Gli ultimi saranno gli ultimi: la sanità emiliana forse non è così virtuosa e accogliente come si dice

La sanità dell’Emilia-Romagna è una sanità includente, che tiene conto di tutti, che non lascia indietro nessuno e che assicura il diritto fondamentale di tutte le persone a essere curate?

Teoricamente sì, praticamente no, non sempre. E’ una regione considerata per molti motivi virtuosa e particolarmente accogliente, ma ci sono alcuni lati oscuri, in particolare nel suo sistema sanitario regionale, considerato uno dei migliori del Paese. Capita ad esempio che un migrante o un italiano senza fissa dimora debba pagare il ticket, perché così prevede la legge regionale: non potendolo pagare, non si cura e si aggrava. O che a persone con patologie gravi venga detto: non puoi curarti perché non hai la tessera sanitaria. O ancora che i cittadini rumeni o bulgari non possano avere il pediatra di libera scelta. Questo perché numerose barriere burocratiche spesso impediscono ai medici di curare le persone, in particolare gli ultimi, gli emarginati, che siano migranti o italiani senza residenza.

Sono alcune delle situazioni riportate dal dottor Giuliano Venturelli, che da 25 anni gestisce a Modena l’ambulatorio medico di Porta Aperta, convenzionato con l’Usl e rivolto a persone di passaggio o stranieri senza tessera sanitaria. Venturelli avanza accuse gravi nei confronti del sistema sanitario regionale, motivo per cui ci riserviamo di ottenere a breve una replica da parte della Regione Emilia-Romagna.

[quote_box_right]”In Emilia-Romagna c’è stata una regressione spaventosa, un calo di valori etici nelle istituzioni che a me come medico preoccupa molto”[/quote_box_right]“Noi siamo volontari, operiamo gratuitamente per l’Usl, ma lo facciamo con unico scopo, che forse alla Regione non hanno capito: perché crediamo nell’universalità del diritto alla salute” spiega il medico. “Le istituzioni forse non sono d’accordo con questo punto, dato che la normativa regionale va in senso contrario. Noi continuiamo il nostro lavoro: l’ambulatorio è aperto ogni mattina dal lunedì al venerdì e anche un pomeriggio a settimana, visitiamo chiunque, diamo anche i farmaci, tutti hanno accesso alle cure. Questo grazie all’operato di decine di medici volontari che si sono succeduti negli anni. Eppure basta un nonnulla perché certi diritti della persona spariscano. Ci sono barriere burocratiche che portano a situazioni in cui semplicemente il malato non può essere curato”

Colpa della legge o colpa delle persone?

“La nostra è una legislazione molto avanzata, direi che sia una delle migliori d’Europa per quanto riguarda il diritto della salute per tutti. Questo in teoria. Nella pratica c’è un grosso problema: soprattutto negli ultimi anni e, mi dispiace dirlo, proprio nella nostra regione – l’Emilia-Romagna – c’è stata una regressione spaventosa, un calo di valori etici nelle istituzioni che a me come medico preoccupa molto. C’è un problema di disparità: è un sistema sanitario regionale che discrimina e che non assicura il diritto fondamentale della persona alla salute”.

Come si è arrivati a questa situazione?

“Guardi, io seguo l’ambulatorio di Porta Aperta dal 1990, dalla fondazione. Il nostro è un ambulatorio di medicina generale convenzionato con l’Usl, ed è un punto di forza della città di Modena. Infatti non tutte le città hanno un ambulatorio che offre gratuitamente a tutte le persone le cure mediche, e questo avviene grazie all’opera dei medici volontari. C’è però un grosso problema con le istituzioni regionali. Come ci siamo arrivati? A Modena il fenomeno migratorio è iniziato negli anni ’90, e all’epoca, nonostante l’articolo 32 della Costituzione che lega il diritto alla salute alla persona e non alla cittadinanza, i migranti irregolari, cioè quelli senza permesso di soggiorno, non avevano diritto a nessun tipo di assistenza medica, se non quella del pronto soccorso.”

Cioè potevano essere curati solo in caso di urgenza?

[quote_box_right]”Noi potevamo visitarli, ma poi non potevamo dirgli: ecco, ora vai a comprarti le medicine”[/quote_box_right]”Esatto, solo interventi di urgenza o emergenza, che però non possiamo definire un’assistenza medica di base. Quindi in quel periodo, dagli anni ’90 fino agli anni 2000, eravamo in grandissima difficoltà. Io chiamavo l’ambulatorio ‘il lazzaretto di Modena’, perché vedevamo stranieri, ma anche italiani in difficoltà – senzatetto, tossicodipendenti, malati di Aids – a cui veniva negata l’assistenza del servizio sanitario. Noi potevamo visitarli, ma poi non potevamo dirgli: ‘ecco, ora vai a comprarti le medicine’. Perché parliamo di persone che vivono in strada, senza alcuna fonte di sostentamento. Infatti noi forniamo ai nostri pazienti anche i farmaci.”

