Gli “scomodi”, schedati dal fascismo: il dissenso dei cattolici al regime

Gli “scomodi”, schedati dal fascismo: il dissenso dei cattolici al regime

Giovedì 10 dicembre si è tenuta presso il Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari la presentazione di “Scomodi”, il saggio dello studioso Luigi Giorgi sull'opposizione dei cattolici durante il regime fascista. A parlarne con l'autore ospiti di eccezione: l'onorevole Pierluigi Castagnetti e il professore Guido Formigoni.

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Presentato giovedì 10 dicembre al Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari il quaderno:”Gli Scomodi: Popolari e sacerdoti nel Casellario Politico Centrale durante il fascismo”.

Accanto all’autore Luigi Giorgi, studioso di storia contemporanea specializzato nella storia del cattolicesimo militante, erano presenti anche il professor Guido Formigoni ordinario di storia contemporanea all’Università IULM di Milano e l’ex parlamentare Pierluigi Castagnetti, già segretario del Partito Popolare Italiano, fondatore della Margherita e co-fondatore del Partito Democratico.

Ad aprire il convegno, Paolo Tomassone, presidente del Centro Culturale Ferrari che ha ricordato l’originalità dello studio di Giorgi in quanto esso “analizza attraverso le carte della polizia del regime fascista le vicende di alcuni popolari sturziani e di alcuni sacerdoti che esercitarono il loro dissenso verso il regime quando questo era più forte e in piena ascesa”. Una consapevolezza di incompatibilità fra fascismo e cristianesimo che emerge con forza fra i cattolici nella seconda metà degli anni ’20, nel periodo di maggior consenso del regime. ll lavoro di Giorgi coincide oltretutto con il 70° anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo in Italia e in Europa.

Il saggio non intende trattare direttamente la partecipazione dei cattolici alle lotte della Resistenza, questione già ampiamente studiata dalla storia contemporanea ma narrare le vicende di singoli individui attivi nell’opposizione cattolica militante: non si tratta di uno studio sulle relazioni fra le gerarchie della Chiesa e quelle del fascismo. “I temi trattati sono complessi e investono varie questioni nodali della nostra storia nazionale come l’atteggiamento spesso contraddittorio e controverso dei vertici della Chiesa e dei cattolici in generale davanti all’emergere dei totalitarismi”, dice il direttore del Centro.

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Il Centro Culturale stesso porta il nome di uno “scomodo”: Francesco Luigi Ferrari, iscritto al PPI di Don Surzo e militante antifascista modenese esiliato e morto in Francia nel 1933. Gli Scomodi erano quei cattolici non allineati alle posizioni ufficiali delle gerarchie ecclesiali che a vari livelli si opposero al montare del fascismo e alle sue velleità di farsi religione politica. Un dissenso che precede di qualche anno l’impegno dei cattolici nella Resistenza, protagonisti a fianco di comunisti, socialisti e liberali della lotta partigiana. Il saggio narra lo sviluppo di questo dissenso che sfociò in lotta armata descrivendo la “zona di coltura” dalla quale nacque la guerra di Liberazione.

Gli episodi di dissenso individuale si intrecciano così alla macro storia di un regime che corre verso la catastrofe ricostruendo “quell’ordito di opposizione, dissenso e diffidenza di una parte del mondo cattolico che costituì la base sulla quale crebbe e si poggiò l’antifascismo resistenziale dei cattolici italiani e che fornì le basi per la definizione di una cultura cattolica della democrazia contribuendo alla formazione dell’Italia repubblicana. Erano i vari Dossetti, Orlandini, Mazzolari, Ferrari, Gorrieri, Minzoni, Zaccagnini, Taviani, Mattei, Cefis, Marcora, Sartor e Anselmi. E i tanti parroci eroici che nelle numerose stragi di quel tempo scelsero di morire insieme ai loro fedeli”, osserva Castagnetti.

Il professore Formigoni ricorda la complessità dei rapporti fra fascismo e mondo cattolico. “Non tutti i cattolici impegnati in politica rimasero fedeli alla logica democratica. A seguito della spaccatura del Partito Popolare Italiano una parte dei suoi aderenti finì per sostenere il regime: erano i cosiddetti clerico-fascisti”. Il saggio identifica tre categorie di “Scomodi”: gli ex membri del PPI, partito di massa nato nel 1919 dall’impulso di un prete siciliano Don Luigi Sturzo, personalità politiche già conosciute alle autorità; i sacerdoti, siano essi stati ex militanti del PPI oppure parti attive nelle lotte sindacali ispirate dalla dottrina sociale della Chiesa o semplicemente religiosi sospettati di pronunciare omelie e prediche dai contenuti politici critici. Infine c’erano tutti quei laici di formazione cattolica, impegnati nell’associazionismo, cresciuti alla scuola del Vangelo: la società civile democratica nel suo stato embrionale.

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Lo studio di Luigi Giorgi descrive quanto la repressione e la vigilanza della polizia perseguitasse sia i laici di ispirazione cattolica che i preti di periferia, coloro che dal pulpito criticavano il sistema e la guerra. “Questo lavoro ha il pregio di far conoscere una trama di controllo-vigilanza-repressione molto capillare, la presenza di un incombente apparato di controllo che usa l’intimidazione, lo stalking poliziesco, la vigilanza ossessiva fino al ricorso al confino e alla detenzione”, nota il professore Formigoni. Un apparato pronto a scattare anche per segnalazioni modeste:”Ogni atteggiamento, opinione, mormorio o mugugno collegabile al dissenso politico veniva vagliato con attenzione dalla polizia guidata da Arturo Bocchini, “la pupilla del Duce””, conclude lo storico dello IULM.

La presentazione si conclude con un intervento dell’autore del saggio “Gli Scomodi”, Luigi Giorgi, che spiega la genesi e la metodologia dello studio. “Questo progetto nasce nel 2010 da uno scambio di idee con il professore Ferdinando Cordova, mio relatore di tesi di laurea nonché collaboratore di Renzo De Felice (ndr: storico italiano fra i maggiori studiosi del fascismo)” .

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La fonte utilizzata è essenzialmente il Casellario Politico Centrale gestito dal Ministero degli Interni oltre ad alcuni fascicoli relativi al confino e altre relazioni di fiduciari (spie) della Polizia Politica. La prima fonte è fondamentale in quanto “fra il 1927 e il 1929 lo schedario dei sovversivi viene riorganizzato. Esso non è però uno strumento creato dal fascismo, è stato istituito da Francesco Crispi. Durante il regime i dati dei potenziali sediziosi vengono aggiornati e il casellario riorganizzato in varie categorie comprendenti una serie di fascicoli intestati alle persone sorvegliate: ogni fascicolo personale includeva una scheda biografica dettagliata”, spiega lo studioso.

Il lavoro di Giorgi ci dà conto in modo documentato della macchina repressiva statuale durante il “ventennio”. Rileva come lo Stato gestiva i propri organi di polizia, come veniva monitorata la società italiana anche solo sulla base del sospetto. Più in generale, l’idea di fondo è quella di “tastare, in una prospettiva attuale, il potenziale repressivo di uno Stato”, dice Luigi Giorgi.

Fonte immagine di copertina.

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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