L’essenziale? E’ perfettamente visibile

Il Piccolo principe, librettino che non sono mai riuscito a finire trovandolo incredibilmente noioso, contiene una serie di sciocchezze non da poco. A partire dalla massima più citata in assoluto:

Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

A parte il fatto che notoriamente il cuore oltre che cieco, molte volte è anche assolutamente stupido, non è affatto vero che l’essenza delle cose non possa essere catturata dal nostro sguardo. Non abbiamo bisogno di chiudere gli occhi per “vedere meglio” – che è poi il suggerimento a cavallo tra romanticismo e New Age di Saint-Exupéry – semmai abbiamo bisogno di aprirli di più. Molto di più di quanto ci consenta il piccolo orizzonte col qual inevitabilmente siamo abituati a confrontarci. La città, con particolare attenzione al quartiere, l’Italia, per lo più da intendersi come sinonimo di “nazionale di calcio”, l’Europa, ma per finta (l’empatia verso i cugini transalpini durerà lo spazio di un mattino) per chiudere in bellezza con quanto ci propina quotidianamente la bacheca Facebook; per moltissimi, il vero orizzonte socio culturale in questo secondo decennio del terzo millennio.

Invece – lo so, sembra una massima del Piccolo principe – “il mondo è davvero grande” e, di conseguenza, i nostri problemi piccoli, o comunque relativi, in maniera esponenziale. Per rendersene conto basta lasciar perdere il cuore e aprire bene gli occhi. Per esempio per guardare con attenzione una mappa, quella che vedete qui sotto, realizzata pochi mesi fa. Uno sguardo differente che dà un’idea precisa delle vere dimensioni di un continente come l’Africa. Al confronto del quale non solo il nostro Paese è un nano (e tanto più la nostra città e il nostro quartiere e perfino la nazionale di calcio. No, quella no, noi abbiamo pur sempre vinto quattro volte la coppa del mondo e nessun paese africano è mai arrivato nemmeno in finale), ma lo sono anche le più grandi nazioni del mondo, Cina e Stati Uniti compresi. Russia esclusa, quella è davvero bella grossa.

Sia chiaro, non voglio buttarla solo sui chilometri quadrati, e ridurre tutto a “chi ce l’ha più grosso”, ma segnalare che quando discutiamo di Africa e africani dovremmo farlo con la consapevolezza di chi sa che stiamo parlando di un continente enorme, con situazioni politiche, sociali ed economiche enormemente diverse tra loro, popolazioni altrettanto diverse, culture lontanissime una dall’altra. Consapevolezza mai sprecata, se pensiamo che siamo i primi a trovare con una certa difficoltà – ammettiamolo – fortissimi elementi unitari tra, che so, un pugliese e un trentino. Figuriamoci tra un campano, un emiliano e uno scozzese (che messa così, sembra una barzelletta della serie “Ci sono un francese, un tedesco, un inglese e un italiano…“): perché questo facciamo quando parliamo di Africa come tendiamo a fare con scarsa o nulla conoscenza, trattandola come se Napoli o Bologna fossero giusto a un tiro di schioppo da Edimburgo e Glasgow e, italiani e scozzesi, una faccia, una razza. Il che, per quanta simpatia si possa avere per gli amici scozzesi, non è esattamente vero.

Ovviamente la “vera” mappa dell’Africa (qui la potete vedere ad alta risoluzione) è solo una vera metafora. E un invito. Ad alzarsi ogni mattina e ripetersi come un mantra che il nostro sguardo sul mondo è quanto di più limitato possa esistere. E che perciò, qualsiasi nostra opinione, o visione, o pensiero, non può che essere la naturale conseguenza di una simile limitatezza. Se non altro, per ridisegnare ogni giorno almeno le nostre mappe mentali, perché, come disse il Piccolo principe, “quest’uomo sarebbe disprezzato da tutti, dal re, dal vanitoso, dall’ubriacone, dall’uomo d’affari. Tuttavia è il solo che non mi sembri ridicolo. Forse perché si occupa di altro che non di se stesso“.

africa

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