A modo mio, avrei bisogno di trovare Dio

Nel 2013, nell’ambito della più ampia indagine promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore dell’Università Cattolica, sulla condizione giovanile in Italia “Rapporto Giovani”, è stato avviato un approfondimento sul tema “giovani e fede”. La ricerca ha coinvolto 150 intervistati, distribuiti tra Nord, Centro e Sud d’Italia, tutti battezzati e appartenenti a due fasce di età, 19-21 anni e 27-29 anni (qui la brochure di presentazione della ricerca). I giovani sono stati intervistati in due fasi: la prima ha coinvolto la totalità dei 150, la seconda ha riguardato 50 scelti tra i primi, definiti “i credenti più convinti”, avendo un ruolo attivo nella comunità ecclesiale o essendosi riavvicinati dopo un periodo di allontanamento. L’analisi multifocale sulle interviste, condotta da un team di esperti, è infine confluita nel volume “Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia“, a cura di Rita Bichi e Paola Bignardi, edito da Vita e Pensiero (2015).

dio-a-modo-mio-317054Sabato 29 ottobre il volume è stato presentato a Bologna alla Piccola Famiglia dell’Annunziata, la comunità di monaci, monache e famiglie fondata da don Giuseppe Dossetti. Relatrice è stata la dottoressa Cristina Pasqualini, una delle ricercatrici coinvolte (qui la trascrizione integrale del suo intervento). La ricerca ha l’obiettivo di analizzare la situazione dei Millennial, i giovani nati tra la fine degli anni ottanta e l’inizio del nuovo millennio, “una generazione peculiare, che segna una discontinuità forte rispetto al passato” (D. Bignardi). La fotografia del “rapporto fede” è solo un segmento di un ampio lavoro svolto sui giovani e che trova tantissime pubblicazioni disponibili sul sito www.rapportogiovani.it, curato dall’Istituto Toniolo.

Una sintesi per titoli delle prime 150 interviste potrebbe essere: i Millennial credono in Dio, ma conoscono poco Gesù; non vanno a Messa e pregano personalmente; confondono l’etica con la fede e affermano che sia bello credere; hanno forti dubbi sulla Chiesa, della quale faticano a comprendere il linguaggio e cercano una comunità delle relazioni calde; amano Papa Francesco. Evidentemente ognuno di questi titoli è la punta di un iceberg di analisi dei dati, di numerosi elementi emersi nelle interviste e di confronti anche incrociati dei vari risultati. Le interviste, infatti, non avevano risposte chiuse o a crocette, ma sono state un dialogo aperto e quasi condotto dagli stessi intervistati. La ricerca ha proposto dei macro temi di partenza, ma ha anche seguito l’evolversi delle esposizioni. I temi riguardavano i percorsi della fede, le domande sulla religione, le immagini della fede, i linguaggi della Chiesa, le altre religioni.

I dati emersi hanno mostrato alcuni punti fermi da decenni in Italia, anche se in calo negli ultimi tempi. Ad esempio è ancora diffuso il percorso della fede attraverso la tradizionale iniziazione del catechismo in parrocchia, decisa dalle famiglie. A questo segue, in genere, un distacco, che avviene di frequente, intorno ai 13/16 anni, mentre non è raro che intorno ai 25 anni avvenga un “ripensamento” e un “ritorno”. In questo contesto è diffusa l’idea di un Dio privato, di proprietà del singolo, un dio-fai-da-te. I giovani scelgono quali elementi fondamentali della fede cristiana fare propri, con una selezione personale che lascia in ombra diversi aspetti, tra i quali le regole per le regole, l’esteriorità della Chiesa, il clero corrotto… “i contenuti come pure le pratiche, i valori come pure le regole, tutto viene deciso dal singolo, che pesca dalla tradizione, come da un serbatoio, prendendo ciò che gli è utile” (P. Bignardi).

