Cambia la Pubblica Amministrazione, cambia l’Italia. Intervista ad Alberto Bellelli

Ad eccezione forse del faticoso percorso che ha portato nel 1970 all’istituzione delle 15 regioni a statuto ordinario, pur previste dalla Costituzione, è in corso un processo di riordino istituzionale e organizzativo che non ha precedenti dalla fondazione della Repubblica in poi. Dalla legge Delrio, passando per la legge Madia, per arrivare al ddl Boschi che il prossimo autunno dovrebbe essere sottoposto a un referendum confermativo, dall’abolizione delle province alla redistribuzione delle competenze, dall’istituzione delle aree vaste al senato “delle regioni”, si ridisegnano radicalmente geografia e storia della Pubblica Amministrazione così come l’abbiamo conosciuta per tanti anni. Per approfondire un tema tanto complesso quanto decisivo per il futuro del Paese, il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari ha organizzato per lunedì 14 marzo un convegno dal titolo “Cambia la Pubblica Amministrazione, cambia l’Italia“.  Ai tradizionali saluti del Presidente del Centro culturale Paolo Tomassone, seguiranno gli interventi di Gian Carlo Muzzarelli, sindaco di Modena, Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, Angelo Rughetti, sottosegretario alla Pubblica Amministrazione. Per dare un contributo in itinere a questo viaggio in una PA che cambia, abbiamo chiesto ad alcuni sindaci del Modenese un parere sul processo di riforme in corso. Ecco cosa ci ha detto il Sindaco di Carpi, Alberto Bellelli.

Il Sindaco di Carpi, Alberto Bellelli. Fonte immagine: PD Modena
Il Sindaco di Carpi, Alberto Bellelli. Fonte immagine: PD Modena

Rispetto alle riforme sul piatto in tema di riordino istituzionale – sia quelle approvate che quelle che stanno per concludere il proprio iter – per quanto riguarda gli ambiti che toccano direttamente il comune di cui lei è Sindaco, quali ritiene siano i punti di forza, quali le criticità? 

Riordinare significa mettere a posto, mettere nella giusta collocazione le istituzioni, permettere ai soggetti di essere efficaci nell’azione politica, amministrativa. Il riordino è per questo assolutamente positivo; la semplificazione è un obiettivo necessario per eliminare la moltiplicazione dei costi, quella delle burocrazie e più in generale per dare il senso di uno Stato che si organizza per essere efficiente, leggibile e concreto. E’tuttavia vero che questo processo è oggi all’interno di una fase di transizione che ci costringe in una fase di non compiutezza del processo. Se di fatto l’orizzonte legato al superamento delle Province nella propria dimensione amministrativa è da cogliere come positivo dall’altro non è immaginabile non avere una dimensione politica di coordinamento tra Comuni e Unioni che sempre di più dovranno organizzarsi per condividere le scelte di programmazione e pianificazione. Questo per permettere ai territori di non perdere identità e al tempo stesso di riuscire a trovare orizzonti di sviluppo concordati capaci anche di mettere assieme le esigenze di comuni limitrofi prima divisi dal solo confine amministrativo rappresentato dalle vecchie Province. Si tratta di un’occasione quindi prima di tutto politica; in questo senso io penso che l’Area vasta possa essere considerata questo luogo, quello dove le scelte strategiche vengono condivise, quello dove non si decide di raddoppiare le infrastrutture, non si sceglie il campanile, ma si scelgono i cittadini e la capacità di dare a questi i servizi e le opportunità di maggiore qualità nella sostenibilità economica e a favore della qualità della vita dei cittadini, secondo un modello di crescita equilibrata, che ha creato sviluppo e coesione sociale.

Secondo quanto riporta il Corriere della sera in un articolo di domenica 6 marzo, l’Emilia è la regione capofila nel processo di unione dei comuni. Anche se ovviamente questo tipo di accorpamento non riguarderà mai direttamente un comune delle dimensioni di Carpi, pensa che questo tipo di percorsi possa effettivamente favorire l’ottimizzazione dei servizi nonché il recupero di risorse rispetto a bilanci oggi notoriamente strozzati da vincoli che limitano enormemente l’esercizio delle proprie funzioni da parte degli enti locali? Che fare altrimenti per ridare ossigeno a bilanci oggi blindati?

