Quello che lasciamo: la mappa dei siti contaminati, l’altra faccia dello sviluppo...

Quello che lasciamo: la mappa dei siti contaminati, l’altra faccia dello sviluppo industriale

Modena è la terza provincia in Emilia-Romagna per la quantità di siti contaminati. Molti sono lasciti alle attività produttive del passato, settore ceramico soprattutto, ai distributori di carburante e all'intensa urbanizzazione che ha caratterizzato questa zona.

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Smoke stack emitting from chimney

Il report 2015 dell’Arpa (Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna) “Catasto dei siti contaminati”, fa riflettere su quello che le attività produttive lasciano ai posteri. E’ la polvere sotto il tappeto dello sviluppo industriale.

Economia florida, posti di lavoro, espansione, ma anche boro, idrocarburi pesanti, falde acquifere a rischio e rifiuti nascosti sotto il terreno. Le tre provincie con più siti contaminati in Emilia-Romagna sono Bologna (88), Ravenna (66) e al terzo posto Modena, con 46 siti segnalati sulla mappa dell’Arpa.

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La maggior parte dei siti contaminati inseriti nel catasto dell’Arpa sono di tipo industriale (50%), stazioni di vendita carburante (40%) e “eventi accidentali” (10%). C’è una stretta correlazione tra le caratteristiche dei siti contaminati e la storia industriale dei principali distretti analizzati.

A Modena, ad esempio, dei 46 siti contaminati 24 sono punti di vendita carburante, 3 sono legati a eventi accidentali e 19 a siti industriali. Questi ultimi riguardano i comportati del ceramico e dei laterizi, il metallurgico e metalmeccanico, il tessile, il biomedicale e l’agroalimentare. In pratica, l’evoluzione industriale del modenese. La presenza nel suolo, nel sottosuolo e nelle falde acquifere di sostanze contaminanti sono i segni delle attività industriali passate, a cui va aggiunta l’intensa urbanizzazione del secolo scorso e la conversione del suolo agricolo. Insomma, l’altra faccia della medaglia dello sviluppo economico.

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Un esempio è il comprensorio Sassuolo Scandiano, dove si è concentrata la maggior parte della produzione di piastrelle ceramiche da oltre 50 anni. Il boom dell’attività negli anni ’60, ha portato a una progressiva produzione di scarti in parte pericolosi per l’ambiente. Sempre nello stesso periodo, le attività estrattive (ad esempio per ghiaie e argille) resero disponibili i siti dove sistemare questi rifiuti. Ecco perché oggi, nelle aree ceramiche, soprattutto dove sono presenti ex cave, sono rilevano questo tipo di scarti.

Ma in città, in particolare lungo la via Emilia, la maggior parte dei siti contaminati sono i punti vendita di carburante, in particolare quelli più vecchi e abbandonati, rischiosi per le infiltrazioni tra le cisterne e le falde acquifere. Molti interventi sono già stati eseguiti e i distributori messi in sicurezza.

Il report dell’Arpa fa riflettere su come lo sviluppo industriale, unito al consumo del suolo che ha caratterizzato questa zona in particolare dagli anni del boom economico, lasci dei segni sul territorio.

Qui è possibile scaricare il report integrale dell’Arpa, Catasto dei siti contaminati – Report 2015.

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