Quelli dei barconi

Un articolo del Daily news così scriveva in tempo non sospetti: “oggi abbiamo accettato l’idea che è giusto lasciar morire i profughi per scoraggiarli a partire, quanto ci metteremo ad accettare l’idea che è giusto ucciderli per scoraggiarli a partire?”.

La fine di Mare nostrum e l’assunzione da parte di Frontex di un operazione denominata prima “Frontex Plus” e quindi “Triton”, “rappresenta una gravissima violazione dei diritti umani perché mette (con piena coscienza e deliberato consenso) gravemente a rischio la vita dei profughi e dei migranti, li espone a trattamenti inumani e degradanti aumentando il numero di giorni di navigazione senza alcun soccorso”. È questa la posizione di Giuseppe Piacenza, responsabile del servizio immigrazione della Comunità Papa Giovanni XXIII.

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All’indomani dell’ennesima strage nel mediterraneo, ricorda che “il presidente del consiglio Matteo Renzi aveva più volte dichiarato pubblicamente che Mare nostrum non sarebbe terminata sino a quando l’Europa non avesse assunto un’operazione di eguale portata. Così non è stato. Il 31 ottobre 2014 il ministro degli interni Alfano ha annunciato in conferenza stampa, visibile sul web, la fine dell’operazione tutta italiana, finanziata con 9 milioni di euro al mese, che pattugliava 24 ore su 24 tutto il mediterraneo centrale sino ai confini con le acque territoriali libiche e l’inizio di Triton, operazione europea gestita da Frontex, finanziata con circa 4 milioni di euro al mese e che si limita a pattugliare le acque territoriali a 30 miglia dalla costa.

“L’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di stato maggiore della Marina militare italiana, ha denunciato senza mezzi termini l’assurdità di tale decisione ed il costo elevatissimo che avrebbe causato in termini di vite umane perdute, chiedendo esplicitamente conto del perché l’Europa intera non riuscisse a coprire i costi che fino ad oggi erano stati coperti dall’Italia, uno stato membro per giunta in piena crisi economica – spiega Piacenza –. Non ha ricevuto alcuna risposta a dimostrazione della malafede che si nasconde dietro a questo provvedimento. Lo scopo di questa riduzione delle operazioni in mare è quello di rendere il più possibile difficile e pericoloso l’attraversamento del Mediterraneo che già oggi l’Unhcr ha definito la rotta marittima più mortale per i profughi e i migranti”.

 

E allora, che fare?
Non possiamo affrontare la questione dei profughi e dei migranti senza affrontare contestualmente la questione della vendita delle armi e delle guerre che con queste armi si combattono. Dall’Afghanistan fino all’Africa subsahariana le situazioni di violenza indiscriminata e generalizzata stanno causando centinaia di migliaia di vittime e milioni di profughi. La Siria prima dello scoppio della guerra era il quarto paese al mondo per l’accoglienza dei profughi, oggi milioni di Siriani vivono ammassati nei campi profughi ai confini della Turchia, del Libano e della Giordania e decine di migliaia di loro tentano pericolosissimi viaggi della speranza per raggiungere il nord Europa.

Chi sono “quelli che arrivano sui barconi”? E’ vero, come alcuni dicono, che ormai telefonano al largo delle coste per “farsi venire a prendere”?
Sono per il 60% profughi: Siriani, Eritrei, Somali, Afghani. Una parte invece è in fuga dalla povertà, come Nigeriani, Egiziani, Gambiani, Maliani. Ci sono molti cristiani che scappano dalle persecuzioni, si stima almeno il 20%. Telefonano per lanciare la richiesta di soccorso e segnalare attraverso il segnale GPS del telefono l’esatta posizione in mare, purtroppo molte volte i soccorsi arrivano in ritardo, e quella telefonata oltre ai cadaveri ripescati diventa l’unica prova dell’ennesima tragedia.

Paesi d'origine dei richiedenti asilo (Fonte: Eurostat
Paesi d’origine dei richiedenti asilo (Fonte: Eurostat)

C’è la tendenza a far coincidere rifugiato e immigrato. Non è opportuno operare dei distinguo? La legge italiana ci può aiutare a farlo o ci sono lacune in merito?
Noi insieme a tutte le altre associazioni, da Amnesty International a Save the Children, Caritas, Migrantes, Comunità di Sant’Egidio, stiamo insistendo per l’istituzione dei “canali umanitari”. In questo momento ad esempio è impossibile che a Siriani ed Eritrei non venga riconosciuta la Protezione internazionale per la gravità della situazione nei loro Paesi: allora perché la Comunità Europea non dichiara che i cittadini di queste nazioni possono imbarcarsi su voli di linea verso i paesi dell’Unione senza bisogno del visto e possano presentare domanda d’asilo in aeroporto? Così facendo si sottrarrebbero decine di migliaia di profughi ai mercanti di morte e ognuno di loro potrebbe presentare domanda d’asilo direttamente nel Paese in cui intende trasferirsi senza passara per forza dall’Italia.

Fonte immagine: Next Quotidiano
Fonte immagine: Next Quotidiano

Una comunità incapace di accogliere quali rischi corre a livello della sua identità?
La storia dell’immigrazione è antica come il mondo, anzi senza immigrazione probabilmente non ci sarebbe stata la Storia: basta sfogliare qualsiasi libro scolastico per rendersi conto del continuo spostamento di popolazioni da un luogo all’altro del Pianeta e di come questo abbia favorito il propagarsi delle conoscenze tecnico scientifiche, dell’arte, della letteratura, della musica. Oggi poi, in un mondo in cui con un semplice click si possono spostare miliardi di euro da un capo all’altro del pianeta, pensare che gli unici a non avere diritto di spostarsi siano le persone che cercano di sfuggire alla morte è semplicemente assurdo.

E’ possibile contrastare questo fenomeno senza intervenire, responsabilmente, per la stabilità e la crescita dei paesi di provenienza dei migranti?
No, non è possibile, però bisogna intervenire in modi completamente diversi da come abbiamo fatto fino ad oggi, perché paradossalmente i paesi oggi più instabili, dove regna una violenza incontrollata, sono proprio quelli in cui siamo intervenuti noi occidentali: Afghanistan, Iraq e Libia.

Immagine di copertina: una bimba senza vita (fonte: Avvenire).

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