La lunga strada della Comunità del Villaggio Artigiano

La lunga strada della Comunità del Villaggio Artigiano

Il 25 ottobre scorso la Comunità cristiana di base del Villaggio Artigiano ha festeggiato i 40 anni di vita. Un'esperienza eccezionale, unica per certi versi, che merita di essere raccontata. Nelle parole di uno dei fondatori, Giuseppe Manni, il difficile - ma anche entusiasmante - percorso di tutti questi anni.

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La Comunità del Villaggio nasce all’interno di una parrocchia di periferia di Modena: S. Giuseppe Artigiano quando, nel 1969, due preti e un laico, Beppe, Gianni e Franco, con l’accordo del vescovo, fondano una comunità presbiterale. Erano anni di sperimentazioni e di ricerca: da quattro anni era finito il Concilio e si era in un periodo di grandi contestazioni. Nella nuova parrocchia del Villaggio i preti si mantenevano con il lavoro in fabbrica. In comunità si era fatto una scelta di povertà: si condividevano gli stipendi e quello che restava si distribuiva a chi aveva bisogno. Questa “vita” comunitaria era vissuta da molti cristiani e simpatizzanti che venivano da tutta la città. Diverse famiglie praticavano nelle loro case l’ospitalità e l’accoglienza. Molte donne assunsero dei ruoli all’interno della parrocchia, una trentina di mamme ad esempio, facevano il catechismo a casa loro a piccoli gruppi di bambini. In seguito quelle stesse mamme diventate soggetto di aggregazione assunsero ruoli anche in quartiere.

Era una stagione benedetta: ragazze, giovani e giovani-adulti sposati aderivano con entusiasmo. Si tentò di trasformare la parrocchia: poche messe, scelta consapevole per battesimi e matrimoni, nessuna offerta per i sacramenti e le benedizioni. La parrocchia doveva essere il luogo della lettura della bibbia, del catechismo, della preghiera e dell’organizzazione delle attività: si scelse di non campi sportivi che dovevano essere prerogativa del quartiere e del Comune.
La struttura giuridica e tradizionale della parrocchia mal sopportava questi cambiamenti e queste innovazioni. Nel 1975 un centinaio di persone uscirono dalla parrocchia del Villaggio Artigiano. Si voleva provare a percorrere strade diverse alla ricerca di nuove forme di appartenenza e di presenza cristiana.
Intanto Beppe, parroco, come tanti altri preti aveva messo in discussione l’obbligo del celibato e la figura sacrale del presbitero e aveva deciso di sposarsi; non poteva perciò continuare a fare il prete.

Una pagina del primo numero del giornalino prodotto dalla Comunità (ottobre 1974)
Una pagina del primo numero del giornalino prodotto dalla Comunità (ottobre 1974)

Per una ventina di anni la comunità viene alloggiata in case coloniche concesse dal Comune. Poi, dal 1995, la comunità si riunisce in una sala del centro civico del quartiere pagando un affitto. Il momento più importante in tutti questi anni è rimasto l’appuntamento della liturgia domenicale delle 11. Per un periodo di tempo si continuò a celebrare l’eucarestia per la presenza di preti amici: poi con la loro progressiva scomparsa o laicizzazione, la domenica mattina si celebra una liturgia della parola presieduta da un rappresentatene del gruppo di turno.
Il tempo e l’esperienza ci hanno fatto capire la nostra strada. Tra di noi non ci sono più né preti né laici, né uomini né donne, né greci (laicisti) né giudei (tradizionalisti). Nè maestri né padri o madri. Come Paolo abbiamo assaporato l’aria pulita della liberazione dai dogmi, moralismi, dai sacramentalismi Ognuno ha un sua peculiarità e una sua funzione. Abbiamo imparato ad autogestirci non sentiamo il bisogno di sacramenti. La domenica mattina non è solo un momento di preghiera e riflessione religiosa ma prima durante e dopo è un luogo per incontri e appuntamenti e per l’organizzazione della settimana.

La Comunità del Villaggio non celebra l’eucarestia, per non creare occasioni di divisione con la diocesi, ma anche perché non ci sono più al suo interno né sacerdoti né laici. Solo in occasione di visita di preti amici viene celebrata l’Eucarestia insieme.
Nel tempo, mentre passavano gli anni, gli appartenenti alla comunità hanno cominciato a capire chi sono. Non è più un’identità in contrapposizione alla parrocchia o alla chiesa gerarchica. Le richieste dei frequentatori, i nuovi arrivi, il confronto con la Parrocchia del Villaggio Giardino, sono serviti a creare più serenità e a comprendere il proprio cammino. Chi vuole va in chiesa a messa. Massima libertà e rispetto. I ruoli sono stati definiti non in base a saperi misteriosi carismi, ma dalle competenze, e specialmente dalle capacità di servizio.
Questa progressiva destrutturazione e liberazione da carichi che si sono accumulati nei secoli ci ha spinto a cercare l’essenziale: confronto con a scrittura e in particolare con i vangeli; ricerca di una preghiera personale e liturgica che ci interroghi sulla vita; impegno automatico al servizio agli altri, nell’amore fraterno, nel volontariato e nella politica. Nel quartiere e nella città.

