Ritorno alla Belle Époque

“G. Leopardi”
A.S. 2014-2015

Abbiamo inizialmente deciso su quale aspetto della Belle Époque si volessero focalizzare, e all’ unisono hanno mostrato entusiasmo per le nuove invenzioni; abbiamo quindi chiesto loro di provare a scrivere qualche riga sull’incontro tra un bambino che fosse vissuto in quel periodo e loro, per vedere come avrebbero interagito l’uno con i ritrovati tecnologici dell’era dell’altro. Data la smisurata predisposizione per l’uso dei cellulari, abbiamo optato per dar loro da lavorare su quattro invenzioni: l’auto, l’aereo, il dirigibile e il Titanic, ed abbiamo chiesto loro, più che un confronto tra le epoche, di fare una ricerca specifica per ogni invenzione; reperito il materiale abbiamo creato il copione. Abbiamo fatto alcuni esercizi per aiutarli a costruire tutte le figure e le azioni corporee che si vedono nell’ esito, per esempio la catena di montaggio e l’aereo.

Per ulteriori informazioni si rimanda alla pagina del laboratorio sul sito di Carissimi Padri…

– EFFETTO SONORO –

le luci si accendono in assolvenza

Elena e Giorgia a sinistra, Eugenio e Valerio a destra. Giorgia è soprappensiero.

EUGENIO e VALERIO: (prima si guardano tra loro, poi guardano Giorgia) A cosa pensi?

GIORGIA: Al passato.

VALERIO: E… cosa pensi?

GIORGIA: Chissà com’era… il tempo che è passato.

EUGENIO: A chi vuoi che importi del passato. L’unica cosa bella del passato è… che è passato. Non sempre si può ricominciare daccapo.

ELENA: Tutto ciò che adesso è… hop! Basta un attimo… ed è già passato.

VALERIO: Le foglie ricrescono sempre nuove, non si possono far tornare indietro le lancette dell’orologio, non possiamo avere una seconda opportunità.

GIORGIA: (sospira) Solo in teatro la lavagna torna ogni volta pulita; ma oggi vanno tutti così di corsa, sempre in avanti, sempre più avanti…

Dai lati iniziano a entrare tutti, poco alla volta, attraversando il palcoscenico nella sua lunghezza. Sembrano automi silenziosi, una folla anonima e indistinta.

EUGENIO: Non c’è tempo per pensare al passato. Non si può fermare il progresso. (Eugenio e Valerio fanno un balzo in avanti) Un balzo in avanti! Ecco cosa ci vuole… ed esplorare il mondo del futuro. Più veloce!

VALERIO: Più veloce!

EUGENIO: Più veloce!

GLI ALTRI: ZANG TUMB TUMB – ZANG TUMB TUMB – ZANG TUMB TUMB

ELENA: Parli proprio come Filippo Tommaso Marinetti, che nel 1909 espone i principi base del Manifesto Futurista.

VALERIO: … Be’?

GIORGIA: Ma non si può sfuggire al passato…

EUGENIO: Basta andare sempre più veloce.

EUGENIO e VALERIO: Più veloce! (il gruppo accelera)

GLI ALTRI: RANRAN ZAAAF ZAAAF

ELENA: Che testa di rapa! Anche le verdure sanno che non si sfugge al passato… se capisci cosa intendo…

Tutti si fermano contemporaneamente, tutte le teste si voltano a guardarla.

VALERIO: … No, aspetta… non l’ha detto davvero… (le teste tornano al loro posto)

GIORGIA: E se invece potessimo tornare indietro? Pensaci! Se potessimo riavvolgere la nostra vita, come un nastro, e ricominciare daccapo? (inizia il rewind, lentissimo) E rivivere tutto di nuovo?

EUGENIO: Faremmo sempre gli stessi errori.

ELENA: Magari no, magari non li faremmo.

VALERIO: E dove ti piacerebbe andare, se potessi “riavvolgere il nastro”, sentiamo.

GIORGIA: Tornerei… nell’Europa della Belle Époque! (Valerio ed Eugenio si siedono in proscenio) Quando l’umanità sembrava sospinta verso il migliore dei futuri: con la fine dei conflitti, l’aumento del benessere, le scoperte farmacologiche e le nuove invenzioni che rendevano la vita più semplice e comoda… per tutti.

EUGENIO: (sarcastico) Ah, la Belle Époque… l’epoca in cui hanno inventato i “francesismi”! Ma non sai che è stata un’epoca piena di contraddizioni?

VALERIO: Sfavillante e sfarzosa da una parte e contraddistinta da tanto malessere e ingiustizie dall’altra.

ELENA: Ma… nel 1871 ha finalmente termine la guerra franco-prussiana, combattuta tra il secondo Impero francese e il Regno di Prussia… È l’ultima guerra che segna l’Europa!

EUGENIO: L’economia è in crescita, la produzione dei beni di consumo aumenta, la borghesia si arricchisce… lo so, lo so…

GIORGIA: E ci sono state moltissime nuove inv…

VALERIO: Moltissime nuove invenzioni… lo so, lo so, l’hai già detto.

ELENA: (prima si siede) Se sei così bravo e sai tutte queste cose saprai anche com’era quando… non so… quando l’industria ottiene il suo maggior successo nel campo dei trasporti…

British Army Baby

GIORGIA: Dato che ami così tanto la “velocità” conoscerai certamente l’evoluzione dei mezzi di trasporto durante la Belle Époque…

EUGENIO: GNE! STUMP! MAVAFF! (si alza e va verso il centro)

VALERIO: Ben detto: VAFF! (segue Eugenio)

EUGENIO: La velocità di cui parlo non è solo quella di un’auto in corsa…

VALERIO: … ma anche la velocità di produzione, grazie alla catena di montaggio…

EUGENIO: … introdotta da Henry Ford nelle sue industrie sin dai primi anni del ‘900.

Valerio ed Eugenio sono i primi ad alzarsi e a costruire la “catena di montaggio futurista” alla quale, poco alla volta, si aggiungono tutti gli altri.

EMMA: Questo nuovo modo di intendere la produzione seriale prende il nome di “fordismo”.

LARA: La prima automobile costruita con questo metodo è la «Ford Model “T”».

GIULIA: Realizzata da Henry Ford, meccanico di Detroit.

GIADA: Si dice che vinse persino una gara, stracciando gli avversari con una di queste… macchinette.

VINCENZO: Ma quali “macchinette”… la Ford «T» è una grande automobile e come tale ha bisogno di accessori…

EDOARDO: Pensate che il 23 Agosto del 1904 Harry De Weed inventa le catene antineve per automobili.

TUTTI: … (tutti si fermano e si zittiscono) Ad agosto?!

CHRISTIAN: Eh, forse non avevano ancora inventato le vacanze estive… (tutti lo guardano male) Che c’è? Che ho detto?

Dopo una breve pausa ricomincia la “catena di montaggio futurista”.

GIULIA: Immessa sul mercato, la Ford «T» è definita “l’auto per tutti”.

NICCOLÒ: Il successo è tale che ne vengono venduti più di 15 milioni di esemplari.

CHIARA: Anche se le possibilità economiche della popolazione non sono affatto sufficienti a equilibrare domanda e offerta…

MATTEO T.: Insomma tanto bella e tanto carina la macchinina, ma solo in pochi se la possono permettere.

YOUSSEF: “L’auto per tutti” un paio di…

SABRINA: … (interrompendolo bruscamente) Gomme! Abbiamo già parlato di pneumatici?

HILDA: Nella catena di montaggio ogni operaio fa un solo lavoro.

MATTEO M.: In questo modo si va più veloce e si producono più automobili.

NICOLÒ: Con grande risparmio di tempo e denaro.

SARA: Di anno in anno la produzione cresce e si pensa che niente possa cambiare questa epoca di progresso e prosperità…

SABRINA: (entusiasta) In definitiva possiamo dire che il lancio dell’automobile sul mercato è una vera bomba!

