Non solo Expo: al via la settimana mondiale del commercio equo e solidale

“Il Commercio equo e Solidale è nato negli anni 60 per promuovere un sistema economico fondato su principi di giustizia (cioè prezzi equi, migliori condizioni di lavoro, rapporti commerciali trasparenti) e permettere ai produttori del Sud del mondo di migliorare la loro qualità della vita e delle comunità in cui abitano”. Così si legge nel Manifesto introduttivo alla Settimana Mondiale del Commercio Equo e Solidale, che si svolgerà a Milano in un arco di 10 giorni, dal 22 al 31 maggio.

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La scelta delle sede, ovviamente non è casuale. L’idea è quella di riproporre una strada completa e giusta per “Nutrire il Pianeta”, perché il mondo del Commercio Equo e Solidale non può davvero stare in silenzio di fronte all’encomiabile progetto di portare il benessere al Pianeta, illustrato e sparato a mille dall’EXPO, però anche sponsorizzato da coloro che stanno creando lo sfruttamento, la povertà e l’ingiustizia in vaste aree di tutti i continenti. Così questa grande Fiera si affianca all’EXPO, all’interno del quale si udiranno, comunque, altre voci critiche al grande sistema delle multinazionali.

La Fiera porta a Milano centinaia di produttori di tutto il mondo, chiamando a farsi visitare da tutti coloro che in quei giorni saranno anche all’EXPO.

La grande crisi economica ha portato il consumatore ad essere più selettivo nel momento di fare la spesa, non solo guardando al prezzo, ma anche alla qualità del prodotto, spesso alla provenienza, a volte all’intera filiera.

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Ed è proprio questa proposta di attenzione che il Commercio Equo richiama continuamente ad ogni consumatore: acquistare il maggior numero di prodotti possibile stando attenti all’intera filiera del prodotto stesso, dalla materia prima allo scaffale del negozio. Anche quest’ultimo contesto non è poca cosa e non deve sfuggire al cliente. E’ vero che il commercio equo è negli scaffali anche della Grande Distribuzione ed è vero che quest’ultima ogni tanto si mostra attenta ad alcuni aspetti della propria offerta. Ma ci sono ancora in Italia centinaia di Botteghe e negozi di qualità che propongono il Commercio Equo, non solo per l’economia del Sud, ma anche per quella del commerciante stesso, che spesso è una cooperativa, con attività di inserimento lavorativo e iniziative culturali nelle città e nei paesi in cui operano, con un’attenzione sempre alta all’economia del Sud e a quella locale.

Fare le spesa vuol dire, quindi, scegliere produttore, prodotto e rivenditore.

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E’ una fatica a volte, perché significa spostarsi, andare apposta nel tal luogo della città; ma è una fatica piccola, rispetto a quella del produttore e del rivenditore che lavorano per la propria dignità e la salute dell’economia, oltre che per assicurasi la propria fetta di margine.

A Modena e provincia operano da anni tre cooperative, che lavorano nei rispettivi territori, in modi differenti, ma anche in rete tra loro, attraverso le Botteghe e decine di iniziative.
La Cooperativa Sociale Oltremare (Modena, Vignola, Fiorano, Pavullo, Bazzano), la Cooperativa Sociale Vagamondi (Formigine), la Cooperativa Sociale Bottega del Sole (Carpi, Mirandola) sono, appunto, piccole cooperative che svolgono la propria attività con una grande legame alle proprie comunità locali, che si adoperano anche per gli inserimenti lavorativi per soggetti con svantaggi, che lavorano con assoluta trasparenza gestionale e attenzione a qualsiasi partner commerciale e culturale.

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Ultimamente hanno affiancato il Commercio Equo ai prodotti di Filiera Bio, locale e di economia sociale. Al consumatore apparirà evidente che un acquisto è una grande gesto di libertà e che dona libertà. Ci vuole “solo” la forza di volontà della coerenza e della costanza; quella che serve al produttore per uscire dallo sfruttamento, al commerciante per tenere viva un’attività che crea posti di lavoro e cultura, al cliente stesso che si smarca dalla complicità e risponde alla classica domanda “ma io che ci posso fare?”

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