A Modena sale la febbre da musical

Sono della generazione che ha visto tutte le puntate di Saranno Famosi, incollato davanti allo schermo, pur senza una dote artistica da palcoscenico, ma con la capacità di immedesimarsi in ognuno dei protagonisti. Perché avere un sogno, coltivarlo e condividerlo è il primo vero sogno di tantissimi ragazzi e ragazze; forse di tutti.
Così, quando sono entrato alla chetichella nella sala prove, mi sono seduto di fianco al direttore Heron Borelli e ho assistito a parte delle prove, ho finalmente sentito il profumo che non riuscivo a cogliere dallo schermo TV e ho sfiorato con mano quei sogni e quell’entusiasmo che ammiravo da spettatore.
Così mi si è presentato il gruppo che ho trovato visitando MuMo, nelle fasi di preparazione del musical “La febbre della domenica mattina”, che andrà in scena giovedì 8 dicembre, alle ore 16, al Teatro Cittadella di Modena.

Ed è stato possibile non solo assistendo a questo frammento di prove, ma anche conversando con loro, in una pausa rubata, piacevolmente circondato da 22 ragazze e ragazzi, di età compresa tra i 12 e i 19 anni. Loro sono gli allievi più giovani di MuMo, un’associazione modenese nata con intenti artistici, educativi e sociali, con lo scopo di sviluppare sensibilità, conoscenza e professionalità per il teatro musicale (Musical), con particolare riguardo al canto, alla danza, alla musica, alla recitazione e alle arti dello spettacolo in genere. Sono i più giovani perché MuMo lavora anche con e per gli adulti, perché i cassetti dei sogni si possono aprire in qualsiasi età. Con questa giovane compagnia abbiamo parlato del prossimo spettacolo, per parlare poi di una passione alla quale dedicano tutto il loro tempo libero.

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Non è facile pensare di voler salire su un palco, né di provare a ballare e cantare ad una certa età. Come ci siete arrivati?
-Qualcuno ha iniziato per curiosità o per passione, molti sono arrivati quasi trascinati da chi c’era già. Non pochi di noi inizialmente erano timidi e restii a provare. Poi, una volta iniziato, non riusciamo più a farne a meno.-
Questa è un’arte che richiede molto impegno e molto studio. Immagino che a casa non sia il primo studio a cui vi chiedono di impegnarvi
-Ovviamente!! Facciamo le nottate per studiare anche per il musical. Ci sono recitazioni da imparare a memoria, i movimenti, i passi. Con le canzoni è più facile. Però questo, più che studiare, è una liberazione!
E’ un ritmo molto intenso da sostenere, ma vale la pena tutto per quel momento in cui siamo sul palco. Abbiamo scelto noi di intensificare le prove e Heron, Alessandra e Irene ci hanno assecondati. Ormai siamo noi la loro vita privata.
Qual è la cosa più difficile da fare?
-Ballare! E’ la cosa che all’inizio ci frenava di più. Ora la facciamo con grande spinta. Poi in questa nuova sala prove di Abate Road 66, troviamo ancor più possibilità. Non vediamo l’ora di salire sul palco!

I ragazzi di MuMo sono guidati da tre professionisti del settore. Heron Borelli, che è un po’ il regista e insegnante di canto e recitazione, è anche il fondatore di MuMo. Lui ha voluto avviare questa scuola, forte del suo importante curriculum di professionista del musical, avendo avuto parte di Notre Dame de Paris di Cocciante e in spettacoli con Massimo Ranieri. Insieme ad Heron, Alessandra Piga, coreografa e guida del ballo di questi ragazzi; infine Irene Guadagnini, altra importante professionista che insegna recitazione.
Lo spettacolo dell’8 dicembre è nato su iniziativa dei ragazzi, che hanno proposto di ispirarsi a Sister Act e hanno lavorato anche sulle scenografie e sui costumi, oltre che sulla promozione e la grafica di ogni pubblicazione social o cartacea. L’équipe di insegnanti ha fatto un vero e proprio provino tra i ragazzi per assegnare le parti, in modo che vivessero tutti gli aspetti del mondo dello spettacolo.

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Heron Borelli mi spiega meglio obiettivi e strumenti di questa scuola: “Voglio trasmettere a questi ragazze e ragazzi il gusto del lavoro artistico e avvicinarli al bellissimo mondo del musical. Abbiamo creato un gruppo davvero unito, una specie di famiglia allargata. Le differenze di età non si sentono quasi, i ragazzi sono molto solidali, si danno anche una mano far loro per i compiti scolastici. Questo è il frutto dello stare insieme, con un progetto intenso da condividere, perché l’arte unisce.”
Forse c’è un unico rischio: creare in questi giovani l’illusione di fare spettacolo a certi livelli…
“No, questo no! Questa sarebbe un’illusione, che è una cosa irrealizzabile. Noi proponiamo un sogno, che non è vietato a nessuno. Il sogno è un progetto, che vuol dire fare il possibile per realizzarlo. In questo percorso ci si mette in gioco, si vince la paura di sbagliare, si acquista il coraggio di provarci e vedere cosa è possibile fare. Questo aiuta a credere in sé, tentare e aumentare la propria autostima. Queste sono cose, poi, che serviranno tutta la vita. E si impara anche a stare in un gruppo, a vivere la propria centralità nel gruppo, senza negare quella degli altri. MuMo aiuta in questa crescita i nostri giovani”
Cantare, ballare, sognare, imparare, faticare, divertirsi e crescere. Buon lavoro MuMo!

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