Rom e Sinti, questi sconosciuti

Vedi anche: I rom sono lo 0,25% della popolazione, ma perché sembrano molti di più?

Ogni volta che Salvini spara – verbalmente e metaforicamente – su immigrati e rom, si pensa di aver toccato il fondo. Gli intellettuali preoccupati di passare per snob ci ricordano che però Salvini sa parlare al cuore (o alla pancia) del paese, e quindi non bisogna archiviare le sue parole come semplice razzismo. Come se invece rivolgersi alla testa delle persone e dire loro la verità fosse una cosa del tutto impensabile. La verità è che gli intellettuali preoccupati di passare per buonisti (poco alla moda) considerano quelle persone, quelle a cui si rivolge Salvini, ignoranti e del tutto irrecuperabili e quindi un discorso tra pari, dove si dialoga realmente, non è assolutamente possibile: per parlare con loro, bisogna parlare come loro, sottinteso “come barbari”. Ed è questa la vera posizione snob. Parlare con chi dice “bisogna affondare i barconi” o “bisogna bruciare i rom” è sicuramente difficile, ma bisogna farlo comunque. E’ quello che ad esempio ha tentato di fare Gianni Morandi, dimostrando a tutti la differenza tra popolare (Morandi) e populista (Salvini), cioè chi ha un “atteggiamento demagogico volto ad assecondare le aspettative del popolo, indipendentemente da ogni valutazione del loro contenuto”.

Fonte immagine: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.
Fonte immagine: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.

Ma nella comunicazione politica italiana più si tocca il fondo e più si comincia a grattare. Ultimo caso Giorgia Meloni, che, forse nel tentativo di sorpassare a destra Salvini, ha tirato fuori l’ormai famigerato slogan “Se sei nomade allora devi nomadare”, immediatamente sbeffeggiato online ovunque sia possibile. I soliti esperti di comunicazione diranno che si tratta senza dubbio di un grande successo, proprio perché se ne parla ovunque ed è diventato – più o meno – virale, ma diciamo che la Meloni con questo “nomadare” non ha fatto un’ottima figura. Con noi. Con chi pensa di votarla forse sì, ed è a loro che ci rivolgiamo: alla base di quello slogan c’è una bugia. Infatti i “nomadi” italiani non sono nomadi già da generazioni, almeno la maggior parte. Quello che dice la Meloni semplicemente non è vero.

Secondo dati recenti si stima che solo il 3% dei rom e sinti italiani sia effettivamente nomade. Questo vuol dire che ancora una volta per accaparrarsi qualche voto in più si mente spudoratamente, si usano tentativi “ironici” di comunicazione per far passare informazioni false, approfittando del vuoto di informazione sulla realtà delle comunità rom e sinti, di cui non sappiamo nulla. La maggior parte delle persone, nonostante passi molto tempo a parlare di rom e sinti su Facebook, non sa niente su di loro, non ne conosce nemmeno uno personalmente, non sa chi siano, li vede come personaggi da titolo di giornale o alieni degni di un romanzo di fantascienza. Ne vede uno al semaforo e pensa di aver visto l’intera etnia. Non è così.

beriniAbbiamo cercato di capirne qualcosa di più parlando con Carlo Berini, fra le altre cose ricercatore e cofondatore dell‘Istituto di Cultura Sinta e responsabile dei progetti di mediazione culturale dell’associazione Sucar Drom.

Si parla spesso di “rom e sinti” e a volte solo di rom. La domanda che si fanno molti è: chi sono i sinti? Rom e sinti sono la stessa cosa? Nei campi rom ci sono anche sinti?

I sinti sono una minoranza storica linguistica italiana, non ancora riconosciuta dallo Stato italiano. Hanno una loro lingua, il sinto italiano che ha come base il sanscrito. Sono tutti Cittadini italiani da generazioni, generalmente si fa risalire la loro presenza in Italia dal 1400. La presenza dei sinti in Italia è legata in particolare allo spettacolo viaggiante, giostre e circhi. Tante famiglie sinte sono impegnate tutt’ora in tali attività lavorative, comunque tutte fino agli Anni Settanta lavoravano nello spettacolo viaggiante. Ora, dopo la crisi che ha colpito il settore negli Anni Settanta e Ottanta, le persone svolgono anche altre attività lavorative nel commercio soprattutto.

Rom e sinti sono due gruppi distinti, probabilmente originari di zone differenti della penisola indiana. Nei cosiddetti “campi nomadi” vivono anche alcuni sinti, sono le famiglie più povere che non sono riuscite a comprarsi una casa. Solo in rarissimi casi si trovano sinti insieme a famiglie rom, di solito perchè obbligate da un’amministrazione comunale. La distanza tra sinti e rom è più rilevante se i rom sono immigrati.

Famiglie rom e sinti vittime dell'olocausto nazista. Fonte: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.
Famiglie rom e sinti vittime dell’olocausto nazista. Fonte: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.

Oltre a rom e sinti ci sono altre comunità ed etnie romaní in Italia?

No, in Italia sono presenti solo comunità formate da persone appartenenti alle minoranze storico-linguistiche sinte e rom italiane e persone rom immigrate essenzialmente dalla exYugoslavia per sfuggire dalla guerra e dalla Romania per ragioni economiche. In Europa sono presenti: rom in tutta l’Europa; sinti nell’Europa Occidentale, in particolare Nord Italia, Austria, Svizzera, Germania e Francia; kalè o gitani in Spagna; romanichals in Gran Bretagna; manouche in Francia; jenisch in Svizzera. E’ possibile che alcune persone appartenenti a queste minoranze possano risiedere in Italia. E’ il caso di Mariella Mehr, poetessa e intellettuale jenisch che risiede in Toscana, segnalo che Einaudi ha da pochi mesi pubblicato la sua antologia poetica intitolata “Ognuno incatenato alla sua ora”. Il termine romanì, anche se spesso usato, è un’invenzione di un linguista rifiutata dalla leadership sinta italiana.

La percezione della maggior parte degli italiani è che i rom e i sinti siano portati più di altri a delinquere. Secondo lei perché?

I fatti di cronaca nera che li vedono protagonisti sono molto evidenziati dalla stampa locale e nazionale e internet fa da amplificatore sociale del singolo fatto. Vi è poi una brutta abitudine del giornalismo nostrano, quello di etnicizzare il singolo comportamento, inducendo il lettore che tale singolo comportamento sia ascrivibile a tutte le persone che appartengono ad un dato gruppo. L’etnicizzazione della notizia, in particolare nella cronaca nera è un problema serio che dovrebbe essere affrontato dall’Ordine dei Giornalisti.

Ricordo il caso de La Stampa di Torino che titolò “Mette in fuga i due rom che violentano la sorella”. Si scopri che la notizia era falsa e si scusarono per aver scritto un titolo razzista, ma il danno era stato fatto perchè c’era già stato un pogrom contro alcune famiglie rom. In alcuni Paesi occidentali è vietato etnicizzare il singolo fatto di cronaca nera perché la responsabilità del singolo fatto è personale e non può e non deve essere ascritta ad un intero gruppo di persone.

Bei Agram, kroatische Sinti und Roma-Frauen und Kinder
Fonte immagine: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.

Ma quando a lei dicono “sì però i rom delinquono più di altre comunità” cosa risponde?

Non c’è nessun dato statistico che evidenzia questo assunto. E’ però inevitabile che alcune persone di recente immigrazione che vivono negli insediamenti informali in condizioni drammatiche possano essere più soggetti alla devianza e all’influenza di soggetti criminali nostrani. Per esempio i sinti e rom italiani sono arrabbiati dal fatto che alcune famiglie immigrate vadano a chiedere l’elemosina con i figli o ancora peggio che in alcuni casi i minori compiano furti. Sono reati che seppur commessi da una piccola parte di persone, creano allarme sociale, vengono molto enfatizzati dalla stampa ed hanno effetti che ricadono anche sulle comunità formate da rom e sinti italiani.

E’ per questo che è necessario strutturare un sistema di accoglienza che prevenga e stronchi tali fenomeni, come succede in altri Paesi quale la Germania. Per fare questo ci vogliono risorse per gli Enti Locali e le associazioni sinte e rom, ma anche un sistema di controllo serio, rigoroso e indipendente per non rivedere situazioni come quella scoperchiata a Roma, dove il malaffare di Mafia Capitale ha usato i rom immigrati.

Fonte immagine: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.
Fonte immagine: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.

Una delle risposte più diffuse, quando si parla della discriminazione dei rom e dei sinti, è “sono loro a non volersi integrare”. E’ vero? Rom e sinti hanno in un certo senso paura dell’integrazione se intesa come perdita della loro forte identità culturale?

Bisogna intendersi sul termine integrazione. Se per integrazione si intende il rispetto delle regole siamo tutti d’accordo, ma se per integrazione si intende l’assimilazione allora non siamo più d’accordo. Per uscire dall’equivoco l’associazione Sucar Drom non parla di integrazione ma di parla di interazione. Un rapporto alla pari con diritti e doveri comuni e rispetto reciproco. I sinti hanno una forte identità culturale come gli italiani appartenenti alla minoranza tedesca o come gli italiani appartenenti alla minoranza slovena. Non sono assolutamente intenzionati a perdere tale identità culturale e per questa ragione molti di loro stanno lavorando in questi giorni per presentare una legge d’iniziativa popolare (lexsintirom.blogspot.com) che riconosca a loro lo status di minoranze, come è già successo per tutte le altre minoranze in Italia attraverso la Legge 482/1999.

Fonte immagine di copertina: Centro di cultura tedesco su sinti e rom.

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