Le migrazioni: nuovi scenari di crisi e possibili soluzioni

Le migrazioni: nuovi scenari di crisi e possibili soluzioni

Il panorama socio economico del XXI secolo, al cui centro si trova l’inquietante fenomeno delle migrazioni, viene analizzato dal prof. Enrico Giovannini, ordinario di Statistica ed Economia presso l’Università degli Studi di Tor Vergata a Roma, che prova a fornirci un’occasione di riflessione per non abbandonarci alla paura dell’altro.

0
CONDIVIDI

Negli ultimi anni abbiamo attraversato una serie di repentine crisi economiche definite anche dall’OCSE “turbolenze”, crisi acute che comunque avevano effetti di media portata. Oggi invece la situazione di incertezza è tale – come ha spiegato Stefano Giovannini partecipando lo scorso 20 novembre a un incontro della Fondazione Gorrieri sul futuro economico-sociale ed i fenomeni migratori – da chiedersi se non sia il caso di ripensare ad un nuovo modello di sviluppo, di fronte alle evoluzioni delle grandi questioni irrisolte politiche ed economiche e agli effetti dei cambiamenti climatici, che influenzano i flussi migratori di decine di migliaia di persone,.

Mentre nel passato si pensava che lo sviluppo economico fosse progressivo e lineare, i nuovi scenari locali ed internazionali ci presentano ora un mondo con poca linearità, frammentato e fortemente instabile. Nella conferenza sul clima di Parigi, l’obiettivo principale per tutti i paesi industrializzati sarà di ridurre a non più di 2 gradi l’innalzamento della temperatura del pianeta producendo minori emissioni. Ed anche solo così gli impatti dei cambiamenti sull’ambiente saranno di enorme portata. In un mondo che supererà i 7 miliardi di abitanti ci saranno grandi flussi migratori di popolazioni in fuga da territori che a seguito dei processi di desertificazione e scarsità di acqua saranno divenuti inospitali e inadatti alla vita.
L’Italia, in questo panorama, rimane un luogo di passaggio per molti migranti ed anche la politica deve cambiare, nelle strategie sull’immigrazione.

Fonte immagine
Fonte immagine

Alcuni paesi europei, come l’Ungheria, l’Austria e la Germania, reagiscono male di fronte alle migliaia di persone che chiedono asilo perché la pressione sociale è davvero molto forte ma non tengono presente che nel giro di alcune decine d’anni saranno necessarie milioni di persone straniere per consentire ad una popolazione in progressivo invecchiamento come quella europea di continuare a percepire una pensione dignitosa. Tenendo anche presente, ad esempio, che in Turchia ci sono già ora circa 2 milioni di rifugiati, e la nazione ha fatto una richiesta non negoziabile all’Unione Europea di alcuni miliardi di euro per tenere i rifugiati sul proprio suolo, a cui si aggiunge l’ingresso della Turchia senza condizioni nella UE.

Un ulteriore fattore di incertezza nel nostro futuro arriva anche dal mondo delle macchine costruite dall’uomo: robot e computer non solo hanno modificato le nostre vite, ma stanno influenzando i rapporti sociali e la privacy, ormai del tutto inesistente nell’universo dei social network. Si sta poi passando dall’Internet delle persone all’Internet delle cose, con oggetti che dialogano tra loro mediante la rete e si scambiando dati, istruzioni ed informazioni. Si tratta di un nuovo modo di gestire i dati già oggi diffusi nei processi di produzione industriale. Il divario tra chi sa utilizzare i dati e chi non li sa utilizzare sarà sempre più marcato e per questo motivo l’istruzione nella società della conoscenza sarà la chiave per il successo. E’ però ancora troppo elevata nel nostro paese la percentuale dei giovani che non studiano e non lavorano, per cui occorre investire su programmi contro la dispersione scolastica e a sostegno dell’occupazione.

Fonte immagine
Fonte immagine

Per immaginare un nuovo modello di sviluppo occorre soffermarsi sul sistema umano e sull’eco sistema. La sostenibilità dipende da quattro forme di capitale: il capitale naturale, il capitale sociale, il capitale umano e quello economico. Combinando questi tipi di capitale, una società produce beni e servizi ma anche rifiuti, per cui occorrono nuovi modelli di sviluppo sostenibile. Dovremmo occuparci fondamentalmente dei bisogni dell’eco sistema e ciò procura benessere ecosostenibile in funzione della capacità che abbiamo di estrarre benessere dalle nostre risorse e dal livello di resilienza, ovvero dalla nostra capacità di reagire positivamente di fronte ai problemi.

L’intervento integrale:

Fonte immagine di copertina.

CONDIVIDI
Giornalista pubblicista, affianco da sempre l'impegno nella formazione alla passione per la comunicazione, collaborando a periodici e riviste sui temi sociali e ambientali.

NESSUN COMMENTO

Rispondi