La nostra Unione dei Comuni (che comprende Carpi, Campogalliano, Novi di Modena e Soliera) compie tra poco 10 anni. Siamo stati tra i primi a credere in questo tipo di istituzioni e a dare loro gambe, conferendo ad essa sempre più funzioni delegate. In questi anni le Unioni, complice anche un poco di disattenzione da parte del legislatore nazionale, sono state le protagoniste di opportunità di investimenti e di sviluppo: penso ad esempio alle flessibilità rispetto le politiche del personale o al Patto di Stabilità. Si è trattato quindi di una esperienza che ha certamente permesso di ottimizzare i servizi ma anche di omogeneizzarli permettendo ai cittadini di potere godere di livelli uniformi di qualità della vita al di là dei confini comunali. Da questa è nata anche un’identità della comunità, fatta pure di servizi di eccellenza quali nidi, scuole d’infanzia garantite a tutti, trasporto scolastico, centri estivi, per non parlare dei servizi agli anziani e all’handicap. Ma le Unioni devono avere un livello superiore di governance, ad esempio nel campo delle politiche per il territorio. Le Terre d’Argine con la scelta di avere un PSC sovracomunale mostrano un processo di maturazione politica che va al di là dei consueti ambiti di coordinamento, per definire nuove e più forti identità territoriali, in modo sinergico. E’necessaria questa maggiore attenzione anche se si parla di sanità d’area vasta e a quanto l’evoluzione della progettualità in questo campo possa definire nuovi ruoli per Carpi e l’Area nord assieme; un tema per tutti, quello dell’hospice per i malati terminali.

Ritiene che i comuni siano oggi sufficientemente attrezzati per gestire/assorbire tutti i cambiamenti che l’insieme delle riforme stanno producendo e produrranno sui territori?

Penso che per essere sufficientemente attrezzati gli enti locali dovrebbero avere la possibilità, ad esempio nel campo della gestione del personale, di una maggiore flessibilità, quella flessibilità che il blocco del turn over dei dipendenti pubblici rende impossibile e mette in discussione un’altra possibilità, quella di erogare in modo efficiente i servizi ai cittadini. Senza dimenticare un quadro normativo che impone vincoli enormi non solo in termini di assunzioni ma anche di riqualificazione, formazione e aggiornamento del personale.

Volendo fare una valutazione complessiva, ritene che l’insieme delle riforme traghetti il paese verso una effettiva semplificazione o siamo di fronte a un progressivo smantellamento/riduzione delle autonomie locali (dopo che il tema del federalismo ha tenuto banco per anni) a favore di una ricentralizzazione nella gestione delle istituzioni pubbliche?

Non penso che le riforme in quanto tali porteranno effettivamente ad un nuovo centralismo: gli effetti di questo paradossalmente si hanno di più con scelte politiche quale quella operata nell’ultima Legge di Stabilità, dove l’elemento della fiscalità locale viene fortemente contratto in luogo di una politica dei trasferimenti che di fatto impedisce lo sviluppo e provoca perdita di autonomia dei Comuni. La Legge di Stabilità del Governo, per quanto riguarda il breve periodo, darà risultati assolutamente positivi per i cittadini: l’annullamento della fiscalità sulla prima casa, la riduzione delle aliquote sui concordati e altri passaggi, segnano la volontà di alleggerire in maniera forte la pressione fiscale e di dare strumenti ed incentivi alla progettualità di vita delle nostre famiglie. Tale indirizzo è sposato anche dal nostro ente locale che ha bloccato le aliquote e, per scelta politica, non andrà a toccare nel 2016 nemmeno le tariffe sui servizi. Questi segnali però non ci impediscono di affermare che su questa manovra permangono, da parte delle autonomie locali, incertezze sul medio periodo, perché se è vero che il gettito mancante verrà riconosciuto da trasferimenti statali, è altrettanto vero che non sappiamo, ad oggi, come questo verrà tradotto nei prossimi anni e che più in generale la contrazione dello strumento fiscale locale si delinea come una perdita di autonomia da parte dei Comuni. In questo caso ci allontaniamo da quell’orizzonte di federalismo fiscale che come Comuni avevamo auspicato nell’istituzione di una semplificata Local tax.

Le precedenti interviste a Maria Costi, Sindaco di Formigine e Mauro Smeraldi, Sindaco di Vignola.

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