Una sfida in 3D (guai in vista per l’Ikea)

Partiamo dall’inizio. Un FabLab (digital fabrication – fabbing laboratory) è un luogo dove poter inventare, prototipare, realizzare un progetto e unire competenze diverse e complementari, dove incontrare persone e scoprire nuove soluzioni a vecchi problemi. In un  FabLab sono presenti una serie di strumenti computerizzati  – per esempio le stampanti tridimensionali – in grado di realizzare a costi assolutamente accessibili, grazie anche all’impiego di software open source, una vasta gamma di oggetti che normalmente sarebbero appannaggio di produzioni di massa. Non è lontano il giorno in cui si potrà progettare e realizzare da soli che so, la propria cucina con tanto di utensili.

Concepiti al MIT di Boston, i FabLab si stanno diffondendo a livello globale, trovando la loro forza in una filosofia che unisce un’azione territoriale ad un network internazionale. Sono luoghi aperti alla creatività, all’innovazione, alla creazione di gruppi di interesse per uno scambio di conoscenze, competenze e risorse tra designer, imprese creative, artigiani, cittadini, scuole, università, professionisti, inventori (giovani e non, smanettoni e non), curiosi…

Ci sono tipologie molto diverse: da quelli più istituzionali, creati e promossi da enti pubblici, a quelli che emergono da una community di appassionati “dal basso”.

A Modena, in Strada Barchetta 77, c’è FabLab Modena, un progetto di Civibox, associazione che diffonde la cultura digitale a tutti i livelli (dall’alfabetizzazione informatica per gli anziani al percorso NewGame, sulla creazione dei videogiochi).

“Il FabLab è nato ormai un anno fa, anche se è solo negli ultimi mesi che siamo usciti dallo stato embrionale e abbiamo attivato diversi corsi, perché la formazione è fondamentale –spiega Caterina Bonora, vicepresidente di Civibox – Inoltre, abbiamo organizzato una prima e riuscita call 4 makers (eventi in cui è possibile proporre un proprio laboratorio pratico), e ne faremo altre, perché la community è altrettanto basilare.

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A livello progettuale, facciamo parte della rete regionale Mak-ER, promossa da Aster, e abbiamo collaborato con l’agenzia MAW sul territorio modenese per il progetto nazionale Girls Code It Better, per un accesso alla conoscenza scientifica e tecnica di un gruppo di ragazze delle scuole medie Marconi. Tali competenze saranno fondamentali per le lavoratrici di domani, e mi sembra estremamente positivo che si stia sviluppando una “coscienza di genere” in questo senso; è altrettanto significativo che una delle principali agenzie per il lavoro abbia creato un progetto con lo “sguardo lungo” per la parità sul lavoro, campo su cui si gioca la dignità della persona.

Stiamo sviluppando molte proposte progettuali, l’interesse da parte di start-up e privati è molto alto e vivace. Ma il FabLab è soprattutto un luogo dove competenze diverse si possono incontrare (casualmente o… li facciamo incontrare noi!): monitorate il sito fablabmodena.com o il gruppo Facebook Fablab Modena e veniteci a trovare negli orari di apertura al pubblico. 
Con gli altri spazi di making in sviluppo sul territorio (come l’Hub all’R-Nord) siamo in dialogo aperto, siamo assolutamente interessati a collaborare per un’azione sinergica su Modena”.

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I FabLab sono le nuove officine di una volta: dal meccanico al digitale. Come e perché stanno rivoluzionando l’economia? Rappresentano davvero il futuro dell’economia?
“Credo che siamo ad un punto di svolta – afferma Bonora – la stampa 3D esiste dagli anni ’80, ma è nell’epoca della sharing economy che il modello FabLab ha preso piede. Inoltre il modello statunitense è molto diverso dall’arcipelago italiano, con investimenti molto differenti. Diciamo che se qualche mese fa Obama si è fatto scannerizzare e stampare in 3D qualche interesse per la società e l’economia queste tecnologie lo devono avere!
Le tipologie di FabLab si stanno differenziando in modo netto: c’è chi ha un approccio più commerciale, da start-up o da service, e chi mette più al centro l’impatto sociale, i cui benefici si possono apprezzare nel lungo periodo, soprattutto dallo sviluppo di relazioni nuove tra le persone. Vi sono FabLab più indirizzati alla formazione, alla scuola, quelli che sperimentano nel campo del biomedicale, dell’edilizia, della domotica, della robotica, dei beni culturali.

La rivoluzione sta nell’approccio e anche nel mercato: se ognuno avrà in futuro in casa una propria stampante 3D, potremo crearci oggetti altamente personalizzati, progettarli in casa e in casa realizzarli. Grosso guaio per l’Ikea!
Rifkin descrive questa “Terza Rivoluzione Industriale” da anni, vi invito a leggere il suo pensiero. Forse possiamo pensare ai FabLab come nuovi spazi di aggregazione, conoscenza e lavoro per contenuti innovativi. Alla fine, dipende sempre dalle persone e dal reale interesse alla collaborazione, alla condivisione. Più idee, meno macchine.

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Cito una testimonianza interessante: un nostro giovane collaboratore, Alessandro Tassinari, sta facendo della sua competenza per la stampa 3D un lavoro: con FabLab Modena, come progettista e docente per i corsi di stampa 3D e con Stampa 3D Forum, un sito da lui co-fondato, un punto di riferimento nazionale per la divulgazione sul tema. A soli 24 anni, credo sia un percorso estremamente positivo, che sottolinea l’importanza di acquisire delle competenze di alto livello, seguendo le proprie passioni, e poi spenderle, mettendosi in connessione con gruppi di lavoro.

Parole d’ordine: imparare e creare. Due verbi impegnativi…
Non vi è l’una senza l’altra, direi. Né si finisce mai: la creazione è presente già, in potenza, nella conoscenza acquisita o nella persona con cui possiamo costruire qualcosa di nuovo. “Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.”, diceva George Bernard Shaw . Aggiungerei una parola, che è nella tua domanda, ma che è altrettanto importante e inscindibilmente intrecciata all’apprendimento e alla creazione: l’impegno.

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Come è andata per FabLab Modena la Fiera delle Opportunità e del Lavoro che si è tenuta nei giorni scorsi al Foro Boario?
La sala era piena e abbiamo ricevuto molte richieste e nuovi contatti: credo abbiano intuito le potenzialità dei contenuti del nostro talk anche gli organizzatori della fiera Ricomincio da Me, l’associazione Viceversa, che desidero ringraziare nuovamente. La due giorni è stata anche per noi una bellissima opportunità (a proposito!) per conoscere tante persone, tante possibilità, e anche per renderci conto che, nonostante la crisi, il territorio di Modena è molto attivo. Non a caso Modena è la città al 3° posto in Italia per Qualità della Vita nella classifica de Il Sole 24 Ore di dicembre 2014, per due motivi principali: proprio il lavoro e i servizi, che attraggono molte persone non “autoctone”.

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