Quella fucina che vuole educare alla libertà

E’ partita da quest’anno e si chiama Fucina Buenaventura: è una scuola primaria, ma del tutto particolare, per tredici piccoli studenti modenesi tra i 5 e i 7 anni. Buenaventura è anche il nome  dell’associazione di promozione sociale formata da genitori, bambini ed educatori, che ha messo in piedi e gestisce in un casale di Piumazzo questa “scuola non scuola”, alternativa o integrativa a quelle statali o parificate, in cui i bambini frequentano lezioni di italiano, matematica, filosofia, orto, cucina, immagine, falegnameria, inglese, musica, fotografia. Per tre di questi bimbi Fucina è la scuola del mattino, non ce ne sono altre. Per i rimanenti invece, è un’occasione di apprendimento fatta di laboratori pomeridiani che affiancano la scuola “regolare”.

Tredici bambini che, durante l’intera giornata o solo al pomeriggio, affrontano il proprio programma di studi, possibilmente all’aperto e mai senza prima confrontarsi su ciò che preferirebbero imparare“A me piace l’acqua, possiamo studiare l’acqua”?
È una pretesa? Una richiesta? Un suggerimento? È la proposta di un piccolo studente. Ne seguono altre due. “Io vorrei dipingere! Io voglio sapere perché non tutti gli uccelli volano”… I bambini si mettono d’accordo. Oggi acqua, domani uccelli. Sia!
Possiamo iniziare studiando le proprietà fisiche dell’acqua e applicare la teoria con alcuni esperimenti, possiamo parlare di Talete, poi passare ad analizzare e imparare una poesia sull’argomento e infine dipingere un ruscello.

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Se un bambino della scuola pubblica frequentasse la ScuolaSenzaScuola per un giorno direbbe che la differenza è che là i bambini possono scegliere e decidere di fare quel che vogliono.
“Avrebbe in parte ragione, – rispondono Daina Pignatti, attrice modenese, e il compagno Matteo Verri, fondatori assieme ad un gruppo di genitori ed educatori, della ScuolaSenzaScuola – e sembrerebbe una follia. Per lasciar decidere i bambini ci vuole coraggio e la capacità di saperci ragionare insieme perché siano loro col tempo a diventare ragionevoli! Infatti all’inizio il senso di libertà può essere vissuto in modo euforico e possono esserci richieste impossibili da realizzare, ma basta spiegare bene perché qualcosa non si può fare. È un buon allenamento per la costruzione del senso di responsabilità. Volete spalmare la nutella sui muri? Si potrebbe anche fare ma poi bisognerebbe pulire tutto. Ne avete voglia? No. Ecco. Per gli adulti è difficile avere una relazione di libertà con i bambini, un “scegliamo insieme cosa fare”. Non siamo stati abituati a questo.

Come è nata Fucina Buenaventura?
“In famiglia! – rispondono Daina e Matteo – Le nostre figlie ancora non andavano a scuola e noi ci chiedevamo come sarebbe stato. Proiettandoci nel futuro, desideravamo un progetto educativo alternativo per l’età della scuola media, che secondo noi l’istituzione pubblica non è capace di affrontare nella sua complessità. Volevamo assicurare alle nostre figlie tutti gli apprendimenti ma anche il valore dell’ascolto alla persona. Inoltre riteniamo importante che il loro imparare sia legato alla curiosità, perchè capiscano il prima possibile cosa gli piace fare e quali studi portare avanti. Non eravamo i soli ad avere questa idea di scuola, ragionavamo con alcuni amici sulle diverse possibilità percorribili”.

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Ma la vostra “ScuolaSenzaScuola” si rivolge ai bambini delle Primarie.
Sì, perché quando la nostra figlia maggiore ha iniziato a frequentare la scuola pubblica primaria abbiamo, con sorpresa, ritrovato molti dei difetti che assegnavamo alla scuola media. Così le nostre aspettative deluse hanno trasformato ciò che prima era solo un nostro sentire in un’urgenza fattiva”.

Quali aspetti della scuola pubblica primaria vi hanno messo in difficoltà?
“Il sistema-scuola, è una specie di reticolato vizioso che ricade su tutti, dagli insegnanti, ai genitori, ai bidelli, per finire sui bambini che sono alla base di una piramide di pressioni. I nostri figli vivono ogni giorno la fatica degli insegnanti di soddisfare i dirigenti, osservare le circolari ministeriali, salvarsi dalle logiche delle graduatorie che non assicurano continuità, far fronte alle aspettative dei genitori e alle loro aggressive paure, colmare la casualità degli esperti e gestire la scarsa misura del rapporto numerico adulti-bambini. Anche il tema dei voti obbligatori ci lasciava perplessi fin dall’inizio e con l’esperienza fatta attraverso nostra figlia abbiamo avuto la conferma che purtroppo nella scuola tradizionale si dà molta più importanza al profitto che all’apprendimento. Riteniamo che questo non sia il modo migliore per crescere esseri umani curiosi e capaci di fare le proprie scelte. Non vogliamo binari di profitto e mentali per le nostre figlie. Come possiamo aspettarci che un ragazzo a diciotto anni vada a votare se fino a quel momento non è mai stato accompagnato a scegliere nulla?”

