La realtà batte la finzione

La realtà batte la finzione

Al via giovedì 5 novembre al Teatro dei Segni a Modena la sesta edizione del Modena ViaEmili@DocFest, festival di documentari, che quest'anno, oltre al ricco programma di visioni gratuite dedicate al reale e all’analisi della società, rende omaggio a Pier Paolo Pasolini e Claudio Caligari.

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La realtà batte la finzione. Per dirlo basta dare uno sguardo agli ultimi grandi Festival del Cinema, dove i documentari sono stati il vero grande trionfo: dai lavori di Zhao Liang, Amos Gitai, Laurie Anderson e Aleksander Sokurov, fino al successo nelle sale di “Janis” della regista americana Amy J.Berg sulla vita di Janis Joplin. “È il segnale che la fiction ha saturato il pubblico”, spiegano Fabrizio Grosoli e Roberto Roversi, curatori artistici del Modena ViaEmili@DocFest: “La stessa serialità televisiva, la vera novità dirompente degli ultimi anni, sta cominciando a mostrare segni di stanchezza per ripetitività e mancanza di coraggio. Ecco allora la necessità di un appuntamento come il ViaEmili@DocFest”. Un festival che giunto alla sua sesta edizione può dire di aver vinto una scommessa perché “non era così scontato anni fa scegliere di occuparsi di documentario” e così il Modena ViaEmili@DocFest si presenta al pubblico, da giovedì 5 a domenica 8 novembre al Teatro dei Segni, via San Giovanni Bosco 150, con un ricco programma di visioni gratuite dedicate al reale, all’analisi della società contemporanea attraverso lo sguardo di registi e maestri del cinema.

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

Con queste premesse, non poteva mancare un doppio omaggio a due importanti figure: Pier Paolo Pasolini nel quarantesimo anniversario della morte e una retrospettiva sulle opere di Claudio Caligari, scomparso pochi mesi fa, che con il suo ultimo film “Non essere cattivo”, rappresenterà l’Italia agli Oscar 2016. Due registi che hanno sviluppato percorsi differenti ma che sono legati dalla volontà di analizzare e in un qualche modo scardinare le convinzioni della società contemporanea. Sarà proprio Pasolini a chiudere il festival, domenica 8 novembre a partire dalle 20.30, con due lungometraggi che raccontano il poeta e regista, ucciso nella notte del 2 novembre del 1975, attraverso lo sguardo di un altro grande maestro, Giuseppe Bertolucci, che gli ha dedicato due opere: “Pasolini prossimo nostro”, una lunga intervista raccolta da Bertolucci che integra le tematiche dell’ultimo film di Pasolini, “Salò e le 120 giornate di Sodoma” – che girò alcune scene a Villa Sorra, Castelfranco Emilia, con comparse scelte tra i giovani del luogo – con il pensiero dello stesso autore, attraverso un lungo dialogo sulla fine delle ideologie o la loro trasformazione. A seguire, “La rabbia di Pasolini”, dove Bertolucci ha riorganizzato a distanza di oltre quarantacinque anni, in maniera filologica, il film pasoliniano “La rabbia”, aggiungendovi la ricostruzione dei sedici minuti mancanti. In questo modo Bertolucci ha rieditato un film di cui i più giovani difficilmente avranno sentito parlare. Pier Paolo Pasolini, bolognese, è considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo. Attento osservatore dei cambiamenti della società italiana dal secondo dopoguerra suscitò spesso forti polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi critici contro la borghesia, la società dei consumi e il movimento del Sessantotto.

