Non solo scalzi per i migranti. Ecco cosa possiamo fare per aiutarli

Non solo scalzi per i migranti. Ecco cosa possiamo fare per aiutarli

Appuntamento domani, 11 settembre, a Modena come in tante altre città italiane, con la Marcia delle donne e degli uomini scalzi. Inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima dell'ingiustizia. Ma, oltre a marciare, si possono fare tante altre (piccole) cose per aiutare queste persone che, fuggendo, esercitano il diritto a una vita migliore di quella che riserva loro il posto dove sono nati.

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“E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare”, scrive Andrea Segre nel suo appello per una mobilitazione che chieda a gran voce un’Europa che accoglie e non respinge quelle migliaia di uomini, donne e bambini che fuggono da guerre, dittature e miserie alla ricerca di un posto sicuro dove vivere, affrontando viaggi che molto spesso finiscono nella tragedia. Abbiamo ancora tutti negli occhi l’immagine del piccolo Aylan, disteso senza vita sul lungomare. L’appello per la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi ha fatto il giro d’Italia e venerdì 11 settembre in contemporanea con quella nazionale, nella Venezia tirata a lucido della Mostra del Cinema, ce ne saranno in tante città, Modena compresa. “La Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi inizia un lungo cammino di civiltà – continua l’appello -. E’ l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano”. Parole che pesano come pietre in un’Europa spaccata in mille pezzi, dove ci sono stati che costruiscono muri di filo spinato, militari che bloccano treni, leader politici che lanciano appelli all’accoglienza e altri che chiudono le proprie frontiere, mettendo annunci sul giornale dove chiedono di non andare lì. In mezzo, ci sono loro: uomini, donne e bambini che camminano per giorni sulle strade, dormono dove capita, corrono ferendosi tra il filo spinato e urlano il loro diritto alla dignità.

La cameraman di un'emittente ungherese vicina a un partito di estrema destra è stata licenziata dopo che delle immagini l'hanno mostrata mentre dà calci ai migranti, compresi alcuni bambini.
La cameraman di un’emittente ungherese vicina a un partito di estrema destra è stata licenziata dopo che delle immagini l’hanno mostrata mentre dà calci ai migranti, compresi alcuni bambini.

L’appuntamento a Modena è venerdì 11 settembre, alle 17.30, in piazza Roma dove prenderà il via una camminata che attraversando il centro storico arriverà nel piazzale della stazione dei treni, individuato – spiegano gli organizzatori – “come luogo simbolico del transito e degli spostamenti, oltre che di speranza, per le persone migranti in molte città d’Europa”. Il corteo partirà alle 18 per e attraverserà le vie III Febbraio, Corso Cavour, corso Vittorio Emanuele, via Adeodato Bonasi, Viale Monte Kosica e fino al piazzale Dante Alighieri antistante la stazione dei treni. Tantissime le adesioni alla manifestazione, che aumentano ogni ora: dall’Arci all’Anpi, le Acli, Amenesty International, Emergency, Cgil, Cisl e Uil, partiti politici e associazioni come la Casa delle Donne, la Casa delle Culture e quelle che coinvolgono i giovani delle Seconde Generazioni di Modena, tutti chiedono l’attuazione di quattro punti fondamentali: la certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerra, catastrofi e dittature; accoglienza degna e rispettosa per tutti; chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti e infine la creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino. Insieme si sono dati appuntamento per togliersi le scarpe e marciare a piedi nudi, in segno di solidarietà e supporto a chi è costretto a farlo per sopravvivere. L’emergenza profughi non è una cosa lontana da noi: ci camminano accanto, attraversano le nostre città e spesso non ce ne accorgiamo nemmeno. Come ha scritto il giornalista e scrittore Vittorio Zucconi in un tweet, tra trent’anni quando si parlerà di questa drammatica storia non potremo dire che non lo sapevamo.

Fonte immagine.
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L’emergenza è accanto a noi e tutti possono fare qualcosa. A Modena Porta Aperta ha lanciato un appello chiedendo ai cittadini di portare alcune cose di prima necessità: biancheria intima da uomo (mutande, canottiere, calze), scarpe, il necessario per l’igiene personale (sapone, bagnoschiuma, shampoo, lamette, schiuma da barba, spazzolini da denti, dentifricio), vestiti, coperte e sacchi a pelo perché, spiegano, “ora si riesce ancora a dormire all’aperto ma presto verrà il freddo”. Servono anche cibo in scatola o a lunga conservazione (niente che contenga maiale) perché la mensa sta lavorando a regime straordinario. Porta Aperta offre pasti caldi e la possibilità di lavarsi, purtroppo per i letti non c’è più posto perché quelli disponibili sono già tutti assegnati. “Ci sono una cinquantina di persone che sono arrivate e dormono in giro, tra parco Novi Sad, San Cataldo e altri luoghi”, spiega Franco Messora, direttore di Porta Aperta: “Ma la situazione non può che peggiorare”. Donne e bambini? “Per il momento non ce ne sono, restano le famiglie storiche di cui ci prendiamo cura. Non escludo però che possano arrivare”.

Sul sito di Porta Aperta si trovano anche le modalità per contribuire economicamente oppure per diventare un volontario e spendere un po’ del proprio tempo per aiutare gli altri. A livello nazionale sono tante le realtà che storicamente si impegnano per l’accoglienza e il primo soccorso, qui ne citiamo alcune delle principali alle quali è possibile fare una donazione tramite il loro sito web: UNCHR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite; Medici senza frontiere; IOM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni; Save the Children; Amnesty International; CIR – Consiglio italiano per i rifugiati; Emergency; Croce Rossa e MEDU – Medici per i diritti umani.

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Giornalista e video reporter, ha lavorato per tv e quotidiani. È tra i fondatori del progetto Converso.

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