50 anni fa, per la prima volta si può raggiungere la riviera...

50 anni fa, per la prima volta si può raggiungere la riviera in autostrada

Nell'estate del 1966 viene inaugurato il tratto della A14 che collega Bologna fino a (quasi) la riviera romagnola. L'apertura al traffico di quella lunga striscia d'asfalto permetterà a decine di migliaia di italiani del nord di raggiungere velocemente le nostre coste sull'Adriatico. Cambiandole per sempre.

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Ferragosto si avvicina e anche chi non ha potuto concedersi i classici 15 giorni di vacanza al mare, almeno una scappata in riviera – andata e ritorno in giornata, traffico permettendo – può infilarla in calendario. Oggi diamo per scontato che una volta imboccato il casello a Modena nord o sud, la lunga striscia d’asfalto denominata A14, detta anche autostrada Adriatica, ci porti diritti e veloci fino alla meta preferita in riviera. Ma non è sempre stato così. Sono “solo” cinquant’anni infatti che il tratto Bologna-Cesena (per arrivare fino a Rimini in autostrada i nostri genitori e i nostri nonni dovranno aspettare l’estate successiva) è stato realizzato e aperto al traffico. Alle 24 precise della notte tra il 7 e l’8 luglio 1966 (un venerdì), furono infatti orgogliosamente inaugurati, dall’allora ministro dei Lavori Pubblici del governo Moro ter, il socialista Giacomo Mancini, gli 83 chilometri che univano Bologna a Cesena. Per i modenesi, una bella pista dritta fino alla romagnola Cisêna. Per i bolognesi, casello d’ingresso a San Lazzaro di Savena. E niente raccordo per chi invece proveniva da sud, dall’autostrada del Sole completata nel tratto da Firenze Nord a Bologna sud nel dicembre del 1960, che per unirsi alla nuova nata – avverte La Stampa dell’8 luglio 1966 – dovrà “attraversare tutta la città di Bologna”.

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“Il nastro d’asfalto – prosegue il servizio del quotidiano di Torino, uno straordinario spaccato dell’Italia di allora – risponde alle più moderne caratteristiche: in funzione appunto del traffico che dovrà sostenere. Innanzitutto si è provveduto a portare la pendenza media della strada al due per cento, fattore questo che consentirà all’acqua piovana uno scolo perfetto, per cui non ai dovrebbero registrare gli inconvenienti attualmente esistenti sull’Autostrada del Sole, dove permangono sulla strada larghe pozze d’acqua che vengono schizzate dal veicoli in corsa. I cavalcavia che attraversano l’Autostrada non hanno li pilone centrale, che l’esperienza dimostra essere causa frequente di incidenti mortali. Inoltre, tutta una serie di caratteristiche rendono questa strada all’avanguardia della rete stradale italiana. Ancora per qualche tempo comunque il nastro autostradale non sarà dotato del guard-rail: si tratta, come è facile comprendere, di una lacuna che verrà al più presto eliminata. Sempre per il momento, e fino a quando l’«anello» non sarà stato condotto a termine, recarsi dall’Autostrada del Sole a quella per Cesena non sarà molto facile, dovendosi attraversare tutta la città di Bologna.”

Insomma, nonostante il traffico di allora non fosse esattamente quello di oggi (anche se va segnalato che proprio nel 1966 si superò per la prima volta il milione di nuove immatricolazioni nel corso dell’anno) arrivare fino al mare non era impresa facilissima. Vero è che la mentalità di allora era completamente diversa, e qualsiasi disagio veniva sopportato con la consapevolezza e l’entusiasmo che il futuro del Paese sarebbe stato comunque radioso e foriero di benessere per tutti. O quasi. Un entusiasmo – un po’ ingenuo ai nostri occhi – proprio degli anni del boom, di chi aveva ancora nella mente o sulla pelle i disastri della seconda guerra mondiale conclusasi da soli vent’anni, e perciò impegnato a godersi vita, la gioventù, la potenza (del motore).

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Pubblicità sui quotidiani, 1966

In fondo nel 1966, il fatto che, se non proprio tutti, moltissimi possano permettersi una vacanza al mare, è già qualcosa di straordinario rispetto a solo pochi anni prima. E infatti, riporta sempre La Stampa di martedì 12 luglio, gli italiani si godono “spensierate vacanze al mare”. In spiaggia si balla al ritmo delle hit dell’estate del ’66. Tra le tante, forse una tra le più indicate a raccontare l’aria che si comincia a respirare, “Nessuno mi può giudicare” cantata dalla modenese Caterina Caselli. Il testo, si scrive nel più importante database delle canzoni entrate nella hit parade italiana, “presenta degli accenti vagamente protofemministi, rivendicando alla donna la possibilità della scelta tra un partner e l’altro, cosa che se oggi appare banale, per l’epoca era ancora abbastanza sconvolgente.”

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Sui giornali si celebra “varietà e bellezza della riviera adriatica”, impegnata con le sue strabilianti nuovissime strutture ricettive ad accogliere le decine di migliaia di villeggianti che si riverseranno quell’estate sulle spiagge romagnole: “Chi giunga da Ravenna, per prima cosa nota a distanza grattacieli di Milano Marittima, svettanti orgogliosi al di sopra della pineta, sullo sfondo azzurro del mare. Sono la caratteristica di questo centro; qualcuno ne attribuisce l’origine alla parola «Milano» presente nel suo nome. Ma i supertifosi di Milano Marittima, con esagerazione semischerzosa, esclamano: «In quanto a grattacieli noi rassomigliamo più a New York che a Milano. Le nostre percentuali riflettenti gli edifici alti battono quelle della metropoli lombarda». Città climatica nuova di zecca, piace per l’ampiezza dei suoi spazi, l’abbondanza di viali, la ricchezza del verde. Si sviluppa per una lunghezza di quattro chilometri ed è larga quasi altrettanto, ecco perché i suoi 25 mila villeggianti vi si mimetizzano senza creare impressione di affollamento.”

E chissà se oggi i grattacieli di Milano Marittima, che “rassomigliano a quelli di New York” costruiti a ridosso delle spiagge, offrono ai contemporanei la stessa impressione di “sofisticatezza” (un po’ elitaria rispetto alla più “popolare” Cervia) e lo stesso entusiasmo che suscitavano agli italiani di allora.

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