeni giovanili come l’esplosione della musica pop grazie a mtv sempre nello stesso periodo e i no-global della fine 90- inzio 2000 e altro ancora, il mondo giovanile è un arcipelago culturale!

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