Quando Bottura è solo il Massimo

Quando Bottura è solo il Massimo

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In una piccola strada del centro storico di Modena si trova il secondo migliore ristorante al mondo. Non d’Italia, non dell’Europa ma di tutto il pianeta terra. Quando ci cammini, in quella piccola strada del centro storico, devi prestare molta attenzione al numero civico perché uno potrebbe anche superare la porta senza rendersene conto: a farti capire che quel posto è speciale sono solo una serie di targhe abbastanza piccole appese, l’eleganza del marmo e i vasi di fiori sempre bellissimi che ti accolgono. La scritta Osteria Francescana è oro su oro e per leggerla in certi giorni devi proprio essere vicinissimo. Quando cammini per via Stella devi cercare il numero ventidue e appoggiare il dito su una pallina dorata che sarebbe poi il campanello e a quel punto magia: la porta si apre e si entra nel secondo migliore ristorante del mondo. Anche quando entri per un attimo ti senti confuso e ti chiedi se sei nel posto giusto per mangiare e bere oppure se per caso sei entrato in una galleria d’arte visto il numero di opere bellissime appese alle pareti. Per chi ci vive, lì nella zona di via Stella, veder saltellare in strada Massimo Bottura con la giacca bianca da chef e il cellulare schiacciato contro l’orecchio è una cosa normalissima. Bottura, anche se sta parlando, magari con qualcuno di molto importante, se ti conosce alza sempre il braccio facendoti ciao con la mano o il segno di “ok” e un grande sorriso. A volte lo senti parlare con un tono concitato e un po’ arrabbiato e speri di non finirci mai tu dall’altra parte del telefono, però anche in quei casi il sorriso arriva sempre.

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Fonte immagine: Foodlabstory

Intorno a lui i suoi collaboratori entrano ed escono da almeno quattro o cinque spazi che sarebbero poi magazzini, uffici, cantina del vino e dispense varie piene di cose buonissime e preziose. In via Stella ci sono ragazzi e ragazze con giacca bianca che si muovono veloci con vassoi e scatole mentre altre volte li vedi schiena al muro a fare una telefonata nella pausa oppure a giocare a pallone nella strada laterale che dà diretta sulla cucina e che si chiama via delle Rose. Li senti ridere talmente forte che ti verrebbe voglia di andarci anche te a giocare lì a pallone con loro. Poi ci sono i giorni delle telecamere che sembra di stare in un set cinematografico: troupe da tutto il mondo arrivano per intervistarlo e se tu stai passando e magari sei uscita di casa di corsa per prendere il pane e hai quella vecchia maglietta che usi per fare le pulizie oppure stai tornando dal lavoro con il trucco che eroicamente ha retto fino ad ora e proprio ora sta crollando sulla tua faccia, aumenti il passo sperando che nessuna delle mille telecamere ti inquadri per sbaglio. Altre volte, invece, per la strada vedi camminare sua moglie, Lara Gilmore, newyorkese trapiantata a Modena molto ma molto elegante e sempre gentile, e ti trovi a farti domande un po’ sciocchine tipo chi cucinerà in casa perché quando vivi con uno chef che è tre stelle Michelin e secondo al mondo non è che puoi cavartela con un piatto di spaghetti al burro, oppure se anche una coppia così bella alla fine deve fare i conti con le briciole sul divano.

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Fonte immagine: Fine Dining Lovers

Per chi vive in queste strade di Modena, a due passi da piazza Grande e dal Duomo e quasi attaccati all’Osteria Francescana, Massimo Bottura non è la grande star del momento ma solo Massimo e a volte sbagliando manco ci si rende conto di quanto sia famoso e bravo. Forse perché lo si incontra tutti i giorni o forse semplicemente perché i talenti vicini a te si tende a darli un po’ per scontati, e un po’ ti stupisci quando un turista smangiucchiando le parole ti chiede dov’è l’Osteria Francescana e tu dici è quella lì e lui tira fuori uno smartphone e si fa subito un selfie davanti alla porta. Allora ti fermi a pensare un secondo e ti chiedi se tutti i vicini di casa delle grandi star alla fine si dimentichino di essere i vicini di casa delle grandi star oppure capita solo a quelli che vengono salutati con la mano e un sorriso. Un’altra cosa bella di Massimo Bottura è che quando ti parla, e ti capita di fissare i suoi occhi per un momento, ti rendi conto che mentre lui ti sta raccontando la tal cosa in realtà la sta come vedendo davanti a sé. Come quando leggi un bellissimo libro e invece di vedere le parole il tuo cervello costruisce immagini. Come se quell’uomo con gli occhi che brillano sprigionasse immaginazione a ogni battito del cuore, a ogni parola pronunciata, a ogni pensiero formulato.

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Fonte immagine: Lesoste.it

Una volta ci sono stata nella cucina dell’Osteria Francescana: c’era una gara di cucina organizzata per solidarietà e io ero finita nella sua squadra. E’ stato subito chiarissimo che quando fai parte del team di Massimo, non importa a che livello, il fallimento non è contemplato. Con la voce un po’ tremolante ho confessato che io proprio no, la cucina non è nelle mie corde. In lui non c’è stato neanche un secondo di panico. Mi ha guardata e mi ha detto che non c’era problema: i suoi ragazzi mi avrebbero insegnato a preparare un piatto, uno solo, che ci avrebbe garantito la vittoria. Così un giorno sono entrata per la porta laterale e mi sono trovata davanti il vero mondo di Massimo Bottura. Uno dei suoi collaboratori era stato istruito e mi ha accompagnato nella preparazione di tutte le fasi del piatto dicendo che era facilissimo e che potevo farlo da sola in cinque minuti, senza mai scoraggiarsi nonostante il mio sguardo perso nel vuoto e il continuo appuntare passaggi su un quadernino. Alla fine era una cosa buonissima di cui non ricordo il nome e mi diede anche gli ingredienti per riprovarci a casa. Lo feci il giorno dopo e lo sguardo di sconforto e orrore sul viso dei miei genitori non lo scorderò mai. Scrissi a Massimo una mail molto sintetica: non ce la posso fare. Allora lui mi chiese cosa sapevo fare e io dissi erbazzone. La sera della gara lui ci mise le mani tre minuti tre, aggiungendo una crema di Parmigiano Reggiano, e il piatto non sembrava più quello che avevo fatto io. La gara andò in pareggio. Solo all’annuncio del risultato mi resi conto che era sempre stata quella la soluzione più logica ma la carica del nostro capitano era talmente grande che tutti noi ci avevamo creduto davvero che fosse una gara reale. Di nascosto sono andata a vedere i voti dei piatti e il mio era quello andato peggio. Bottura l’aveva sempre saputo. Sono passati tre anni e in tutto questo tempo mi ha comunque sempre sorriso.

Fonte immagine di copertina: Wikipedia.

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Giornalista e video reporter, ha lavorato per tv e quotidiani. È tra i fondatori del progetto Converso.

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