La Rossa che ha fatto piangere Mario Monti

Nella Formula Uno della politica modenese, il suo nome non è certo in pole position. Corre lontana dalle prime posizioni, quelle che fino allo sprint di Vaccari sono state palcoscenico esclusivo del duello Bonaccini-Richetti, ma le va riconosciuto che in pista, a certi livelli, ormai c’è. Anche se, per ora, quando ha provato a spingere sull’acceleratore per strappare al partito una candidatura per le regionali dell’anno scorso in rappresentanza delle sue Terre dei castelli, ha conosciuto il sapore amaro della sconfitta. “Non una esclusione eccellente o roboante” ha infierito all’epoca la Gazzetta, riconoscendo almeno al vicesindaco di Castelnuovo Rangone, Benedetta Brighenti, di essere un “nome che si può dire nuovo e in ascesa”, ma che “non aveva scaldato i cuori al di fuori della sua zona di riferimento”.

benedetta3D’accordo, gara persa, ma la ragazza è giovane e il campionato ancora lungo. E personalmente, fossi nelle attuali prime guide della politica modenese, comincerei a tener d’occhio lo specchietto retrovisore. Perché se è vero che la Rossa di Castelnuovo ancora non riesce a “scaldare i cuori” tipo certi bolidi del consenso che primeggiano nella Terra dei motori, di certo è una che zitta zitta, a modo suo, il motore lo sta scaldando già da un po’, e prima o poi la vedremo rombare in corsia di sorpasso.

After the pink rush

Anche se femmina, genere non certo favorito a occupare le posizioni che contano davvero, perfino nell’epoca del “Pink Rush”, la corsa rosa impressa dal segretario nazionale Matteo Renzi per ritinteggiare la facciata del ‘New Democratic Party’. Anche se Castelnuovo – per lei “il paese più bello del mondo” – non si trova esattamente a metà strada tra Washington e Berlino, ma tra Portile e Solignano. Anche se la “visibilità”, che nell’era di Internet sembra essere condizione sine qua non per garantirsi un posto al sole, per Benedetta è una specie di optional: sue piazzate condensate in un tweet o corpose riflessioni in massimo cinque righe su Facebook non ne troverete perché non ha un profilo aperto né sull’uno né sull’altro social, sui quali impazzano invece praticamente tutti i suoi colleghi.

Invece lei niente. Nonostante sia giovane davvero – è appena trentatreenne – ha una ‘via per il successo’ tutta sua. Chiamiamola “la via di Benedetta”. La politica più glocal che ci sia a Modena: “act locally but think globally”. Un amore sfrenato per la sua Castelnuovo nella quale è nata, vive ed è incollata con il Bostik, e insieme la consapevolezza che per provare a fare buona politica anche a livello locale serve guardare a orizzonti più ampi, come vedremo in seguito.

Tutte le benedizioni di Benedetta

benedetta1La sua storia politica inizia, da zero, nel 2009, quando l’allora neo eletto sindaco di Castelnuovo Maria Laura Reggiani, detta Lalla, la chiama a sorpresa a fare l’assessore alle Opere pubbliche, sicura di trovare in quella giovane ingegnere edile e architetto la persona giusta per il posto giusto. “Non avevo mai fatto né mai pensato di impegnarmi in politica prima di allora – racconta Brighenti – il mio mondo era quello del volontariato e dell’associazionismo, dagli scout alla parrocchia, e Lalla l’avevo conosciuta per la prima volta a una tigellata durante la campagna elettorale.

Chiacchierammo un po’ nel corso della serata, e sicuramente tra di noi si instaurò una simpatia a pelle, ma la cosa finì lì. Mai avrei pensato alla chiamata arrivata qualche mese dopo. All’inizio le dissi di no. Non sapevo davvero se sarei stata capace di ricoprire un simile ruolo. Alla fine lei vinse la mia ritrosia e accettai. Se penso, col senno di poi, che quella di Lalla sia stata una scelta giusta? Sì, credo di sì. Se non altro, in quegli anni è cresciuta dentro di me una passione smisurata per l’amministrare, il governare”.

benedetta6Brighenti una miracolata? No, solo benedetta. Nomen omen. “Quella prima esperienza nata per caso è una delle tante benedizioni che penso di aver ricevuto nella mia vita. Mi piace il mio nome. Mi ci riconosco. Perfino nella sua versione abbreviata ‘Bene’. Quando tutti ti chiamano così è più facile ricordarsi come si possono fare le cose, come si possono cambiare. Bene. Mi sento molto fortunata anche in questa piccola cosa che non ho scelto io ma per la quale devo ringraziare i miei genitori, papà Wilson e mamma Anacleta”.

