Le vicende del buon Goffredo Cordero Pastrone

Laboratorio ITCG “A. Baggi”

A.S. 2014-2015

Dannunzianesimi, freudismi (con tanto di sofà e transfer), wrightismi (per sedicenti e seducenti aviatori), bettole di periferia, parecchio scotch, cilindri e divise militari, filmoni muti in lande esotiche: c’è tutto il campionario adatto per un varietà nel lavoro drammaturgico condotto dagli studenti dell’Istituto Baggi di Sassuolo. Mescolando casi e vicende della storia primo-novecentesca ai modelli testuali del varietà, in particolare Valentin e Kraus, si è lavorato su alcuni principi che regolano il cafè chantant: abbassamento del registro, dialogo diretto con il pubblico, riferimenti all’attualità (della belle époque, in questo caso).

Per ulteriori informazioni visita la pagina del laboratorio sul sito di Carissimi Padri…

wright

COPIONE

Mi presento:sono Goffredo Cordero Pastrone, giovane (si fa per dire) aristocratico italiano, il classico “intelligentone” che farebbe di tutto pur di stare al centro dell’attenzione.

Una giornata così piovosa non la si vedeva dal mese scorso, momento dall’importanza immane per tutti gli italiani: 24 ottobre 1917, data che rimarrà impressa nella mente del popolo italiano. Quella sera decisi di andare al solito pub, come tutti i venerdì, ma quel venerdì non ero solo. Con me venne niente meno che il sergente Gorilla (Gorilla non arriva e Goffredo lo chiama in crescendo altre due volte), in realtà sono io a chiamarlo così perché ricorda una scimmia enorme … e furiosa … per via della sua mole d’altro mondo. Ci sedemmo sulle poltroncine che ci sembravano più comode (fanno finta di sedersi); l’unico problema era che non ne esisteva una migliore di un’altra poiché in ognuna di esse vi erano puntualmente mozziconi di sigarette, colonne di cenere e fiumi di rum adagiati delicatamente ovunque … e quindi stavamo in piedi.

Iniziai la serata ordinando uno scotch (Gorilla tira fuori uno scotch) … doppio (altro scotch) … no no, sono astemio … e invitando il Gorilla a prendere qualcosa che avrei pagato io successivamente (il Gorilla esce un attimo e torna con un calice di vino, lo sente poi ci sputa dentro e lo porge a Goffredo). Sorseggiavo la mia bevanda come the bollente, sì perché amo così tanto lo scotch che dopo ogni bevuta corro al bagno più vicino per buttarlo fuori, rimettendolo all’istante. Per provare a sembrare importante non solo a livello provinciale, decisi di raccontare al sergente un aneddoto che mi accadde tre anni or sono. Era una fredda mattina di un febbraio del 1914, quando mi soffermai sulla locandina in piazza Risorgimento qua a Lodi …

(Gorilla:- A lodi?? Goff:- sì, a Lodi Gor:- ma siamo a Modena! Goffredo fa un gesto infastidito e prosegue)

