Montagna da salvare

Circa il 60 per cento della superficie del territorio nazionale è costituita da quelle che vengono classificate come “aree interne”. Si tratta di zone a margine delle grandi direttrici di mobilità e sviluppo che per carenza di servizi, di opportunità di lavoro, per il degrado ambientale e paesaggistico dovuto all’abbandono delle zone stesse, stanno subendo un calo e un sempre maggiore invecchiamento della popolazione. Eppure, quasi un quarto della popolazione italiana vive ancora in queste zone, anche se, in assenza di solide prospettive di rilancio, avrà sempre più difficoltà a rimanervi in futuro.

Negli ultimi quarant’anni la popolazione italiana è aumentata di circa il 10 per cento; ma è significativamente diminuita nelle aree interne, cioè nei nei comuni periferici ed ultra-periferici rispetto ai centri maggiori, i poli di sviluppo. In particolare, queste aree hanno fatto registrare tassi negativi di crescita della popolazione già dai primi anni Settanta, soprattutto in alcune regioni come la Liguria, il Friuli, il Piemonte ed il Molise, ma significativo è anche il dato dell’Emilia-Romagna, come evidenzia la tabella qui sotto:

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In Italia, la popolazione anziana (65 anni e più) è quasi raddoppiata tra il 1971 e il 2011. Il fenomeno dell’invecchiamento ha interessato sia i Centri che le aree interne, ma è soprattutto nelle aree periferiche ed ultra-periferiche, ed in particolare del Centro-Nord, che si registrano le percentuali più elevate (in alcuni casi, come in Emilia-Romagna e Liguria, anche superiori al 30 per cento). Gli effetti di queste dinamiche sono stati solo in parte ‘mitigati’ dall’intensificarsi della presenza straniera in tutto il Paese: negli ultimi 10 anni, infatti, gli stranieri residenti in Italia sono passati dal poco più del 2 per cento a circa il 7 per cento, e, pur partendo da valori differenti, la presenza si è quasi triplicata tanto nei centri quanto nelle aree interne (dove questa presenza risulta a oggi solo leggermente inferiore a quella dei centri).

Le trasformazioni demografiche, sia quantitative sia qualitative, hanno determinato un allentamento del presidio della popolazione sul territorio, e un cambiamento nell’uso del suolo e della sua destinazione, in particolare nelle Aree interne, con conseguente aumento di fenomeni quali la perdita di una tutela attiva del territorio e l’aumento del livello del rischio idrogeologico.

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A questa parte di popolazione occorre garantire innanzitutto la piena “cittadinanza”, intesa come diritto all’Istruzione, alla Salute e alla Mobilità. Così come occorre proporre progetti di rilancio delle opportunità economiche incentrati sulla valorizzazione e riqualificazione delle risorse esistenti, e su dinamiche di scambio virtuose con i territori più dinamici e densamente popolati. Di questo si occupa la Strategia Nazionale per le Aree Interne che il governo ha lanciato per il periodo di programmazione 2014-2020. Una sfida decisiva non solo per quel quarto di popolazione italiana che vive ancora nelle aree interne, ma per lo sviluppo e il rilancio economico dell’intero sistema Paese.

Sarà questo il tema che affronterà nell’ambito del ciclo delle letture annuali organizzate dalla Fondazione per gli Studi sociali Ermanno Gorrieri, l’economista e dirigente pubblico Fabrizio Barca, mercoledì 27 maggio prossimo, alle ore 18, presso il Palazzo Europa in Via Emilia Ovest, 101 a Modena. Titolo dell’appuntamento: “Disuguaglianze territoriali e bisogno sociale. La sfida delle Aree Interne“.

barca

Barca, oltre che uno statistico ed economista, è attualmente Dirigente generale al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Fra i numerosi incarichi ricoperti, è stato capo della Divisione ricerca della Banca d’Italia, capo del Dipartimento delle Politiche di Sviluppo presso il Ministero del Tesoro e Ministro per la Coesione territoriale nel Governo Monti. Dal 1999 al 2006 è stato presidente del Comitato per le politiche territoriali dell’Ocse e nel 2009 ha realizzato, per la Commissione Europea, il Rapporto indipendente sulle politiche di coesione «An Agenda for a reformed cohesion policy».

Archivio delle letture annuali della Fondazione Gorrieri.

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