Nomi che sembrano inventati, ammette ridendo perfino lei, che però sulla sua famiglia ‘da romanzo’ (“da bambine io e le mie tre sorelle Lavinia, Diletta e Eleonora sembravamo le Piccole donne”) continua a poggiare le proprie fondamenta: “Ho una grande famiglia, molto unita, importantissima per me. Quando un nucleo è così stretto, scelte come le mie che sono impegnata dalla mattina alla sera tra la politica e il mio lavoro di ingegnere alla Ducati Energia a Borgo Panigale, finiscono per riverberarsi su tutti. Abito sopra la casa dei miei genitori, facendo finta di vivere come un’adulta.

Torno a casa magari stanchissima o nervosa e trovo chi mi accoglie, trovo da mangiare, trovo chi mi ascolta. Chi vive la politica con molta passione soffre moltissimo. Conosci le necessità del tuo territorio ma, nella situazione in cui siamo, sai già che non riuscirai quasi mai a dare risposte, chiedi cosa non va sapendo che non puoi risolvere quasi niente. È la mia terra e io vorrei darle tutto, ma non posso darle quasi niente. A volte mi prende uno scoramento pazzesco. Poi arrivo a casa e trovo la mia famiglia. Cerco di staccare. Posso solo ringraziarli tutti per come mi sostengono in qualcosa che loro hanno dovuto subire”.

This land is my land (e quella del superzampone)

Può sembrare un po’ retorica questa apologia della famiglia nell’Anno del Signore 2015, e forse lo è anche un po’ – perché certi trucchi della comunicazione politica Benedetta li conosce bene, anche se non sguazza sui media o smanetta su Internet – ma anche lo fosse, senza coglierne la reale portata sulla sua personalità, non si capirebbe nemmeno la sua ossessione per radici che affondano prima in casa Brighenti, poi a Castelnuovo, poi nell’Emilia intera. La sua terra, appunto. Senza dubbio alcuno.

Perché dai, chi sarebbe orgoglioso di citare senza un velo di ironia, ma anzi con malcelato orgoglio, la presenza nel Guinness dei primati di Castelnuovo per il “superzampone”, quel maialone da oltre una tonnellata col quale ogni anno, a dicembre, si celebra la storica rilevanza suina nelle Terre dei castelli? Bella forza, il Guinness, non c’è nessun altro che si diletta in simili acrobazie culinarie. “Che c’entra? – ribatte lei – ho un amico sindaco di un paese entrato nel Guinness grazie alla polenta più grande del mondo, ma l’ha fatta solo una volta. Ripetere questa tradizione invece, per noi è un modo per dimostrare che amiamo e siamo uniti alla nostra terra”.

Il Pd & Me

benedetta4Eccola là un’altra parola chiave del Brighenti-pensiero. L’unità. Che pesca dal proprio repertorio per cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno in un partito, il suo, che la lotta fratricida ce l’ha nel sangue. Una tradizione: come il superzampone per i castelnovesi. “Se uno oggi dicesse che il Pd è un partito omogeneo ed equilibrato nel quale ci si possa riconoscere in pieno, direbbe una falsità. Siamo un partito che raccoglie al suo interno posizioni troppo lontane, con le due anime del passato, Margherita e Ds, preoccupate ancora di segnare il territorio, anche se Renzi sta provando a confrontarsi con entrambe.