Mi balzò all’occhio immediatamente perché era grossa il doppio delle altre, forse il triplo. Al centro vi era un viso alquanto familiare per me medesimo dato che mi occupo di letteratura contemporanea oltre che di arte, scultura, pittura, qualsiasi settore riguardante l’arte. A queste dichiarazioni mi sopraggiunsero circa 3 litri di saliva del mio amico carissimo che scoppiò in una risata che coinvolgerebbe chiunque al solo sguardo. (Gorilla fa una risata finta e sputa addosso a Goffredo). Ritornando al manifesto sfarzoso, il soggetto aveva lunghi baffi (Gorilla se li pettina come se stesse parlando di lui) … e testa calva! (Gorilla si tocca imbarazzato i capelli); non poteva che essere lui, il poeta Gabriele D’Annunzio. Non feci in tempo ad ammirare l’incredibile cura con la quale il foglio pubblicitario fosse stato realizzato, che mi trovai a fianco quello stesso ritratto che stava poc’anzi di fronte a me. Il signor D’Annunzio cercava comparse per il suo film “Cabiria” che sarebbe uscito di lì a poco e purtroppo a uno dei ruoli di maggiore rilievo, ovvero Maciste, era già stata trovata occupazione, altrimenti non ci avrebbe pensato due volte a ingaggiare il sottoscritto. Mi invitò a provare e in questo modo potei conoscere diverse persone, anche più nobili di me, o forse no. Certo non potevo raccontare come nel set io fossi solo una comparsa parlante a monosillabi o limitata a dire “buongiorno Maciste”, così abbindolai il Gorilla riferendogli tante di quelle fandonie e fesserie, che credette per davvero che il vero Maciste fosse Goffredo il nobile, sì proprio lui! Roba da matti … neanche io darei mai un ruolo così importante a me stesso.

cabiria

Per il kolossal ci dirigemmo a Parigi, e dove se no? Il Vate fu molto ospitale con me e con tutti, tant’è che ci presentò anche la sua “amica del tempo libero”, come voleva puntualizzare abitudinariamente, di nome Samantha. Ebbi anche il piacere di conoscere George Melies, famoso prestigiatore francese che il giorno dell’inaugurazione del set cinematografico presentava un vestito assai bizzarro con un cappello al contrario e mocassini di un blu cobalto chiazzati di rosso. D’Annunzio era eccitatissimo all’inizio delle riprese e già dopo il primo giorno di prove offrì la cena a tutti. Provai a convincerlo dicendogli che l’avrei pagata io (sì, col portafoglio suo), ma insistette. Il film in sé raccolse un discreto successo ( a Marsiglia non sapevano neanche che fosse) e io tornai alla mia solita, “umile” vita di tutti i giorni.

Il mio compagno di bevute rimase a dir poco a bocca spalancata, merito anche della mia capacità di raccontare fandonie oltre ogni limite conosciuto dall’uomo. Sì, gli raccontai altre cose, ma questa è tutt’altra storia.

L’audacia che mi aveva aiutato fino a quel momento, se ne andò ben presto insieme all’effetto dell’alcol, così salutai il mio amico Gorilla e ognuno si diresse alla propria casa; chi per dormire e chi per riflettere sulla propria vita. Riflettevo proprio sulla mia esistenza, quando mi capitò inevitabilmente di giungere a un confronto con quella dell’uomo che avevo appena lasciato. Dovete sapere che egli, nel caso non l’aveste notato, non è proprio tutto a posto, spesso mi chiedo cosa ci faccia uno come me insieme a lui, pensate che pensava addirittura di essere un Dio, roba da matti! Sì, avete capito bene, spesso mi faceva notare di come fosse bravo in questo o quest’altro ambito e questo, secondo lui, giustificava il suo sentirsi un Dio. Fu in uno di quei tanti momenti che mi venne in mente un amico da presentargli, conosciuto agli inizi di questo frenetico secolo, l’austriaco Sigmund Freud, forse l’unico mio conoscente che si occupasse di psico-analisi….

(a questo punto Goffredo esce di scena ed entrano Freud e Gorilla)

F: Durante la guerra il mio studio era freddo. Scrivevo con le dita congelate nei mesi invernali: ogni idea di lavoro scientifico dovette essere abbandonata. Mancavano gli alimenti: niente carne, niente sigari. Pochi o nessun paziente. È strano che con tutto ciò io mi senta benissimo e che il mio animo sia sereno. Ciò dimostra quanto poco il nostro benessere interiore abbia bisogno di trovare una giustificazione nella realtà. Signore … cosa le fa pensare di essere un Dio?

G: credo che ogni essere umano in qualche campo sia così bravo da potersi sentire tale.

F: ma questo non va contro i suoi principi morali e religiosi? ad esempio l’umiltà?

