Le imprese olimpiche di Sveijk Barbu

Le imprese olimpiche di Sveijk Barbu

Da oggi comincia la collaborazione di Note Modenesi coi laboratori del progetto "Carissimi padri" organizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione. Pubblicheremo sulla rivista i testi realizzati nei laboratori, parte integrante del progetto della durata di un anno, che verranno presentati nel dicembre 2015 al Teatro Storchi contestualmente alla messa in scena dello spettacolo che chiuderà il progetto.

0
CONDIVIDI

Scuola Media Cavour-Calvino

a.s. 2014-2015

Dai primissimi Giochi Olimpici di Atene nel 1896 alla preparazione delle mai realizzate  Olimpiadi di Berlino del 1916, il racconto teatrale elaborato dagli studenti della Scuola Media Cavour-Calvino di Modena segue gli sviluppi della storia dello sport per guardare con occhio straniato alle novità, ai sogni e alle tensioni che caratterizzarono l’infausta parabola della belle époque.

Rielaborando i testi satirici di Karl Valentin e il graffiante romanzo di Hasek Le vicende del bravo soldato Sveijk, gli studenti, guidati da Giacomo Pedini, hanno dato vita a un Kabarett in tre parti, protagonista l’umoristica figura hasekiana divenuta per l’occasione uno sportivo fallito e fanfarone. A coronare la struttura gli allievi della Scuola, attentamente seguiti dalle docenti, hanno poi riscritto e interpretato due famosi brani musicali d’epoca…

 Per ulteriori informazioni, visita la pagina del laboratorio nel sito di Carissimi Padri…

Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)

ATTO I
Spazzino: Ayman
Svejk Barbu: Alex
Nuotatore: Davide Zanti
Tennista: Francesco
Sollevatore pesi: Damian
Ciclista: Luca
Hans: Erik

ATTO II
A: Matteo
B: Virginia

ATTO III
Bret: Betta
Segretaria: Francesca
Thomas: Carlo
Sveijk Barbu: Alex

IMG_0300

 

ATTO I – Atene, 1896

 

Mamma mia dammi 100 marchi
che ad Atene voglio andar.
Cento marchi io te li dò,
ma ad Atene no, no, no.
Cento marchi io te li dò,
ma ad Atene no, no, no.

I suoi fratelli alla finestra:
Mamma mia lasselo andar!
Vai, vai pure o figlio ingrato
che la gara tu perderai.
Vai, vai pure o figlio ingrato
che la gara tu perderai.

Quando furono in mezzo ai boschi
il mio treno si fermò.
Macchinista che lo guidi
il mio treno fai ripartir.
Macchinista che lo guidi
il mio treno fai ripartir.

Il mio cuore è coraggioso
gli avversari mi temeran.
Le mie gambe sono forti
là nessuno mi batterà.
Le mie gambe sono forti
là nessuno mi batterà.

‘Il consiglio della mia mamma
non sarà la verità,
mentre quello dei miei fratelli
la speranza mi darà.’ (x2)

Mentre quello dei miei fratelli
la speranza mi darà.
Mentre quello dei miei fratelli
la speranza mi darà.

Svejk Barbu arriva tutto trafelato, tuta da operaio e valigia in mano, allo Stadio Olimpico di Atene. È da poco finita la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi.

Svejk: Come mai non c’è nessuno? Sono così in anticipo? Dove ho messo il volantino? (lo cerca nelle tasche, quando lo trova lo confronta con lo stadio reale) Certo che per essere il 16 Aprile fa molto caldo !(Si asciuga il sudore) E quelle cartacce sugli spalti cosa ci fanno? E quest’erba tutta rovinata? Non è certo l’immagine del volantino! Tutte le gare olimpiche le fanno qui? Non vedo nemmeno la piscina. Mah, c’era da aspettarselo: greci!

(Arriva il primo atleta nuotatore in cuffia e accappatoio)

Otto Hershman: Hai bisogno di qualcosa?

Svejk: E’ questo lo stadio Panatinaico, quello dei Giochi Olimpici? Sono già arrivati il re e il Barone De Coubertin? Da dove arrivi tu?

Otto: Sono Otto Hershman, dalla Svezia, campione di nuoto di nostro Re Oscar II. Perché hai qualcosa da dire?
(Svejk è perplesso)
Entra in scena il secondo atleta tennista con la racchetta in mano

Edwin Flack: Ti vedo un poco disorientato: stai bene?

Svejk: Si, sto bene, sono solo stanco per il viaggio. E’ stato molto lungo e avventuroso. Il treno si è fermato varie volte.

Edwin: E tu hai viaggiato in treno, pensa a me che vengo dall’Australia.

Svejk: Dall’Australia in treno? Dev’essere stata lunga! Ma come mai lo stadio è così vuoto?

Edwin: Non vedi che stanno facendo le pulizie? (un ragazzo in scena scopa il pavimento). Scusa, ma i miei amici mi stanno aspettando.

Entra in scena il terzo atleta, sollevamento pesi.

Viggo Jensen (fissa perplesso Sveijk): ma come sei vestito?

Svejk: Sono partito di corsa dal lavoro.