Tutto vero. Però esiste anche l’altra faccia della medaglia. Anche guardando a quel che di altro c’è in giro, sono fiera di essere nell’unico partito che si interroga incessantemente, che sceglie un approccio alla politica serio, strutturale, cercando di affrontare davvero i temi, evitando di cavalcare umori di pancia, di trovare soluzioni di facile impatto mediatico, come fa la Lega di Salvini o i 5Stelle di Grillo. Da noi si litiga, si alzano anche i toni, però siamo un partito che non solo sta in piedi ma che quando ci sono da prendere decisioni importanti, vedi il caso dell’elezione del Presidente Mattarella, ritroviamo unità. Non è banale”.

benedetta7No, non è banale, ma neanche del tutto vero. Vedi il caso della (mancata) elezione del Presidente Marini o del Presidente Prodi. Vero è che, anche se si parla di fatti di appena l’altro ieri, appartengono comunque all’era pre-renziana. A prima che l’ex sindaco di Firenze calasse la giocata che gli ha permesso di sbancare il tavolo, prendendo partito e governo, tutto. E prima che le Europee e la pochezza degli avversari politici consegnassero nelle mani di un sol uomo le sorti progressive di un Paese un tantinello alla deriva. Cerco di provocare Benedetta per farle tirar fuori qualche battuta cattiva sul comandante in capo, ma niente, missione impossibile.

“Lui ha fatto scelte che ci fanno vincere – ribatte – che ci hanno portato ad essere all’interno del Pse la sinistra più forte d’Europa. E poi io sono una partita Iva, sono cresciuta in un’epoca in cui non ci sono certezze. Quando ho di fronte a me un sistema che mi dà un po’ di spazio, anche con un contentino, cerco di trasformarla in un’opportunità”. Tipo? “Tipo il cambio di passo impresso da Renzi alla presenza delle donne in politica”. Oh no, il pinkwashing di Matteo, quella “spruzzata di rosa” per cui adesso finalmente le donne “contano” in politica purché giovani, carine e (possibilmente poco) occupate.

Women Power

benedetta2“No aspetta – mi blocca – parto ancor prima di Renzi. All’inizio io non abbracciavo proprio per niente il concetto delle ‘quote rosa’. Anzi la ritenevo un’idea abbastanza offensiva, un’operazione quasi sessista. Poi fui scelta da Lalla che fece una giunta 50/50 e cominciai così la mia esperienza amministrativa. Ho capito solo allora che mi era permesso vivere quell’esperienza grazie alle quote rosa che avevo tanto criticato. Quindi ho rivisto la mia posizione. Ho capito anche che dovevo questa possibilità non al fatto che in Italia si stia maturando una vera consapevolezza sull’importanza della presenza femminile in politica, ma grazie al Pd. Per raggiungere una consapevolezza collettiva, ci vuole una forzatura. Altrimenti non ci arriveremo mai. Devo ammettere che Renzi ha impostato il concetto delle quote rosa in maniera molto spinta, chiaramente come una strategia politica. Ma prima di criticarlo dico comunque che quella che ci viene offerta è una possibilità. Poi certo, se le donne si fanno usare come oggetti, non se ne viene fuori. Ma se entriamo in politica con la nostra intelligenza e la nostra forza, dimostreremo tutto il buono che può derivare da questa scelta strategica. Lui ha aperto le porte, ora sta a noi. Se non facciamo il passo giusto, rimarrà una mera strategia. Per l’epoca in cui siamo e per i pochi spazi che ci sono per noi donne, penso bisogna essere comunque felici di quel che c’è”.

La seduzione del potere

E’ arrivata anche lei, la felicità. Addirittura? Ma piano, non bisogna farsi troppo incantare da questi modi da brava ragazza di provincia che Benedetta trasmette nello stile e nelle parole. Brighenti possiede anche due qualità importantissime per chi aspira a combinar qualcosa in politica: l’ambizione e il senso della misura e del peso del potere. “Il potere mi affascina – ammette – ma fortunatamente mi fa anche paura. Quando ho cominciato, pensavo che il rischio più grande che un politico può correre fosse legato alla prossimità col denaro. Invece l’anima del potere è la cosa più pericolosa di tutte perché affascina moltissimo. Per questo tendo ad essere silenziosa, non si sente parlar di me più di tanto. Preferisco concentrarmi sulle cose che faccio, sulla mia attività di vicesindaco e assessore ad esempio, sul patto di sangue che ho stretto con la mia terra, per evitare di farmi prendere troppo da altre ambizioni. Penso che la capacità di saper regolare e controllare il tuo potere, determina dove puoi arrivare. Sono certa che se uno sbaglia le misure, non tiene la giusta distanza dalle sue seduzioni, ne viene irrimediabilmente risucchiato. Già adesso sto cercando di mettere in atto tutti gli strumenti che ho per imparare a riconoscerlo”.

“Benedetta, dammi del tu, io sono Piero”

benedetta5Ad aiutarla in queste riflessioni ha probabilmente contribuito anche la vicinanza con chi il potere – quello con la maiuscola – l’ha conosciuto e lo conosce davvero. Ben oltre i confini di Modena. Big come l’ex ministro ed ex segretario Ds Piero Fassino, oggi sindaco di Torino e presidente dell’Anci – l’associazione nazionale comuni d’Italia – che la conosce ed apprezza tanto da averla nominata due mesi fa, per il prossimo quinquennio, membro del “Comitato delle regioni”, assemblea che riunisce a Bruxelles i rappresentanti di tutti gli enti locali d’Europa, il cui compito è elaborare documenti che andranno poi discussi dal parlamento europeo.

“Tutti insieme saremo un migliaio – spiega – dall’Italia siamo in quarantotto. Spero di entrare in commissione cambiamenti climatici, ambiente e reti elettriche perché su quest’asse ho sviluppato tutto il mio percorso. Perché sono stata scelta? Ho lavorato per molti anni a Roma con l’Anci e lì ho conosciuto Fassino che a un certo punto mi ha detto: ‘Benedetta dammi del tu, io sono Piero’. Aveva notato il mio lavoro, umile ma da sgobbona quale sono. La politica è anche fortuna e connubi congiunturali”.

Quella volta che ho fatto piangere Monti

Sicuramente, ma i “connubi” non arrivano dal cielo, anche se ci si chiama Benedetta. Si costruiscono. Come quello con un altro big come Luciano Violante, che Brighenti ammira benedetta8moltissimo. E che ha conosciuto in uno dei tanti corsi di formazione a cui partecipa assiduamente in giro per l’Italia: “Fare politica non è uno scherzo – dice – e io ho deciso di impostare la mia piccola esperienza su una grande formazione. Ho seguito scuole di formazione dappertutto. Da ‘Eunomia’, quella per under 35 di Dario Nardella, a ‘Italia decide’, la migliore d’Italia per me, che Violante tiene due volte l’anno, a Palermo e ad Aosta. Sono tre giorni intensissimi su un argomento specifico che prevede anche l’incontro con un ministro. Il corso si chiude con un documento che riassume il lavoro didattico che Violante poi presenta al governo in carica.

Quando l’ho fatto io, presidente del consiglio era Mario Monti. Tra i quindici partecipanti al corso,Violante scelse me e altri due corsisti per andare a relazionare al premier parte del nostro percorso formativo. Io preparai il mio intervento con molta cura la notte prima. Ricordo che parlai del terremoto che aveva appena colpito la Bassa e altre cose che ritenevo importante dire rispetto a quello che avevo imparato. Erano proprio i giorni in cui grazie all’azione di governo, Monti era riuscito a ridurre quasi della metà l’indice dello spread, portandolo per la prima volta dopo mesi sotto i 300 punti, 292 per la precisione. Così a un certo punto dissi, citando l’ultimo verso dell’Inferno di Dante (‘salimmo su, el primo e io secondo,/ tanto ch’i’ vidi de le cose belle/ che porta ’l ciel, per un pertugio tondo./ E quindi uscimmo a riveder le stelle‘): Presidente, lei non ha scritto questi versi, ma salvandoci dal default, ha permesso al Paese di tornare a ‘riveder le stelle’. Grazie, non ce ne dimenticheremo. Lui, Mario Monti, che certo non si può dire sia uno portato a manifestare in pubblico le proprie emozioni, si commosse fino quasi alle lacrime”.

Così racconta la Rossa della Terra dei motori, una che va veloce, molto più di quanto possa sembrare a tutti quelli convinti di viaggiarle davanti e che invece, un giorno, potrebbero accorgersi di esserle già in coda.

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