G: certo che no … sono consapevole dell’esistenza del vero Dio, colui che ha tutte le risposte alle nostre domande.

F: quindi l’uomo, ogni qual volta abbia un dubbio, deve recarsi in chiesa?

G: beh no … anche la scienza può risolvere molti dei nostri quesiti

F: in questo caso allora possiamo considerare la religione come un accessorio, intendo che se già la scienza fornisce risposte più precise e sicuramente provate, allora la religione è, secondo me, soltanto un mezzo attraverso il quale l’uomo trova nient’altro che conforto.

G: non è quello che ho detto. Se l’uomo si accontentasse del come, allora non ci sarebbe bisogno di pregare un Dio che risponda al nostro perché. E se avessimo ogni risposta non ci affideremmo ne alla chiesa ne alla scienza.

F: quindi sta ammettendo comunque che, non solo la religione, ma anche la scienza deve avere una parte nella nostra storia e quindi non è solo Dio che risponde a ogni nostra domanda.

G: beh, immagino di sì.

F: allora non sei onnisciente.

G: no, non lo sono.

F: ma ogni dio è onnisciente.

G: suppongo di sì.

F: allora tu non sei un dio se non sei onnisciente.

G: beh, immagino di no.

F: e allora cosa ti fa credere di essere un dio ?

G: ma io credo che ogni essere umano in un qualche campo sia così bravo da sentirsi Dio.

F: ma questa mi pare di averla già sentita …

(escono di scena e rientra Goffredo, che riprende la narrazione come se non si fosse mai interrotta)

In this photo released by the Sigmund Freud Museum in Vienna former Austrian psychoanalyst Sigmund Freud is pictured in his working room in 1938. Austria and the world will be celebrating Sigmund Freud's 150th birthday on Saturday May 6, 2006. (AP Photo/Sigmund Freud Museum)
Sigmund Freud Museum

… Il primo incontro, non mi piace chiamarla “seduta”, fu anche l’ultimo: a Gorilla quell’austriaco dalla barba bianca e lo sguardo accusatore, non piaceva neanche un po’. Eh, il signor Freud: si dice che a sette anni fece, deliberatamente, la pipì nel letto di mamma e papà, non andava mai a letto prima dell’una, odiava la musica, collezionava reperti assiro-babilonesi, aveva una mania assurda, comprare libri, non possedeva più di tre vestiti, tre paia di scarpe e tre ricambi di biancheria! Ah, la cocaina per Freud era un ottimo rimedio, per curare una roba che lui chiamava neuroastenia: bah! E poi diceva che il malato a preoccuparlo di più era lui stesso.

Comunque, non voglio però che pensiate male, io e il sergente siamo legati da tempo e tra di noi si è creato un rapporto di reciproco rispetto, anche se spesso non è così evidente. È vero, siamo molto diversi, ma questo non ci impedisce di trovarci al pub ogni tanto e bere uno scotch … doppio. Siamo diversi, anzi lui è proprio il contrario di me, sapete quante volte gli ho proposto di fare un viaggio con me? Non ha mai accettato. Ma io mi sono divertito e lui lo sa, ogni volta colgo l’occasione per farglielo notare, per provare a convincerlo ancora, ma niente, è proprio testardo. Ah sì, viaggiare … come disse un tale vissuto molto tempo fa “il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge solo una pagina”. I miei viaggi mi hanno permesso di fare cose, vedere luoghi e conoscere persone speciali, alcune anche parecchio strane. Il ricordo più recente è quello dell’ultima volta che vidi uno dei fratelli Wright, Orville.

Entra Orville in bicicletta.

