Il Portico del Collegio, primo “social network” di Modena

Questo inverno a Modena è successa una cosa strana: una piccola mostra, nella chiesa di San Carlo, nella via omonima, ha fatto talmente tanti visitatori che ha doppiato le esposizioni di istituzioni ben più grandi. Quella piccola e bellissima mostra ha praticamente fatto due giri della pista mentre le altre arrancavano per finire il primo: è riuscita, in un solo mese, a fare circa 14mila visitatori. Non che la chiesa di San Carlo faccia capo a un’istituzione piccola, visto che la Fondazione Collegio San Carlo è conosciuta in tutto il mondo per i centro di studi filosofici, però non è che organizzi mostre per mestiere. Un piccolo caso, che nella Modena divisa tra lo spirito natalizio e il terrore che lo zampone uscisse dalla zamponiera per occupare musei e gallerie, dovrebbe far riflettere.

La mostra della quale stiamo parlando è dedicata al portico più bello ed elegante di Modena, quello del Collegio, che è ovviamente legato al Collegio San Carlo. Il titolo completo è “Il Portico del Collegio: una città in vetrina” e la cosa bella è che quando entri dentro la chiesa dove è allestita trovi qualcosa che non ti aspetti: un pezzo del portico, realizzato con una ricostruzione architettonica in scala talmente realistica da avere anche due piccioni – finti, ci teniamo a specificarlo – che ci osservano dall’alto. Osservare è il verbo chiave di questa mostra che vuole raccontare la storia del portico attraverso le immagini che nel tempo lo hanno raffigurato: incisioni, fotografie, caricature umoristiche, documenti d’archivio, progetti architettonici e ornamentali che raccontano come è cambiato il look del Portico e come sono cambiate le abitudini dei modenesi che nel corso dei secoli hanno passeggiato sotto le sue arcate. La storia inizia nella prima metà del Seicento quando il collegio si trasferisce nel nuovo fabbricato lasciato dal conte Camillo Molza.

 

collegio2

Da allora e fino ad oggi si può dire che il Portico del Collegio sia stato un “social network deambulante”, come scrive il giornalista Michele Smargiassi nel catalogo della mostra edito da Franco Cosimo Panini:

“Il Portico è essenzialmente un corridoio teatrale, un palcoscenico in lunghezza su cui si spendono gli spiccioli e soldi bussi dell’ego”.

Molti anni prima di Facebook e dell’idea del social network, un altro giornalista, Dario Zanasi, scriveva in “Modena il mio paese” (1968) che

“Il Portico del Collegio è il foyer del grande teatro all’aperto modenese. Rappresenta, specie nelle giornate festive e in certe ore del giorno, un frusciante salotto in cui si respira quasi sempre un’aria galante e allusiva”.

Se ci pensiamo, oggi è ancora così. Il sabato pomeriggio ci si trova in centro per fare le vasche, termine non molto tecnico ma che ben definisce l’idea della passeggiata avanti e indietro simili a quelle dei pesci in un acquario, come spiega sempre Michele Smargiassi: “Il Portico, non si sa come prenderlo. Solo con le gambe, forse. Il Portico è una vasca (non la chiamammo proprio così, “la vasca”?) da passeggiare a moto bustrofedico, avantindré avantindré che bel divertimento. E’ uno spazio della mobilità, non della contemplazione. Meglio: della contemplazione in mobilità. Perché andare avantidré è uno stratagemma sociale atto ad aumentare le occasioni di sguardo sugli altri e di esposizione agli sguardi altrui”.

