145 mila euro in raccomandate. Ecco come si spendono i soldi in...

145 mila euro in raccomandate. Ecco come si spendono i soldi in Italia

L'Italia è notoriamente ammalata di inutile burocrazia. Un bubbone dai costi enormi che ci impedisce di diventare un Paese moderno. Il caso delle elezioni 2016 dell'INPGI, l'ente previdenziale della categoria di cui faccio parte, i giornalisti, che per comunicare con i propri iscritti ha inviato decine di migliaia di raccomandate, scandalosamente inutili agli occhi di chi scrive.

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Ieri il postino ha suonato al mio campanello: “Lombardi? Può scendere? C’è da firmare”. Pronti. Ovviamente non sono mai contento quando devo “scendere a firmare”. Da Poste Italiane – o da servizi analoghi offerti da altri soggetti – ormai mi arriva solo roba da pagare. Mai una cartolina, un lettera d’amore da una sconosciuta spasimante, niente. Se è una raccomandata con ricevuta di ritorno di solito è anche peggio: una multa, un biglietto d’auguri da Equitalia… Insomma, comunicazioni da archiviare immediatamente alla voce “horror”. Apro la lettera con il solito entusiasmo che un simile evento richiede e invece, toh, posso tirare un sospiro di sollievo. E’ solo l’INPGI che mi comunica che nella settimana tra il 22 e il 28 febbraio tutti i giornalisti italiani iscritti saranno chiamati a votare per il rinnovo degli organi statutari.

La raccomandata con ricevuta di ritorno, spedita tramite una società milanese, Nexive, contiene una gentile lettera del presidente Andrea Camporese che mi fornisce una serie di informazioni su come potrò votare: recandomi alla sede INPGI di Venezia (comodo, abitando a Modena) oppure, grazie presidente!, per via telematica collegandomi al loro sito. Segue elenco dei candidati. 29 nomi per cinque posti nel “Comitato Amministratore della Gestione separata” (sono 236 in tutto, per i vari organismi), quella dei liberi professionisti, categoria della quale faccio parte anch’io. Ovviamente non so chi sia neanche una di queste persone e mi concentro sulla circoscrizione da cui provengono: 11 sono del Lazio, 5 dalla Toscana, 2 dalla Campania, 2 dalla Puglia, 2 Friuli Venezia Giulia e Sicilia, 1 solo rispettivamente per Lombardia Piemonte e Veneto. Insomma, non so chi verrà eletto, io nemmeno voterò, ma è chiaro che in una prospettiva geocentrica, nell’INPGI, Roma è ancora caput mundi. Almeno in termini di candidature. Chissà quanti colleghi giornalisti voteranno per il “rinnovo degli organi statutari”. Secondo quanto riporta il Sole24Ore, gli iscritti nel 2012 erano 52.386, di cui 34.335 nella cosiddetta gestione separata. Dai risultati delle elezioni 2012, con un calcolo a spanne, la percentuale di voto mi pare vada dal 10 al 20%. Non proprio una partecipazione entusiastica.

Per chi non lo sapesse, l’INPGI è l’ente previdenziale degli iscritti all’Ordine dei giornalisti che esercitano la professione (il che non vale per tutti gli iscritti all’Ordine che sono almeno il doppio). Per chi fa questo mestiere, l’iscrizione è obbligatoria: i versamenti vanno fatti lì, non alla disastrata INPS. Che comunque sarebbe come dover scegliere tra festeggiare la notte di capodanno in un’autogrill d’autostrada (c’è chi ci ha provato, per scherzo) o nel bar di una stazione ferroviaria. Nel caso lo si trovasse aperto a mezzanotte. L’INPGI se la passa meglio dell’INPS, ma siccome siamo un Paese di vecchi, le prospettive sono nere. Come riporta Repubblica, l’ente presenta “meno 81,6 milioni nel bilancio 2014, in netto peggioramento rispetto ai 51,6 milioni nel 2013 e ai soli 7,4 milioni nel 2012. Un esercizio, quello 2014, che ha visto i ricavi complessivi diminuire del 6,19% (rispetto all’anno prima) mentre nello stesso periodo i costi complessivi sono cresciuti del 44,8%”.

A proposito di costi – e veniamo al dunque – era proprio necessario inviare a tutti gli oltre 50 mila iscritti una raccomandata con ricevuta di ritorno, 4 pagine in tutto, per comunicare che bisogna votare, l’elenco dei candidati e una specie di certificato elettorale fatto alla bell’e meglio con Word? Da Nexive apprendo che attualmente una raccomandata di questo tipo costa 2,90 euro (+ IVA 22%). Non ho idea se l’INPGI abbia poi stipulato una convenzione particolare con l’azienda che ha sede a Milano. Così non fosse, il costo di questa operazione di “comunicazione istituzionale” è presto fatta: 2,90 x 50 mila (arrotondiamo) fa 145 mila euro + IVA per mandare raccomandate qua e là in giro per l’Italia. Per inciso, qualcosa di perfettamente inutile ai miei occhi, visto che esiste la posta elettronica di cui nessun giornalista è ormai privo per ovvie ragioni di lavoro, così come – volendo proprio fare i pignoli – è ormai d’uso abbastanza comune una cosa che si chiama PEC, posta elettronica certificata. Ma magari no, non è andata così, l’INPGI non ha speso tutti sti soldi per comunicare con i propri iscritti. Siamo convinti che considerata la quantità di raccomandate da inviare, esista una convenzione con Nexive che ha permesso di arrotondare la spesa – che so, ipotizzo – a 100 mila euro. Nel caso, una vera e propria “riduzione dei costi” attuata dall’ente. Per la precisione, una spending review de noantri.

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Giornalista e videomaker, ho realizzato diversi documentari, reportage e inchieste. Il mio blog personale: dalomb

9 COMMENTI

  1. Oltretutto hanno quel vizio di non dire chi sia il mittente prima di firmare……e credo che sia un diritto sapere chi sia il mittente auguri che ci sia modo in futura du una modifica a questa bufolata
    Cordialità

  2. E sarebbe anche utile modificare il fatto che il destinatario sappia da chi riceve la raccomandata e credo che sia un diritto prima di firmare qualcosa (per evitare truffe) spero in breve in una liete modifica a questa clausula che ha fatto le poste italiane invece che il destinatario deve firmare e poi protestare spreco e la voce prevenire sarebbe come al solito……
    Cordialità

  3. Ogni giornalista ha diritto di essere informato e ha diritto a votare su questioni che hanno dirette conseguenze sulla sua vita, e non è obbligato ad avere, pagare e leggere un indirizzo PEC. Si chiama democrazia. Caro giornalista, vuole anche lei rimuovere un altro diritto in favore di una spendingreviu?

  4. Ovviamente sì. Detto questo, a mio avviso ci sono modi più moderni e meno costosi di una vetusta raccomandata per informare tutti i propri associati circa la possibilità di esercitare questo diritto. Il punto è questo, non certo la legittimità di un voto. Un cordiale saluto. (Davide Lombardi)

  5. Vengono inviate delle lettere raccomandate ( corrispondenza a firma ) perchè non è sufficiente “informare” come dice lei: è necessario essere CERTI di aver informato.
    Per questo motivo, non solo in Italia ma in tutto il mondo, si utilizza la corrispondenza a firma del destinatario quando è necessario ESSERE FORMALMENTE CERTI DI AVER INFORMATO.

  6. Io non ho ricevuto alcuna raccomandata con avviso di ricevimento dall’INPGI, bensì un messaggio di Posta Elettronica Certificata. Questo perché io da tempo ho trasmesso all’ente il mio indirizzo di PEC (peraltro obbligatorio per i giornalisti) anziché vivere nel mondo di Qui, Quo e Qua…

    • Sono contento per te. Lo so che sei un giornalista molto impegnato nei favolosi mondi che circondano la professione, Ordine, INPGI, ecc. La cosa ti fa onore. A me purtroppo, fanno solo orrore. (dl)

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