All’appello non rispondono in 150 (mila)

All’appello non rispondono in 150 (mila)

La natalità in Italia tocca di anno in anno record sempre più negativi, siamo tornati a livelli ottocenteschi. Per il 2015 mancano all'appello 150 mila bambini rispetto all'anno precedente. A contribuire a un calo che rappresenta una gravissima incognita per il futuro anche gli scarsi investimenti diretti alla famiglia da parte dello Stato: poco meno di 400 euro per bambino o adolescente residente sul territorio nazionale.

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La natalità in Italia? Per il 2015 il Sole24Ore parla di una vera e propria Caporetto: a fine 2015 sono 150mila in meno rispetto all’anno precedente i nuovi nati che mancano all’appello. “Dati così brutti” segnala il pezzo, non si registravano dal “triennio 1916-18, e in particolare al 1917, con la doppia strage della Grande Guerra da una parte e della pandemia di letale influenza Spagnola dall’altra”. Un record negativo che migliora – si fa per dire – quello già terribile del 2014,il tasso di natalità in picchiata sceso ai livelli del 1861. Per chi non ricorda: l’anno dell’unità d’Italia. I numeri sono al solito freddi ed è difficile visualizzarli concretamente? Bene, immaginate che, da un anno all’altro, Modena si svuoti di oltre l’80% della sua popolazione. Per citare il titolo di un brano dell’album di Francesco De Gregori che ha appena compiuto 40 anni, Rimmel, la città così come la conosciamo oggi si ridurrebbe a “quattro cani per strada”.

Photo credit: Boy via photopin (license).
Photo credit: Boy via photopin (license).

Che l’italia sia un paese per vecchi non è notizia nuova. La tendenza perdura da anni senza che ci si sia veramente impegnati ad invertire la tendenza, sebbene sia altrettanto noto che l’invecchiamento della popolazione avrà conseguenze nefaste per l’economia. Rispetto ad altri paesi europei, da noi il sostegno alla maternità si esaurisce più o meno col parto. Da lì in poi il nuovo italiano diventa “una questione di famiglia”. E che in Italia si investa poco e male sull’infanzia e sull’adolescenza lo dimostra anche il dossier “Disordiniamo!” pubblicato appena un mese fa dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Un report che per la prima volta intende fornire una “mappa” di tutte le risorse e le istituzioni centrali legate all’infanzia ed all’adolescenza in Italia. In Italia, riassume Vita.it, a livello centrale “ci sono 229 attori istituzionali che si occupano di infanzia, senza coordinamento. Un quadro estremamente frammentato, senza una pianificazione efficace”. va segnalato che, per una volta non si parla di tagli agli investimenti (fondi per le Regioni a parte, come vedremo tra poco) che, seppur di poco, sono aumentati.

Nel grafico, la mappa delle (tantissime) istituzioni centrali che si occupano di infanzia e adolescenza
Nel grafico, la mappa delle (tantissime) istituzioni centrali che si occupano di infanzia e adolescenza

Il punto è che dei 45,6 miliardi investiti nel 2015 (rispetto ai 44 del 2012), più del 90% sono assorbiti dai costi per il personale a bilancio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Spese che, per carità, hanno un senso e giustamente vengono ascritte alla voce “investimenti per l’infanzia e l’adolescenza”. Solo che all’atto pratico alla famiglia, in maniera diretta non rimane niente. Il che significa, si spiega nel report, che «che la spesa diretta per infanzia e adolescenza ammonta a circa lo 0,7% del totale del bilancio», ovvero a circa 398 euro per bambino o adolescente residente sul territorio nazionale. Se invece lo compariamo con la ricchezza generata in quello stesso anno, possiamo dire che equivale a circa lo 0,2% del PIL. Nonostante questo trend generalmente positivo, «è importante notare come il Fondo Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza sia andato progressivamente a ridursi nel periodo considerato, passando da una dotazione di circa 40 milioni nel 2012 e 2013, ai 30,7 milioni del 2014 e arrivando a 28,7 milioni nel 2015».

Ridotte anche le risorse trasferite alle Regioni nell’ambito del Fondo per le Politiche della Famiglia, per la parte destinata ai servizi socio-educativi della prima infanzia: se nel 2012 i fondi destinati a questa finalità ammontavano a poco più di 40 milioni, nel 2015 si sono assegnati solo 5 milioni per prima infanzia e responsabilità genitoriali. “Allo stesso modo, il Fondo per il sostegno delle adozioni internazionali passa da circa 11 milioni nel 2012 a meno di un milione nel 2013 e poco più di due nel 2014. Per il 2015 il fondo non riceve nessuna dotazione, anche se si registrano 5 milioni per sostengo alle adozioni internazionali in Legge di stabilità (art. 1 comma 132), a valere sul Fondo per le politiche della famiglia”.

Immagine di copertina, photo credit: UF McCarty Desks Classroom via photopin (license)

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