La povertà in Italia e la svolta che non c’è (o almeno...

La povertà in Italia e la svolta che non c’è (o almeno non si vede)

E' uscito il rapporto Caritas 2015 sulle politiche di contrasto alla povertà. Quella vera, assoluta. L'obiettivo? Capire quali misure sono state prese finora e quali si dovrebbero prendere. La sintesi? Il livello (alto) di povertà rimane stabile, ma svolte vere ancora non se ne vedono.

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Quanti sono e chi sono i poveri in Italia nel 2015? Recentemente i dati Istat hanno fotografato una situazione sostanzialmente invariata rispetto ai due anni precedenti, dove la povertà resta stabile: sono 4 milioni le persone in condizioni di povertà assoluta, ovvero non in grado di permettersi “uno standard di vita minimamente accettabile”. Il rapporto Caritas 2015 sulle politiche di contrasto alla povertà presentato qualche giorno fa si basa sui dati Istat e si riferisce proprio alla povertà assoluta, con l’obiettivo di capire quali misure sono state prese finora e quali si dovrebbero prendere.

Come è cambiata la povertà

Dall’anno scorso è cambiata di poco, almeno secondo l’Istat. “L’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile; considerando l’errore campionario, il calo rispetto al 2013 del numero di famiglie e di individui in condizioni di povertà assoluta (pari al 6,3% e al 7,3% rispettivamente), non è statisticamente significativo” viene spiegato nel rapporto.

Ma è interessante vedere anche com’è cambiata la povertà dalla crisi a oggi. In sette anni il numero di poveri è più che raddoppiato: nel 2007 infatti le persone in una situazione di povertà assoluta erano 1,8 milioni, oggi 4. Dopo la crisi economica è cambiato anche il profilo dei poveri italiani. Se prima erano quasi esclusivamente del Sud (principalmente famiglie numerose) dopo la crisi sono aumentati anche al Nord, con la differenza che nel Mezzogiorno la povertà assoluta è più presente nei piccoli centri, mentre nel Nord Italia è distribuita maggiormente nelle metropoli.

Grafica del Sole 24 Ore su dati Istat
Grafica del Sole 24 Ore su dati Istat

Se prima la povertà riguardava soprattutto gli anziani, ora riguarda anziani e anche giovani: minori, ma anche quei 20enni e 30enni che non riescono a lasciare la casa dei genitori per il semplice fatto che non hanno i soldi per mantenersi e costituire un loro nucleo famigliare. La povertà dei giovani dunque viene “attutita”, diciamo così, dalle famiglie d’origine, e in parte nascosta ai dati Istat. In questo contesto rientrano gli ormai noti Neet (i giovani che non studiano e non lavorano). La famiglia resta dunque il vero ammortizzatore sociale in Italia.

Infine, se prima la povertà assoluta era sinonimo di assenza totale di lavoro, oggi tocca anche chi un lavoro ce l’ha, portando lavoratori dipendenti in quella enorme zona grigia di povertà relativa e rischio di povertà (28,4% degli italiani). Questo dimostra inoltre che l’aumento dell’occupazione – risposta o quantomeno promessa di ogni Governo come misura contro la povertà – non porta per forza a una diminuzione dei poveri. Precisiamo che il rapporto Istat si basa su dati del 2014, quindi precedenti al Jobs Act del 2015.

L’unica costante, sia per la povertà assoluta sia per la povertà relativa, è la distribuzione geografica, che vede sempre più poveri al Sud rispetto al resto del Paese.

La “svolta” di Renzi

Ma, fotografie statistiche a parte, il rapporto Caritas parla soprattutto di quello che si fa – e soprattutto che non si fa – per combattere la povertà. La sintesi è “troppo poco, non abbastanza”. Nel rapporto si parla della “consueta recente sottovalutazione del fenomeno in termini di risposte istituzionali”. Ed evidenziamo le prime due parole, non scelte a caso: “consueta” e “recente”. Il pensiero va alle dichiarazioni di Renzi, che commentando i dati Istat aveva parlato di un’Italia che “ha svoltato oggettivamente”, per il semplice fatto che la povertà dal 2013 al 2014 non è aumentata ma è rimasta stabile.

Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana
Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana

Parlare di svolta non è solo eccessivo, ma è proprio sbagliato dal punto di vista della lingua italiana: non c’è una “svolta” se il trend rimane lo stesso. Anzi: è proprio il contrario, dato che, dizionario alla mano, una svolta è “un cambiamento radicale di una situazione”. In questo caso dunque si può parlare correttamente di svolta solo di fronte a una diminuzione significativa della povertà. Finché ci sono 4 milioni di persone che non si possono permettere “uno standard di vita minimamente accettabile” non si può parlare di svolta.

Qualcosa è meglio di niente?

A proposito di misure contro la povertà, la Caritas è contro la filosofia del “qualcosa è meglio di niente”, riferendosi a quel poco che si può fare per arginare il fenomeno tramite i soliti interventi. “Non si può pensare che l’unica misura universalistica che il nostro paese sa garantire alle famiglie povere è un pacco viveri o una mensa” sostiene Don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italia. “Nella nostra esperienza si può cominciare dall’aiuto alimentare per costruire percorsi di riscatto, ma non ci si può limitare a questo”.

Dal Rapporto Caritas 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia
Dal Rapporto Caritas 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia

Non è vero che “qualcosa è meglio di niente” per vari motivi: intanto perché finora limitarsi al “qualcosa” non ha funzionato, e il fenomeno della povertà in Italia è lontano dalla “svolta”. Inoltre, continua Soddu, “quel qualcosa può finire per essere l’ennesimo intervento che premia una categoria di bisogni a scapito dell’altra, tradendo gravemente il principio costituzionale di eguaglianza”. E ancora: “Il ‘fare comunque qualcosa’ si espone alla critica – spesso giusta per il passato – di non partire da chi ha più bisogno, ma da chi conta su una maggiore rappresentanza politica o da target che consentono di sbandierare sul piano comunicativo un qualche facile esito”.

“Dunque, smettiamo di dirci che qualcosa è meglio di niente” conclude Soddu. “Quando si parla di povertà questo non è vero”.

Ma quali sono i possibili interventi da introdurre per combattere realmente la povertà in Italia?

Il reddito minimo e altre misure

Nel Rapporto si sottolineano innanzitutto le cose che non vengono fatte: ad esempio viene ricordato che l’Italia è uno dei due paesi europei (l’altro è la Grecia) privo di una misura nazionale contro la povertà e l’esclusione sociale, come ad esempio il reddito minimo garantito.

Dal Rapporto Caritas 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia
Dal Rapporto Caritas 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia

Dividendo gli interventi in “temporanei” e “strutturali”, il Rapporto Caritas evidenzia le opzioni più “visibili”, cioè quelle che ricevono oggi più attenzione nel dibattito politico e sono dunque, potenzialmente, quelle maggiormente praticabili: “La riproposizione di interventi temporanei (in continuità con quanto avvenuto dalla metà degli anni ’90 in avanti), la proposta di un Reddito Minimo per persone tra i 55 e i 65 anni avanzata dal Presidente dell’Inps, Boeri, il Reddito di Inclusione Sociale dell’Alleanza contro la povertà e il Reddito di Cittadinanza del Movimento Cinque Stelle”.

Ad esempio in Emilia-Romagna si sono aperti tavoli di discussione di proposte di reddito minimo regionali, e ci si è orientati a spostare una quota di fondi dal comparto socio-sanitario a quello sociale.

La Caritas insiste sul Reddito di inclusione sociale, una misura considerata “stabile, incrementale, sostenibile e sussidiaria”, destinata esclusivamente alle persone che vivono in povertà assoluta (mentre il reddito di cittadinanza, ad esempio, sarebbe destinato anche a quelle a rischio di povertà) e che consisterebbe in una cifra pari alla differenza tra il reddito percepito da chi ne beneficia e la soglia di povertà indicata dall’Istat, che corrisponde a 1.400 euro mensili per un nucleo familiare di 3 persone.

Per approfondire qui si trova il pdf integrale del Rapporto Caritas.

Dal Rapporto Caritas 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia
Dal Rapporto Caritas 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia

Fonte immagine di copertina: Caritas Italiana.

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Nato a Oristano nel 1984. Scrive, fa video e cammina molto. Trova Modena più interessante di Bologna.

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