Poi dal 2000 cos’è cambiato?

“La legge 298 del 1998 ha istituito il diritto alle cure anche ai migranti irregolari. Quindi ha esteso il principio già esposto nella Costituzione nell’articolo 32. In teoria questo farebbe della nostra legislazione una legislazione molto aperta, molto includente… Tuttavia non è così. E non è così in particolare nella nostra Regione. Infatti al momento noi siamo un po’ in lotta con le istituzioni regionali proprio per questo motivo.”

Perché il sistema sanitario regionale dell’Emilia-Romagna non è includente?

[quote_box_right]”L’accordo Stato-regioni è stato firmato da Vasco Errani. 15 regioni l’hanno sottoscritto, mentre in Emilia-Romagna non è ancora stato accettato”[/quote_box_right]”Nel 2012 è stato fatto un accordo Stato-regioni perché si è visto che in tutta Italia – dato che in pratica non esiste più il servizio sanitario nazionale ma esistono i vari servizi sanitari regionali – le regioni si comportano come credono e c’era una disparità di norme per l’assistenza ai migranti. Quindi si è fatto questo accordo firmato da Vasco Errani, all’epoca presidente della Regione e presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, questo prima che si dimettesse ovviamente. In questo accordo venivano risolti molti problemi e infatti 15 regioni l’hanno sottoscritto, mentre in Emilia-Romagna – paradossalmente, dato che l’accordo era stato firmato proprio da Errani – non è stato ancora accettato. Dal punto di vista pratico questo rappresenta tutta una serie di problemi contro i quali noi combattiamo ogni giorno.”

Che tipo di problemi?

“Queste persone che arrivano con i barconi e vengono inviate anche nella nostra città, hanno la tessera sanitaria, prevista dalla legge, che si chiama STP (Straniero Temporaneamente Presente). Con questa tessera non hanno diritto a un medico di famiglia, ma in questo caso siamo noi il loro medico, ad esempio l’ambulatorio di Porta Aperta per quanto riguarda la realtà modenese. Tuttavia devono pagare il ticket. Questa è una cosa assurda. Cioè se noi li visitiamo – gratuitamente – e facciamo la prescrizione di un esame o di una visita specialistica, loro devono pagare il ticket.”

Ma dunque un italiano appartenente a una fascia di reddito bassa è giustamente esente da ticket. Invece un migrante in possesso di questa tessere sanitaria provvisoria lo deve pagare?

“Sì. Un migrante che dorme fuori, per strada, che magari mangia una volta ogni tanto alla mensa Caritas, deve pagare il ticket. Purtroppo vivendo così per strada capita di ammalarsi e capita che siano necessari degli esami del sangue, esami di laboratorio, ad esempio una radiografia perché magari è caduto, o una visita specialistica. Ecco, loro devono pagarla. E questo in Emilia-Romagna.”

E non potendolo pagare che succede? Cosa fanno?

“Non potendolo pagare non fanno questi esami. Quindi le patologie si trascurano, si aggravano, di conseguenza vengono ricoverati in ospedale d’urgenza e a quel punto sono costi esorbitanti per il servizio sanitario regionale. Quindi dietro questa negazione di diritto, un diritto alienabile della persona umana, non c’è nemmeno una logica economica, del tipo ‘non abbiamo le risorse, allora agli extra comunitari facciamo pagare il ticket’. Non è così, perché poi in realtà lo Stato spenderà di più quando la persona si sarà aggravata.”

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[quote_box_right]”La regione ha detto: va bene, diamo i pediatri di libera scelta a tutti i bambini extracomunitari ma non ai rumeni e bulgari. Leggi che io definisco razziali.”[/quote_box_right]”Un’altra cosa scandalosa che riguarda l’Emilia-Romagna è questa: nell’accordo Stato-regioni era stabilito che tutti i bambini figli di migranti irregolari, cioè non in possesso di permesso di soggiorno, avessero il pediatra di libera scelta. Ecco, la Regione ha definito che questo vale per tutti i bambini extracomunitari irregolari, ma non per i nei-comunitari. Infatti, per complicare ancora le cose, ci sono anche i neo-comunitari, che sarebbero i rumeni, i bulgari, i polacchi, che non sono più extracomunitari e quindi non hanno più certi diritti perché ora fanno parte della Comunità europea. Il risultato è che si trovano in una situazione di svantaggio totale. La regione ha detto: ‘va bene, diamo i pediatri di libera scelta, a tutti i bambini extracomunitari ma non ai rumeni e bulgari’. Leggi che io definisco razziali. Solamente perché appartengono a una certa razza non possono avere i pediatri di libera scelta. È una discriminazione assurda.”

