Secco no dei notai modenesi alle liberalizzazioni: “un danno per i cittadini”

Il disegno di legge per favorire la concorrenza delle professioni e dei servizi di consumo presentato dal Governo il 20 febbraio scorso deve ancora iniziare il proprio iter parlamentare che già le categorie professionali alzano le barricate. Ad affilare le armi in attesa di sguainarle in parlamento per bloccare o modificare la proposta sono un po’ tutti: notai, avvocati, farmacisti, ingegneri, nonché operatori di telefonia e assicurazioni. Tutti soggetti coinvolti nelle possibili liberalizzazioni dei loro settori.

Anche il Consiglio Notarile di Modena è sceso in campo diffondendo ieri una nota molto critica rispetto al disegno di legge che, per quanto riguarda la loro professione, tra i vari punti prevede in particolare l’ampliamento del bacino di utenza a livello regionale modificando il rapporto tra posto notarile e abitanti e la riduzione delle tipologie di atti per i quali è richiesta l’autentica notarile.

“Il nostro lavoro garantisce cittadini e imprese”

no3E’ proprio rispetto a quest’ultimo punto che si alza forte il grido d’allarme dei notai: “Il disegno di legge sulla concorrenza che consentirebbe, se rimanesse immutato, alcune transazioni immobiliari e societarie anche senza i controlli notarili, a ben vedere espone il Paese, ed in particolare le fasce più deboli dei cittadini, ad un danno economico e sociale, e non certo ad un risparmio, oltre che a forti rischi di criminalità, abusi e frodi”.

Secondo gli esponenti dell’Ordine, l’attuale sistema di transazioni immobiliari tutela i cittadini di fronte a vizi che possano inficiare il mercato, così come in campo societario il sistema garantisce affidabilità degli atti e dei registri prevenendo abusi per fini illeciti. Insomma, per i notai il sistema funziona così com’è. Perché cambiare? “Il disegno di legge del Governo – prosegue la nota (qui la versione integrale) – dimentica tutto ciò, provando a scardinare un sistema comprovato che tiene, e tiene bene, senza obiettivi reali e concreti di risparmio e liberalizzazione, aprendo brecce alla inevitabile realizzazione di frodi immobiliari e societarie, e consegnando di fatto il paese in mano ai poteri forti”. A quali “poteri forti” si riferiscano, lo capiremo nei prossimi paragrafi.

Cosa prevede il disegno di legge

no1Ma cosa contiene nello specifico il ddl presentato dal governo che tanto scuote i notai? Al momento, le proposte sono queste: a) le transazioni relative a passaggi di proprietà immobiliari fino a 100mila euro e per unità non a uso abitativo potranno essere redatte da altri professionisti diversi dai notai, avvocati in primis. b) Inoltre, verrebbe eliminato l’obbligo notarile per le Srl entro 20mila euro aumentando le possibilità di sottoscrizione digitale in luogo dell’atto notarile. Difficile capire come simili modifiche possano esporre “le fasce più deboli dei cittadini a un danno economico e sociale” e aprire le porte “a forti rischi di criminalità, abusi e frodi” (più di quanto questo Paese ne sia già afflitto, anche se certamente non per colpa dei notai). Ma forse, non siamo in grado di comprendere la profondità del baratro che potrebbe aprire la trasformazione in legge del progetto, per mancanza di specifiche competenze tecniche.

Di chi e cosa hanno paura i notai

Rispetto alle tematiche sollevate nel decreto, c’è poi chi, come l’Espresso, suggerisce un livello di scontro meno ideale e interessato “alle fasce più deboli dei cittadini”. Si parla piuttosto di una torta di parecchi milioni di euro, finora appannaggio dei soli notai che però in futuro potrebbero dover cedere qualche fetta agli avvocati e, potenzialmente, alle banche. Le quali, scrive sempre l’Espresso, oltre a essere già snodo obbligatorio per chi ha bisogno di ottenere un mutuo, “stanno organizzando il loro servizio immobiliare. Quando avranno completato il progetto si troveranno in una formidabile posizione di forza. Convincere i clienti che si presentano in filiale per chiedere un finanziamento e per farsi aiutare nella ricerca di un appartamento a trattenersi anche per la stipula del relativo contratto non sarà un’impresa difficile“.

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Uno scontro tra lobby

Come si vede, lo scontro che si giocherà in parlamento sarà ai massimi livelli, tra lobby una più forte dell’altra. Ed è difficile capire, dal punto di vista del cittadino, da che parte starà la vera convenienza. Lasciare tutto com’è, come quasi sempre avviene quando si parla di “liberalizzazioni”  in Italia, o cambiare. Nel vero interesse dei cittadini però. Al quale tutti si appellano – e si ricordano – solo quando serve al proprio interesse particolare.  Certo è che nessuna di queste categorie – notai, avvocati e banche – gode oggi di particolare simpatia popolare. Nel suo libro pubblicato nel 2011, “I veri intoccabili” il giornalista Franco Stefanoni ne ha un po’ per tutti. Avvocati, commercialisti, giornalisti stessi, farmacisti. E naturalmente i notai. Definiti senza tanti giri di parole la “casta professionale ritenuta più chiusa su se stessa e impermeabile ai cambiamenti”.

Scrive Stefanoni: “L’iter [per diventare notaio] è estenuante: dalla laurea all’assegnazione definitiva della sede notarile passano, se tutto va bene, non meno di sei anni. Ma ne vale la pena. I notai in Italia sono circa 5000 [4800 al momento] e sono protetti dalla concorrenza grazie a un rigido contingentamento sul territorio e a una serie di riserve ed esclusive. Eseguono milioni di adempimenti e di visure immobiliari e societarie, incassano e trasferiscono per conto dello Stato imposte per cinque miliardi. Il loro reddito medio complessivo dichiarato è di circa 300.000 euro all’anno [224 mila euro lordi, secondo dati 2012] , che nelle grandi città e nelle località dove il monopolio è più forte può crescere ancora”.

A meno che, naturalmente, non cambi lo status quo. Cosa di cui Matteo Renzi è convinto: “Sfideremo le lobby” ha dichiarato il premier, dicendosi altrettanto sicuro che il testo “incontrerà in Parlamento la loro resistenza”. Unica certezza al momento, quest’ultima, giuste o sbagliate che siano le proposte lanciate dal governo.

 

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