Come un’onda, provocata da Sabrina, la “catena di montaggio futurista” collassa su se stessa. Le onomatopee si interrompono. Silenzio. Solo Sabrina rimane in piedi, coprendosi la bocca con le mani. Giorgia, Elena, Eugenio e Valerio riescono ad allontanarsi prima di cadere insieme agli altri.

GIORGIA e ELENA: … (polemiche) Peccato che sappiamo tutti / come è andata a finire!

EUGENIO e VALERIO: (fanno loro il verso) … com’è andata a finire!

VALERIO: Ma che pessimismo!

EUGENIO: Quante storie per qualche piccolo inconveniente…

VALERIO: È il prezzo da pagare per il progresso.

EUGENIO: Pensa quanti alianti hanno fatto schiantare i fratelli Wright prima di perfezionare il loro aereo a motore.

VALERIO: Eppure è il risultato ciò che conta.

ELENA: (smorfiosa) Certo… è il risultato…

GIORGIA: (ironica) E immagino che adesso dovremmo gioire anche di quest’altra meraviglia della tecnologia…

VALERIO: (infastidito) Ehi, senti un po’… volare è utile! D’accordo?

ELENA: Certo. Ma atterrare è necessario.

GIORGIA: E come avrebbero fatto a “volare” i fratelli Wright, di’ un po’.

EUGENIO: Semplice: lavorando insieme e facendo gioco di squadra!


wright

– EFFETTO SONORO: FISCHIO D’INIZIO –

Tutti si alzano e si dividono rapidamente in squadre da tre per creare ognuna la propria versione di aliante.

EMMA: Le origini del primo aeroplano risalgono al 1900, quando i fratelli Wilbur e Orville Wright…

EDOARDO: … Terminano la costruzione del loro primo aliante a grandezza naturale.

SABRINA: Ma questo… non ha molto successo.

CHIARA: Così costruiscono nel 1901 un secondo aliante, di dimensioni molto più grandi e con ali lunghe il doppio.

SABRINA: Ma anche questo non ha successo.

GIULIA: (sbuffa) Allora nel 1902 i fratelli Wright decidono di costruire un terzo aliante prima di procedere nel tentativo di volare con un aereo motorizzato.

SABRINA: (entusiasta) E finalmente questo aliante… Ah, no… nemmeno questo ha successo.

VINCENZO: (sbotta) E dai!

GIULIA: Il loro primo velivolo motorizzato è battezzato col nome di “Flyer”.

SARA: I Wright progettano anche il motore e ne affidano la realizzazione al meccanico Charlie Taylor.

LARA: (lentamente) Finalmente il 17 dicembre 1903, pronto per un altro giorno di prove, Wilbur prende i comandi del Flyer…

NICOLÒ: Il velivolo decolla…

TUTTI: È incredibile!

SARA: Le prime centinaia di piedi sono tutte un su e giù…

NICCOLÒ: Ma dopo aver coperto trecento piedi…

MATTEO T.: … La macchina torna finalmente sotto controllo.

TUTTI: (divisi in due gruppi) Tuttavia / all’improvviso / la macchina comincia a beccheggiare di nuovo / e picchiando improvvisamente / colpisce il suolo / BOOOM!

Tutti gli aeroplani vengono distrutti.

YOUSSEF: (preso dall’entusiasmo) BOM! BANG! SBAM! STUMP! RATATATATATA!

GIADA: Ma che cavolo fai?

YOUSSEF: Scusate, pensavo di esservi d’aiuto con qualche onomatopea futurista.

SABRINA: Dlin Dlon! Comunicazione di servizio: non sei divertente!

VINCENZO: Io pensavo fosse diventato scemo.

HILDA: Ma… scusate, alla fine Wilbur si è schiantato oppure no?

CHIARA: La struttura viene gravemente danneggiata, ma la parte principale del velivolo non subisce alcun danno… e ovviamente nemmeno Wilbur.