Valerio Mastandrea con Claudio Caligari (a sinistra)
Valerio Mastandrea con Claudio Caligari (a sinistra)

A Claudio Caligari, regista recentemente scomparso che, con il suo testamento estetico ed esistenziale “Non essere cattivo”, rappresenterà l’Italia agli Oscar, viene invece dedicata una retrospettiva con tre delle sue opere principali e anche le uniche di cui sembra essere disponibile il materiale, come spiega Fabrizio Grosoli: “Valerio Mastandrea, che ha fortemente voluto e anche prodotto il suo ultimo film, mi ha assicurato che cercherà nella casa di Caligari il materiale delle sue produzioni per renderlo disponibile al pubblico”. Le riprese di “Non essere cattivo” iniziarono a febbraio 2015 su una sceneggiatura scritta a sei mani. Girato a Ostia, il film è un’ideale continuazione di “Amore tossico”: storia di amicizia e caduta negli inferi, nella periferia romana degli anni Novanta, tra rapine, droghe sintetiche e l’illusione di poter cambiare vita. Il regista muore il 26 maggio, appena finito il montaggio dell’opera, dopo una lunga malattia. Il film, presentato fuori concorso alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia, ha ottenuto il premio Pasinetti al miglior film e al miglior attore: Luca Marinelli. “Amore tossico” (1983) e “L’odore della notte” (1998) verranno proiettati venerdì 6 novembre a partire dalle 14.30, mentre “Non essere cattivo” è in programma sabato 7 novembre alle 10. I film saranno presentati da Leonardo Gandini, docente di Storia del Cinema all’Università di Modena e Reggio Emilia. Nato come documentarista, Claudio Caligari inizia a farsi conoscere negli ambienti del cinema indipendente e di ricerca sociale, intorno alla metà degli anni settanta. Sin dall’inizio il suo lavoro prende spunto dalle problematiche delle realtà giovanili disagiate e dall’impegno politico negli anni del nascente Movimento del ’77.

La rassegna quest’anno presterà particolare attenzione al documentario femminile con la presentazione di sette opere realizzate da altrettante registe, tra cui molte modenesi, che affronteranno alcune tematiche importanti: immigrazione, donne che non vogliono essere madri, la follia, il fine vita e il terremoto che nel 2012 ha colpito la provincia di Modena. Attesissimo ospite Gianfranco Pannone, che racconterà le barricate di Parma nel 1922 (“Trid cme’ la bula”) e tre storie di vita ai piedi del Vesuvio (“Sul vulcano”). In programma anche l’anteprima di “Napolislam” di Ernesto Pagano, fulminante affresco sul vissuto quotidiano dei convertiti all’Islam nella cattolica Napoli di oggi e due opere per ricordare i 70anni della Liberazione: “Sabotatori” di Nico Guidetti e Matthias Durchfeld sul significato contemporaneo dell’essere antifascisti e “Crocevia Fossoli” di Federico Baracchi e Roberto Zampa, che raccoglie le testimonianze di coloro che furono internati nel campo di Fossoli, anticamera dei lager nazisti in Europa dove passò anche Primo Levi.

Da sinistra: Fabrizio Grosoli (direttore artistico festival), Massimo Mezzetti (assessore regionale Cultura), Giampiero Cavazza (assessore comunale cultura), Anna Lisa Lamazzi (pres. Arci Modena), Roberto Roversi (direttore artistico festival e pres. UCCA) e Federico Amico (pres. Arci Emilia Romagna)
Da sinistra: Fabrizio Grosoli (direttore artistico festival), Massimo Mezzetti (assessore regionale Cultura), Giampiero Cavazza (assessore comunale cultura), Anna Lisa Lamazzi (pres. Arci Modena), Roberto Roversi (direttore artistico festival e pres. UCCA) e Federico Amico (pres. Arci Emilia Romagna)

Infine, spazio al concorso web con votazione del migliore documentario tra quelli in concorso e un premio assegnato da una giuria selezionata. Per seguire il festival, promosso da Comune di Modena, Regione Emilia Romagna, Arci Regionale Emilia Romagna, Arci Modena, Ucca, Kaleidoscope Factory, Pulsmedia. Realizzato con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e in collaborazione con il Dipartimento di Studi Linguistici e culturali dell’Università di Modena e Reggio Emilia, l’Istituto Storico di Modena, Voice Off, D.E-R, Sequence, si potrà consultare il sito www.modenaviaemiliadocfest.it, la pagina Facebook Modena ViaEmiliaDocFest e usare l’hashtag su Twitter #vedf15.

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