Strage di Parigi: riflessioni e reazioni del giorno dopo con l’imam di...

Strage di Parigi: riflessioni e reazioni del giorno dopo con l’imam di Modena

All'indomani degli attacchi multipli e simultanei di Parigi in cui hanno perso la vita 129 persone regna il gelo e il basso profilo presso la moschea di Via delle Suore, il principale centro islamico della città.

1
CONDIVIDI

E’ successo tutto in una notte: 6 attentati coordinati, 129 morti, 200 feriti di cui la metà gravi, una metropoli nel panico e un paese e un continente che mai come adesso si scopre vulnerabile. A meno di un anno dalla strage nella redazione di Charlie Hebdo, Parigi si sveglia ferita e sconvolta. Uno shock per il Vecchio Continente che non conosce guerre sulla propria pelle da oltre cinquant’anni. La costernazione si diffonde rapidamente in tutto il mondo senza bisogno di selfies. Le prese di posizione si moltiplicano: dal presidente Obama al Papa fino al più modesto amministratore locale, un coro unanime di condanne e condoglianze.

Modena non è stata ad aspettare: nella mattinata di sabato 14 novembre si è tenuto un presidio sotto la Ghirlandina. Un centinaio di persone dall’aria smarrita, con buone intenzioni ma dubbioso su come reagire nel modo più opportuno e lucido davanti a una strage senza precedenti, davanti a una furia incomprensibile che è esplosa colpendo indiscriminatamente nel mucchio. Come alcune “bombe intelligenti” in altri luoghi che non sono Parigi. Un cancro di irrazionalità fanatica che si è sviluppato nei decenni nella colpevole indifferenza dell’Occidente. Lo stesso Occidente che pur coinvolto direttamente o indirettamente in quasi tutti i conflitti mondiali dal dopoguerra ad oggi si ritrova sgomento quando la violenza gli entra in casa.

Leggi anche: Stragi di Parigi: riflessioni del giorno dopo con il rabbino di Modena.

Nella città in cui vennero dichiarati i Diritti dell’Uomo dicono “siamo in un guerra”. Oltralpe vivono sei milioni di musulmani. In Italia sono circa un milione e mezzo di cui quasi 10mila a Modena. Si riuniscono in preghiera presso i tre centri presenti in città: la moschea di via delle Suore, la moschea di via Portogallo e la moschea turca di via Munari. Fondata nel 1992 la “moschea del Misericordioso” di via delle Suore è il centro islamico più antico della città e quello maggiormente frequentato. Qui si riuniscono nigeriani, bosniaci, marocchini e bengalesi a rappresentanza della complessità del mondo islamico, un patchwork multietnico e multiculturale di oltre un miliardo e mezzo di credenti che si estende dal Magreb al Pacifico del Sud.

 

Ecco come ha titolato in prima pagina il giorno dopo la tragedia di Parigi il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.
Ecco come ha titolato in prima pagina il giorno dopo la tragedia di Parigi il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.

“Questi eventi sono pura benzina per i razzisti di ogni sorta, il mondo sarà un posto peggiore e per noi sarà tutto più difficile”, dice un ragazzo africano che esce dalla moschea dopo la preghiera del tramonto del “Maghrib”, la quarta delle cinque orazioni canoniche quotidiane dell’Islam. I frequentatori del Centro sono persone semplici e in moschea non si parla di politica ma si prega e ci si organizza per migliorare la qualità della vita della comunità, giorno dopo giorno, nelle stesse identiche condizioni materiali del resto degli abitanti della città di Modena. La crisi morde, bisogna lottare per il posto di lavoro, le priorità non sono certo il “Jihad”.

Dice l’imam del centro Mohamed El Raoui:“E’ totalmente folle, non voglio assolutamente essere assimilato a dei comportamenti criminali, anzi bestiali come quelli di Parigi: prima di essere una questione di fanatismo religioso e una questione di umanità, i fatti di Francia sono di una brutalità inaudita”.

