Se nel ristorante di Pavarotti manca la sostanza

Se nel ristorante di Pavarotti manca la sostanza

"Spaccio" di cucina modenese a Milano. Mangiare male in un ristorante "emiliano", una vera eresia e vergogna all'indomani della nomina di Forbes come "cucina migliore del mondo".

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Ci sono alcune sere dove, chissà perché, ci si sente molto stanchi. Uscendo dal lavoro, il percorso verso casa sembra così lungo. Quando mi capita di incappare in questo spleen molto novembrino, spesso scelgo di reagire. Il mio personale modo, consiste in un semplice rito: attaccare le cuffie al telefono, aprire Spotify e scegliere “Luciano Pavarotti”. É buffo, ma molto efficace: alla prima nota mi torna già il buon umore. Provare per credere. Se riuscirete a superare lo scetticismo iniziale, proverete come certe melodie classiche, unite al bel canto, possano essere riparatrici e universali.

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La musica lirica nell’era moderna, è sempre erroneamente stata considerata di nicchia. Da Mozart in poi, essa è stata scritta per le masse, che tuttavia faticano a capirla. Tant’è che i cartelloni di concerti vanno via via diminuendo, così come lo studio della musica fra i più giovani. Probabilmente alcuni di noi ne hanno un vago ricordo di quando studiavamo il flauto alle medie, altri hanno avuto un timido approccio prenotando un biglietto per l’Aida all’Arena di Verona. Nonostante questo, possiamo dire che il canto lirico stia conoscendo una nuova stagione.

Ristorante Pavarotti (1)

Il Volo, un gruppo di 3 ragazzetti non ancora maggiorenni, hanno cambiato il punto di vista. Non possiamo considerarli innovatori, perché già il grande Big dimostró al mondo come la lirica possa incontrare il pop, ma loro stanno oggettivamente riscuotendo un successo planetario, firmando collaborazioni con artisti della portata di Barbra Streisand, fino a vincere il festival di San Remo e ad essere suonati come colonna sonora nelle esibizioni circensi su Rai 3. Il bel canto é d’altronde nel nostro DNA. Così come il buon cibo. Proprio su questo connubio si fonda l’idea che ha dato vita a Milano al ristorante del Maestro Pavarotti.

IMG_4530Al quarto piano della galleria Vittorio Emanuele, un luogo dove celebrare questi due elementi come codici culturali imprescindibili, da raccontare ai turisti di Expo, taste of Italy. Peccato che uno dei due elementi, purtroppo, faccia cilecca. Cibo Emiliano solo di nome, di scarsa qualità e inqualificabile tristezza. Mangiare male in un ristorante “emiliano”, una vera eresia e vergogna all’indomani della nomina di Forbes come “cucina migliore del mondo”. Tortellini industriali annegati nella panna, gnocco fritto unto e duro, mortadella senza profumo.

IMG_4519Una vera delusione e imbarazzo per l’immagine che abbiamo scelto di dare di noi. Non basta la location, con vista mozzafiato sulle guglie del duomo e passatoio vertiginoso sui tetti della galleria, non bastano i murales “All’alba vinceró” e la terrazza, dalla quale sorseggiare Lambrusco, se il cameriere, del tutto ignorante, ti offre un amabile da pasteggiare con le lasagne. No, no, no. Possibile che non appena si varchino le mura meneghine, tutto debba essere soltanto apparenza? Magari facciamoli venire in Emilia, quei turisti. Il bel canto e il buon cibo, sono affare nostro.

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Emiliana della provincia di Modena, 28 anni, di cui gli ultimi 3 trascorsi a Milano. Dal gnocco fritto all'osso buco, praticamente un salto nel vuoto. Una provinciale che si districa tra advertising, conversation & engagement della nevrotica Milano.

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