Viggo: E non ti sei mai cambiato? Sei venuto così? (certo che c’è gente che gareggia in certi modi!)

(arriva in scena il quarto atleta, ciclista, il francese Paul Masson)

Svejk: Bella la tua bici, è nuova? Sembra anche molto leggera…ma sei arrivato in bici? Da dove arrivi?

Paul: Come da dove? Sono Paul Masson, dalla Francia! Sì mi son fatto il viaggio in bici fino ad Ancona e l’altro pezzo l’ho fatto a nuoto!

La voce di un altro atleta lo chiama e Paul Masson se ne va. Arriva Hans.

Hans: Svejk Barbu, amico mio, come è andata la gara?

Svejk: Hans! Anche tu qui! Dalla nostra maledetta fabbrica di Berlino, direttamente ad Atene! Come vuoi che sia andata!? Sono qui prontissimo per iniziare a correre e vincere per il nostro Imperatore!

Hans: Certo: il nostro Sveijk Barbu, carino e dolce lui! Guarda che le gare sono finite da un pezzo! (gli fa vedere le medaglie) E’ stato faticoso ma, mentre correvo, pensavo solo alla nostra grande nazione. Stai tranquillo, Francesco Giuseppe sarà fiero di noi: ho vinto per il nostro Imperatore, il vero e unico Kaiser.

Svejk: ma come Hans? (prende il volantino che ha in mano) Qui c’è scritto che le Olimpiadi iniziano oggi, il 16 aprile. Anche tu mi hai detto così, a Berlino. Il volantino me l’hai dato tu in fabbrica!

Hans: uh, deve essere un refuso nel volantino! Che peccato: in realtà le gare iniziavano il 6, non il 16, e finivano il 15: ovvero ieri. Dai, non ti preoccupare, ti rifarai: queste Olimpiadi son piaciute tanto che secondo me le replicheranno. Ti faccio tenere in mano le mie medaglie per cinque minuti? Dai, andiamo a visitare il Partenone.

IMG_0310

ATTO II – Londra, 1912

A: Hai letto delle nostre grandi imprese nei più recenti Giochi Olimpici di Stoccolma
1912?

B: Certo. Non posso che rallegrarmi per i risultati dei nostri britannici concittadini.

A: Anche se gli USA hanno mostrato il loro carattere rude, ma combattivo. Con Jim Torph ci hanno dato del filo da torcere.

B: E hai sentito della figuraccia degli austriaci.

A: Ah, sì: non si sono neppure presentati al tiro alla fune. D’altronde i nostri bobbies
li avrebbero fatti volare.

B: Senza d’ubbio. Ma non intendevo questo! Non hai proprio sentito?

A: Ahhh, sì. Hanno vinto l’argento nel santo in alto: assolutamente notevole!

B: L’argento, va bene: ma non hai letto i giornali?

A: Come è ovvio! Ho letto tutti i risultati sportivi.

B: Ma no i risultati sportivi!

A: La politica estera allora?

B: No! L’austriaco, il cretino per eccellenza: Sveijk Barbu! Quello che gareggiava, questa volta, per il lancio del martello.

A: No, chi è?

B: Ma come chi è? Era su tutti i giornali!

A: Forse su quelli socialisti che leggi tu! Comunque, cosa avrebbe mai fatto?

B: Ma dove vivi?! Lo sta deridendo tutt’Europa! È quel mezzo boemo, mezzo austrotedesco che nel 1904, alle Olimpiadi di Saint Louis ha avuto un attacco di dissenteria: hanno dovuto bonificare il primo villaggio olimpico della storia! Questa volta si è superato…

A: Ah beh, cosa…

B: Al momento di lanciare il peso l’intero stadio era in fermento. Patrick McDonald aveva appena fatto un lancio di 15m e 34cm! Ma Sveijk Barbu sembrava decisissimo a frantumare ogni limite: appena sollevato il peso da terra l’atmosfera nello Stadio subito s’era fatta tesissima. Non volava una mosca. Tutti guardavano Barbu. Lui, pian piano, inizia a volteggiare, il braccio e il peso salgono, salgono, si tendono in aria, pronti a volare lontano. Il peso finalmente si stacca dal braccio, disegna una parabola dolce e perfetta… finendo proprio sull’alano di Kaiser Guglielmo!

A: Ma non era lo stesso atleta che nel 1908, proprio qui a Londra, arrivò primo per un soffio?

B: No, era quello che qui gareggiava nel salto in alto da fermo!

A: Ah, ho capito! Me lo ricordo come fosse ieri! Durante le Olimpiadi del 1900, le prime che ho visto, a Parigi, lasciando la mia amata Britannia, era l’atleta caposquadra degli Austro-Ungarici proprio nel salto da fermo! Al momento di saltare scivolò e cadde con il suo sederone sulla sabbia! L’Imperatore era rosso come un peperone!

B: Ma no! Era caduto di faccia nella sabbia! Ci sono volute quindici persone per tirarlo fuori.

A: No son certo fosse col deretano.

B: Di faccia.

Escono discutendo.

IMG_0303

ATTO III – Monaco, 1914

Luglio 1914. Monaco, prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Segreteria
del campo di atletica.

Bret: Buongiorno,vorrei iscrivere mio figlio (indicare il ragazzo che è con se) ad atletica leggera.

Segretaria: Buongiorno,certamente! Mi servono i dati del ragazzo e due sue firme qua (indica due spazi bianchi)

Bret: Allora. Thomas Bretscheneider,14 anni, nato a Berlino nel 1900, il 5 Marzo.

Segretaria: Va bene. Metta due firme qua e il ragazzo può iniziare anche subito!

Bret: Ottimo, hai sentito Thom? Va a cambiarti.

Segretaria: Gli spogliatoi sono in fondo al corridoio a destra,la prima porta! Ben arrivato tra di noi!

Thomas: Grazie e arrivederci!

Campo di atletica,all’aperto.

Sveijk Barbu: Buongiorno ragazzo! Sei Thomas,vero?

Thomas: Sì signore,sono io!

Sveijk Barbu: (riferito agli altri ragazzi) Ragazzi, lui è un nuovo vostro compagno, che si è appena trasferito in città, e inizierà ad allenarsi qui con noi! Mi raccomando, trattatelo bene e aiutatelo ad ambientarsi! (riferito a Thomas) Vedo che ti sei già cambiato, iniziamo subito!

I ragazzi iniziarono a correre con in sottofondo le urla di Sveijk Barbu

Sveijk Barbu: Massa di lumaconi che non siete altro, datevi una mossa e non fate i pigroni! Alle Olimpiadi, noi e questo schifo di paese dove viviamo, facciamo sempre una pessima figura, arriviamo sempre ultimi a differenza degli Inglesi, dei Francesi, degli Americani e dei miei compatrioti Austro-Ungarici, che son più bravi e vincono sempre! Ormai la Germania è una vergogna per il mondo intero: dovete riprendervi assolutamente un minimo di onore. Io mi vergogno a essere il vostro allenatore, fate schifo, peggio dei nostri soldati che se scoppia una guerra saranno sterminati come mosche! Sanno solo mettersi all’occhio del bersaglio, senza combattere un minimo!

Bret: Mi scusi, sono il padre di Thomas, il ragazzo nuovo! Involontariamente ho sentito ciò che diceva: lei ha già avuto esperienze militari?

Sveijk Barbu: No, però so che se un giorno dovessi andare a combattere, sarò di sicuro molto più bravo di quella massa pidocchiosa e sfaticato di gentaglia che c’è ora.

Bret: E lei ha conosciuto o conosce il nostro Generale?

Sveijk Barbu: Certo che sì, era un mio vecchio compagno quando eravamo al campo d’addestramento, solo che io non sono stato arruolato nell’esercito perché ero troppo forte e perché di orgini boemo-austriache! Io, che ho sgobbato nelle fabbriche di Berlino! Lui è uno sfaticato, un grassone, uno senza coraggio: pensi che quando, al campo, gli chiesero di sparare a un bersaglio, lui si rifiutò dicendo che non ci riusciva! AHAHAHAHA che fallito che è, rimarrà sempre un perdente! Come il suo superiore, che dopo l’assassinio ignobile, per mano di quei serbi codardi, di Francesco Ferdinando, non sta facendo nulla!

Bret (Betta): Ma chi intende, l’Imperatore tedesco attuale? Il nostro Kaiser Guglielmo?

Sveijk Barbu: Ma come, ha dubbi? È proprio uno stupido, come fai a non saperlo?

Bret: Eh, mi sono appena trasferito a Monaco con mio figlio…

Sveijk Barbu: Ah… Comunque l’imperatore è un gran smidollato, che non sa fare niente, sa solo dare degli ordini impossibili e lamentarsi con tutti. Ma la verità è che lui per primo non avrebbe il coraggio di eseguirli! È proprio un idiota, spero che venga ucciso come il suo percursore.

Bret: Sono cose molto interessanti quelle che ha detto! Venga con me! (mostra il distintivo della polizia tedesca)

Sveijk Barbu: Dove andiamo?

Bret: La voglio portare in un posto bellissimo, dove potrà raccontare le stesse cose che ha detto a me: si chiama commissariato.

Sveijk Barbu: (paonazzo) Come commissariato?!

Bret (soddisfatto): Certo, oggi in commissariato e domani al fronte!! Vedrà come il Kaiser farà capire ai serbi come ci si comporta!

Son lontano da ‘sto premio
da lui volo col pensiero
niente voglio e niente spero
che ottenerti con onor.
Son sicuro è tutto vero
come son sicur di te.

RIT. Medaglia, medaglia mia
vorrei la tua compagnia
sei stata il primo sogno
e il primo e l’ultimo sarai per me.

Quante volte non ti vinco,
non ti indosso con orgoglio,
non ti vedo a collo mio,
e quando me ne accorgo
mi fai piangere per te.

RIT.

Se ti avrò sarò contento
io non penso che a te sola
un pensiero mi consola
che tu sarai presto mia
la più bella tra le belle
quella d’oro un giorno avrò.

RIT.

Fine

 

 

NESSUN COMMENTO

Rispondi