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Eppure la scuola dell’obbligo è la scuola dell’obbligo.
Beh a quel punto abbiamo fatto una scoperta che ci ha meravigliati! La Costituzione Italiana (articolo 30) prevede che i genitori debbano farsi carico di istruire ed educare i figli, nella fascia d’età 6-16. Tra le diverse possibilità per far fronte al diritto/dovere di educare i propri figli c’è anche l’educazione parentale.

Non c’è il rischio di una disuguaglianza di apprendimento tra scuola pubblica e libertaria?
Relativamente a questo la Legge italiana prevede per tutti l’obbligo dell’esame di Licenza Media e la possibilità di sostenere un piccolo esame ogni anno. Sostenere l’esame ogni anno offre la possibilità di monitorare l’andamento degli apprendimenti, di rientrare nel percorso tradizionale senza prove d’ingresso in caso di necessità, di incontrare qualche giorno i banchi.

Se la nostra Costituzione prevede l’istruzione parentale come mai ci sono poche scuole come la ScuolaSenzaScuola di Fucina Buenaventura?
“Perché è necessario abbandonare la propria zona di comfort, mettersi in gioco e prendersi attivamente la responsabilità delle scelte educative, è un cambio di prospettiva importante. E’ anche un prendersi il gusto di queste scelte, prendersi il piacere di vedere i bambini crescere curiosi e competenti e non omologati.

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Fin qui sembra una passeggiata. Quali sono i punti critici?
La prima difficoltà è stata trovare uno spazio adatto, una casa in campagna non troppo distante dalla città, con molto verde per giocare e fare l’orto e magari prendere qualche piccolo animale, raggiungibile ma non sulla strada, con uno spazio parcheggio e altre case vicine per non essere soli: dopo mesi di ricerche siamo contenti di avere trovato una bellissima sede a Piumazzo, in via per San Cesario, saremo nella “casa del custode” di una villa 700esca assegnata dai proprietari ad una rete di realtà guidate da SpazioAlmo di Piumazzo.
La seconda difficoltà è di tipo gestionale-economico, autogestione significa anche condivisione delle spese e delle maniere per coprirle.
Poi basta saltare fuori dalla propria zona di comfort e scoprire che possiamo gestire diversamente l’economia di famiglia, che possiamo inventare mille modi di autofinanziamento, mille modi di stare insieme, che possiamo essere veramente l’intero villaggio che educa ogni bambino, raccontato nel proverbio africano (“Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”).


Ci sono altre scuole autogestite nel Modenese?

A Pavullo ci sono i “Prataioli”, da un anno e mezzo. Li consideriamo un po’ come dei fratelli maggiori perché hanno più esperienza. In Emilia Romagna ci sono diverse realtà: a Bologna ci sono i Saltafossi e la Scuola Paterna di Don Niccolini, a Parma abbiamo Tana Libera Tutti, anche verso la Romagna la realtà è viva e variegata e poi c’è molto altro fuori regione…


Perché scegliere la scuola libertaria invece che quella tradizionale?
Nella nostra ScuolaSenzaScuola c’è molta attenzione alle caratteristiche di ciascuno, i bambini vengono educati, attraverso l’esperienza quotidiana, ad ascoltarsi e a organizzarsi affinché nessuno risulti escluso. Affrontiamo spesso il tema della diversità come dato di fatto: diverso perché nato altrove, perché diversamente abile, perché cresciuto da due mamme o da due papà, perché ha i capelli biondi o neri o perché semplicemente siamo tutti diversi. Ma non vogliamo pubblicizzare la nostra scuola dicendo quanto la crediamo migliore… Noi abbiamo fatto questa scelta e ne siamo orgogliosi.
Perché i bambini possono crescere se stessi in ascolto degli altri, possono apprendere dalla loro curiosità, possono vivere il quotidiano in un ambiente creato da loro per loro, perché gli adulti possono essere parte centrale e del percorso. Perché possono imparare ad ascoltare, a mediare e non ad obbedire, perché possono ragionare e mettere in dubbio.
Quello che abbiamo notato però è che molti genitori, anche se attratti dalla nostra proposta non vogliono prendersi la responsabilità di fare una scelta “fuori dalla massa”, ignorando che anche iscrivere il proprio figlio alla scuola tradizionale, sia essa pubblica o privata è una scelta per la quale bisogna sentirsi responsabili perché significa comunque decidere di sottoporre il proprio figlio a un certo tipo di sistema e di educazione.
C’è un certo scetticismo da parte dei genitori rispetto al mettersi in gioco in prima persona nell’educazione e nell’apprendimento dei bambini.

 

2 risposte a “Quella fucina che vuole educare alla libertà”

  1. Buongiorno,
    leggo con entusiasmo della vostra scuola, purtroppo viviamo a Roma e abbiamo avuto quest’anno un pessimo ingresso alla primaria statale. conoscete esperienze simili alle vostre a Roma?
    grazie infinite,
    Chiara

  2. Ciao Chiara, vedo ora che avevo pensato di rispondere al tuo post e invece non lo avevo fatto… ops! Non conosco personalemtne le esperienze che sono ora attiva in zona Roma, sicuramente puoi vedere sul sito della Rel Rete Educazione Libertaria o scrivergli, se c’è qualcuno di seriamente attivo loro sicuramente lo sanno.Anche Aam Terra Nuova sta facendo una mappatura.
    Se vieni in Emilia passa a trovarci!

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