I leghisti alla guerra

Dev’esserci qualcosa di sbagliato nel cervello di quelli che trovano gloriosa o eccitante la guerra. Non è nulla di glorioso, nulla di eccitante, è solo una sporca tragedia sulla quale non puoi che piangere.

Lo scriveva Oriana Fallaci nel 1968 in un articolo per L’Europeo.

Il recente attentato alla redazione del settimanale francese Charlie Hebdo ha sovreccitato molte menti e molti cuori anche nella nostra nebbiosa e tranquilla Emilia. In molti hanno reagito ai fatti di Parigi con una vera e propria chiamata alle armi.

A meno di 48 ore dall’attentato il segretario della Lega Nord Emilia Fabio Rainieri auspicava su Facebook una “ricognizione di tutti i luoghi di culto e aggregazione islamici in Emilia Romagna”, accompagnando la dichiarazione con una foto degli elicotteri delle forze speciali francesi in assetto da guerra.

“Quello che abbiamo visto oggi a Parigi è il vero volto dell’Islam” scrive Fabio Rainieri. “E’ il momento di alzare la testa” aggiunge, probabilmente in attesa del rombare degli elicotteri.

Per capire il livello di sovreccitazione dei leghisti basti considerare che il precedente post del segretario della Lega Nord Emilia, scritto prima dell’attentato parigino, aveva come argomento principale il ponte di Gramignazzo.

Ma dopo l’attentato è cambiato tutto: il ponte di Gramignazzo, pur sempre di importanza strategica nelle mappe leghiste, è passato in secondo piano, ed è ritornata prioritaria la “difesa dei confini” contro l’invasione in atto.

Dopotutto anche il suo superiore Matteo Salvini a caldo, il 9 gennaio, scriveva su Facebook: “Qualcuno, nel nome di Allah, ci ha dichiarato guerra. Ci sono ancora dei dubbi?” eccitando le sue truppe che sparavano raffiche di commenti e mi piace e proponevano strategie di difesa quando a Parigi ancora si piangevano i morti e si cercava di capire cosa fosse successo.

Ma in guerra, si sa, non c’è tempo da perdere, non c’è tempo per ragionare. Bisogna intervenire subito.

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“L’Islam è pericoloso: nel nome dell’Islam ci sono milioni di persone in giro per il mondo e anche sui pianerottoli di casa nostra pronti a sgozzare e a uccidere”. In molti – me compreso – dopo aver letto questa dichiarazione scioccante, si sono diretti in punta di piedi allo spioncino della porta per controllare la situazione del pianerottolo. Per il momento nessuno sgozzatore.

Ma la pagina Facebook di Salvini dopo l’attentato di Parigi è diventato un bollettino di guerra. Non che prima fosse un’oasi di sobrietà, pacatezza e riflessione, ma dal 9 gennaio sembra che il segretario della Lega scriva i post indossando una divisa, pronto in ogni momento a partire (anche se lo ricordiamo particolarmente scosso da un semplice parabrezza rotto, qualche mese fa). E mentre altrove si discuteva sulla complessità della situazione, sul concetto di laicismo, sui limiti della satira e della libertà d’espressione, sul rispetto delle religioni, il segretario della Lega era già sceso in strada per diffondere volantini con le vignette rappresentanti Maometto di Charlie Hebdo, e aggiungendo che “Non è più tempo di rispondere alla violenza con il buonismo, l’accoglienza e la tolleranza”.

Insomma: À La Guerre!

Nel frattempo Borghezio attaccava le vignette di Charlie Hebdo sui negozi di kebab, da sempre nemici storici della Lega:

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E Bruno Vespa imbracciava un finto kalashnikov in diretta su Rai 1, portando l’eccitazione della guerra nel salotto degli italiani:

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Come si legge nel saggio sulla psicologia della violenza “Il nemico ha la coda”:

“La guerra, per le sue qualità di forte eccitazione e di azione visiva immediata, risulta più telegenica della pace”

Ma, come in ogni guerra, anche in questa ci sono piccole e grandi battaglie. In attesa degli elicotteri il soldato semplice Fabio Rainieri stava combattendo la sua. Rainieri infatti è lo stesso che è stato recentemente condannato a un risarcimento di 150mila euro nei confronti dell’eurodeputata Cecile Kyenge per aver pubblicato su Facebook nel 2013 un fotomontaggio sull’ex ministro dell’Integrazione rappresentandola come una scimmia.

Secondo la giustizia italiana si tratta di diffamazione con l’aggravante dell’incitamento all’odio razziale, ma per i leghisti si trattava di satira e la condanna dunque rappresenta una minaccia alla libertà d’espressione. E infatti, poche ore dopo, nella pagina del segretario della Lega Nord Emilia appariva l’immagine simbolo “Je suis Charlie”, e subito dopo questo toccante manifesto:

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Ottenendo ovviamente il sostegno del leader Matteo Salvini, anche se, diciamo la verità, la battaglia per la libertà d’espressione del povero Fabio Rainieri rischia di passare in seconda piano, dato che è in atto un’invasione. Ancora Salvini: “Questa non è immigrazione, è un’invasione di territorio”. E ancora raffiche di mi piace, di commenti, di sovreccitazione collettiva, di voglia di mettere mano alla pistola.

Ma proviamo a prendere seriamente la dichiarazione di Salvini. In Italia è in atto un’invasione?

In realtà i dati più affidabili e recenti, quelli dell’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, fotografano una situazione un po’ diversa. Il nostro paese è al sesto posto per numero di richiedenti asilo. Ai primi posti ci sono Germania, Usa e Francia

I rifugiati arrivano soprattutto in Pakistan, Libano, Turchia (quasi tutti siriani). Le richieste d’asilo sono quasi tutte verso Germania, Francia, Stati Uniti, Svezia, Turchia. In Italia nella prima metà del 2014 sono state registrate 24mila richieste d’asilo. E come abbiamo già visto, nella maggior parte dei casi si tratta di persone che vanno poi altrove, dato che l’Italia è spesso considerato un semplice paese di transito.

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