I giornali, il caldo e l’odio per i profughi

I giornali, il caldo e l’odio per i profughi

Anche a Modena arrivano i richiedenti asilo fuggiti dai paesi africani. Ma per la stampa locale più che persone da aiutare sono solo euro da pagare. Per sigarette e cibi di qualità. Risultato? L'odio che aumenta nei confronti dello straniero e il rischio che si ripetano situazioni come quelle di Treviso e di Roma.

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Sono giorni caldi, caldissimi. I giornali non fanno che ricordarcelo. Ma a fianco alle notizie sul termometro che sale e i soliti accorgimenti per evitare colpi di calore, ci sono altre notizie che in qualche modo contribuiscono a surriscaldare l’ambiente: quelle sui profughi che arrivano nelle città italiane. Si tratta di cittadini stranieri richiedenti asilo provenienti principalmente da Siria, Somalia, Nigeria e soprattutto Eritrea, paese che definire infernale è riduttivo. Ecco perché la maggior parte dei richiedenti asilo arrivano da lì.

In realtà, stando ai numeri, ne stanno arrivando meno di quanti ne erano stati previsti. Nonostante questo, un po’ come per la temperatura reale e quella percepita, la percezione di gran parte di italiani è che sia in atto addirittura un’invasione e i profughi – mettendo per un attimo in pausa i rom e i sinti – sono diventati il nuovo capro espiatorio su cui far convergere rabbia, esasperazione e rancore sociale.

da Il Secolo XIX
da Il Secolo XIX

In alcuni casi la situazione è degenerata in modo preoccupante, come abbiamo visto prima a Quinto di Treviso, con il rogo e l’assalto da parte di Forza Nuova e di alcuni cittadini contro le forze dell’ordine e i richiedenti asilo, quando i militanti del partito neofascista hanno aggredito una dipendente della cooperativa a cui sono stati assegnati i profughi.

Sulla pagina Facebook i militanti di destra si vantavano di aver “impedito la distribuzione del cibo”, alla faccia dei diritti umani. In questo caso è da notare che il nemico non è solo lo straniero che “invade”, ma anche l’italiano che lo aiuta. La vicenda è stata commentata così da Matteo Salvini: “Quello che è successo a Quinto di Treviso io non lo temo, io me lo auguro”.

Solo qualche giorno dopo i fatti di Treviso una situazione simile si è verificata a Casale San Nicola, Roma, dove già da tempo la brace covava sotto la cenere, ma la situazione si è letteralmente infiammata (sono stati bruciati dei cassonetti) quando alcuni dei residenti, con i militanti del movimento di estrema destra CasaPound e alcuni membri dei Fratelli d’Italia hanno aggredito la polizia che scortava i profughi nel centro destinato ad accoglierli.

Roma, scontri a San Nicola (da Repubblica)
Roma, scontri a San Nicola (da Repubblica)

E’ evidente che, mentre alcuni partiti politici preferiscono il silenzio o l’indifferenza di fronte a certi temi, o un’ambigua comprensione “pur non condividendo il metodo” (parole del sindaco di centro-sinistra di Treviso, Giovanni Manildo), altre parti politiche – Lega Nord, Forza Nuova e movimenti come Casa Pound soprattutto – ci vanno giù duri e traggono vantaggio da queste situazioni e da un certo clima di odio ed esasperazione che loro stessi contribuiscono a generare. Molte di queste manifestazioni che vengono presentate come “spontanee” hanno dietro la mano e la testa dei partiti di estrema destra. E’ il loro momento: più roghi e aggressioni, più voti e sostenitori.

Forza Nuova, saluti vecchi
Forza Nuova, saluti vecchi

Per dare un’idea del clima, il coordinatore comunale di Fratelli d’Italia di Ferrara, Fabrizio Florestano, parlando dei migranti che sbarcano, ha scritto su Facebook: “Certo, io ne prendo 100 alla volta: tempo di sparare per farli cadere in una buca e me ne date altri 100. In una giornata ne faccio fuori quanti ne sbarcano”. La cosa sorprendente non è tanto il commento, ma la reazione successiva: si è autosospeso ma non ha fatto un passo indietro, spiegando che “Non è Fratelli d’Italia che non si riconosce più nelle mie posizioni, sono io che me ne vado. Mi autosospendo dal partito perché in questo momento non mi riconosco più in una linea troppo morbida sulla questione degli immigrati”.

Ma va detto che i partiti xenofobi un aiuto notevole lo ricevono anche dalla stampa, in particolare da quella locale, e dal modo in cui queste notizie così delicate vengono raccontate. I giornali hanno un ruolo fondamentale nel contribuire a generare un certo clima o quantomeno ad aumentarlo. Continuando il parallelo con la situazione meteo, è come accendere il riscaldamento al massimo in questi giorni e notti di caldo torrido, gettare benzina sul fuoco, e dove non c’è il fuoco, accenderlo per poi gettarci la benzina.