CHRISTIAN: I due fratellini stimano di rimettere il Flyer in condizioni di volare al massimo in un giorno o due.

EMMA: Invece il Flyer non sarà riparato, e non volerà mai più.

HILDA: (preoccupata) Ma ci saranno altri Flyer… non è vero?

MATTEO M.: Sì, e la tecnica progredirà rapidamente.

EDOARDO: E anche la teoria, se è per questo… tanto che nel 1909 l‘impiego dell’aereo come fattore dominante di superiorità in guerra sarà teorizzato anche dall’italiano Giulio Douhet ma…

TUTTI: (rassegnati) Ma sappiamo tutti / com’è andata a finire…

EUGENIO: (taglia corto, infastidito) Be’, adesso basta! Mi avete annoiato con queste chiacchiere.

VALERIO: (richiamando l’attenzione degli altri) È ora di partire!

GIORGIA: Di partire?

ELENA: Come “partire”? E per andare dove?

VALERIO: Verso il futuro!

EUGENIO: Verso il progresso.

GIORGIA: Ma allora non avete imparato niente?

ELENA: La storia del Passato non vi ha insegnato nulla?

EUGENIO: Sì, che è già troppo tardi!

VALERIO: E che il treno non aspetta nessuno…

EUGENIO: E nemmeno la nave, se è per questo.

Immagine 1

– SIRENA NAVE IN PARTENZA –

Si dispongono tutti in un tableau vivant che richiama una foto d’epoca. Solo dopo il secondo suono della sirena iniziano a parlare, fieri e orgogliosi, del Titanic.

ELENA: Il Titanic è una nave di lusso inglese di fabbricazione irlandese.

SABRINA: Volete sapere il suo soprannome? (orgogliosa) L’inaffondabile!

EUGENIO: È il simbolo della Belle Époque perché è una nave grande, moderna e veloce.

NICOLÒ: È anche una nave per persone molto ricche.

VALERIO: Le cabine di prima classe sono le più eleganti di qualsiasi altro transatlantico al mondo.

HILDA: Il Titanic è la nave più grande mai costruita.

MATTEO T.: Lunga 269 metri.

CHRISTIAN: Larga 28 metri.

VINCENZO: Alta 53 metri.

YOUSSEF: E con un peso approssimativo di 50.000 tonnellate (come se avesse segnato un goal!).

SARA: Il 10 aprile 1912 parte dall’Inghilterra per il suo viaggio inaugurale.

MATTEO M.: A bordo ci sono 2223 persone; destinazione: America.

EDOARDO: È il primo viaggio del transatlantico: da Southampton a New York.

Pausa.

GIULIA: Ma sappiamo benissimo che il primo viaggio fu anche l’ultimo.

SABRINA: Il suo soprannome? (questa volta ironica) L’inaffondabile!

Scoppia il caos – Tutti iniziano a urlare:“UN ICEBERG!”. Si crea una barriera umana che impedisce il passaggio a tutti gli altri: braccia imploranti che si protendono verso il pubblico.

LARA: Il 14 aprile 1912, alle 23.40 – ora della nave – il Titanic colpisce un iceberg nel bel mezzo dell’oceano atlantico.

GIORGIA: Dopo 2 ore e quaranta minuti dall’impatto… la nave affonda.

NICCOLÒ: Portando con sé 1600 persone…

CHIARA: Compresi molti bambini di età inferiore a 12 anni.

EMMA: Soltanto poco più della metà dei bambini presenti a bordo riesce a salvarsi.

GIADA: La nave più grande e moderna del mondo… affonda.

SABRINA: (grave) E con essa affondano per sempre le speranze e i sogni della Belle Époque.

La barriera umana viene infranta. Tutti tirano fuori dei fazzoletti bianchi di stoffa e cominciano a salutare, sventolandoli verso il pubblico.

TUTTI: Perché poi / sappiamo tutti com’è andata a finire.

– CANZONE –

BUIO

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