Il palazzone che nessuno vuole vedere

A chiunque, modenesi e non, è capitato di entrare ai Giardini Ducali dall’entrata di Corso Canalgrande, trovarsi di fronte la palazzina Vigarani e pensare: bello, peccato per quel palazzone dietro!

Ecco, c’è stato un tempo in cui quel palazzone che oggi ci appare come un pugno nell’occhio, una macchia sul dipinto perfetto che è la palazzina seicentesca Vigarani incorniciata dagli alberi, era invece un capolavoro d’architettura ed esprimeva al meglio quello che l’Italia sentiva in quel momento.

Quel tempo, cioè i primi anni ’60, è passato da un bel po’ e oggi a Modena il palazzone è diventato un problema, qualcosa che rovina il paesaggio e le nostre bellissime foto tutte uguali su Instagram. C’è chi tenta inquadrature più ardite e pose acrobatiche, purché il palazzone non appaia nelle fotografie, costruendo così un nuovo immaginario: la città non com’è, ma come vorremmo che fosse (si veda La città dei nostri sogni).

Non manca qualcosa?
Non manca qualcosa?

L’ultima censura è di qualche giorno fa: nella grafica dell’evento “I Giardini del Gusto e delle Arti” organizzato dal Comune, c’è una rappresentazione stilizzata dei Giardini Ducali e della palazzina Vigarani. E’ molto carina, sembra uscita dal mondo colorato e gommoso di Super Mario, eppure… Eppure è come se mancasse qualcosa.

Il palazzone, proprio lui.

Vogliamo fingere che non esista, eppure lui, il palazzone, è là, imponente, con i suoi 11 piani che coprono quella parte di cielo azzurro che potrebbe essere lo sfondo dei giardini e della palazzina Vigarani. E invece no. C’è lui a rovinare la festa.

Il palazzo visto da via Muzzioli
Il palazzo visto da via Muzzioli

Ma se parlate con un esperto di architettura, vi spiegherà perché quel palazzone che ci dà tanto fastidio in realtà è una costruzione umana di notevole interesse, uno degli esempi di architettura razionalista modenese. Un palazzo bellissimo, se amate i palazzi. “Audace e discussa”, viene definita la costruzione. La posizione – cioè proprio alle spalle dei giardini – ne ha fatto un “facile bersaglio delle polemiche contro l’architettura moderna” e ha influito sulla reputazione dell’edificio.

Incuriosito da questo povero e maltrattato mostro alto 11 piani, sono andato a vedere i progetti originali. Si trovano nell’archivio custodito nella biblioteca Poletti, e si tratta di documenti pubblici, quindi basta chiedere ed è possibile consultarli. L’autore del palazzone in questione infatti non è un architetto qualunque: si tratta di Vinicio Vecchi (1923 – 2007), uno che ha costruito mezza Modena e non solo, famoso, fra le altre cose, per i suoi numerosi cinema. Anche il vicino ex-cinema Principe è opera sua.

Prospetto sud-est
Prospetto sud-est

Dalla fine della seconda guerra mondiale in poi Vinicio Vecchi ha costruito tantissimo ed è lui che fa diventare Modena “moderna”, con le nuove abitazioni private, le fabbriche, le case del popolo, i tantissimi cinema, gli edifici pubblici come la stazione delle autocorriere e ovviamente i tanti palazzi, oltre 40. In pratica se prendete una via a caso fuori dal centro di Modena, quasi sicuramente c’è un edificio costruito da Vecchi.

Dunque non sorprende che oggi sia un architetto molto celebrato. Eppure in queste celebrazioni non viene mai ricordato il palazzo di cui stiamo parlando, quello di Viale Caduti in Guerra (angolo via Muzzioli). E’ difficile perfino trovare qualcuno che ne voglia parlare.

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Curiosamente la data del progetto è il primo Aprile, ma non si trattava di uno scherzo

Chi ci abita è molto orgoglioso della propria casa. Sulle scale del palazzo scambio due parole con una signora gentilissima che ci vive da un bel pezzo e mi dice che secondo lei è bellissimo ed è come stare “sopra la città”. Non si tratta di edilizia popolare, anzi: sono appartamenti grandi e relativamente lussuosi. Alla biblioteca Poletti vedo i disegni originali di Vecchi. Il palazzone si chiama “Torre per abitazioni”, o “Progetto di fabbricato ad uso abitazioni civili”, viene disegnato nel 1957 e costruito nel 1963

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Ma la domanda, quella che si fanno tutti, è questa: all’epoca della costruzione Vecchi e gli altri che lavoravano con lui si posero il problema di questo palazzone che andava a coprire il cielo?

La risposta è sì.

Vennero fatti dei test con dei palloncini per controllare a quale altezza sarebbe arrivato. Ma qua c’è un colpo di scena: la preoccupazione infatti non era che il palazzone rovinasse la vista dei Giardini Ducali e della palazzina Vigarani. Ma del Tempio, proprio là vicino.

“Venne controllato che non interferisse troppo con il Tempio, questa era la preoccupazione” racconta oggi Renzo Menabue, geometra che collaborò con Vecchi. “Ma della visuale dai giardini o da Canalchiaro non ci pensò nessuno. Non solo Vecchi o l’ingegner Pucci o altri che partecipavano. Ma proprio nessuno. Quello che posso assicurare è che si tratta di un errore, se vogliamo chiamarlo così, che è stato fatto in buona fede”.

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Il palazzo visto dal Tempio

Insomma, gli occhi erano in su a controllare i palloncini alle spalle del Tempio, ma nel frattempo alle spalle dei giardini cresceva di piano in piano quello che oggi è l’odiato/amato palazzone. A quel tempo, pare, la palazzina Vigarani era abbandonata, e non gli si dava l’importanza che gli si dà oggi. La modernità avanzava: l’importante era costruire.

Eppure un giorno Vecchi, percorrendo Canalgrande per recarsi al cantiere, notò che il palazzone appariva alle spalle della palazzina, e ci restò male.

“Fu un suo cruccio per sempre” spiega oggi Carla Barbieri, curatrice della biblioteca Poletti. Chiedo al geometra se quando hanno notato che il palazzone non interferiva con il Tempio ma con la palazzina Vigarani, sia stata presa in considerazione l’idea di bloccare i lavori. “No, era impossibile, non si potevano interrompere i lavori. Poi all’epoca era importante costruire, non ci si poteva fermare”.

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Le cartoline che andavano di moda all’epoca

C’è un altro punto da aggiungere: la concezione del paesaggio urbano cambia con il tempo. Oggi ci sembrano bruttissime cose che ai nostri nonni sembravano belle, o che forse accettavano perché erano nuove e molto alte e quindi dovevano per forza andar bene. Insomma, fino a qualche anno prima bombardavano e si moriva di fame… Basta guardare le cartoline degli anni 50/60 per farsi un’idea.

In questo momento storico abbiamo deciso che la palazzina Vigarani è bella e il palazzone di Vecchi alle sue spalle è brutto, ma non è da escludere che in futuro le cose cambino. Verrà forse il giorno in cui un visitatore dei giardini, arrivando da Canalgrande, vedrà il panorama e penserà: bello quel palazzo tipicamente anni ’50, peccato per quella palazzina seicentesca davanti!

Io un po’ lo spero.

Verrà il giorno.
Verrà il giorno.

Foto

3 risposte a “Il palazzone che nessuno vuole vedere”

  1. “A me piacciono molto gli spaghetti” disse Philippe D’Averio “e mi piace molto anche la marmellata…ma gli spaghetti con la marmellata proprio NO!” Abbattete quello scempio!

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