Roma, scontri a San Nicola (da Repubblica)
Roma, scontri a San Nicola (da Repubblica)

I giornali più politicamente schierati portano avanti questa strategia in maniera esplicita, fomentando l’odio verso i richiedenti asilo in maniera diretta, senza porsi problemi sulle possibili – disastrose – conseguenze. I giornalisti che scrivono questi articoli stanno al sicuro nelle loro redazioni, davanti al computer, con l’aria condizionata al massimo: lasciano che ad andare per strada sotto il sole a fare barricate e incendiare cassonetti sia la gente comune, che poi magari si becca qualche denuncia per aggressione a pubblico ufficiale o altri reati simili.

In altri casi, su giornali apparentemente moderati, la cosa avviene in maniera più subliminale ma non per questo meno efficace. A Modena ad esempio sono in arrivo duecento richiedenti asilo e il budget a disposizione per accoglierli per 153 giorni è di circa un milione di euro. Come ha riportato la notizia la stampa locale?

La Prefettura ha reso pubblici i bandi di gara per l’affidamento del servizio di accoglienza. Da questi dati uno dei giornali locali, la Gazzetta di Modena, ha tratto un articolo dove apparentemente si limita a “dare la notizia”, né più né meno. Eppure ci sono vari modi di dare una notizia, e il “come” si può valutare anche dalla reazione che la notizia provoca nei lettori.

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In questo caso, almeno a giudicare dai commenti e dall’altissimo numero di condivisioni, la notizia dei costi dell’accoglienza a Modena è stata data in un modo che ha provocato una reazione decisamente ostile nei confronti dei profughi da parte di molti cittadini modenesi. Oltre al fatto in sé, è il modo di darla che spinge il lettore a concentrarsi su certi dettagli e non su altri.

Nel titolo e nell’articolo si insiste sui costi (la notizia non è che arrivano i profughi, ma quanto costano: sono cifre, euro), ma soprattutto sui servizi che si dovranno offrire per l’accoglienza. Ad esempio il sommario dell’articolo (cioè il sottotitolo) precisa che tra i servizi previsti nel bando ci sono anche “le sigarette”. Le sigarette appaiono ai lettori come un servizio superfluo, e dunque scatenano la loro ira. “Ma come, io fatico a pagare le bollette e a questi che nemmeno conosco danno non solo da mangiare ma anche le sigarette?”

Ecco alcuni dei commenti apparsi sulla pagina Facebook della Gazzetta:

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La frase “Come non si fa a non essere razzisti?” è emblematica. Inoltre l’articolo della Gazzetta è stato entusiasticamente condiviso anche nella pagina Facebook nazionale di Forza Nuova – fatto che di per sé dovrebbe far riflettere – dove sono presenti altri interessanti commenti di modenesi e non:

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L’argomento delle sigarette può sembrare un dettaglio di poco conto ma, al contrario, è un argomento che merita di essere approfondito. In realtà ai richiedenti asilo non vengono date le sigarette. Si parla dei 2,50 euro “pro capite / pro die” (cioè a persona e al giorno) per spese che esulano dalla mera sussistenza (mangiare, dormire, lavarsi). La Prefettura, come esempi, cita schede telefoniche, fototessere, biglietti per il trasporto pubblico e sì, anche sigarette. Si parla, ripetiamolo, di 2 euro e mezzo al giorno, per un massimo di 7 euro e mezzo per nucleo famigliare.

Basta riflettere un attimo senza ascoltare la voce di Salvini alle nostre spalle per capire che non è poi così strano: è una piccola cifra necessaria semplicemente per il fatto che i richiedenti asilo, se si trovassero ad uscire dalla struttura di accoglienza, non avrebbero in tasca nemmeno dieci centesimi. Non potrebbe comprare una bottiglietta d’acqua, non potrebbero fare una fototessera magari necessaria per i documenti: non avrebbero nulla. A quel punto cosa dovrebbero fare? O mendicare, o rubare. “Oppure trovarsi un lavoro”, potrebbe dire qualcuno.

Forza Nuova condivide l'articolo della Gazzetta di Modena
Forza Nuova condivide l’articolo della Gazzetta di Modena

Ma in realtà queste persone che fuggono dai paesi africani non vengono qua per forza “in cerca di lavoro”, ma semplicemente perché scappano. E forse è proprio questo che ci fa uscire di testa, come notato anche dal sociologo Aldo Bonomi:

“Abbiamo un impianto normativo, figlio della legge Bossi-Fini, principalmente, che ha una base unicamente giuslavorista: l’accoglienza e la socializzazione dei diritti sono solo per l’immigrato lavoratore. Altre forme di migrazione non sono contemplate, chiunque non rientra in questa normativa va respinto. Abbiamo fatto nostra la massima di un noto scrittore svizzero, che parlando dei migranti italiani che andavano a lavorare in terra elvetica scrisse che «ci aspettavamo braccia e sono arrivate persone».”

In pratica molti italiani non accettano che queste persone vadano aiutate semplicemente perché è giusto aiutarle. E i giornali su questo aspetto ci marciano a suon di articoli pelosi dove il dovere di assistere i profughi viene trasformato in un privilegio che genera il famigerato “razzismo al contrario”, a causa del quale gli italiani vengono penalizzati a scapito degli stranieri: è in sostanza il discorso che la Lega Nord porta avanti da anni con grande successo.

FlŸchtlinge warten am GrenzŸbergang Ventimiglia auf Weiterreise

Nell’articolo della Gazzetta si precisa poi che i generi alimentari dovranno essere “di prima qualità e garanti a tutti gli effetti di legge per quanto riguarda la genuinità, lo stato di conservazione e l’igiene”. Anche qui, si tratta di un ingenuo copia e incolla del documento diffuso dalla Prefettura di Modena, e anche qui, un fatto normalissimo – cioè che alle persone accolte venga dato del cibo non avariato e in condizioni igieniche che non provochino problemi di salute – viene presentato quasi fosse un privilegio, un lusso, qualcosa di immeritato, e non come un fondamentale diritto umano, il famoso “dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati”, tanto per citare quel testo sovversivo e buonista adorato dalla sinistra radical-chic, ovvero il vangelo (Matteo 25, ovviamente non Salvini). Come se ai richiedenti asilo fosse dato un pass per mangiare ogni sera gratis da Massimo Bottura. 

Profughi eritrei
Profughi eritrei

Ma chi sono questi richiedenti asilo? I giornali raramente lo spiegano e lettori se li immaginano come dei turisti scrocconi che non vedevano l’ora di visitare Modena e le altre città italiane. Non è esattamente così. La definizione è questa:

“I richiedenti asilo sono persone che hanno subito persecuzioni o temono, sulla base di fondati motivi, di subire una persecuzione individuale a causa della loro razza, della loro religione, della loro nazionalità, della loro appartenenza ad un certo gruppo sociale o delle loro opinioni politiche. Essi possono richiedere asilo nel nostro Paese presentando una domanda di riconoscimento dello status di rifugiato.”

Il paradosso è che, arrivando nei paesi che li ospitano come il nostro, anche qua subiscono “persecuzioni in base alla loro razza”. Non esattamente il modello di accoglienza auspicato, anzi, tutto il contrario.

Secondo il Regolamento di Dublino ai richiedenti asilo viene dato un permesso di soggiorno provvisorio e “l’assistenza economica degli enti locali e il contributo di prima assistenza” per le persone “prive di mezzi di sussistenza”.

Se pensate che l’Europa sia troppo gentile con i profughi sappiate che già due anni fa il Commissario per Diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, definì il regolamento di Dublino ingiusto e parlò di “mancanza di solidarietà da parte dell’Unione Europea” citando inoltre come esempio le condizioni in cui si trovavano “ridotti i rifugiati nel Palazzo della Vergogna a Tor Vergata a Roma. Condizioni indegne di un ricco paese dell’Unione europea”.

Somalia
Somalia

Eppure, leggendo i giornali locali, quelli che sono diritti fondamentali per persone che scappano da situazioni di guerra, morte, povertà assoluta e disperazione, appaiono come privilegi che fanno incazzare il lettore che non arriva a fine mese. E parliamo di una delle città più ricche – Modena è al terzo posto nella classifica del “Sole 24 Ore” sulla qualità della vita e al primo posto assoluto in Italia per il tenore di vita – di una delle regioni più ricche d’Europa.

In realtà, anche numericamente, si tratta di una situazione perfettamente gestibile per un paese come l’Italia, ma che sta sfuggendo di mano e che viene enfatizzata e amplificata dalla stampa e dai movimenti politici già citati. Non a caso un Salvini dice una frase come “Quello che è successo a Quinto di Treviso io non lo temo, io me lo auguro”. E noi, conoscendolo, gli crediamo con tutto il cuore.

Ecco perché in questo contesto, limitarsi a informare i cittadini con un copia e incolla della Prefettura sottolineando gli aspetti che possono colpire di più la pancia del lettore, come “le sigarette” o “il cibo di qualità”, diventa qualcosa di diverso dal semplice “limitarsi a dare la notizia”. Diventa qualcosa di rischioso, che surriscalda un clima già rovente. E credo che nessuno, a parte i partiti di estrema destra, abbia voglia di esportare i fatti di Treviso e Roma anche a Modena. O almeno così si spera.

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Nato a Oristano nel 1984. Scrive, fa video e cammina molto. Trova Modena più interessante di Bologna.

2 COMMENTI

  1. Bisognerebbe eliminarli tutti dalla faccia dalla terra così se ne andrebbe anche il caldo torrido che in questi ultimi giorni non ha fatto altro che soffrire tutti quanti nei nostri paesi in italia.

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