 

collegio6

 

Il Portico come luogo di passaggio e salotto delle chiacchiere culturali e politiche ha così attraversato i secoli. Non solo una vetrina per le persone e in particolare le signorine in età da marito, ma anche per i commercianti che sotto le sue volte avevano e continuano ad avere i negozi più eleganti e innovativi. Se si vuole capire bene cosa si intende, basta entrare nella Farmacia Baraldini che, come scrive Chiara Zucchellini nel catalogo della mostra, è la bottega più longeva del Portico: “Già a fine del Seicento, al tempo della costruzione delle prime dodici colonne del Portico, è presente una spezieria in corrispondenza della Croce di Pietra. Questa assume l’appellativo di Spezieria dei Quattro Ladri, dal nome di un particolare miscuglio di erbe e aceto definito nell’ottocentesco Dizionario dei Medicamenti come antipestilenziale, antisettico o armatico, usato nel tifo e nelle altre febbri maligne”. La Spezieria era frequentata dai filo-duchisti che portavano ancora la cappellina bassa a tesa larga e la cravatta altissima. Oggi la troviamo ancora più o meno intatta, lo stesso non si può dire per l’abbigliamento degli avventori.

 

collegio1

 

Poi, alla fine dell’Ottocento, inizia a soffiare il vento parigino dei Grandi Magazzini che porta con sé “un notevole cambiamento nella formula produttivo-distributiva delle merci e nelle abitudini di acquisto dei cittadini”. A Modena arrivano negli anni Venti del Novecento con “La Casa” dove si trovano articoli da regalo e arredo che però non devono essere, per regolamento, “né uguali né in concorrenza con quelli trattati dagli altri negozi del Portico”. Nel 1956, sulla scia del boom economico, arriva la Standa (il cui nome originale, Standard, fu italianizzato da Mussolini negli anni Trenta del Novecento) che segna il giro di boa della modernità sia per le dinamiche lavorative, il numero di donne assunte e l’ampliamento della clientela. Nel 1994 la Standa di Modena fu l’obiettivo di uno dei sei attentati incendiari verso la catena e fu quella che riportò più danni. Poco dopo chiuse. Il suo modello, però, lasciò il segno per sempre.

 

collegio5

 

La mostra nasce da un’idea di Roberto Franchini, presidente della Fondazione San Carlo, e vuole essere un omaggio al Portico “spazio pubblico non meno importante delle piazze almeno fino alla seconda guerra mondiale” e anche un modo per ricordare ai modenesi che quel “collegio” al quale si fa riferimento esiste ancora, anche se forse in molti non lo sanno o non se lo sono mai domandato. A curarla è Antonella Battilani, illustratrice grafica e docente dell’Istituto d’Arte Venturi, mentre la ricerca storica e i testi di corredo sono di Chiara Zucchellini, storica dell’arte.

Il progetto espositivo, infine, è di Fausto Ferri in collaborazione con Giorgio Tavernari. ll materiale esposto, per la maggior parte in riproduzione, è molto vario e copre un periodo che va dal Seicento alla seconda metà del Novecento: sono presenti fotografie, documenti d’archivio, disegni architettonici, progetti di vetrine e carte intestate delle botteghe, illustrazioni di settimanali umoristici come La Settimana Modenese, Il Duca Borso, Il Gatto Bigio, Il Marchese Colombi. Oltre all’Archivio del Collegio San Carlo, che ha fornito sia materiali cartacei sia oggetti legati alla storia del Collegio (tra cui uniformi originali e costumi d’epoca), hanno messo a disposizione il loro materiale la Biblioteca civica d’arte Luigi Poletti, la Biblioteca Estense Universitaria, l’Archivio Storico Comunale di Modena, l’Archivio della Deputazione di Storia Patria per le antiche provincie modenesi, il Museo Civico di Modena, il Fotomuseo Panini presso la Fondazione Fotografia Modena, Beppe Zagaglia e i privati Paolo Bongiorno e Marco Mucchi.

La mostra è aperta fino al 31 gennaio 2015 ed è a ingresso libero.

Una risposta a “Il Portico del Collegio, primo “social network” di Modena”

  1. w il portico del Collegio, luogo anche dei miei tanti ricordi della città dove sono nata e dove vivo, particolarmente bello sotto natale ma sempre carico d’umanità e d’incontri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *