Tokuyoshi: le origini e il sogno di uno chef giapponese, di Modena

Oggi vi voglio raccontare una storia. Una storia affascinante, di successo, ma anche di dedizione, studio, concentrazione e grande volontà. Una storia dove i sogni giocano un ruolo determinante. E dove Modena ha un ruolo da protagonista.

Un bel giorno ho ricevuto un messaggio dalla mia sorella maggiore, che vive a Tokyo. “Vengo a Milano da te. Domani vediamo Yoji”. Subito non sapevo chi fosse. Yoji Tokuyoshi è un ragazzo giapponese che ha vissuto a Modena per quasi 10 anni. Arrivato in Italia per inseguire la sua passione, la cucina, approda all’Osteria Francescana per uno stage. Da qui la sua ascesa, prima come allievo e poi come sous chef di Massimo Bottura della tristellata Osteria Francescana. Un tipo qualunque, quindi. Uno di quei classici incontri che solo mia sorella è in grado di organizzare con tanta naturalezza. Ed eccolo arrivare, un volto sereno, in mezzo ad un’affollatissima osteria milanese, nella fretta della pausa pranzo lui sembra non accorgersi di nulla. Con gentilezza, ci racconta la sua storia. Ci dice che prova un grande affetto e rispetto per la nostra città. Per lui ha rappresentato l’occasione della vita, il trampolino di lancio, alla faccia di Londra, o New York. Qui ha trovato il suo Maestro, qui ha capito “come poter rintracciare l’arte e la cultura in ogni gesto quotidiano”. Sembra una poesia, ma è lei, è Modena in tutto il suo splendore, tra i vicoli umidi del centro, con i suoi prodotti freschi e deliziosi. E la passione di un artigiano.

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E da qui la consapevolezza, la ricerca di Yoji di un’identità propria, che unisse quanto appreso sulla cucina italiana e le sue origini. Un progetto, una visione: un ristorante suo, che portasse il suo nome. Ma questa volta a Milano, la città del 2015, che tutto può dare e tutto può togliere. Una sfida, insomma, voglia di crescere, di creare. Ed ecco così, in una location strategica, l’ex ristorante del suo amico-chef Pryan Wicky, già affermatissimo cuoco dell’omonimo locale, apre il Ristorante Tokuyoshi. Logo e lettering molto giapponesi, con una sorpresa: si mangia italiano. Il payoff di questo ristorante è, infatti, “Cucina Italiana Contaminata”. Anche se non suona molto bene, ci dice Yoji, proprio questo vuole essere: “Il nuovo ristorante porterà il mio nome, Tokuyoshi, quindi deve rappresentarmi il più possibile: non voglio dare vita all’ennesimo locale di cucina fusion, ma vorrei portare in tavola piatti che raccontino le mie esperienze. Il mio intento è fare esclusivamente cucina italiana, con prodotti locali, ma interpretata con l’occhio di un giapponese, impiegando tecniche e commistioni di sapori sempre saldamente legati al territorio di questo Paese, dove vivo ormai da anni”.

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Ebbene, arriviamo al dunque, ieri sera ci sono andata. Yoji ci aspettava con la solita gentilezza disarmante, ha voluto presentarci personalmente numerosi piatti e ci ha stregati con il suo animo umile e affascinate. Locale color verde petrolio, lampade minimal e piatti di pregiata ceramica giapponese. Il mix si presentava intrigante e così è stato. Una selezione di 9 portate scelte dallo chef, un percorso per scoprire gradualmente la sua ricerca e le sue contaminazioni. Una serata piacevolissima e dai sapori speciali, nuovi e sorprendenti. Il germoglio, un artistico rametto di carta, installazione e simbolo del ristorante, stava lì di fronte a noi, come a dire: ho appena messo la testa fuori, ma crescerò forte e robusto..
E infine la foto ricordo, da mandare a mia sorella a Tokyo: noi e Yoji ti aspettiamo, torna presto.

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