La sede della Comunità all'interno del Villaggio Artigiano.
La Chiesa, sede della Comunità all’interno del Villaggio Artigiano.

Fin dagli anni Settanta la Comunità si è impegnata sul territorio non a titolo esclusivo, ma cercando collaborazioni con le associazioni locali, le scuole, le polisportive, i partiti, la parrocchia e l’amministrazione comunale attraverso le circoscrizioni. In particolare si è lavorato per creare una buona qualità di vita sul territorio, per superare la solitudine e la paura e per costruire un quartiere solidale e sicuro. La Comunità ha organizzato momenti di aggregazione e proposto iniziative culturali; ha partecipato, alle volte fondando, diversi gruppi impegnati su più fronti (verde, mobilità sostenibile, lotta all’emarginazione, pace…). La Comunità del Villaggio è anche un’associazione che fa parte dell’albo cittadino, ormai conosciuta e apprezzata in quartiere e nella città.

Dal 2015 la comunità del Villaggio fa parte dell’Associazione Insieme in Quartiere per la Città, insieme al Tric e Trac associazione per il riuso e al Gruppo Carcere e Città.
Ci sentiamo parte della chiesa cattolica e facciamo riferimento al nostro vescovo con il quale abbiamo un incontro annuale. Abbiamo buone relazioni con la parrocchia e con diversi preti. La comunità è inoltre impegnata nel coordinamento ecumenico della diocesi e nel dialogo interreligioso.

Col tempo sono scomparsi i toni polemici, nella consapevolezza che molte sono le case del Signore. Con questo spirito si decise di evitare scelte che potevano rompere la comunione con la chiesa e si tentò di instaurare un nuovo dialogo con la diocesi di Modena intervenendo con documenti nelle discussioni. Non avendo più preti tra di noi non siamo passibili di scomuniche, ci hanno messo per perso. Mensilmente la comunità partecipa alla veglia biblica mensile del sabato sera sulla pace organizzata dalla diocesi.
Annualmente viene curato un corso biblico; vengono presentati libri, organizzate conferenze religiose; viene riservato uno spazio perché giovani amici possano raccontare le esperienze professionali.

La mancanza di un leader solitario e una democrazia diffusa hanno fatto sì che negli anni non venissero omogeneizzate nel frullatore generico le diverse sensibilità teologiche, spirituali e sociali che hanno attraversato e arricchito comunità. La lettura delle scritture è stata sempre al centro delle riflessioni e delle scelte, insieme alla preghiera come incontro comunitario e personale con Dio.
Molti sono gli apporti che hano arricchito la comunità del Villaggio: La teologia della liberazione ha spinto a tradurre le parole della Bibbia nell’impiego caritativo, sociale e politico. Il legame con amiche e amici modenesi impegnati in Brasile che ci hanno insegnato le logiche dell’impoverimento e ci ha avvicinato alle lotte di liberazione dei diversi popoli come i neri del sud Africa, i Campospinoso dell’America del Sud, i palestinesi. Ancora: l’impegno per la pace nel mondo, per l’ecologia, per la liberazione della donna ecc. All’interno c’ una contuna ricerca biblica e teologica.

Oggi la comunità è anche uno spazio aperto, un luogo di incontro con amici dalle diverse credenze e sensibilità. Queste esperienze e collaborazioni aprono gli orizzonti e arricchiscono le persone.
Il Gruppo del Villaggio in questi 40 anni ha pubblicato periodicamente un giornalino con il quale ha informato gli amici e i cittadini delle proprie attività. Negli anni sono stati stampati fascicoli e libri che trattavano di temi biblici e teologici o che raccontavano la storia della comunità.
Potremmo dunque definire la Comunità del Villaggio un luogo dove discepoli di Gesù si trovano per camminare insieme. Un pezzo di chiesa senza sacerdoti. Un posto a disposizione per chi è alla ricerca nell’amicizia e nel confronto del senso della vita e del mistero di Dio attraverso la lettura delle scritture come grande serbatoio delle parole di uomini di Dio. Dove si cerca liberamente di attuare queste parole senza censure o paletti.

Come anche noi siamo invecchiati e risentiamo dei problemi di altri gruppi, siamo in prevalnza anziani. Ultimamente sono entrati dei giovani adulti con le loro famiglie che ci hanno spinto a nuovi confronti e ricerche. I Giovani li contattiamo solo saltuariamente.
Ma una comunità piccola, senza preti, libera nel confronto e nell’incontro può essere un modello per superare la attuale crisi delle parrocchie.

Giuseppe Manni

In copertina, “L’incredulità di San Tommaso” (1601-2) di Caravaggio.

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