Sembrava andasse tutto bene e poi tutto cambiò

Sembrava andasse tutto bene e poi tutto cambiò

Continua la collaborazione di Note Modenesi coi laboratori del progetto "Carissimi padri" organizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione. Oggi è il turno del lavoro realizzato dalla Scuola Media Statale “G. Carducci”.

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Scuola Media Statale “G. Carducci”

a.s 2014-2015

Il racconto teatrale elaborato dagli studenti della Scuola Media Carducci di Modena si svolge ai giorni nostri. Con gli occhi dei ragazzi il “gioco” delle figurine diventa il pretesto per riscoprire e rivivere l’ottimismo, la spensieratezza e l’euforia che caratterizza il periodo della belle époque.

Ogni figurina raffigura un inventore e mille sono le innovazioni che hanno rivoluzionato per sempre la nostra epoca: Alva John Fisher e l’invenzione la lavatrice, il primo volo dei fratelli Wright, il Conte Ferdinand von Zeppelin e il suo omonimo dirigibile, fino ad arrivare alla figurina introvabile quella di Guglielmo Marconi, il supremo inventore della radio…

Pareva proprio che il nuovo secolo, il Novecento, avrebbe dato il via ad un’epoca di pace e benessere per tutti. Insomma, “Sembrava andasse bene e poi tutto cambiò”!

Per ulteriori informazioni si rimanda alla pagina del laboratorio sul sito di Carissimi Padri…

Scena I

MUSICA (La musica scema lentamente quando tutti hanno raggiunto la posizione)

(Roberta, Nicolò e Caterina entrano da sinistra; Hedra, Daria e Roman da destra. Federico entra da destra sottopalco, ascoltando la musica con gli auricolari. L’ingresso è sfalsato!)

NICOLÒ: (sbadiglia)… E adesso, che cosa facciamo?

ROBERTA: Non lo so, tu cosa vuoi fare?

ROMAN: (viene al centro dribblando finti avversari) Ehi, ho trovato! Che ne direste di fare due tiri al pallone… così, tanto per sgranchirci un po’? (tutti guardano Roman, in silenzio)

NICOLÒ: (ignorandolo) … Allora, che cosa facciamo?

ROBERTA: Non lo so, tu cosa vuoi fare?

NICOLÒ: (sempre rivolto al pubblico) Ma se io dico “che cosa facciamo?” e tu dici “tu cosa vuoi fare?”… “Che cosa facciamo”, “Che cosa vuoi fare”… facciamo qualcosa!

ROBERTA: Ok, va bene, non ti scaldare… (pausa) Tu cosa vuoi fare?

HEDRA: Ragazzi, ragazzi… sapete che ieri ho comprato quelle nuove figurine con cui giocate sempre? Potremmo scambiarcele, che ne dite? Dai, dai… Mi piacerebbe riuscire a completare la collezione…

ROBERTA: Oh, anche a me! Me ne manca soltanto una…

DARIA: Anche io le ho comprate.

HEDRA: (avanti in proscenio) Allora… scambio?!? (tira fuori le sue figurine)

CATERINA: Sì, che bello, io ho un sacco di doppioni.

(Roman ruba a Hedra le figurine e si allontana. In un gioco di passaggi una delle figurine la prende Nicolò seduto al centro, che subito si alza e dice la sua battuta; altre le prendono Roberta e Daria. Caterina allunga il braccio per porgere a Hedra una figurina, interrompendo l’inseguimento)

NICOLÒ: No, Alva John Fisher… sempre Fisher, ne ho già tre…

ROMAN: (fuggendo verso destra) Giuseppe Ravizza! Ma vieni… Sono mesi che lo cerco…

HEDRA: (cercando di recuperare le sue figurine) Dai ragazzi, smettetela di fare i cretini, ridatemele! Così non è giusto però…

CATERINA: Mah! Io ho un certo… Henry Ford… (lo riporta a Hedra) Ford… mai sentito!

