Il diavolo in corpo

Qualche sera fa, mentre moderavo un dibattito sulle dipendenze, ho fatto un po’ di conti.

Al Sant’Anna di Modena ci sono 100 stranieri. Sono finiti dentro perché spacciavano droghe. In genere stanno in carcere un anno, durante il quale viene ritirato loro il permesso di soggiorno; scontata la pena, avendo bisogno di lavorare, riprendono a spacciare.

La polizia ha arrestato 100 extracomunitari. Spacciavano cocaina e hashish in città. Modena ha un’area di 182 km quadrati. Ogni spacciatore “lavora” e piazza i suoi prodotti in poco meno di 2 km quadrati. A mo’ di esempio: puoi trovare uno spacciatore in Piazza Grande oppure fare due passi lungo Corso Calnalchiaro e rifornirti davanti a San Francesco; cercare la roba alla stazione dei treni o proseguire fino all’ingresso dello stadio.

Ogni extra (fermato dalla polizia) ha in tasca circa 10 grammi al giorno. Cento spacciatori smistano 1.000 grammi al giorno tra marijuana, hashish e cocaina. In dosi da un grammo.

A Modena in mille (tra giovani e adulti, studenti e imprenditori) ogni giorno acquistano un grammo di questa roba. Non conosco il valore in euro di ogni singolo grammo. Ma in tutt’Italia il Gruppo Abele ha stimato (per difetto) un fatturato di 24 miliardi in questo mercato.

Al Sert, servizio tossicodipendente dell’Ausl di Modena, in media una o due volte l’anno vanno per una visita tra le 1.200 e le 1.400 modenesi con problemi di dipendenza da droghe. Il cocainomane – secondo la fotografia di chi lavora al Sert – è un quarantenne benestante, un imprenditore di successo e spende almeno 300 euro alla settimana per rifornirsi.

Cari cittadini, prima di parlare ancora della crisi, del marcio della politica, delle sparate di quel furbetto di Salvini, dell’invasione dei clandestini, delle tasse da pagare, del parcheggio troppo lontano, dei posti negli asili, delle cure mediche, del vicino di casa che urla e della fatica a fare la raccolta differenziata… facciamo una gita d’istruzione al Sert e al Sant’Anna.

Poi controlliamo chi sta facendo la spesa nei due chilometri quadrati “dello spaccio”. Poi entriamo in una scuola, in una qualsiasi classe terza media, e controlliamo se tra quei 23 studenti (su un totale di 25) che bevono già alcolici c’è anche nostro figlio. Oppure se tra quei 7 tredicenni su 10 che fuma c’è anche un nostro conoscente.

Se c’è spaccio, se c’è offerta, è perché c’è domanda. Domanda di gente ricca. La Modena “bene”, che di giorno si lamenta della sicurezza, delle tasse, dei servizi, dei parcheggi… e di notte si va a comprare la coca a cinque metri da casa.

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