Alla sera un piccolo suk di venditori ambulanti di frutta e verdura si forma nelle vicinanze della moschea avvolta nella nebbia. Interviene il presidente della moschea Abderrahim El Hafiane, un uomo di nazionalità marocchina dall’aria stanca e un po’ seccata di chi deve scusarsi per qualcosa di cui non ha nessuna responsabilità:”Se ci fossero delle teste calde li denunceremmo subito alle autorità ma qui a Modena il grado di convivenza e l’assenza di conflittualità culturale sono la norma, non esistono figure assimilabili al sanguinario kamikaze. Io posso personalmente condannare un atto di barbarie ma mi rifiuto di considerare gli attentatori come musulmani”.

Il sindaco Muzzarelli in visita al centro islamico di via delle Suore
Il sindaco Muzzarelli durante un incontro con la comunità islamica modenese

I musulmani si dissociano da questi atti prima di doverli condannare davanti all’opinione pubblica d’Europa, un continente impaurito dove il populismo trova sempre più consenso. Ma molti di loro non si riconoscono neanche in modo remoto nell’ideologia che ha armato i commando jihadisti. Un gruppo con una preparazione militare prima che religiosa. “L’Islam è una religione di pace. Il termine arabo deriva dalla stessa radice della parola “salam”, cioè pace. Per Noi Musulmani entrambi i significati sono indissolubili: la Pace e il culto di Dio”, dice l’imam El Raoui.

Per i musulmani di Modena i terroristi sono individui che si richiamano abusivamente all’Islam e che agiscono in maniera totalmente contraria alla morale musulmana. “Sono esistiti e esistono integralismi e fondamentalisti di ogni colore, estremismi razziali e terrorismi di natura politica: nel 2011 in Norvegia, Anders Breivik ha ucciso da solo 80 persone in nome di Dio”, dice Murad, un giovane studente universitario.

Parigi è vicina ma allo stesso tempo lontana dalla realtà islamica d’Italia. In Francia l’Islam violento ha una storia e quasi una tradizione nazionale: dagli attentati targati G.I.A (“Gruppo Islamico Armato”) degli anni ’90 al recente assalto al giornale satirico Charlie Hebdo rivendicato dall’Isis. La matrice deviante rimane una componente ideologica minoritaria dell’Islam sunnita rigorista e antiriformista: il wahabbismo e la sua espressione armata contemporanea, il salafismo jihadista.

Il comunicato stampa, scritto a mano, dei musulmani della moschea di via delle Suore
Il comunicato stampa, scritto a mano, dei musulmani della moschea di via delle Suore

Ma l’Islam in sé non promuove la violenza né la pace. E’ una religione e come tutte le religioni la sua espressione materiale dipende dalll’arbitrio di chi la pratica. Secondo l’imam El Raoui: “Se sei una persona violenta il tuo modo di vivere la religione sarà violento che tu sia musulmano, cristiano, ebreo o induista. Sono le persone a essere violente o pacifiche e questo dipende molto dalla società, dalla politica e dalla situazione di guerra o pace in cui vivono”.

Verso le 19 la comunità islamica si prepara all’Aisha, l’ultima preghiera quotidiana. Parigi è vicina eppure il distacco nei confronti degli attentati è netto. La notte e la nebbia incorniciano la moschea, un ex capannone industriale di periferia di proprietà comunale.

“Se ci fossero teste calde avviseremmo subito le autorità”, rassicura stancamente il presidente alla città. Mortificato quanto “noi” dalla banalità del male.

Leggi anche:
Da Modena alla Mecca, il sacro pellegrinaggio dei musulmani
La Sublime Porta nel cuore di Modena: i pellegrini e la moschea turca di via Munari
Dentro la cittadella islamica di Modena: la festa del sacrificio

Ci saranno attentati anche in Emilia-Romagna?

CONDIVIDI
Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

1 COMMENTO

Rispondi