“Sing hallelujah”, un po’ di Harlem a Modena

“Sing hallelujah”, un po’ di Harlem a Modena

Prosegue il reportage di Note Modenesi sulle minoranze religiose a Modena, dopo l'Islam è la volta del mondo protestante e delle sue innumerevoli Chiese. Protagonisti di questa seconda parte sugli evangelici, sono i pentecostali e le Chiese Gospel indipendenti.

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Da fuori, sotto al cavalcavia di viale Mazzoni, si possono udire le voci black in coro e distinguere gli inni “Praise the Lord”, “I give myself away”. E’ il gospel, la musica afro-americana che rimbomba dalla saletta della Full Gospel Church International. Potremmo essere a Harlem, a Brooklyn, oppure nella cosiddetta Bible Belt, “la cintura della Bibbia”, zona del sud degli Stati Uniti in cui vive una gran numero di persone di religione Cristiana Protestante, per lo più evangelica. Nei loro canti c’è l’odore dei campi di cotone, il ricordo di un passato da schiavi. Ma siamo a Modena in una domenica di ottobre.

Dentro alla sala ci sono un centinaio di evangelici pentecostali riuniti per il culto della domenica: donne, uomini e bambini tutti di origine africana e vestiti a festa. Cantano, ballano e gridano “Alleluia” e “Amen” dopo ogni strofa. Dietro alle coriste c’è un gruppo di musicisti neri: le congas e le percussioni tengono il ritmo, i tamburelli sibilano come i grilli d’estate. Aretha Franklin e Mahalia Jackson sono passate da qui. C’e’ un’atmosfera quasi sciamanica, contagiosa, uno stato di elevazione spirituale palpabile, un ardore religioso travolgente. Senza questa ispirazione e questa profondità non avremmo mai avuto la musica soul e i tutti i suoi derivati: “Dio è nella musica, e nella musica c’è Dio, per loro”, penso.

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La Full Gospel Church International è una delle venti chiese evangelico-pentecostali di Modena. Nata agli inizi degli anni ’70 negli Stati Uniti ha messo radici in Italia poco più di un decennio fa. In città i suoi aderenti sono quasi tutti ghanesi o nigeriani. Il pastore è californiano ed è anche l’unico bianco che incontriamo. Si chiama Robert Hord ed è un dirigente della Chrysler in pensione sposato con una donna italiana. E’ uno dei responsabili della Full Gospel Church: “La nostra Chiesa non ha colore, non ha connotazioni razziali, negli Stati Uniti il culto pentecostale unisce bianchi e neri, nonostante le tensioni interetniche è rimasto uno dei baluardi del vero amore cristiano senza frontiere”.

L’atmosfera in questo ex deposito industriale adibito a sala di culto è diversa dai silenzi delle moschee e dalla ritualità un po’ compassata delle nostre chiese cattoliche. C’è un clima di esuberanza collettiva tanto informale quanto solenne. Quando arrivano le note di Amazing Grace, la sala vibra letteralmente, i credenti piangono di gioia alzando le mani al cielo e muovendo le anche mentre i tamburi battono forte e gli acuti delle coriste si perdono nei cuori dei fedeli.

“Abbiamo perso il senso delle cose, la morale cristiana è stata corrotta dai costumi moderni: è tutto sex, drugs and rock and roll, le persone credono di sostituirsi a Dio e finiscono per diventare infelici”, afferma con inconfondibile accento yankee il pastore della California.

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Anche il credo pentecostale come quello evangelico tradizionale crede in un’interpretazione letterale delle Scritture e soprattutto nell’esperienza diretta della conoscenza del Cristo. “Senza l’incontro con Gesù non può esserci salvazione”, spiega il pastore. Si tratta senza dubbio di un inquadramento molto rigoroso e conservatore ma ingentilito da pratiche religiose più libere e dall’entusiasmo dei partecipanti.

Fra un canto e l’altro, i fedeli si avvicendano all’altare nella loro testimonianza di fede interrotti a ogni frase dalle urla “Amen”, “Alleluja” e “Praise the Lord” dei credenti entusiasti e tutt’altro che passivi durante la cerimonia. Si legge il Vangelo, si intonano inni e ci si abbraccia. Le orazioni vengono eseguite in lingua inglese e tradotte, in alcuni momenti, in italiano. E’ un cristianesimo derivato dal protestantesimo coloniale anglosassone, i cristiani africani delle ex colonie francesi sono infatti tradizionalmente cattolici, quando non musulmani.

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A pochi metri dalla Full Gospel Church c’e’ la Mountain of Fire and Miracles Ministries, un’altra chiesa pentecostale di ispirazione carismatica. Sono per lo più Nigeriani a frequentarla. Musica e balli ipnotici anche da loro e un’attenta opera di proselitismo mirata a debellare fra i loro connazionali quello che i pentecostali africani ritengono rappresentare la più grave eresia: la stregoneria e il voodoo. Poi c’è l’opposizione militante a Satana. Nella concezione di queste chiese, così colorate e piene di entusiasmo, il mondo è dominato dal Diavolo. Il male è ovunque e ha un nome e un cognome: “Modernità Occidentale”. Proprio quella che avrebbe dovuto assestare il colpo di grazia alla religione secondo i più illustri accademici occidentali dall’Ottocento in poi.

Anche gli evangelici classici pensano che il mondano sia controllato da Lucifero perciò nella serata di venerdì 9 ottobre hanno organizzato una conferenza pubblica intitolata:”Gender, cosa vogliono insegnare ai nostri figli?”.

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Fra le 150 persone presenti al teatro del Sacro Cuore salutiamo di nuovo l’Anziano Giuseppe Berri della Chiesa Cristiana Evangelica dei Fratelli di via di Vittorio. Intorno a lui, nelle prime file, siedono alcuni pastori pentecostali africani. Il palco è tutto di Sandro Oliveri, ex deputato della Repubblica, primo e per ora unico evangelico-pentescotale eletto in Parlamento, e Giuseppe Grana presidente del Centro Culturale Cattolico il Faro.

Si tratta della frazione più militante dei credenti evangelici in alleanza strategica con parti del mondo cattolico locale. Il tema della conferenza testimonia di una lettura politica dell’attualità fortemente critica sui “nuovi diritti” alle coppie omosessuali ma soprattutto su un’educazione scolastica che secondo i relatori pervertirebbe e travierebbe i giovanissimi studenti.

L’obiettivo principale è mobilitare i genitori degli studenti per “resistere contro “la negazione dei sessi”, afferma Giuseppe Grana, anestesista in pensione. “La teoria del gender è quell’ideologia che vuole sconvolgere la natura e il nostro contratto sociale – dice l’onorevole Oliveri – In base a questa teoria l’uomo sarebbe indistinguibile dalla donna e viceversa. Un’ideologia secondo la quale la differenza tra maschio e femmina è solo una costruzione culturale. Si tratta di una vera dittatura che intende appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità uomo e donna come pura astrazione”, chiosa Uliveri.

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Nonostante le aperture di Papa Francesco (qui la sua intervista a Civiltà Cattolica) e, a livello locale, dell’Arcivescovo di Modena Erio Castellucci (qui una recente intervista al Resto del Carlino), durante il convegno si parla dei gay come fossero malati che possono essere curati “grazie all’intervento di Dio”, dice una giovane evangelica del pubblico. Un’audience che non è composta da sprovveduti. Accanto a famiglie numerose, c’erano medici, professori, avvocati e uomini di scienza. Tutti d’accordo nel ritenere che il mondo contemporaneo è dominato dalle forze oscure di Satana, responsabile di voler sovvertire l’ordine naturale e la società nel suo complesso. Secondo i loro detrattori questi militanti agirebbero in malafede e userebbero una teoria non avvallata da nessuna accademia e da nessun collegio scientifico per manifestare il proprio oscurantismo. Non esisterebbero teorie del gender, secondo i detrattori, ma solo “studi di genere”, un campo della sociologia che non arriva comunque alle conclusioni apocalittiche ventilate dagli attivisti cristiani.

Il clima all’interno del convegno è molto diverso da quello che abbiamo trovato nella chiesa pentecostale, la Full Gospel Church International. Un culto semplice che con l’aiuto della musica va dritto al cuore del fedele. Un modello di partecipazione attiva alla religione in cui le anime più deboli e vulnerabili, le persone in difficoltà, vi possono trovare conforto.

Nella prossima e ultima parte della nostra inchiesta sul mondo protestante a Modena torneremo alla Chiesa Cristiana dei “Fratelli“ di via Di Vittorio per assistere a un battesimo evangelico tenendo d’occhio le manifestazioni pubbliche del Comitato locale informale delle realtà protestanti che per parlare di Islam ha invitato, il 23 di ottobre, Magdi Cristiano Allam, fra i maggior esponenti anti-Islam in Italia oggi. Mentre venerdì 16 di ottobre si celebrerà il Meeting Annuale delle donne protestanti modenesi.

(Fine seconda parte. Continua)

Prima puntata: “Sono un cristiano rinato“.

Foto di Rossella Famiglietti.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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