Un tocco femminile di grande attualità

Il prezzo è scritto a penna su un foglio a righe, di quelli che si strappano dai quaderni di scuola, ed è attaccato al vestito con uno spillo. Su alcuni è aggiunto un commento, scritto in corsivo, come “colore moda” o “comodo ed elegante”, come a voler raccontare qualcosa di più di quel pezzo di stoffa. Apriamo la porta di questo piccolo negozio a due passi da piazza Grande e ci chiediamo come ci possano stare tutte quelle maglie, camice, cardigan e abiti, senza che scoppi. Alle pareti, in alto, sono appese pagine di modelli strappate dai giornali di moda, “ce ne sono alcune vecchie di trent’anni”, ci spiega la signora che spunta da dietro una montagna di vestiti: una folta testa di ricci biondi e due occhi truccati di azzurro che brillano dietro gli occhiali.

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Li fa lei questi cartellini, chiediamo in un soffio: “Da cinquant’anni” e hanno successo? “Si”. La signora bionda che gestisce questo piccolo negozio di vestiti da donna non è una che ama raccontare le sue cose, anche se ammette che stare dietro il bancone è un po’ come essere psicologi: le persone entrano e hanno voglia di parlare e confidarsi e lei non può fare altro che ascoltare e commentare. Ci proviamo anche noi, sperando di carpire il segreto di un piccolo negozio che resiste da cinquant’anni nonostante la crisi e l’esodo di tutti gli esercizi storici, che lentamente ma inesorabilmente stanno lasciando il posto alle grandi catene. Qui, invece, la globalizzazione non è ancora arrivata.

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Mentre parliamo guardiamo le maglie appese, con la gruccia, a una catena sospesa a mezz’aria davanti a noi, sono tutte in scala di blu – che scopriamo essere il colore moda del mese di marzo – e tra loro spunta una pagina di giornale dove c’è scritto che il blu è il colore della donna eterea e poco importa se le modelle delle foto indossano splendidi abiti firmati perché a volte un sogno può costare anche solo 9,99 euro, come una di quelle maglie appese in fila davanti a noi.

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Tra una chiacchiera e l’altra scopriamo che la signora bionda con gli occhi truccati di azzurro – che è poi il colore moda del mese – è una ballerina. O meglio, lo è stata per vent’anni quando partecipava alle danze storiche in città e insegnava ai cadetti dell’Accademia Militare di Modena a ballare valzer e quadriglie in occasione del favoloso ballo delle debuttanti. Una cosa che non era proprio semplicissima, ci spiega, perché i cadetti sono “molto rigidi e per ballare non va bene”. Sorridiamo pensando che oggi, i cadetti dell’Accademia di Modena, sono i più gettonati per partecipare ai balli storici in giro per l’Italia. Tutti li vogliono perché evidentemente non è così semplice trovare uomini che sappiano ballare valzer e quadriglie e forse dopo tanto duro allenamento anche la rigidità tipica di un militare si scioglie sulle note della musica. Mentre parliamo entrano due donne, madre e figlia, che hanno adocchiato una maglia in vetrina e una volta dentro restano un po’ spaesate dalla montagna di abiti e faticano a vedere la signora, che è nascosta dietro una pila di vestiti.

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Alla fine comprano la maglia bianca e anche una camicia di un bel turchese, che però – specifica la mamma – proverò a casa e se non va bene la riporto. Nessun problema dice la signora, che infila tutto in una busta di plastica e chiede se fa comodo avere una gruccia. Quando le due donne escono afferriamo una maglia nera e ci avviciniamo alla cassa: “Di crisi economiche ne ho passate tante – ci spiega – ma questa forse è la più dura soprattutto per voi giovani”. Sceglie lei le pagine di giornale alle quali ispirarsi? “Si. Lì alle pareti ci sono pagine anche di trent’anni fa”. Le guardiamo per un attimo, scolorite e ingiallite, e quasi non notiamo differenza con quelle di oggi. La moda è ciclica, pensiamo. Sui cartellini appesi alle maglie ci sono le sue scritte a penna: “Elegantissimo”, “Molto bello”, “Sotto giacca con pizzo”. Come le è venuta questa idea? “Lo faccio da cinquant’anni, non mi ricordo più” poi ci guarda un po’ accigliata e ci chiede: “Perché così tante domande?” e noi niente, non abbiamo il coraggio di dirle che vorremmo raccontare la sua storia e allora mettiamo sul bancone la maglia nera che abbiamo scelto e lei la prende, la piega e ci dice: “Semplice ed elegante”, come se lo stesse scrivendo su uno dei suoi cartellini.

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