DARIA: (sistema una sedia sulla sinistra e ci sale sopra) Su, forza! Fatevi avanti… Solo per oggi offerta speciale: due figurine al prezzo di una… Chi vuole i fratelli Wright? L’asta è aperta! (Federico sottopalco, sulla sinistra, inizia a interessarsi alla scena e si toglie gli auricolari)

ROBERTA: (veloce) Io! In cambio posso darti George Eastman…

HEDRA: (veloce) Ehi… Chi di voi ha preso James Murray Spangler?

ROMAN: (veloce, parlando con Hedra) Ti do Antonio Meucci!

NICOLÒ: (veloce, raggiungendo Daria) No, Ferdinand von Zeppelin!

CATERINA: (veloce) Frank Shailor!

NICOLÒ: (veloce, a Daria) Ernest Swinton?

FEDERICO: (scatta al centro, sottopalco, mostrando la figurina al pubblico) Francesco Totti! (cala il silenzio, tutti si immobilizzano e lo guardano)

TUTTI: Eh? Cosa?

FEDERICO: (sempre rivolto al pubblico) Francesco Totti.

ROMAN: Ma stiamo giocando con le figurine della Belle Époque…

FEDERICO: (sempre rivolto al pubblico) Bella… che?

ROMAN: Ma Belle Époque, no? (Intanto Federico raggiunge gli altri e Daria scende dalla sedia e si siede) Un’epoca che inizia dopo il 1870 e si conclude verso il 1912, poco prima della Grande Guerra. Non dirmi che non la conosci… Si tratta di un lungo periodo di pace e prosperità in cui le innovazioni tecnologiche sono senza paragoni e il progresso sembra non debba finire mai…

DARIA: Chi credevi che volessi scambiare, due centrocampisti? Questi due signori qui sono i fratelli Orville e Wilbur Wright, che nel 1903 volano per la prima volta su un aereo a motore di loro invenzione.

NICOLÒ: E il Conte Ferdinand von Zeppelin non è certo il presidente di una squadra di calcio… ma un generale tedesco che nel 1899 inizia la costruzione del suo primo dirigibile rigido, che presto prende il suo nome: lo Zeppelin!

CATERINA: Ah! Aspettate… adesso ho capito chi è Henry Ford… non è quello che nel 1908 progetta il primo modello di vettura prodotta in serie utilizzando la catena di montaggio?

ROBERTA: Oh, era ora… ci sei arrivata finalmente! E guardate quante altre figurine ho io nello zaino… (va verso il proscenio, aprendo lo zaino) Le ho quasi tutte, sapete? Mi manca soltanto Guglielmo Marconi per completare l’album… Solo che è introvabile… (Tutti, tranne Hedra, si avvicinano a Roberta. Hedra resta in disparte e si rivolge al pubblico)

HEDRA: Eccolo qui Guglielmo Marconi, però… shhh! Mi raccomando… Si dice che nel 1895 abbia inventato la radio, ma sono sicura che Nikola Tesla non sarebbe tanto d’accordo, visto che la sua dimostrazione di “comunicazione senza fili” risale al 1893… A pensarci bene… chissà come sarebbe stato divertente assistere all’arrivo della prima radio all’interno delle case…

ROBERTA: (veloce) Ehi! Ma quello non è Guglielmo Marconi?

NICOLÒ: (veloce) Eh sì, è proprio lui!

HEDRA: (veloce) No! Chi? Cosa?

ROBERTA: (veloce) Dai, ti prego… facciamo cambio?

HEDRA: (veloce) Neanche per sogno, lo sai che è introvabile.

ROBERTA: (veloce) Facciamo cambio, facciamo cambio per favore… ti do tutte le mie figurine…

HEDRA: Ti ho detto di no… (Hedra corre fuori, Roberta e gli altri le vanno dietro. Escono tutti a destra, tranne Daria che torna indietro a prendere lo zaino di Roberta ed esce a sinistra con il bottino. Rapidamente da sinistra entra il secondo gruppo)

 

Scena II

MUSICA (parte mentre il gruppo della prima scena esce e dura finché la radio non si è sistemata e Davidh inizia a spolverarla. Va scemando al primo bussare)

(Davidh, Alessio, Stefania e Thomas entrano da sinistra; Chiara e Luca da destra. Si sente bussare più volte!)

DAVIDH: (Spazientito. Vicino la porta ma senza aprire) Thomas… la porta! Thomas… Ma che fine hai fatto? Thomas, insomma… vai ad aprire.

THOMAS: (entra con un rotolo di carta igienica, passando sottopalco) Vado! Vado subito! (si ferma al centro) Ero di là che… leggevo il giornale!(bussano ancora) Eccomi, arrivo, un momento!

DAVIDH: Datti una mossa.

(Thomas dal basso esce sulla destra. Si sente solo la sua voce) Buonasera ragazzi.

LUCA: Buon pomeriggio, Thomas. (la voce di Luca si sente forte da fuori. Entrano Luca e Chiara)

CHIARA: Buon pomeriggio a tutti. (fremente) Allora, c’è qualche novità? È arrivata?

DAVIDH: Altroché se è arrivata! Dovreste vedere quanto è bella… e che eleganza…

LUCA: Ma chi, la dirimpettaia? (ammiccante)

DAVIDH: Sta’ zitto tu! (Luca sistema le due sedie e le mette una accanto all’altra; si siede su quella a sinistra) Stiamo parlando di un apparecchio di ultima generazione in grado di ricevere onde radio, finora utilizzato soltanto in campo militare. Ah, ma al giorno d’oggi la tecnologia fa miracoli. Sono certo che vi piacerà.

CHIARA: Wow, è meravigliosa!

LUCA: Ah, ma è una radio! Sapete che la nascita della prima stazione radio risale al 1919, per opera di Frank Conrad?

CHIARA: Certo che lo sappiamo, saputello! Se è per questo so anche che in Italia la prima stazione trasmittente da parte dell’Unione Radiofonica Italiana…

DAVIDH: … una società fondata da Guglielmo Marconi…

CHIARA: … fu completata soltanto nel 1924; e che la radio rimase un bene di lusso – soltanto per pochi – almeno fino al 1937, quando iniziano a produrre apparecchi più economici.

LUCA: (si alza e va a destra; le fa il verso) A produrre apparecchi più economici… lo so, lo so. Smorfiosa!

CHIARA: Idiota!

LUCA: Svalvolata!

CHIARA: (piagnucolando) Papà…

DAVIDH: Luca smettila, lascia in pace tua sorella!

LUCA: Ma… ha cominciato lei…

CHIARA: Non è vero!

LUCA: E invece sì!

CHIARA: No!

LUCA: Sì!

CHIARA: No!

DAVIDH: Ora basta! Tu, fila in camera tua! Vorrà dire che questa sera non ascolterai la radio! (Luca sembra rimostrare ma Davidh lo porta con sé sulla sinistra)

CHIARA: Comunque la prima trasmissione radio risale al 1893… (facendo le linguacce a Luca)

(Luca risponde alle smorfie e Davidh, che guarda lui, lo rimprovera cacciandolo fuori)

DAVIDH: Andrai a letto… senza radio, ecco! (escono a sinistra)

CHIARA: Oh, finalmente un po’ di pace… Adesso voglio proprio godermi una delle tante meraviglie che ci ha regalato la Belle Époque. (accende la radio)

STEFANIA: … cghhh… moschettiere formava un perfetto contrasto con colui che lo interrogava e che gli aveva dato il nome di Aramis… cghhh….

ALESSIO: … cghhhh… Attenzione, ecco il numero 7 che si invola sulla fascia sinistra… cghhhcghhh … GOAL!

CHIARA: (infastidita, parla sulla battuta della radio) Ma… cosa… che succede? (la radio continua a ripetere le stesse cose, facendo versi strani) Thomas, Thomas, vieni subito qui, presto! Questo affare ha qualcosa che non va…

THOMAS: (entra Thomas da destra con un mestolo in mano che, vicino la radio, sembra fare da antenna) Eccomi! Stavo preparando la zuppa… Che cosa posso fare?

(All’arrivo di Thomas parte la musica e Chiara, contenta, inizia a ridere e danzare)

MUSICA (riprende da dove è stata interrotta all’inizio della scena, ma a un volume molto più basso)

CHIARA: (danzando) Oh, grazie Thomas, sei stato bravissimo!

THOMAS: Ma io… veramente… di solito quando preparo la zuppa vi lamentate tutti… (abbassa il braccio e la musica si interrompe)

CHIARA: No! Forza, Thomas, non stare lì impalato… fa’ qualcosa!

ALESSIO e STEFANIA: (forte) Buonasera agli ascoltatori di Cronache dal Regime… cghhh…

THOMAS: Aiuto! Chi parla? Ma… cos’è questa diavoleria? Non è un grammofono… (si guarda attorno impaurito)

MUSICA (riprende da dove è stata interrotta, volume sempre basso)

THOMAS: Ma… dov’è l’orchestra? Dove sono i musicisti? Aiuto! Aiuto! (corre via, esce a destra)

CHIARA: Ma Thomas… come sei all’antica… è solo la nostra prima radio… (il volume della musica aumenta per scemare appena Roberta si siede. Chiara, danzando e ridendo, esce a sinistra. Rapidamente Alessio e Stefania prendono le sedie ed escono a sinistra. Alla fine della battuta di Chiara subito Roberta entra in scena, sottopalco)

 

Scena III

(Roberta, sbuffando, entra da destra, sottopalco, e va a sedersi in proscenio verso sinistra. Daria entra da sinistra, sottopalco, appena Roberta si è seduta)

DARIA: Allora, sei poi riuscita a farti dare la figurina di Guglielmo Marconi?

ROBERTA: No, uffa, non c’è stato verso: Hedra è scappata con Marconi. Chissà dove saranno adesso… Magari sono alle Hawaii a ridere di me.

DARIA: Su, dai, se vuoi io ho un altro inventore che si è occupato anche lui di telegrafia e apparecchiature telefoniche.

ROBERTA: Ah, sì? E chi sarebbe?

DARIA: Thomas Edison!

ROBERTA: Thomas Edison?

DARIA: Sì, Thomas Alva Edison.

ROBERTA: Ma non ha inventato la lampadina elettrica?

DARIA: Tra le altre cose. Anzi, a dire il vero è stato più un grande imprenditore, dimostrando abilità nel brevettare moltissime invenzioni e nel battere sul mercato la concorrenza.

ROBERTA: E la lampadina elettrica?

DARIA: Numerosi progetti erano già stati elaborati – soprattutto da William Sawyer – quando nel 1875 Edison compra il brevetto da due dei molti inventori che hanno lavorato al miglioramento della lampadina: Woodward ed Evans.

ROBERTA: Quindi Edison riprende le caratteristiche di questi precedenti lavori e spinge i suoi dipendenti a cercare un nuovo tipo di materiale in grado di aumentare la durata delle lampadine elettriche, è così?

DARIA: Esattamente! (sale sul palco e mentre parla va verso destra; intanto Davidh e Alessio entrano da sinistra e creano il loro lampione con delle torce elettriche. Davidh porta la sedia su cui Alessio sale dietro di lui; si mettono al centro sul fondo. Continuando a parlare Daria li guarda, come se il suo racconto stesse rievocando quella scena) Nel 1879 Edison e i suoi collaboratori raggiungono l’obiettivo di rendere il prodotto commercializzabile. Mentre i primi inventori avevano prodotto l’illuminazione elettrica in laboratorio, Edison è in grado di portarla nelle case e negli uffici, con una produzione di massa di lampade a lunga durata. (si accendono le torce!)

ROBERTA: Il primo sistema di illuminazione pubblica viene attuato a New York nel 1882. (Stefania e Chiara entrano da sinistra, passeggiando)

DARIA: Già… Chissà come sarebbe stato divertente assistere all’arrivo dell’illuminazione elettrica nelle strade… (Roberta esce a sinistra, sottopalco; Daria esce a destra)

MUSICA (Stefania e Chiara sorridono e guardano il lampione per 3s poi la musica inizia a scemare)

STEFANIA: Che bella luce che emana questo lampione!

CHIARA: Sì, è vero… l’hanno appena inaugurato. (entra Luca da sinistra, sottopalco, con il giornale, camminando verso destra. A destra si ferma e, cercando la luce del lampione per leggere, sale sul palco. Inizia il gioco del lampione: ogni volta una torcia si spegne e Luca si sposta per cercare l’altra luce)

STEFANIA: Qui in Italia il primo impianto di illuminazione elettrica è stato inaugurato nel maggio del 1884 a Torino, con 12 lampade ad arco Siemens da 800 candele.

CHIARA: Pensa un po’ che nello stesso anno le Ferrovie hanno illuminato elettricamente la stazione di Porta Nuova.

(Chiara e Stefania, riprendono a passeggiare ed escono a destra. Si incrociano con Thomas che entra da destra, spazientito)

LUCA: Ehi, Thomas! (Thomas si ferma, lo guarda in cagnesco) Come sei elegante…

THOMAS: Si sposti giovanotto (spinge via Luca lontano dal lampione) è ora di spegnere.

LUCA: Come “è ora di spegnere”?

THOMAS: Non vorrà mica che lasci questo lampione acceso tutta la notte davanti la mia finestra? Io non riesco a dormire con tutta questa luce puntata negli occhi. Faccia un po’ lei… (soffia sulle torce per tentare di spegnerle, si sposta da una parte all’altra: stesso “gioco del lampione”)

LUCA: (ridendo) Ma cosa fai? Così non ci riuscirai mai.

THOMAS: Ma come si spegne questa luce? Sarà mica una lampada a petrolio…

LUCA: Ma allora sei proprio all’antica, Thomas. Questa si chiama luce elettrica… e si spegne così! (schiocca le dita. Buio. Tutti escono velocemente a sinistra. Davidh si porta via la sedia)

BUIO (la luce si riaccende non appena Hedra raggiunge il centro della scena)

 

Scena IV

(velocemente Hedra e Nicolò entrano da destra; Hedra cammina furtiva verso il centro e si immobilizza spaventata quando si accende la luce. Nicolò rimane sulla destra quando la vede)

NICOLÒ: Ehi, Hedra…

HEDRA: Ah! Mi hai fatto paura.

NICOLÒ: Ma che facevi tutta sola al buio? Hanno inventato l’illuminazione elettrica, non hai sentito?

HEDRA: Spiritoso!

NICOLÒ: Non dirmi che ti stai ancora nascondendo da Roberta… È convinta che tu sia scappata alle Hawaii con Guglielmo Marconi.

HEDRA: Uffa! Basta con questa storia di Marconi. È solo invidiosa perché è l’ultima figurina che le manca per completare la sua collezione.

NICOLÒ: Guarda invece cosa ho vinto io giocando contro Roman: Giuseppe Ravizza. È una figurina che cercava da tantissimo tempo, poverino… e non è neanche un doppione!

HEDRA: Ecco che fine aveva fatto… quella figurina è mia. (cerca di prenderla, Nicolò scappa)

NICOLÒ: Un momento! Io l’ho vinta onestamente.

HEDRA: Non dirai sul serio? Ridammi Giuseppe Ravizza! (Caterina entra da destra)

NICOLÒ: Neanche per sogno…

CATERINA: Hedra! Allora non sei andata alle Hawaii… Gira voce che tu sia partita con un certo Guglielmo…

HEDRA: (spazientita) Per favore, Cate, non ti ci mettere anche tu adesso.

NICOLÒ: È arrabbiata perché ha perso Ravizza.

HEDRA: Non l’ho perso… è quello! L’hai preso tu.

NICOLÒ: Ti ho già detto che l’ho vinto onestamente.

HEDRA: Oh! Nicolò!

CATERINA: Datevi una calmata tutti e due… Sentite, ho un’idea: facciamo un gioco.

HEDRA: Un gioco?

NICOLÒ: Che gioco?

CATERINA: Dato che non c’è modo di capire a chi appartiene veramente quella figurina, facciamo che… chi sa più cose su Giuseppe Ravizza ha il diritto di tenersela.

HEDRA: Ok, ci sto!

NICOLÒ: Mmh… e va bene! Ma solo perché sono un signore.

CATERINA: Perfetto! Allora questa… la prendo io. (recupera la figurina dalle mani di Nicolò e si posiziona al centro, in fondo) Bene, siete pronti? (gli altri due si mettono ai lati di Caterina, in proscenio, pronti per il quiz con i pulsanti) Cominciamo: cosa ha inventato Giuseppe Ravizza?

NICOLÒ: Beeeh! (suona il suo pulsante. Sempre rivolto verso il pubblico) La macchina da scrivere! Brevettata nel 1855 come “cembalo scrivano”, costruita in legno e ottone.

CATERINA: Molto bene!

NICOLÒ: Evvai! (fa le facce a Hedra)

HEDRA: È colpa del mio “pulsante” che non funziona bene…

NICOLÒ: Sì, sì, tutte scuse…

CATERINA: Uno a zero per Nicolò. Prossima domanda: in che anno le macchine da scrivere vengono costruite in modo industriale soltanto in metallo e diffuse su larga scala?

HEDRA: Beeeh! (suona il suo pulsante. Sempre rivolta verso il pubblico ) Nel 1873! Grazie all’azienda americana di armi Remington. E ti dirò di più: i vari modelli simili, anche di aziende europee, prodotti sino al 1896 hanno tutti in comune il fatto di non visualizzare in modo diretto ciò che si scrive.

CATERINA: Ma che brava! È vero… infatti è solo nel 1897 che la società americana Underwood, grazie all’inventore tedesco Frank Wagner, produce la prima macchina con scrittura visibile che diviene in breve tempo uno standard mondiale. (Inizia il ticchettio dei tasti! Prima pianissimo, poi sempre più forte: Cik Cik Cik-cik-cik lentamente tutti entrano dai lati, sottopalco, disponendosi davanti la scena, spalle al pubblico)

NICOLÒ: Be’, se questo è diventato un comizio allora posso dirvi che nel 1908, a Ivrea, viene costruita la prima Olivetti e che solo successivamente verranno inventate le macchine da scrivere portatili. (il ticchettio diventa sempre più forte!)

CATERINA: Uno pari! Passiamo quindi alla domanda finale…

HEDRA: Ma si può sapere cos’è questo rumore?

NICOLÒ: Allora lo sentite anche voi…

HEDRA: Sono i tasti di una macchina da scrivere?

CATERINA: … sembra più… una marcia… forse sono dei passi in lontananza.

NICOLÒ: A me sembravano degli spari. (la prima a unirsi al gruppo è Hedra, poi anche Nicolò)

CATERINA: Hedra, ma che fai? Dobbiamo finire il gioco… Nicolò! … E Giuseppe Ravizza?

PROIEZIONE (SEMBRAVA ANDASSE BENE E POI TUTTO CAMBIÒ…)

(Hedra e Nicolò si uniscono al gruppo sottopalco. Il ticchettio è ancora più forte. Alla fine della battuta di Caterina appare la scritta proiettata sul fondo e anche lei si unisce al gruppo. Non appena la scritta sarà comparsa interamente, Marta, al centro sottopalco, si gira guardando il pubblico, si siede sul bordo del palco e inizia a cantare. Finita la canzone di Marta si sentono i rumori di guerra. Rapidamente Giusy, Alessia, Hedra e Caterina salgono sul palco e si preparano alla coreografia. Tutti rimangono con le spalle rivolte al pubblico, tranne Marta che resta seduta)

– WAR (inizia subito dopo la canzone di Marta)

(Alla fine della coreografia, le ragazze rimangono a terra e Sevkan, con dei giornali in mano, entra correndo da destra verso sinistra, sottopalco, davanti tutti gli altri ancora schierati di spalle)

SEVKAN: Edizione straordinaria! 28 giugno 1914. Attentato a Sarajevo. L’arciduca Francesco Ferdinando è stato assassinato. (Vittorio entra da destra e Davidh da sinistra lanciando volantini sulla prima fila del pubblico)

VITTORIO E DAVIDH: 28 luglio 1914. L’Impero austro-ungarico dichiara guerra al Regno di Serbia. 28 luglio 1914. L’Austria dichiara guerra alla Serbia. (lo ripetono più volte)

 

Fine

 

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