Questo cosa comporta? Come fanno queste famiglie?

“Questo vuol dire che quando si ammaleranno andranno in ospedale, al pronto soccorso, quindi maggiori costi, e soprattutto una mancanza di tutela, una mancanza di un diritto che, almeno ai bambini, sarebbe doveroso offrire. Guardi, questo è uno sfogo mio personale perché da anni sto combattendo contro queste cose, e devo dire che la cosa non è in mano neanche tanto ai politici ma più ai tecnici della Regione che hanno preso questa linea… E continuano così nonostante in Emilia-Romagna il 90% dell’assistenza agli extracomunitari il Servizio sanitario l’abbia demandato ai nostri ambulatori, cioè quelli di volontariato sociale che operano gratuitamente. Eppure non ci ascoltano quando solleviamo questi gravi problemi di disuguaglianza e di negazione di diritti fondamentali della persona. Una situazione assurda, perché la legislazione è avanzata, ma non viene applicata. E alle volte non viene applicata volutamente.”

E secondo lei perché? Eccesso di burocrazia? Non conoscono la situazione reale delle cose?

[quote_box_right]”Non risparmi se non curi le persone prima, se non offri la possibilità di essere seguiti da un medico e di poter fare gli esami di laboratorio gratuiti.”[/quote_box_right]”Mah, anche, forse. Guardi, abbiamo avuto vari incontri a livello regionale, anche con il responsabile delle politiche sanitarie della Regione. Io da medico penso al problema da un punto di vista etico, deontologico. Io vedo ad esempio donne malate di tumore al seno a cui viene detto ‘o paghi oppure, mi dispiace sei stata sfortunata, ti tieni il tuo tumore’. Ovviamente non in questi termini, però ti dicono: se non porti la tessera sanitaria non possiamo fare niente. Il risultato è lo stesso. Oppure malati di Aids, anche italiani, senza fissa dimora, a cui viene detto “tu non hai la residenza quindi non ti possiamo più dare i farmaci antiretrovirali. Malati di epilessia, malati di diabete a cui viene detto ‘no mi dispiace, se non hai la tessera non possiamo più darti l’insulina’, e così via. Parliamo di patologie importanti, insomma.”

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Perchè in Regione ignorano queste cose?

[quote_box_right]”Sono persone così, che vivono nei loro uffici, nei loro piani alti e non hanno il contatto con la realtà”[/quote_box_right]”Non me lo so spiegare nemmeno io. Da un punto di vista etico c’è il silenzio assoluto. Ma non c’è nemmeno un discorso di risparmio, questo lo sanno anche loro. Perché non risparmi se non curi le persone prima, se non offri la possibilità di essere seguiti da un medico e di poter fare gli esami di laboratorio gratuiti. Questo lo sanno tutti, dal primo medico all’ultimo dirigente. Poi sono assolutamente autoreferenziali, il responsabile regionale dice: ‘ma no, non è vero, non c’è questo problema’, perché sono persone così, che vivono nei loro uffici, nei loro piani alti e non hanno il contatto con la realtà. Noi ambulatori siamo in rete, una rete che appartiene alla SIMM, Società italiana medicina delle migrazioni, che riunisce tutti i laboratori Caritas e anche di altre associazioni di volontariato laiche che operano a favore dei migranti, e noi come rete solleviamo il problema, l’abbiamo fatto più volte e continuiamo a farlo.”

Risultato?

“Nessuno. Dovrebbero ascoltarci ma semplicemente non lo fanno: non ci ascoltano. In questi giorni ci rincontriamo come rete di ambulatori proprio perché vogliamo chiedere ancora un incontro politico con la Regione, ma anche con il sindaco, qua a Modena, perché si devono assumere la responsabilità di certe scelte politiche dove si negano diritti costituzionali, diritti fondamentali della persona.”

A proposito di situazioni paradossali: lei sa che se io pubblico questo articolo appariranno poi commenti dove si dice “ecco, voi pensate agli stranieri e non agli italiani”. A lei capita di sentirsi dire questa cosa?

[quote_box_right]”Di fronte a un migrante che si presenta al pronto soccorso, grave, io sfido chiunque a dire: no, non curiamolo, non ha diritto perché ruba il posto a un italiano”[/quote_box_right]”Sì, certamente. Cosa si risponde a questa domanda? Si risponde che è un diritto costituzionale, quindi se si vuole dire “non possiamo curare i migranti sul nostro territorio” allora bisogna cambiare l’articolo 32 della Costituzione, che invito tutti a leggere. Poi bisognerebbe cambiare la legge Turco-Napolitano del ’98. Questo per dire che sono diritti costituzionali e leggi dello Stato che dicono molto semplicemente che tutti vanno curati. E poi tengo a precisare due cose, a chi pensa “ma così togliamo posti agli italiani”: o li facciamo morire per strada, calpestando il loro diritto a essere curati, e diventiamo come l’America, oppure, se vogliamo risparmiare veramente nella sanità, dobbiamo offrire loro le cure primarie. A tutti. Quando di fronte a un migrante che si presenta al pronto soccorso, grave, io sfido chiunque a dire: “no, non curiamolo, non ha diritto perché ruba il posto a un italiano”. È un problema di coscienza.”

In sostanza vorrebbe dire “lasciatelo morire”…

“In pratica sì. Diventerebbe come negli Stati Uniti, paese avanzatissimo, dove la persona che non ha l’assicurazione non accede alle cure, cosa di una gravità enorme. Mentre per noi italiani il servizio sanitario è uno dei nostri fiori all’occhiello, proprio perché ha le caratteristiche, in teoria, dell’universalità delle cure: tutte le persone hanno diritto a essere curate, tutte. Solo questo fa risparmiare. Teniamo presente che il Servizio sanitario nazionale costa il 7% del PIL, contro una media del 10-12% delle altre nazioni europee. Quindi siamo il Servizio sanitario più virtuoso e con i migliori risultati. La vita media degli italiani è tra le più alte d’Europa. Non c’è un vero problema di risorse. E’ un problema che viene cavalcato da una certa parte politica.”

Solo da una certa parte politica o anche da altre? Sono temi cari ad esempio alla Lega, anche qua in Emilia, eppure a governare non è la Lega mi pare…

[quote_box_right]”I migranti nelle regioni leghiste non pagano il ticket e i problemi che ci sono in Emilia-Romagna non ci sono in Veneto e non ci sono in Lombardia.”[/quote_box_right]”Infatti. Io le posso dire che le regioni a guida leghista, vedi Veneto e Lombardia, il codice X01, cioè l’esenzione da ticket per stranieri, è assodato. Cioè i migranti nelle regioni leghiste non pagano il ticket e i problemi che ci sono in Emilia-Romagna non ci sono in Veneto e non ci sono in Lombardia. Perché? Probabilmente perché gli amministratori di quelle regioni sanno che per risparmiare in ambito sanitario non si può negare il diritto alla salute a tutte le persone presenti, cioè anche ai migranti, perché se no i costi sanitari aumentano. Quindi probabilmente non lo fanno per dei valori etici, questo non lo possiamo sapere, ma per un mero discorso economico.”

Dal suo osservatorio dell’ambulatorio di Porta Aperta come ha visto cambiare i pazienti a Modena in questi anni che abbiamo ripercorso, dalle prime grosse migrazioni degli anni ’90 a oggi?

“Sicuramente è cambiata la tipologia di migranti, ci sono state varie ondate… Negli anni ’90 gli albanesi, i kossovari, poi verso il 2000 un grosso afflusso delle cosiddette badanti, che all’epoca erano quasi tutte irregolari per cui non potevano accedere alle cure mediche del servizio sanitario e venivano nel nostro ambulatorio. Oggi invece le nazionalità maggiormente rappresentate sono quelle dell’area del Maghreb, Marocco e Tunisia. Subito dopo direi la comunità sub-sahariana cioè Ghana e Nigeria. Una piccola percentuale di italiani e paesi dell’est, mentre in questi ultimi mesi abbiamo assistito all’esplosione del fenomeno migratorio in città con il progetto Mare Nostrum e l’arrivo di un migliaio di migranti, quelli dei barconi di Lampedusa. Alcuni sono stati inviati a Modena e le nazionalità sono varie, Somalia, Eritrea, area equatoriale, Guinea, Costa d’Avorio.”

Vedi anche: Cosa succede se devo curarmi i denti ma non ho i soldi per farlo?

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