O: Già, perché noi Wright, famosi per aver inventato l’aeroplano nel 1903, prima siamo stati dei grandi biciclettai. Nel 1892 approfittammo dell’esplosione di popolarità che la bicicletta conobbe negli Stati Uniti (la quale era dovuta principalmente all’invenzione della bicicletta di sicurezza, fondamentale per Goffredo) e aprimmo a Dayton un negozio che chiamammo Wright Cycle Exchange, e più tardi Wright Cycle Company: 18 dollari a bici, signore e signori, prezzi imbattibili! Comunque: fu grazie alla bici che conobbi Goffredo, il miglior pompista della scalata Magreta-Baggiovara.

G: Sì, ma sono tempi lontani! Io facevo riferimento all’incontro di circa due anni or sono, quando mi recai in America con mia moglie; Wilbur purtroppo è morto da ormai cinque anni: lui sì che era simpatico. Mentre Orville… ho ancora in mente quella volta che mi chiese di prestargli la mia consorte in cambio di un’ avventura sul suo aereo … che affare ho fatto!

(esce di scena e rientra subito con Orville Wright)

O: ciao Goffredo, stavo proprio pensando a te, o meglio dire a una cosa che ti appartiene.

G: ciao Orville … son disposto a tutto, basta che non si tocchi il mio patrimonio.

O: mi hanno invitato ad una festa, per gente intellettuale …

G: quindi mi vorresti invitare??!!

O: ehm … non proprio … siccome a queste feste sono tutti con la proprio ragazza, moglie … come disse il mio caro fratello “non ho abbastanza tempo per una moglie e un aeroplano” e infatti come ben sai non mi sono mai curato di cercare una ragazza …

G: vorresti chiedermi di far la tua ragazza??!!

O: non proprio, tu una donna la hai … e gli amici si aiutano a vicenda, quel che è mio è tuo e quel che è tuo è mio … giusto?

G:ehmmmm … si … tranne …

O: si ok ok tutto tranne il patrimonio.

G: bravo amico mio … sono un aristocratico, quel che dico lo mantengo … però cosa ottengo in cambio?

O:come ti ho già detto io ho bisogno di una donna … e tu la hai … son sicuro che tu sei in cerca di nuove avventure … e io ho un aeroplano.

G: quindi io e mia moglie dovremmo venire sul tuo aereo?

O: quasi … tu sul mio aereo e io … con tua moglie alla festa.

G: ah bene bene! Anche perché mia moglie sull’aereo non penso ci stia, sai, con quelle “chiappotte”!

O: però! Che classe mio caro!

G: eh ma Orville sai “quando ce vò ce vò “, come dice un mio caro amico romano.

O: giusta osservazione! Beh comunque, torniamo agli affari!

G: il mio patrimonio NON SI TOCCAAAAAA! Neanche una moneta, un centesimo, nulla di nulla!

O: non voglio toccare il tuo patrimonio! Vorrei toccare … su!

G: mmm siamo sicuri che vorresti toccare solo quello? La cosa non mi convince! Però pensando all’aereo … potresti anche regalarmelo suvvia! Cosa ti costa?

O: cosa mi costa?! Folle!

G: eddaaaaaaaai! Siamo amici … e poi cosa ti cambia? Un aereo in più, uno in meno …

O: certo! Una moglie in più, una in meno …

G: dai sono disposto a proporti uno scambio.

O: ah adesso si sono anche invertiti i ruoli?! Ho capito! Non vuoi altro che sbarazzarti di tua moglie eh?!

G: ma nooo … è che, sai un aeroplano alla fine è un aeroplano! E con un aeroplano non dovrei fare molta fatica a rimpiazzare quella lì!

O: quella lì è tua moglie Goffredo!

G: la vuoi sì o no?! E poi tu vuoi mia moglie, io voglio l’aereo … quindi … dai Orville! Poi l’hai detto tu che non puoi avere una moglie e un aeroplano … se vuoi entrare nella parte, mia moglie diventerà … tua moglie!

O: sì, in effetti hai ragione Goffredo!

G: affare fatto?!

O: affare fatto amico mio

FINE

 

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