Un'immagine per il documentario che sta preparando Rai3, "Un selfie con il Papa" (Fonte immagine: Globalist)
Un’immagine per il documentario che sta preparando Rai3, “Un selfie con il Papa” (Fonte: Globalist)

In conseguenza a questi risultati la ricerca, come già scritto, ha approfondito alcuni temi con 50 giovani in particolare, parlando delle posizioni della Chiesa, dei ruoli all’interno della Chiesa, del percorso di fede individuale, di Gesù Cristo e dello Spirito Santo, di argomenti di attualità come il senso della fede, il ruolo delle donne nella Chiesa, i valori importanti per la vita. Anche in questo caso, è facile intuirlo, sono emersi dati e considerazioni che cercano di dare un’idea del mondo giovanile e della fede, con l’obiettivo poi di avere spunti per migliorare la pastorale rivolta ai giovani già presenti nella Chiesa e a quelli chiamati comunemente “lontani”. Il cambiamento che è avvenuto negli anni di passaggio al nuovo millennio ha lasciato, probabilmente, spiazzati. Non che non ci siano diversità tra le generazioni, né si può dire che i cambiamenti stessi siano una novità del nuovo secolo. Di certo la ricerca sembra proporre l’idea che la distanza tra i giovani e la Chiesa sia molto aumentata, nonostante il gradimento che raccoglie papa Francesco. Ma, forse, proprio i motivi di questo seguito danno le prime indicazioni per come muoversi verso i giovani. Papa Francesco ha un linguaggio immediato e semplice, soprattutto i suoi contenuti sono quelli essenziali e centrali e i suoi modi sono inclusivi e non giudicanti. E’ noto, ormai, a qualsiasi genitore ed educatore che i giovani mai, in ogni epoca e nella nostra in particolare, non accettano giudizi e si chiudono di fronte a delle sentenze che sembrano senza appello.

L’obiettivo della ricerca, nello spirito dei lavoro dell’Istituto Toniolo, è anche quello di avanzare delle idee dalle quali trarre dei comportamenti attivi. Ancora una volta è una sintesi a punti che avanza qualche riflessione e dietro ognuno di questi punti ci sono approfondimenti. La ricerca parla quindi agli adulti, dicendo che i giovani chiedono loro di rispettare i loro percorsi anche se tortuosi e non standard. E’ importante offrire loro criteri di scelta più che norme rigide da seguire ed essere testimoni coerenti, curando le relazioni prima di ogni altro aspetto. Questi atteggiamenti permetteranno di costruire percorsi formativi coraggiosi e utilizzare il linguaggio del fare e rivalutare l’uso dei simboli per comunicare il Vangelo. Un educatore cristiano non che essere un esempio di cura e dedizione nei confronti dei giovani. Scrive la Bignardi nelle conclusioni del libro: “Una Chiesa che vuole educare alla fede deve avere uno sguardo profondo per scrutare l’animo giovanile dietro un’apparenza che nasconde tesori di interiorità e un’inedita attesa di Dio…..Le domande nella coscienza dei giovani sono presenti, sono numerose e a volte inquietanti: occorre saperle fare emergere….Ad un modello pastorale tutto orientato a comunicare una visione della vita o a proporre una serie di impegni andrebbe sostituito un modello impostato sul dialogo: un dialogo vero che è scambio, ascolto profondo, personalizzazione dell’annuncio e accompagnamento a collocare le ragioni della fede dentro percorsi originali, personali e irripetibili.” Il grande interrogativo che lascia alla Chiesa la ricerca è quello di riconsiderare questa generazione non come persa, indifferente o incredula. Piuttosto è una generazione non compresa, che ha le stesse domande di ogni uomo, con esigenze di nuovi modi di offrire le risposte. La sfida è quella personalizzazione dell’annuncio che avvicina con pazienza e sincerità, senza giudizi e con i temi fondamentali. Come anche sta facendo papa Francesco.

In copertina, uno scatto di Elvin (licenza CC).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *