Grossman, testimone e narratore del ‘900

Paragonato a Primo Levi e a Tolstoj, il nome di Vasilij Grossman suona poco noto alla maggior parte del pubblico dei lettori. Uno sconosciuto ebreo ucraino di Berdyčiv, classe 1905, uno sconosciuto corrispondente di guerra sul fronte orientale al seguito dell’Armata Rossa, uno sconosciuto testimone degli avvenimenti più tragici del Novecento. Uno sconosciuto che però ha osato, in tempi non sospetti, mettere sullo stesso piano i regimi nazista e stalinista, considerandoli due facce della stessa medaglia: il totalitarismo. “Un gigante russo, solo, poverissimo, malato, senza salario e editore”, secondo la descrizione che ne fa Gianni Riotta su La Stampa per il cinquantenario della morte avvenuta nel 1964, che ci regala uno dei capolavori della Letteratura del XX secolo, ma senza la fortuna di vederlo pubblicato.

A Modena, il weekend del 24 e 25 ottobre, il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, in collaborazione con l’Associazione “Le Graffette”, ospiterà il convegno internazionale: “Vasilij Grossman. Testimone e narratore del ‘900”, che vedrà come relatore principale il Prof. Francesco Maria Feltri (Istituto “F. Selmi” di Modena).

vasily-grossman
1945. Vasilij Grossman nella Berlino conquistata dall’Armata Rossa.

Come è nata l’idea di un convegno su Vasilij Grossman?
L’idea è nata all’interno di una piccola associazione culturale modenese che si chiama “Le Graffette”. E’ un’associazione che agisce senza fini di lucro e che si propone di offrire riflessioni di carattere storico, letterario e filosofico agli adulti: tenta, cioè, di colmare il vuoto lasciato dalla Scuola e dall’Università, nel campo della “formazione permanente” degli adulti. In pratica, proponiamo delle occasioni di incontro, in cui il sottoscritto o altri relatori (come Matteo Pagliani, Sandra Tassi e Bepi Campana) tengono una lezione; questa poi viene trascritta dai volontari e diventa una “Graffetta”, un libretto di facile lettura, che cerca di spiegare in termini divulgativi un tema di storia, di filosofia o di letteratura. Dunque, l’idea del convegno su Grossman è nata, con questo spirito, da “Le Graffette”, ma subito abbiamo trovato nel Centro Ferrari un partner entusiasta e validissimo.

Perché avete scelto proprio Vasilij Grossman?
Credo che Grossman sia uno degli scrittori più grandi del Novecento. Se dovessi pensare ad una figura dello stesso calibro, mi viene in mente solo Primo Levi. E’ stato ripubblicato da poco, per opera della casa editrice Adelphi, in una traduzione completamente rinnovata: quindi, è facile reperirlo in biblioteca o in libreria. Però, si tratta di un autore ancora semi-sconosciuto al grande pubblico e, forse, anche al mondo degli insegnanti di Lettere e di Storia. Le ragioni di questa scarsa fama sono tante, non escluso il fatto che il capolavoro di Grossman, “Vita e Destino”, è un’opera imponente. Si tratta di un romanzo impegnativo, che spaventa, almeno all’inizio, per la mole e per la molteplicità delle storie intrecciate, ma lo stile (anche in traduzione) è scorrevole e coinvolgente: oserei dire musicale.

In poche parole, riesce a dirci chi era Vasilij Grossman?
Durante la guerra, fu uno dei corrispondenti di guerra più seguiti dalla popolazione sovietica. Scriveva sul giornale dell’Armata rossa, che negli anni 1941-1945 era più apprezzato della stampa di Partito; però, il motivo per cui era amato era un altro: i lettori sapevano che Grossman scriveva solo ciò che aveva visto personalmente e toccato con mano. Ad esempio, quando descrisse la battaglia di Stalingrado, lo fece dopo aver vissuto per varie settimane al fronte, in prima linea, tra i soldati. “Vita e Destino” è, prima di tutto, il frutto di questa diretta esperienza al fronte. Grossman, però, era ebreo, e rimase sconvolto dalla notizia dell’uccisione di sua madre, in Ucraina, nel 1941. Anche se Grossman non ha vissuto personalmente la deportazione, “Vita e Destino” è anche un grande romanzo sulla Shoah.

Soldati sovietici durante la battaglia di Stalingrado
Soldati sovietici durante la battaglia di Stalingrado

Quali altri temi vengono toccati in “Vita e Destino”?
Si tratta di un romanzo corale, che non ha un solo protagonista. Mettendo in campo vari personaggi, l’autore riesce a presentare una grande quantità di scenari e di vicende, che toccano sia i crimini staliniani (il GULag, la deportazione dei kulaki, la carestia che, in Ucraina, provocò 6 milioni di morti) sia la guerra sul fronte orientale e lo sterminio degli ebrei in URSS. Quando il romanzo uscì per la prima volta, all’inizio degli anni Ottanta, questo accostamento, questo mettere su un piano di parità Hitler e Stalin provocò grande scandalo. Oggi, al contrario, credo che conoscere Grossman sia un aiuto importante per “leggere il Novecento” in una prospettiva più ampia e più completa, in tutta la sua complessità, che le varie ideologie rischiano di appiattire e di semplificare.

vita e destino“Vita e destino”, portato a termine, dopo un’elaborazione durata dieci anni, nel 1960, vedrà la luce solo nel 1980 a Losanna grazie all’illuminato editore Vladimir Dimitrijević, dopo vent’anni di clandestinità. L’ideologo del PCUS, Michail Suslov, segretario del Comitato Centrale, disse che “Vita e destino” era «peggio della bomba atomica». Lo sguardo che Grossman getta sulle principali battaglie della Seconda Guerra Mondiale, come la decisiva battaglia di Stalingrado, sulle atrocità dei campi di sterminio – suo il primo reportage sui campi, pubblicato in rivista nel 1944 col titolo “L’inferno di Treblinka” – è animato da un unico principio: «chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda, e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità». C’è chi ritrova un eccesso di audacia e chi di ingenuità nel lavoro ostinato in vista della pubblicazione di un uomo che si è conquistato visibilità e pubblico tra ufficiali, soldati e cittadini, grazie alla passione per le notizie autentiche, al di là della retorica ufficiale, al punto che il suo racconto su Treblinka sarà utilizzato come documento nel corso del processo di Norimberga.

Come spiega il relatore Prof. Feltri, “la speranza di Grossman era che fosse iniziata una nuova epoca, dopo la morte di Stalin. E’ vero che c’era stata l’invasione dell’Ungheria, però, in Russia, le dichiarazioni di Krushev al XX Congresso del PCUS erano state esplosive (e imbarazzanti). I Gulag erano stato smantellati e Solgenicyn aveva potuto pubblicare “Una giornata di Ivan Denisovic”. Il problema era un altro: Grossman demoliva anche Lenin e l’idea stessa di rivoluzione bolscevica. E questo era troppo anche per Krushev. Forse tra 200 anni… gli disse il funzionario della censura”.

Rispetto all’accostamento a Tolstoj, “Un confronto con “Guerra e pace” è legittimo, continua Feltri, “per la profondità delle riflessioni filosofiche e morali (un parallelo frequente è pure con “I fratelli Karamazov”), il racconto corale e la descrizione di alcune vicende storiche decisive per il popolo russo. La grandezza vera di “Vita e destino” sta nella sua capacità di accogliere tutto il Novecento: stalinismo, nazismo, guerra, antisemitismo, shoah, Gulag sono visti con l’occhio delle vittime, dei carnefici, della gente comune, dei potenti. C’è tutta la “vita” del Novecento, che esige decisione morale: perché il “destino” lo decide l’uomo, con le sue scelte etiche”.

Manifesto di propaganda sovietica durante la seconda guerra mondiale
Manifesto di propaganda sovietica durante la seconda guerra mondiale

In “Vita e destino”, le vicende della famiglia Strum Shaposhnikov incrociano la Storia con la s maiuscola. Tra i personaggi si stagliano le figure di Stalin e Hitler, quest’ultimo presentato come un uomo infantile e pieno di paure. Si sperimenta la solitudine e la disperazione di chi vede diventare nemico il proprio paese, tematica ulteriormente sviluppata in quello che è considerato il testamento spirituale di Grossman, “Tutto scorre…” (1955-1963), in cui l’autore descrive senza imbarazzi le torture dei Gulag, lo sterminio dei kulaki, lo strumento disumano della delazione alla base del mondo sovietico.

È un grande affresco del Male l’opera di Grossman, di come esso si manifesta e di come può avere la peggio nella battaglia non contro il bene, ma contro la bontà. Non ha più senso, infatti, parlare di bene, se questo non è più universale, ma coincide con gli interessi di una setta, di una razza, di una religione, di una nazione. «Non ci credo io nel bene. Io credo nella bontà», si legge in “Vita e Destino” e, ancora: «In che cosa consiste il bene? A chi lo si fa? Chi lo fa? Esiste un bene comune, applicabile a ogni uomo, a ogni razza, a ogni circostanza? Oppure il mio bene è il tuo male, e il bene del mio popolo il male del tuo? E’ eterno, il bene, immutabile, o forse quello che ieri era bene oggi diventa vizio, e il male di ieri è il bene di oggi?».
Al bene piegato agli interessi di regime, sopravvive, dunque, la bontà come forza morale cieca e istintiva, «che si estende a tutto quanto è vivo, a un topo o a un ramo che un passante si ferma a sistemare perché possa attecchire meglio al tronco».

È l’etica delle piccole e involontariamente buone azioni degli uomini l’unico modo di sconfiggere il male nel mondo. Proprio collocando”Vita e destino” tra etica e storia, il Prof. Feltri illustra questo concetto di “bontà illogica (o insensata)” come “l’atteggiamento di chi si preoccupa davvero dell’altro e se ne prende cura” e continua, poi, spiegando che “il rivoluzionario che agisce in nome del “bene” è narcisista, innamorato del proprio progetto, come l’inquisitore che brucia l’eretico. La “bontà” finisce per essere l’unico vero antidoto alla “banalità del male”, al comportamento del burocrate zelante che guarda al risultato, e non dà peso a niente altro. E’ “l’umano nell’uomo”, ciò che lo distingue dagli esseri inanimati e dalle macchine. Penso che sia un messaggio magnifico per i giovani, soprattutto dopo la fine delle utopie: è un messaggio concreto, alla portata di tutti, che ognuno può mettere in pratica e che supera le fedi, politiche e religiose. Forse, oggi è il solo antidoto etico alla violenza degli integralisti di ogni fede”.

programma

L’incontro del 24 ottobre si rivolge prevalentemente alle scuole superiori; sarà un reading di testi, per far conoscere la voce diretta dello scrittore. In questa occasione, è stata determinante la collaborazione di un’altra associazione modenese, “Il Leggio”, nata proprio al fine di promuovere a Modena il “piacere della lettura”. Domenica 25 ottobre, invece, il convegno vero e proprio prevede tre relazioni. La Prof.ssa Elissa Bemporad (che insegna all’università di New York ed è specializzata nella storia degli ebrei russi) presenterà un profilo dello scrittore, inserendolo nel contesto più vasto del rapporto tra regime comunista ed ebrei, in URSS. La Prof.ssa Antonella Salomoni (che insegna presso l’università di Bologna e in quella della Calabria) affronterà il tema della Shoah in Unione Sovietica. Al Prof. Feltri, invece, è stato assegnato il compito di presentare “Vita e Destino”, il romanzo che obbliga a rileggere il Novecento in un’ottica nuova, capace di superare tutte le tradizionali impostazioni ideologiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *